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Full text of "Frutti della lingua"

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C Prolago dellibro inntolaro Efrudi 
della lingua comporto da frate Dome 
nico caualcha da Vico pifano dellor/ 
dine de predicatori- 



Oi che per Iadiuina gra/ 
tia habbiamo compiuto 
locradaco de peccaci del 
la lingua- Refta hora di . 
far come allulcimo della prededa ope i 
ra promifTì illibro 6C tradato de frudi 
SC beni/che con lingua 6C per lingua fi 
fanno: liquali pognamo che molti fie 
no: pollano nientedimeno riducere a 
tre pncipali- do uoglio dire che alcu 
ni frutti può fare lhuomo co 1 ilingua 
per rifpedo didio:alcuni per rifpedo 
del proximo: alcuni per rifpedo di fe 
medefimo- Verfo di dio per rifpedo 
didio fa lalingua frudo lui orandolo 
4 dando :ringratiando poche pognamo 
che dicio no habbia bifogno pur li cor 
na agrande honore che noi nconofeé/ 
do lanoftra infermitade 6C miferia : ri 
corriamo allui come a mifericordiofo 
SC potente fignore pregando che ciper 
doni SC aiuti SC riconoscendo lifuoi be 
neficii: SC la fua bontade rendiamogli 
laude SC gratietriconofeendoci allui o 
li fuoi molti beneficii debitori - Con 
quàto alproximo facciamo frudo lui 
per charica configliando: amaeflràdo 
SC riprendédo quando e/bifogno:SC J> 
rifpedo dinoi facciamo frudo di lin/ 
gua raffrenadola dalparlare difutile SC 
rio SC accufandoci per humilita de no 
ftri difedi:fiche pcerco e/uero che co 
me dice neprouerbi ciafeuno può ari/ 
chire cioè defentiméti delfrudo della 



fua ligua: SC pero diquefti frudi SC be 
ni perfingulo diftindamenre ueggia, 
mo fecondo lordine prepofto quanto 
meglio polliamo ordinataméte:ccme 
fidiftigue SC moftra per li infraferipti 
capitoli :ÒC imprima cominciando del 
frudo della oratione per loquale adio 
ricorriamo nenoftn bifogni che uiene 
adire oratione:SC come fidifhnifce- 
Capitolo- p nmo . 
Dello errore diqgli equali dicono che 
debbono fempre orare SC non lauora/ 
re- Capitolo- j j. 

Delle molti SC gradi cómendationi SC 
lode delloratione- Capili. 
Anche dimolti effedi SC comendatio 
ni della oratione- Cap- ini. 

Della debita SCneceiTanapreparance 
della oratione- Cap- y 

Pelli impedimeci della oratióe- G vi. 
Come dobbiamo orare- Cap- vii. 
Diquelloche orado dobbiamo doma 
dare SC quatro ragioni perche dobbia 
mo domàdare beni téporali- Ca- viii- 
Cóe nó dobiamo domàdare fanita ne 
belleza ne altri doni fpirituali ficee fa 
rebbe i fare miracoli SCpphetare SC al 
tri fimili : ma pur charita- Cap. viii. 
Diquatro cófrderationi per lequali fi 
monftra che lacharita excede ogni al/ 
trobene- Cap«x- 
D eltempo SC luoguo che dobbiamo e 
leggere per orare. Capxi. 
Dimolte fpetie dorationi SC buone SC 

Capali. 

Come dobbiamo lodare idio in rude 
lefue operacioni- Cap. xrii. 

Come dobbiamo lodare idio SC li fan 
di perche in loro fingularmence fimo 



(Ira lafua bontade. Cap-xiiii- 
Come dobbiamo lodare idioòCifan/ 
eli perche cegliha dati g padri ÒC mae 
ftn ÒC frategii ÒC gli fancti l lui perche 
lamano- Cap-xv- 
Come dobbiamo lodare idio ÒC li an/ 
geli ÒC fanéti- Capi-xvi- 
Come dobbiamo lodare idio e/opera 
di grande nobilitadeòC giocondità ÒC 
uaiitade- Cap-xvii- 
Come dobbiamo idio ringraziare de 
f uoi benefici : ÒC fuggire denere lodati 
ÒC ringratiati- Cap«xviii« 
Come dobbiamo ringratiare idio de 
benefici generali/fpetiali ÒCparticula. 
ri òC imprima de generali- Ca- xxiiii* 
De benefici fpetiali ÒC fingulari ÒC im 
prima dello beneficio della expefta/ 
rione* Cap-xx» 
Dello beneficio della iuftificatione- 
Capitolo- -xxi- 
Dello beneficio della conferuatione- 
Caprtolo- -xxii- 
Di quelle cofe che cicommendano la 
uita contemplatiua- Cap xxiii- 
Didodici cofelequali cidifpongono: 
SC Grichieggono afalireauicaconté/ 
platiua Capxxiiii- 
Delfru&o delpredicaf come e/nobile 
$C utile- Cap-xxv- 
Come fono ripréfibili quegli che pof 
fono òC no uoghono pdicare- C-xxvi* 
Come lappetito del maefterio ÒC delp 
dicaree/reprenGbile per molte cagio 
ni ÒC prima g lamala uita ÒC g la igno/ 
randa- Capi- xxviu 

Comeadègnamete predicare Grichie 
de diritta intentione SC grande difere/ 
none* Cap-xxyiu* 



Pelfru&o del riprendere K del correg 
gere gli peccatori ÒC imprima come e/ 
commendabile ÒC de f uoi impedimcti 
Capitolo- xxyiiii- 
Diqu^lle cofe che Grichieggono apo/ 
tere bene correggere ÒC riprédere:& co 
me prima Gde fare per chanta ÒC g co 
patfiore- Cap-xxx- 
Anche come aben correggere Grichie 
de grade diferetione ÒC modeftia ÒC Te 
lo ordinato- Capixxxi. 
Delfru&o della confezione depeccari 
ÒC imprima di due fpetic di cóteflione 
nprenfibile. Cap-xxxii- 
Delle cinqsfperiediconfefTione ripré 
Cibile- Capxxxiii. 
Come fingularmente aben confeZsuv 
G Grichiede gràde uergogna ÒC contri 
none- Op-xxxim- 
Come laconfefTione Gdebbe frequéta 
re fpeflfo ÒC tolto ÒC interamente fa&a- 
Capitolo- .xxxv- 
Della commendatione ÒC efficacia del 
la confezione- Cap-xxxyi- 
Dimoiti exempli che cidimoftrano il 
prede&o fru&o cioè della confezione 
Capitolo xxxvii 
Finita lacauola delle rubriche decapi/ 
coli* 

ilo j - no-lu^D lonorryi uiorn ioui £i 
v iul ofb uiì orn&rojà 01 tiixotdU oilup 



m 



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CTn nomine omniporentf s dei patria 
8C filli & fpiricus fancli Amen- 
Incomincia Ellibro di frate Domeni» 
cho Caualcha de Vico pifano dellor/ 
dine de predicatori intitolato Efrucli 
della llgua- Et imprima fidichiara nel 
primo capitolo che Uiene adire orano 
ne:6C chome GcUffinifce Capitolo Pri 
mo- 

Ouédo adun 
qs parlare del 
laoratione ue 
giamo impri 
ma che cofa e 
oratione ÒCco 
me fidiffini / 
fce« Hor dico 
cfi quefto uo 
cabolo orario 
ne fidiffinifce fiprende SCintende in di 
uerfi modi che alcuna uolta fichiama 
orarione ogni buona opera :5Caquefto 
modo fi intende quella parola di fan/ 
&o Paulo g laquale fidice-Orate fan/ 
za intermiffione : doue dice lachiofa- 
Sempre ora chi fempre fa bene:SC una 
altra chiofa dice Jlgiufto non ceffa do 
rare mentre no certa deffere giufto « Et 
quefto c/perho che la buona uita 5C la 
buona uolonta dellhuomo dinanzi a 
dio e/in luogho doratione come uuo 
le moftrare lancio Paulo in quella pa 
rola per laquale dice ad Hebreos/cioe 
che Iefu intro in cielo per apparire di 
nanzi aluolto di dio g noi- Onde quel 
la cotale prefentia della fua humanita 
pallonata per noi quafi e/una aduoca 
rione per noi che priega che dio ciper 



doni per lofuo amore che già no e/da 
credere che Chnfto in parole pricghi 
dio padre per noi : ma bafta pur dimo 
ftrargli k fua fancla humanita per la 
quale fimoftra lafua fàcla charita uer 
fo noi» Et per quefto modo debbiamo 
intendere leparole di fanclo Paulo 5C 
di fan ciò Giouàni per lequali dicono 
che Chnfto cAn ciclo aduocatop noi 
dinanzi alpadre:6C cofi mipare che uo 
glia intendere fanclo Bernardo quan/ 
do dice che ficuramete polliamo ccm 
parire dinanzi adio doue riabbiamo il 
figluolo dinanzi alpadre 5C inanzi alfi 
gluolo lamadre:& ìlfigluolo monftra 
al padre le ferite che per noi portce:ÒC 
lamadre moftra al figluolo ìlpeclo cf> 
lolaclce-Et go ccnchiude che non pof 
fiamo efTcrc diacciati a furorerdoue fi 
monftra per noi fegni ditanto amore. 
Hora afimile dico che lafanclita ÒC la 
giuftitia dellhuomo dinanzi a Dio lo 
inchina 5C induce a far bene a molti in 
degni pelfuo amorercome pure apref 
fo li fignori modani ueggiamo che no 
folamente laprefentia : ma folamente 
lamemoria de buoni parenri linchina 
a perdonare alli mali figluoli-Et per q 
fio rifpcclo dice fanclo Bernardo che 
lacharita indificientee/continua ora/ 
rione: peroche una continua bontà di 
mete 5C animo bene compofto 6C alpa 
dre idio indel figliuolo di dio una ex/ 
pretta fimiglianza della diuina bontà- 
Per uno altro modo oratione uiene a 
dire domadito dalcuno bere/o da dio 
o/daghangeh/o da fancli lhucmo do 
manda grana come fono leletame: in 

ani 



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nelle qli hchiefa domada certe grane 
SC da dio SC da fanctì cioè o che rimuo 
ua SC perdoni li mali/o che conceda SC 
dia delle grane SC debeni per quefto ri 
fpeclo dice fando Giouanni damafee 
no che oratione £ie afeendimenco din 
telleclo in dio : cioè uuol dire che inté 
df do SC conofeendo lhuomo lafua mi 
feria SCiifuo pericolo leua lointellefto 
SC ildeGderio a dio credendo SC fperan 
do che glipoffa SC uoglia {occorrere al 
fuo difeélo SC pericolo • Et per quefto 
Cimoftra che chi uuole fauiaméte ora 
re imprima debbe ripenfare ìlfuo bifo 
gnio SC poi porgere a dio ilpriego che 
glifoccorra-Et quefto moftro Salomo 
ne quando hebbe hedificato eltempio 
pregho idio SC diile-Prieghoti meffere 
che chiconofee lapiagha delcuore fuo 
SC iftende lemani a te i quefto tempio 
tu lodebba exaudire:5C dicho dunque 
che innanzi che lhuomo uada a orare 
debbe ripéfare ilfuo bifognio JC ìlfuo 
male: & per quefto formare loratione 
preghando che idio laiuti • Anche ora 
rione fidiffìnifce chofi-Oratione e/un 
diuoto affecto inuerfo idio- Onde una 
chiofa dice fopra lapredefta parola di 
fanfto Paulo:cioe orare fanza inter/ 
mifTione-Locontinuo defiderio e /con 
tinua oratione < Et fanéto Auguftino 
fcriuendo della oratione a una donna 
che hebbe nome Proba dice cofiJn fe 
de fperanza O/in charita per continua 
to defiderio fempre oriamo«Et g que/ 
fto ficonchiude che ildeGderio SC laffe 
tì:o diuoto e/quafi un meflb che entra 
fiC (ale a dio da parte dellhuomo*On5 



fopra quella parola del Pfalmifta per 
laquale dice Jntret orario mea in con^ 
fpedhi tuordice una chiofa- Qui fino 
ta SC manifcfta lagram uirtu della ora 
rione pura: laquale chome uno fedele 
mefTo entra a dio SC porgie laimbafeia 
ci quiui nulla carne entrare puote- Vn 
altro fanfto dice : che oratione e/una 
conuerfione di mente in dio per pio SC 
humile affedo- Et fandto Gregorio di 
ce che uera mente orare e/afare amari 
pianti di compuntione dinanzi da dio 
SC non rifonare parole compofte- Et u 
no grande maeftro diiTe: che oratione 
e/moftrare per alcuno fegno lauolon 
ta noftra a choluitdal quale aediamo 
potere impetrare quello che deGderia 
mo«Ma perche laoratioe ha molte fpc 
rie come moftra fando Paulo dicédo 
che dobbiamo fare orationi/obferua/ 
rioni/peritioni:8Cringratiamenti-Por 
remo difotto nelfuo luogho lediflini/ 
rioni delle fpetie SC pani dorarioi- Per 
le predefte cofe Gchonchiude che prò 
pnamente parlando lorarione no con 
lifte in parole: ma in defiderio « Siche 
eoe anche dice fàfto Gregorio :app(To 
gli fandi orecchi di dio no gridano le 
noftre parole: ma li noftri defiden:&C 
pone cxemplo di Moyfe alquale dilTe 
idio « Perche gridi a me conciofiacofa 
che allhora tace(Te con lingua: ma per 
che idio guardo aldefiderio accefo fi/ 
glidiffe che gridaua • Onde fopra quel 
la parola del pfalmifta per laquale di/ 
ce- Quoniam tacui inueterauerùt offa 
mcatdum clamarem totadie«Dice fan 
fto Gregorio :lecterna uita £e conlalin 




gua domandiamo: ma con cuore non 

dcfideriamo: gridando taciamo:SC co 
fi dicuore oraua qlla fan#a Anna del 
la quale fidice i nel primo libro de Re 
che con animo amaro parlaua nel cuo 
re fuo : SC lefue labra no fimoueuano • 

CDcllo errore diquegli iquali dicono 
che debbono Tempre orare SC no lauo 
rare- Capitolo fecondo- 

Er lepredefte turre cofe fi 
mamfcfta che ftolti ancB 
heretici fono quegli poue 
ri che comuneméte fichia 
mano appoftoli : SCuan/ 
no cantando per hauere damagiarcrin 
ciò che dicono che non debbono fare 
nulla fe non mangiare SC orare :concio 
fiacofa che come de&o e/ogni buona 
opera fare SC ogni buono desiderio ap 
prefTo idio fia orationeContra quefìi 
corah molto parlo fanfto Paulo dice 
do eh dobbiamo lauorare manualmé 
te SC darne helemofma SC fare pregare 
idio per noi: SC cofi trouiamo che face 
ua egli lauorando manualméterSC pre 
dicando & uifitando infermi» Contro 
aquefti tali parla fanfto Bernardo nel 
la fua regola « CafTiano nelli ftaniti SC 
nelle collatiòni de fà&i padri - San&o 
Ieronymo in uita patrum: SC in moiri 
altri luoghi - Et fanfto Auguftino nel 
libro eh fece dellorare de monaci SC ge 
neralmente lauita ditutti ifanéh" padri 
accio cótradice incioche trouiamo che 
lauorauano: SC comandano nelle loro 
regole che lauorare fidouetfc & riputa 



uanopeffimi 6£maladeéti quelli che 
lauorare non uoleuanotSC chiamauan 
gli monaci girouaghi 8C poltroni • On 
de filegge in uita patrum: che andàdo 
due diquefti tali una uolta auifitare la 
bate Siluano SC trouandolo teffere cer 
te fportelle co fuoi difeepoh Clio mot 
reggiano: SC difTonOvO perche operate 
cibo che perifee. AUhora labbate udé* 
do dalloro che eglino non faceuano fc 
non orare rfigli fece rinchiudere indue 
celle SC non ghfèce chiamare amangia 
re » Et hauendo poi quegh fame:8C pie 
chiando che fufle loro aperto: labbate 
glifece ufeire fuora: SC denudando ql 
li pche no gliaueuono chiamati aman 
giarerdifle labbate perche uoi dite che 
non douete fe non orare : ma io fono 
peccatore: SC ho bifognio dimangiarc 
SC pero lauoro per non grauare altrui: 
SC anche del mio lauoro do helemofiV 
na: fiche fia pregato idiométre che io 
mangio SCdormo fiche per quefto mo 
do io oro più continuamente diuoi:SC 
moftrando loro fiper lefcripture SC p 
gli exempli de fanfti loloro errore gli 
fece conofeenn Onde quefti tali no in 
rendono lapredeéta parola di Chrifto 
per laquale difTe:non operateobo che 
perifee : ma quello che permane i uita 
eterna rpoche Chrifto intefe che lhuo 
mo in nelfuo lauoro non habbia rifpe 
do pure aguadagnare uita eterna che 
fe quella parola fi intendere che lhuo 
mo no douefTe lauorare : nullo ha che 
mangiare : ne che ueftire fiche elli me 
defimi no trouerrebbono chi defTe lo/ 
io magiare;5C cofi cederebbe ogni opc 

sàia 




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la dipieta SC direligione diurna fe n on 
fu.ììno i\ibri SC artefici che faceflìno ca 
l.c\ uba & iparaméci 2C tépli accio ne/ 
melari He le egliuogliono dire che que 
fìe opere pure fono lecite : ma eglino 
uogiino SCeleggono come più perfeéìi 
lauia più pertecla difempre orare :mo 
fìrafi die quefto e/ falfo incio che fan 
&o Paulo SC glialtri fandti perfedlidl/ 
mi come dedo e/ lauororono SC coma 
doronodie filauorafle : fappiendo5C 
dicerminando che lanoftra mente e/ 
tanta debole che non folamente non 
può fempre orare SC di dio péfare : ma 
piccola parte di tempo può ftare fer/ 
ma SC attenta l oratione: SC pero fideb 
be akhuna parte ditempo occupale in 
lauorare SC in feruire SC i fare altre ope 
re-dipieta per potere meglio SC più in/ 
ternamente uachare alla oratione- Et q 
fio chiaramente fimonftra per quello 
exemplo diuita patrum:per loquale fi 
dice che effendo fan&o Antonio nel 
diferto SC uolédo pure orare fentendo 
fi pero molta accidia SC angofeia SC di 
ftra&ione dimente :pregho idio SC dif 
fe- Signore dio uogliomi faluare SC no 
fo come : SC pero tipiaccia dimonftrar 
mi lauia che io tener debba : SC ecco fu 
bi taméte gliaparue quiui apprefTo lan 
gelo di dio in forma SC fpetie duno he 
remico: clquale per alcuno fpatio dite 
po fedeua teflèndo fportelle SC poi file 
mua SC andaua aorare : SC cofi poi che 
haueua orato per alcuna hora tornaua 
allauorare : SC marauigliàdofi dicio fa 
&o Antonio:5C no fappiendo chi egli 



fufle quello angelo glidifle • Antonio 
fa cofi comio tho moftrato fe uuoi ca 
pare:SC incontanéte difparue-Et allho 
rafà&o Antonio intefe che egliera lo 
angelo che idio glimàdo per infegniar 
gli lama SClauita che egli douefìì tene * 
re « Accio fa anche molto lo exemplo 
die in decflo hbro fileggie dello abba/ 
te Giouanni dipiccola ftatura:cioe cf> 
uenendogli uno feruore indifcreto: SC 
unodefiderio dipure orare SCcontem 
piare SC non fare nulla:Gfifpoglioe:SC 
latfoe uno fuo fratello maggiore co lo 
quale era in uno certo romitorio SC an 
dofTene aldiferto credendoli pure con 
templare idio chome gliangeli- Et poi 
die fu flato alquanti di incominciado 
afentire fame SC freddo SC grande mo/ 
lcftia dicogitationi SC daccidia: ritor/ 
no dinode ucrgognofamente alla cel/ 
la del fratello :SC picchiaua chegli fuifi 
aperrorma ilfratello Gnfingeua dinon 
udirlo SC taceua: SC perfeuerando quel 
lo nelpichiarenlfratello ditfe chi ù tu 
che pur picchi : SC rifpodcndoegli che 
era ilfuo fratello Giouanni: filo mot/ 
teggio SC diffe no può efTere che tu fia 
Giouanni: peroche Giouanni e/fa<9:o 
angelo- Allhora Giouanni humiliado 
fi dicendo fua colpa :lofratello gliaper 
fe SC diffegli :fe tu fe huomo SC non an 
gelo thor ua SC lauora SC uiui della fati 
cha tua : SC p quefto modo lahumilio 
SC correiTe- Anzi intanto haueuano gli 
fanfti padri 1 orrore lotiofita: cheetia 
dio fe non intendeflìno diuendere lilo 
ro lauoh fe pure lauorauano cerca par 



te del tempo: per potere champare lac 
cidia 5C raccogliere lamcnte allorano 
ne poi meglio altépo fuo - Voleuano 
anche uiuere della loro faticha per no 
grauare altrui : 6C per no riccuere hele 
mofine per lequali fiobrigafTino a pre 
gare per altrui : pogniamo che per cha 
rita cioè uolentien ÒC fpeflb faceffino - 
Onde de grandi uanti che Gdiede uno 
fanfto abbate G fu che difTe che no ha 
ueua mai mangiato pane fe non difua 
faticha: laquale cofa folamente e/leci 
tacomefan&o Paulo dice aminifìri 
dello altare ÒC predicatori quando fo/ 
no fioccupati in nededli offici: cioè di 
ftudiare & diprcdicare JC diuifitare SC 
dudire ccfeflioni che allauori manua/ 
li non poiTcno intédere : auergha che 
molti perfccliflìmi chcme fu fardo 
Paulo & fancìo Bencdt ciò & altri af/ 
fai' etiamdio predicando cele brado: SC 
lauorando manualméte tanto pareua 
loro dura cofa manggiare il bocchene 
della helcmofina:laquale per lafcrip/ 
tura fichiama pane di dolcre-Onde fa 
&o Bernardo uedendo alquanti mo/ 
naci ghodere di hauere lericcheze ftC le 
uiuande grafTe date loro perle helcmo 
fine fidice chcfi- Cimc/oime in dono 
pare hauere aquefìi frati qllo che ma/ 
giano :ma fappiamo per uerita efi egli 
no fimanggiano gli peccati del popò/ 
lo:cioe le helemofine date loro per gli 
peccati altrui :per gli quali Ù debbono 
preghare SC piangnere amaramente- Et 
pero noi fappiamoche algiudicio fi/ 



naie udiranno contro afe Ioduro la/ 
mento depopoli licui bocchoni man/ 
giano : ài li cui peccati non pianfon o« 
Per laquale paiola uuole dire che que 
gli equah fiuiuono dello bene altrui : 
debbono eflere fibuoni SC pcrfctìi &fi 
in grana delle eremo dio che eglino fi 
poflìno impetrare gratia &C mifencor/ 
dia a coloro che fanno loro bene SC he 
lemcfine delle quale uiuono-Er £0 an 
che parlando contro a quegli : equali 
uoglicno uiuere di helcmofme SC non 
hanno uita ne fandhta alcuna iC cagio 
re- Dice cofi Guai a figluoh delia ira: 
pei cche r cn effendo a die per fe riccn 
ciliari pigiano officio JC falano dipre 
ghare idio per altrui < Molto adunque 
muerita fcnofupeibi quefìicctahin 
cioche firiputano migliori che gli fan 
ài apeftoh fiC decori &C ucglicno che 
ogni huemo lauori per loro: ma egli/ 
no no uogliono foportare alcuna fari 
cha/O difagio ■« Cnde io ho udito già 
dalloro alchunauoltachefeghno tro 
uaflfino Icmulo chaduto con lafcma : 
nonlaiurerebbonoarileuare SCfo per 
che io ne indufli uno di loro aferiuere 
alchuna fanfta &C buona opera fillo 
chafTorono della loro fraternità « Hor 
quello fia qui dttìo briem mente:ccn 
tro alla prefumprione diquefti corali 
apoftoli quah no effendo mimftri del 
la fanfta chiefa ne intefi & adi alluf/ 
ficio delpredicare:uoghcno uiuere in 
Orio SC in pigriria alle fpefe altrui • Et 
molte altre chofe affai racchontare fiC 




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corremo contro a quefto errore riceuere:5C maggiore uoglia ha egli di 

rando ilpericolo diquefto uiuerc farci mifericordia :che noi defferc hbc 

xO 5C in liberta : ÒC difeorrere tuto ri dalla miferia-Et Giouanni bocca do 

aogho in luogho :ma perche inten ro dice-Piu tardi pare a dio diperdona 

pure diparlare principalméte pure re alpeccatore che allui diriceuerc ilg / 

della oratione fopracio più non proce dono :6C cofi faffre&a dabfoluerc ilreo 

do : ma lafciandogli algiudicio di dio dallo tormento della confeicntia fua : 

torniamo alla noftra materia della 0/ come fegli ncfentiffe più dolore g co/ 

rationc • pafhone che non fente ìlpeccatore del 

C Delle mola 5C gradi commendano la propria paflione- Hor cofi in più al 

ni SC lode della fenda oratione ■ Capi tri luoghi dello euagelio dice Chrifto 

tolo terzo* Vigilate fiC orate :fiche non intriate in 

temptatione- Sanilo Paulo accio an/ 

HOra poi che habbiamo moftrato che cinduce K dice-State perfeuerante 

che cofa e/oratione : feguita diue mente in orationetSC orate fanza inter 

, i / dere delle fue molte comendationi K miflìone :5C altre molte fimilc parole : 

* ^J*^ laude accioche in quefta opera uolctie ÒC fanfto Iacopo dice:chi ha bifognio 

+KÙ*hù 0t ) ri ftudiamo :ÒC dico imprima che lora difenno filodimàdi a dio ■ Et anche di 

tione fimoftra molto commendabile ce fe alcuno diuoi fifentc triftitia dia/ 

SC excellente:peroche lafcriptura fan/ fi alla oratione « Et fanóto Pietro dice- 

fta molto adadorare cinduce ÒC cofor Verghiate in oratione- Lafeconda cofa 

ta-Onde fidice nello ecclcfiaftico- No che cicommenda la oratione fifono li 

fia impedito difemprc orare- Et per le exempli ÒC fpetialmente li exempli di 

remia propheta dice idio-Grida a me: Chrifto tloquale auenga che egli non 

ÒC io te cxaudiro - Et ncllibro de Mac/ haueifi bifognio doratione perciò che 

chabei fi dicc-Gridiamo a dio in cielo egliera fignor ÒC datore delle grane no 

SC egli citerà mifericordia- Et chofi in dimeno uolle per noftro exéplo fpef/ 

molti altri luoghi neluecchio teftamé fo orare-Onde leggiamo inpiu luoghi 

to fiamo accio amoniti - Ma fingular/ neuangeli : che partendofi dalla turba 

mente Chrifto ÒC gliapoftoli nelnuo/ andaua nelmonte ÒC nel diferto :ÒC che 

no teftamento accio cinducono-Onde quiui pernoftaua in oratione didio Et 

come ferme fanfto luca dille Chrifto cofi cB fpeffo ueniua altempio adado 

Domandate/cercate /picchiate» Sopra rare ma fingularmente ciamoniròC die 

laquale parola dice fàclo Auguftmo • exemplo dipreghare per gli inimici di 

Non ciconforterebbe idio tanto ado/ cendo quando egliera in fullegnio del 

madaretfe egli no ciuoleffe dare- Ver/ la fandta croce • Padre perdona a que/ 

gognifi adunque lahumana pigritia : fti mia crocififlbri- Sopra laquale pa/ 

perciò che più uuole egli dare che noi rgla dice el deuotO & (àndto Ber/ 



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Pai. E.6.2.7 



nardo» O amore ifmifurato/o charita 
exceflìua che gridando igiudei crucifi 
gi clirifto gridaua padre perdona - Co 
£ì fopra quella parola che diiTe orate g 
gliuoftri perfecuton SC calumniatori: 
accioche fiate figliuoli del uoftro pa^ 
dre celeftiale- Dice fando Auguftino 
Hor che grande grana e^quefìa che g 
noi non fiamo degni defiere fcrui : SC 
per pregare per gli inimici diuétiamo 
figluoli SC hercdi di dio SC anche dice- 
Q uelli fa molto ualcre ifuoi prieghi : 
loquale gliporge SC fa per gli fuoi mix 
mici- Et pero infra laltre pennone che 
Chrifto ci infcgnoe fare nel pater no^ 
ftro fie quella dimitte nobis debita no 
fìra ficut SC nos dimittimus debitori/ 
bus noftris-Siche chi nó perdona fem 
pre priegha Chrifto che non perdoni 
allui'Cofi anche fàdo Stephano pre/ 
gho idio per glifuoi lapidatori più effi 
caceméte che per femedefimo : perciò 
che per fe preghando ftette ritto : ma 
pregando pcrgli inimici finginochioe 
laqualcoratione dice fando Augufti 
no fu ditata efficacia che ciguadagnoe 
Paulo tloqualeera capitano a firlola 
pidare « Ma tornado aparlare della ora 
tione comuneméte dico che etiamdio 
doppo lo exemplo di Chrifto molti e 
xcmpli daltri fandi cinducono adado 
rare: SC fra glialtri Gè Icexemplo di ql 
la fanda Anna propheteffardella qua 
le dice fando Luca : che non fipartiua 
del tempio feruendo a dio di SC node 
in digiuni SC orationi. Cofi anche oda 
no exemplo gliapoftoli: de quali dice 
fando Luca negkad; de gli apoftoli: 



cherano perfeucranti in orationi con 
lauergine Maria SC co laltre fande do 
ne : expedando SC ademandido Jagra 
tia dello fpirito fando:SC laduenimé/ 
to di dedo fpirito fando.Et di far do 
Martino anche filegge che etiàdio ilo 
rendofi non allcuiaua ìluigcie della o 
ratione-Et di fando Paulo primo he/ 
remito dice fando Ieronymochefan 
dio Antonio lotrouo morto ftaregi/ 
nocchione con Icmani giunte ucrfo il 
cielo eoe fc orafle SC allhora diife: hor 
beneficare come arduamente oraua 
uiuendorpoi che etiamdio morto pa/ 
re che ori - Di fàdo Iacopo n:ir ore an 
che filegge: che per lomolto ingirxc/ 
chiarfi orando haueua calh alleginoc 
chia cerne di chammello- Et di fando 
Bartholomeo fidice : che céro uolte fi 
inginocchiaua lidie SC cento la node - 
Hora cofi potremo porre exemplo di 
molti fàdi lauita dequali tutta fu ora 
rione- Laterza cofa che ciccmenda lao 
ratione fie penfare che Chrifto aquey 
fta opera infegnarci pare che fingular 
mente in tédeffe- Onde chi bene riguar 
da iuàgeli egli cinfegnioe che dobbià 
mo orare SC come SC quando SC perche 
comedifottofidira didimamente ne 
fuoi luoghi- Grande adunque uergho 
gnia torna a fuoi difeepoh non fapere 
fare quello che cotale maefìro cofi diV 
Iigenteméte infegnare ciuolle-Laquar 
ta cofa che cicommenda la oratione : 
fie penfare liangeli liquali fono di tan 
ta degnita SC excellentia:Gdegnano di 
offerire le noftre orationi dinanzi alla 
maiefta di Dio : chome fimonftra in 



Thobia alquak difTe kngclo:quando 
tu oraui con lachrymerio offerii lacua 
oratione dinanzi a dio : ÒC non folamé 
te langelo: ma etiamdio Chrifto leno 
lire orationi dinanzi adio padre rapre 
fenta- Non può adunque effere difpre 
giara quella oratione che tanto meza* 
no a dio porge:ÒC pero ueggiamo chel 
lachiefa ogni oratione conchiude per 
Chriftum dominum noftrum: qui te 
cum uiuit SC regnar in unitate fpintus 
fantti deus per omnia fecula feculorù 
Amen- Quafi dica a dio padre:lono/ 
ftro priegho a te per noi piacere non 
può: ma piacciati ÒC Già accepto per lo 
tuo figluolo noftro fignore Iefu Chri 
fto-Laquinta cofa che cicómenda lao 
ratione fie la excellétia che lhae per ri 
fpetto delle altre opere :onde che lora 
rione excede dalla lettione noftrafan 
fto Ifidero quando dice perlalettione 
Clamo amaeftrati: per la oratione fia/ 
mo mondati :ciafcuno e/buono fe far 
fi può: ma fe luno non puo/O no fafa 
re luno ÒC laltro:meglio e/orare che le 
gere:anche excede ildigiuno òC le hele 
mofine: peroche come dice anche fan 
tìo Ieronymo- Loratione e/facrificio 
métale : ilquale a dio lanima offerifee 
delle fue uifcera:lodigiuno 6C la hele/ 
mofina fono cofe più difuori: ÒC fono 
due cofe che quafi fanno due alie alla 
oratióe uolare più tofto alcielo: come 
anche dice fantto IfidorotòC cofi mo/ 
ftra Thobia quando dicerbuona e/ la 
oratione col digiuno ÒC con la helemo 
fina- Lafexta cofa che cicomeda laora 
rione fie lafua leggereza : peroche niu 



no fenepuo excufare:ne p pouerta:ne 
per infirmita:ne per altra cagione co/ 
me può excufarfi dinon dare helemo/ 
£ìne ÒC dinon digiunare ÒC dicaminare 
poche quefta opera fipuo fare dogni 
tempo: ÒC in ogni luogho : ÒC da ogni 
perfona : peroche come detto e/confi 
fte principalmente nel buono defide/ 
rio:pogniamo etiamdio: che Ihuomo 
con lingua orare non poteffe: onde fo 
pra quella parola delpfalmifta- Iuftus 
miferetur ÒC comodat-Dice una chio/ 
fa ilgiufto fempre hache dare almeno 
laoratioe - Lafeptima cofa che cicomé 
da laoratione/fic penfare che orare fie 
cofa nobile : ÒC da gentile cuore uiene 
orare ÒC riconofeere ÒC lodare ìlfuo ere 
atore:fiche niuno fenedebbe excufare 
per uergogna come fanno molti fuper 
bi dello lauorare ÒCdeluifitare infermi 
ÒC fare altre opere feruili-Onde orare e 
cofa nobiliflima : peroche quado Oria 
mo parliamo con dio:ÒC dilettiamoci 
in lui:laquale cofa no e/piccola disni 
ta«Onde pero dice fan&o Ifidero Ùhi 
uualeeffere fpe(To con dio : fpeffo ori 
ÒC leghi : peroche quando oriamo par 
liamo co dio :ÒC quando leggiamo dio 
parla con noi-Laottaua cofa che cicó/ 
mènda laoratione fie lofmifurato gua 
dagnio che per effa fifa : ÒC quello fi/ 
moftra incio che uale aogni cofa: cioè 
adipedire imali delle pene ÒC delle col 
pe:ÒC adimpetrare li beni temporali ÒC 
fpirituali :ÒC come detto e/ per eifa fi/ 
può guadagnare dogni tempo ÒC in o 
gni luogho • La nona cofa : laquale fi 
«commenda la oratione : ÒC Cicimon/ 



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ftra neceffaria :fic a penfare limolti pe 
ricoli : nequali fiamo continuamente 
corporali SC fpirituali per li quali fem 
pre fiamo conftreóh dicorrere a Dio 
oràdo SCgridando col pfalmifta-Deus 
in adiutorium meum intende domine 
ad adiuuadum me fedina- Che fe noi 
ueggiamo corporalméte che pericolo 
difuoco/O dacqua/O dinimici figrida 
per hauere foccorfo SC adiuto « Molto 
più e/ dagridare a dio oràdo che ciaiu 
ti nelli picoli fpirituali delle battaglie 
de maligni fpiriti :che fono potenriffi 
mi SC maligniffimi SC aftutiflimi cotra 
noitSC iquali non ceffano ditemptarci 
cotinuaméte:acciochc come dice fan/ 
&o Gregorio almeno g tedio ciuinchi 
no : fiche come idifcepoh pofti nella 
tempefta del mare gridando a chnfto 
Domine falua nos perimus<Cofi mol 1 
to più dobbiamo orando allui ricorre 
re nelle tempeftadi SC pericoli fpiritua 
lirinfine che uictoriofi guegnamo al/ 
la ficurta della eterna patria doue eoe ' 
dice fan&o Auguftino-Non fia nulla 
tempratile che uifia bifogno dorano 
ne: poche non ue expeclatione del be 
ne promeffo:magodiméto del bene ri 
ceuuto:con ficurta dimai più non per 
derlo- 

CAncora dimolti effetti SC comenda 
rioni della oratione» Capitolo quarto- 

J^Ella decima parte dico che lorario 
' ne e^commcdabile per lifuoi mol 
ti buoni effetti. Onde dobbiamo fape 
re che laorarione ualc adimpetrate fa 



nita corporale come moftra fanfto la 
copo quando dice che laoratiore fede 
le fana lonfermo- Cofi leggiamo in li 
bro regù :che dice Ifaia da parte didio 
adezechia Re ifermo che temea dmo 
morire - Ecco dice idio/ho udita latua 
oratione SC uedute le tue lachryme SC 
pero fappi che io tho prolungato laui 
ta anni quidici: SC hbcrrotti del Re di 
Syria: hora cofi potremo porre excm 
pio di Sarra come finarrain Thobia 
SCdi Sufanna come finarra ì Daniello 
SCdifancTo Pietro come finarra nelli 
acìti degliapoftolitSC di Iona SC daltri 
molti ìquali p le orationi/o loro/O al 
trui furono liberati da grandi pericoli 
rhaximamente loratione uale adimpe 
dire SC fpegnere epeccati ronde pero di 
ce fancìo Ieronymo per li digiuni fifa 
nano lepeftilétie del corpo:SC g le ora 
rioni lepeftilentie della mente . Per le 
orationi anche hebbono SC hano mol 
ta uidoria nelle battaglie corporali co 
me fimoftra nello exododoue fidice 
che orando Moyfe uinceua Moyfe ci 
popolo- Onde pero quella fanfta ludi 
th cófortando ìlfuo popolo affediato 1 
diffe-Rkordiui di Moyfe feruo didio 
ilquale uinfe Amalech non p uirtu di 
ferro : ma per gli fanéh prieghi : fiche 
p uerita lauicToria no confitte in mol 
ntudine di exercito:ma nello aiuto di 
uino-Onde diquefta cotale efficacia et 
uirtu doratione affai fiparla nellibro 
de Re SC in quello de macchabei SC in 
naltri moiri rdoue fitruoua che per gli 
fancli prieghi de fuoi amici idio daua 
fpeffo uittorù a pochi conerà a mola* 
ilo &bflxta HTOCa>! 2 oria^olulq 



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Onde pero dice uno fanfto che più ua 
le uno fan&o orando che mola pecca 
tori cobattédo: fiche percerto dobbia 
mo cenere che più acgita da cielo una 
fan&a uechierella brieue tempo oran 
do che molti caualierinó acquiftano 
terra in lungo tépo combattevo • Hor 
cofi come trouiamo quafi per tutte le 
fancte fcripture per le deuote orationi 
ifedeli mfonoledemonia ÒC le tempta 
tioni ÒC ipeccad-Et go dice fan&o i'fi/ 
derO'Quefto e/folo ÒC fórno rimedio 
dicolui che e/cóbattuto dalle téptatio 
ni che incontinente Grechi aorare ÒC ri 
chiedere lo aiuto diuino:percio che la 
freqnte òC humile oratione uince ogni 
temptatione:6C tormenta ledemoni^i 
come fitruoua per laleggéda di fan<flo 
Bartholomeo ÒC di fanéto Iacopo ma 
giore ÒC altri fanéh cotra liquali grida 
uano ledemonia che leloro oratiói gli 
cédeuano- Anche laoratione illumina, 
lemente:ÒC impetra fapiétia ÒC fcientia 
fiche eoe dice fandto Augufhno mol 
to meglio fifoluono idubi ÒClequiftio 
ni per le fandte oratiom che per fottilì 
difputationi-Che cociofiacofa che fa 
piena fia fingular dono didio: meglio 
lacquifta g humilita dorarioni che g 
iftudio dile&ioni- Onde ueggiamo òC 
leggiamo dimolti che per lapunta del 
la oratione hebbono ÒC hàno maggio 
re lume diuera fcientia ÒC difanéta co/ 
fcientia :che molti litterati con loro in 
gegno-Come leggiamo maximaméte 
difan&o Antonio primo romito loq 
le no fappiendo leggere uéne nientedi 
meno in tanto lume di dio che muno 
philofapho gbpoteua refiiftere-Ec coù 



leggiamo difan&o Bernardo che ora/ 
do una uolta con femore gliparue ue/ 
derfi inanzi tutta lafandta fcriptura di 
fpofta 6C dichiarata » Onde go foleua 
dire giocofamente che lequerce ÒC fag 
gi glierono ftati macftri : cice uoleua 
dire che orando ÒC meditando nedefer 
ri haueua acquiftata tanta fcientia- Ec 
cofi leggiamo di fandto Thomafo da ^ 
quino che quando haueua adifputare 
ÒC fcriuere difottiie cofe ricorreua lem 
pre alla oratione :ÒC quiui ìdio glireue 
laua quello che per humano ingegno 
fapere non poteua-Per laoratione an^ 
che funeri ta femore ÒC amore rlaquale 
cofa fu figurata:! cioche alla oratione 
de Helia lo fuocho difeefe da cielo fo 
pra lofuo facrificio:ma più fimoftra ì ' 
cioche orando gliapoftoli uéne fopra 
loro lo fpirito fan&o 1 ifpetie di lìgue 
di fuoco- Et pero fàfto Bernardo dice 
che lamore di dio in noi laoratione co 
forta ÒC illumina:òC generalmente pof 
fiamo dire che grandiflime cófolatio^ 
ni ÒC reuelationi firiceuano dalli ami/ 
ci didio i oratione :come fimoftra ma 
ximamente in cioche falendo chrifto 
nelmonte aorare tranffiguroe ÒC rifplé 
dette lafaccia fua eoe fole:ÒC cofi oran 
do riceuuto ilbaptifmo:licieli faperfo 
no fopra lui:òC lofpirito fanfto difeex 
fe fopra lui infpetie dicolomba :ÒC co/ 
fi fancto Pietro orando infu una tory 
raccia fu rapito 1 exceffo dimente-Leg 
giamo anche che g lorationede Helia 
licieli fichiufono a non piouere- Legx 
giamo anche in Thobia che oràdo in 
lachrime uinfe lonimico- Sopra laqua 
le parola dice una chiofa ; laoratioe le 



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nifce 5C mitigha idio:lalachryma lof/ 
forza: quella lunge fiC quefta lopunge 
SC pero parlando fando Bernardo del 
le humilelachryme della orarione de 
uota dice . O humile lachryma tua e^ 
laporéria tua e^loregnio: tu uinci lo in 
uincibile :tu leghi lo omnipotente «Et 
ciò fimoftra in ciò che fando Iacopo 
orando &C piangncdo come dice Ofea 
propheta: uinle langelo» Cofileggia/ 
mo di Moyfe che orando teneua Idio 
che non percoteiTe ilpopolo- Onde gli 
diceua idio lafciami che io mipolTa uc 
dicare di quefto popolo: quafi dica di 
ce fando Gregorio - Penfa quàto uali 
apreffo dune SCcognofci che puoi otte 
nere cioche domàdaui perqucfìotuo 
popolo- Onde pero filamentaua Ifaia 
SCdiceua a dio:nó e/chi aquefti tempi 
gridi a te:SCtengari che no pcrcuoti-Et 
a Ieremia diceua idio no micontrifla/ 
re con letue orationi» Anche loratione 
diuota quafi dileda idio tC tutta lacor 
te celeftiale: come mofìra fando Gio 
uanni nello apocahpfi dicendo che ui 
de certe fiale doro piene dicofe odori/ 
fere lequali erano SC fignificauano le o 
rationi defandi- Er generalmente g la 
oratione lifandi impetrano da dio ciò 
che uogliono: fecodo che egli promif 
fe diccelo: quiquid orantes petitisrere 
dite quia accipietis òefiet uobis-Lequa 
li tutte predede cofe comprendédo in 
fomma portiamo dire che la oratione 
uince idio: uince ledemonia : uince li 
huomini:uince lanatura : uice hpecca 
ti:uice ÒC caccia le ifermitadi 6C lamor 
te:acquifta benefici et gratie chiude li 
ferno :SC apre ilparadifò : 5C ogni male 



dipena 5C dicolpa fiC etema morte ipe/ 
difce:6C ogni bene dinatura :difortuna 
digratia SC digloria ciacquifìa come g 
lafanda fcriptura chiaraméte fimani/ 
fcfta. 

C Della debita 8C neceffaria prepara/ 
rione della orarione- Capitolo quarto- 

1 Ora feguita diuedere come cidob 
biamo difporre bi apparechiare a 
potere ftare in oratione :alla quale co/ lWptfA&**e- 
Liciamaeftra lo ecclefiaftico quando 
dice- Inanzi alla oratione apparecchia 
lanima tua : 5C non uolere eflere come 
huomo che tempta idio:che peruerita 
pare che laoratione tempri idio : quan 
do no defidera SC fpera dipetrare qual 
che gratia che domada:fiche pure mo 
uendo lelabra &C non dej&derando col 
cuore : pare che lhuomo fifaccia beffe 
dilui-Debbafi adunque lhuomo appa 
recchiare ÒC difporre degniaméte man 
zi che porgila lifuoi prieghi a dio« Co 
me ueggiamo che i figura cbciotlopre 
te fipara inizi che uada allaltare:6C pe 
ro dice lopfalmifta-Preparationes cor 
dis eorumaudiuit auris tua«Che gran 
de certo derifione òCinreuerentia e^gri 
dare 5C dire- Deus in adiutorium meu 
intende :&C lhuomo non intenda ne fe 
ne idio-Et qui dobbiamo fapere:che a 
degniamente orare firichiede alchuna 
preparatione generale KlonginquarftC 
alcuna più fpetiale &Cdapreffo- Lagene ^ ± 
rale confitte nella buona uita cioè che 
quello che degniaméte uuole orare fia 
di fanda uita 6C maximamente fanza 
peccato mortale: pcioche come fidice 
neluangelio:idio hpeccatori no exau/ 




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difceranzi come dice fan&o Gregorio 
quando quello che difpiaceua per pre 
gare idio per fe/o per altrui :logiudice 
adio irato fiturba dipiu :fe no fuffe già 
che lhuomo quanttìque peccatore pre 
gaffe idio che lorecaffe a penitétia- Co 
me adunque dice lo ecclefiaftico- Chi 
tura le orecchie che non oda laleggie: 
lafua oratione e/execrabile- Sopra la/ 
quale parola dice fandio IGdero-Non 
Ha /x può hauere certa fidanza difuoi prie / 

ghi:chi non uuole lietamente obferua 
re icomàdaméti di dio: 6C dileftafi nel 
la memoria depeccati: maximamente 
qfto conchiude fando Giouannieuà 
gelifta quando dice-Se ilcuore noftro 
non ciriprende dipeccato habbiamo fi 
danza dipretare da dio quello che glia 
domandiamo: perche obferuiamo gli 
fuoi comandamenti-Et po fanfto Gre 
gorio dice che altépo deSangofciamo 
ode idio lopriegho dicolui loquale in 
tépo ditranquillitatnó ubidifee hfuoi 
comandamenti. Et fando Auguftino 
dice che più torto e/da Dio udita una 
oratione dellhuomo ubidì ite che die/ 
cimila dello contennétercioe dello dif 
pregiatore . Et p quefto fiuirifica quel 
lo che dice fanfto Ifidero :cioe che lao 
ratipne ficonforma per lopera 5C lope 
ra per laoratione. Onde go fopra quel 
la parola de lexodo che diceLeuemus 
corda noftra cug mambus-Dice anche 
* Cnakbivu fan&o Ifidero :locuore con lemani he 
ua chi la oratione co labuona opera in 
alto follieua- Ma fpetialméte a quefta 
Ptjuixc stifirt^ pr^pararionetfaparuene fiC fono necef 
lane:digiuno &lahelemofina:lequali 
come difopra c/dedo fono due alie : 



che laoratione leuano SCraprefentarò 
dinanzi a dio : conofeendo lafua mife 
riapuocauerfo feladiuina mifericor 
dia : 5C cofi molto più quello che fa al 
pouero mifericordia maxi'mamcte cf> 
per mifericordia alloinimico perdona 
obliga idio che jglifaccia mifericordia 
pcroche egli dille. Beati mifericordes: 
quoniam ipfi mifericordia cófequcn/ 
tur-Et cofi dello contrario dice fanclo 
Iacopo :che giudicio fanza mifericor/ 
dia riceuerarchi mifericordia non farà 
Quefto moftra anche Ifaya quado di 
ce» Rompi allo afamato lotuo pane SC 
riceui nella tua cafa li poucri abàdona 
ti :6C allhora idio ririfpóctera a ruoi do 
mandi : iC gridado ridirae-Ecco che io 
tifono preferite a fouenirerpero che io 
fono mifericordiofo idio fignore tuo* 
Et pero anche dice loeccleGaftico- Co 
chiudi lahelemofina nello feno delpo 
uero:5C ella per te pregherra:maxima 
mente accio uale lahumile cofeffioner 
peroche cociofiacofa : che a dio fingu 
larméte piaccia lahumihta dopo ilpec 
cato : molto uolétieri toghe lamiferia 
dacoluiulquale humilmente laricono 
fce:K pero dice lopfalmifta.Rcfpexic 
in orationem humihum ÉC c - Nella fe 
conda parte dice che apotere degnarne 
te orare firichiede una ppararione più 
propinqua : & quefta confifte in reno 
care ilcuore da ogni fpargimcto-Et ciò 
moftra Chrifto quando dice- Tu auté 
cum oraueris intra icubiculum tuum 
fiC claufo hoftio ora patrem 8C & Perle 
quali parole no uuole dare adint&lerc 
altro :fe non che lhuomo quando uuo 
le orare Gdefcbe ricogliere alcuore fiC ri 




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filmare lifpargimenti de (entimemi : 

<he gcerto ftolta cofa e/chiamare idio 
che uengha a fe: ÒC Ihuomo non fia fe 
co - Onde pero fancìo Bernardo dice. 
Molti filamentano che lagratia no uie 
r>e alloro: ma più tofto lagratia fipuo 
lamétare: che molti ladefiderano ÒC la 
fpeébmo- Come adunque dice fan&o 
IGdcro- Imprima fidcbbe purgare lani 
mo:ÒC partirfi datumulti delle cogita^ 
rioni :Gche puro laffedo del cuore fi/ 
poiTa dirizare uerfo dio-Et pero anche 
dice che quella e/pura oratione: cótro 
alla quale non preuagliono lefollecitu 
dmi ÒC lccogitationi delmondo- Et cer 
to e/che lungi e/da dio quello animo 
ilqualc in tempo della orati ore e/occu 
pato dicuore ÒC foilecitudme fecolari: 
ÒC generalmente aquefta preparatione 
fapartiene che Ihuomo :che uuole ora 
rerripenfi ÒC precogiti 4 attentamente ql 
lo diche uuole preghareròC penfi ilmo 
do come porta idio più lufingare«On/ 
de fe Ihuomo uuole pregare per haue 
re mifericordia de fuoi peccati: debbe 
prima incitarfi apenfire laloro graue/ 
za ÒC prouocarfi apianto-Et quefto cin 
fegna fanfto IGdero dicendo» Quàdo 
andiamo dinanzi a dio aorare :dobbia 
mo piangnere ÒC urlare péfando come 
fono acerbi itormenti che netemiamo 
Siche in quefto punto dobbiamo im 
prendere da truffatori ÒC da ghaglioffi 
jquah per prouochare gli huomini ad 
hauere compartitone di fe:fimoftrano 
più trifti òC più miferi ÒC infermi che 
non fono : òC chofi uuole dire che noi 
per quefto modo: prouocare Umiferi 



cordia di dio uerfo noi cidobbiair o ri 
conofcere:ÒC humiliarc ÒC afaperci di/ 
nanzi dadio lamentare^Onde come di 
ce quello diuoco Vgo da fanfto uifto 
re- Se mpre lameditatione debbe prece 
dere laorarionc ÒC fermarla - Et quefto 
moftraperpruouaperlopfalmifta ÒC 
dice che a qfto modo fece tutto lopfal 
terio:cioe che penfando della graueza 
delfuturo giudico fece quello pfalmo 
Domine ne in furore tuo arguars me : 
neque in ira tua cornpias me:ÒC c« Pre 
àdolo per quella parola che diqua lo 
atterte òCcorreggeiTe pure che dila gli 
perdonalTe-CoCt quello pfalmo pclan 
do della excellentia della diuina mife 
ricordia fece quello pfàlmo-Eeati quo 
tua remirte funt iniquitates: ÒC quorum 
teda funt peccata ÒC once beati quelli 
leiniquita dequah fono perdonare : ÒC 
ipeccati dequah fono coperti- Volcdo 
per quefto incitare idio a fargli miferi 
cordia:ÒC fe adhauere degna contntio 
ne- Hora cof: dico che ripéfando mol 
to bene glimoltiplici benefici uerfo di 
fe cominciollo anngratiare co allegre 
zeòCdire- Diligam te domine fortitu 
do mea dominus firmamentum meug 
ÒC refugium meum-ÒC c-Et in quello al 
tro pfalmo Benedic anima mea domi 
no:ÒC cNel quale uuole moftrare che 
riconofeendo h grandi ÒC molti herefi 
ci di dio nelo nngratiaua CoG potre* 
mo dire dimolti altri pfalmi-Sicfcuuo 
le dire che fecondo lameditatione pre 
cedente fide formare laora rione ÒCdilc 
étione ÒCafleélioreCce uerbigratia al 
la meditatione della diurna ìuftitia fc 



guita effe£o dicfmorc- A quella della 
mifericordia feguica fperanza SC fidati 
za« Cofi per lameditatione della fapié 
ria diurna che ogni cofa occulta uede: 
feguica effedto diuergogna de noftri 
mali quàtunque occulti « Lamedicatio 
ne della diuina excellenria genera effe 
éto direuerentia Kdhonore. Lamedica 
rione della charita diuina uerfo noi ge 
nera effe&o dicharita SC diconofcenria 
SC cofi potremo dire di moire altre me 
ditationi:Gche come dice loccclcfiafti 
co come fecódo lelegne della felua fac 
cende SC nutrica ilfuoco: cofi fecondo 
diuerfe medicationi finfiàmano SC ge/ 
neranfi diuerfe affezioni nel cuore :SC 
fecondo qucfte poi fiformano diuerfe 
fpetie dorationi:hor per dolorethor g 
amore:hor per timore:5C cofi per altri 
aflé&iralferuore dequali idioguardan 
do exaudifce lenoftre orarioni SCli no 
ftri defideri«Et pero dice fanfto Augu 
ftinotche tanto feguita più degno affé 
fto da parte di diorquàto procede più 
feruente affetto dalla parte noftra • In 
fomma adunque chi uuole fauiamen 
te orare debba ripéfare come dice fan 
fto Bernardo lofuo (lato òC lofuo pe/ 
ricolo :per ìncitarfi aldolore SC timore 
& poi incontanente per non difperare 
debbepenfarelaexcellentia della diui 
na mifericordia : laquale excede ogni 
humana miferia per poterfi cofortare 
SC con fidanza orare- Hora quefto ba/ 
fta hauere de&o della ppararione che 
debba precedere dìneceffica lanoftra o 
ratione» 



CDegli impedimenti della orarione % 

Capitolo fexto* 

HOra feguita diuedere degli impe* 
dimenti della oratione: che auen 
ga che per leparole dello precedete cax 
pitolo aiTai chiaraméte fimamfeftì SC 
conchiuda :che lamala tuta SC lofpargi 
mento degli fentimenti SC lefollecitu/ 
dine del fecolo impedifeono lenoftre 
orationitiperoche per contrario e/mo 
(Irato che abene orare firichiede necef 
faria mente buona uita SC ricogliméto 
dicuore: nientedimeno perche quefta 
materia e molto necefTaria SCutilcrpar 
mi SC piacemi diparlare in quefto capi 
tolo più diftintaméte dimolte cofetle 
quali impedifeono cfS lanoftra orario 
ne exaudita no fia:SC truouo che in fó 
ma cinque fono quelle cofe che cimpe 
difeono che exauditi non damo- Et la 
primate come già imparte e/toccato 
laria SC peruerfa uita:SCqueftomoftra 
idio per Ifaia quàdo dice-Quàdo uoi 
multiplicherete leuoftre orationi non 
exaucbro:peroche leuoftre mani fono 
piene difanguercioe dipeccari:SC que/ 
fto moftra anche ìlpfalmifta quando 
dice Jniquitaté fi afpexi in corde meo 
non exaudiet dominu*Et anche Ifaia 
dice-Lipeccati noftri hàno nafeofta la 
faccia di dio da uoi che non uiexaudix 
fca- Hor cofi moiri propheti SC fandi 
in molti luoghi nella fcriptua in diuer 
fe parole moftrano che idio per lipec/ 
cari lenoftre orarioni non exaudifce» 
Lafccóda cofa Ùc dubicca SC poca fède 



laprocede maximamete dalla mala tu 
tatcome detto e/difopra:poche come 
dicefantto Giouàm fe ìlcuore noftro 
nonciriprendehabbiamo fidàzadirn 
petrare-Et diquefta dubieta parla fan/ 
tto Iacopo quàdo dicerche chi dubita 
non puoprefumeredefTere exaudito< 
Et pero dice che lhuomo debba doma 
dare in fede:cioe fedelméterma dique 
fta materia: cioè come SC perche dob/ 
biamo hauere fidanza nellenoftre ora 
rioni diremo difotto più pienamente 
nelfuo ruogo-Lateraa cofa perche noi 
non fiamo exauditi:£ie lanoftra ftolti 
tia:jxioche non domandiamo quello 
che ce utile 6C necelTariotmailcótrario 
SC pero dice fantto Iacopo- Voi doma 
date àC non riceuete imperoche male a 
domandate- Diqfta materia parla mol 
to fantto Auguftino fopra quella pa/ 
rola della epiftola difantto Giouanni 
per laquale dice che obferuiamo lieo/ 
mandamenti di dio habbiamo fidala 
che riceueremo cioche glidimandere/ 
mo- Et dice che quefto fidebba intéde 
re no dogni petitione:ma pure diquel 
le chofe che afono necelTane a falute « 
Onde dice ecco che lodiauolo trouia/ 
mo fu exaudito che domando ditemp 
tare Iob:6C fugli ecceduto- Domàdoe 
dentrare neporci SCfugli coceduto-Do 
màdano efigluoli di Zebedeo delTere 
con lui:5C furonne riprefi : 6C fu detto 
loro da Chrifto- Voi no fapete quello 
che domandate - Et cofi fantto Paulo 
domando che dio alitoglielfe loftimo 
lo della carne :ÒC non fu exaudito * ma 
fugli detto fufficit- tibi gratia mea > Et 
Chrifto inquanto huomo pregoe ilpa 



dre che cefTaiTe ilcalf ce della fua paffi'o 
ne ÒC non celToe : ma màdogli langelo 
che locofortaffe- Per lequali tutte cofe 
uuole conchiudere fantto Auguftino 
che no e/migliore chi e /exaudito che 
chi non e/exaudito: SC che ìdio riama 
tanto che non ciuuole cocedere quello 
che fia impedimento dinoftra falute • 
Et cofi moftra fantto Gregorio dieen 
do :che fpelTe uolte e/ira di dio quello 
che cipare grana: fpe(Te uolte e /grana 
quello che cipare ira-Et fantto Ifidero 
dice- Molti priegano 6C non fono exaii 
ditinmperoche non farebbe illoro me 
gliotcome loinfermo quando doman 
da lecofe cótrarie ÒC ìlfàciullo che prie 
ga che non fia battuto : ÒC ìlladro ÒC il 
malfattore che priegano idio che non 
fieno prefitlaqual cofa fe dio concede 
e/piu tofto ira che grana • Hor qui fi/ 
potrebbono dire molte cofe : aparlare 
diquello diche pregare dobbiamo :ma 
lafciallo perche difotto nefaremo fin/ 
gulare capitolo- Laquarta cofa che im 
pedifce lanoftra oratione : fie quando 
preghiamo per perfone indegne digra 
tiatficB pogniamo che chi priega hab 
bia mento dellabuona uolonta che lo 
muoue nientedimeno non e/exaudito 
per laindegnia uita dicolui j> cui fiprie 
gha- Et quefto moftra idio quando di 
ce a Ieremia propheta quando pregha 
ua per lopopolo indegno no miprega 
re per quefto popolo imperoche io no 
tiexaudiro: che fappi che fe Moyfe SC 
Samuel mene preghaffono nonme in 
cuore daiutare qfto popolo « Hor cofi 
polliamo dire che j)che fono tropo g 
fe neghgcti dio non exaudifce loratio 

bù 



ni fatte per loro (Juanrunque feruenti. 
alla quale chofa prouare fidice in uica 
patrum :che uno giouane temprato da 
laide temptationi :andaua? fpeffo a rac 
comodarli auno fantto padre:che pre 
gaffe idio chegli toglefTe quella tépta/ 
tione:SC pregandolo dicio qllo fantto 
padre dio molto fpeifo:5C quello pure 
lamétandofi che latéptione no ceiTaua 
marauigliandofi dicio qllo fantto pa 
dre:prego idio che gliriucla'fe perche 
no era exaudito:6C radia quefta oratio 
ne:fu rapito infpirito:5C Uidde lofpiri 
co della fornicatione giacere dinanzi a 
qllo frate ÒC in metergli diuerfe forme 
SC fantafie difemine difonefte:ÒC quel 
lo frate glipareua che fidilettaffe in q 
fte cofe:ÒC nò li cotraftaua SC no locac 
ciaua da fe«Onde tornado poi qllo fra 
re allui SC pure lamétàdofi che latépta 
rione no ce(Taua;egk" indegnato gliri/ 
ueloe lauifionercR haueua hauuta del 
la fua negligctia:SC ditegli ueggo che 
tua colpa e/che latéptatione non celta 
|>che io tiuidi giacere colodiauolo che 
titemptaua: SC go fappi che fe tu no ti 
aiutime dio taiutera ne io:per lequali 
parole copunto 6C nconofeendo lafua 
colpa ficomincio aiutare co digiuni bC 
con uigilie SC co orationi : fiche uinfe 
ilnimico 6C lafua temptatione-Laquin 
ta cofa e/molto^pria & fingulare che 
impedifce che lenoftre orationi no fie 
no exaudite fie laduritia òClaimpieta^ 
de :ÒC quefta e/doppia cioè apoueri di 
no fouenire loro debeni temporali: 5C 
ainimici dino perdonare leingiurieri/ 
ceuute- Quàto allaprima fidice nepro 
uerbi'Chi tura glifuoi orecchi algrido 



delpouero: griderra egli a dio 5C no fa 
ra exaudito*Q uanto allafeconda dice 
loecclefiaftico- Perdona alpximo tuo 
che tha ofFefo: 6C allhora pregando tu 
j> li tuoi peccati tifieno gdonati - Hor 
diquefto afTai e detto difopra :5C pero 
hora menepaflero fe no che 1 fóma co 
chiudo: che cóciofiacofa che ilfme de 
noftri prieghi cofifta principalmente 
in quefte due cofe : cioè che idio cidia 
defuoi beni 5C perdonici linoftri mali» 
Conuienfi che chi uuole da dio nelle 
predette cofe effer exaudito:filefaccia 
alpximo fuo:cioe che glidoni defuoi 
beni:5C perdoni dibuo cuore le ingiù/- 
rie riceuute-Onde anche cótro a quelli 
che rengono odio dice lo ecclefiaftico 
Huomo che tiene ira come adio adun 
que domanda medicina-Et in qllo che 
e/Gmile a fe no ha mifericordia: SC co 
me adunq$ latrouerra « Quafi dica im 
po(Tibilee/che latruoui chi non lafae- 
Hor qfto maximaméte moftro Chiù 
fto quando diflè:quàdo ftate aorare g 
donate imprima ogni ingiuria fattaui 
bC allhora ìluoftro padre celeftiale per 
donerà a uoi le igiurie da uoi riceuute 
Et cofi fe no perdonate: no perdonerà 
a uoi gliuoftri peccati-Et de predetti I 
pedimenti dice fantto Ifidero per due 
modi ÒC cagioni laoratioe dellhuomo 
e/impedita : cioè fe egli anche alcuno 
peccato comette/o fe ilmale cotro a fc 
commefTo dibuono cuore no dimerte 
cioè perdona» Et anchor dice come nul 
la medicina può fanare laferita fe ilfer 
ro prima no ficauarcofi laoratione no 
gioua a colui nelcui cuor odio dimora 
Lipredetti 2C altri mola impedimenti 



lonimico ciprocura corinuamentet co 
me g lefcripture trouiamo: ÒC per laco 
rinua experiéria prouiamo:j>oche egli 
conofce $C uede che nella oratione pri 
cipàlméte cofifte lanoftra perfedione 
peroche effa come dice fando Grego/ 
riordiamo a dio locuore in facrificio : 
loquale egli accepta più cfi nullo altro 
che fare ghpoffiamo diquefta materia 
cioè che lodemonio ftudi dimpedire: 
tutto illibro diuita patrù ne pieno nel 
quale finarrano moire 6C diuerfe ìllu/ 
fìoni 5C terribili apparitioni:che lede/ 
monia faccuano a fandi padri j> impe 
dirgli dalla oratione-In figura dicio fi 
dice anche nelgenefi-Che faccendo A 
braam ajdio facrificio dicei ti uccelli ÒC 
animali rgliuce^i ueniuano ÒC faceuo 
gli moleftia:g laqual cofa (mtéde che 
ledemonia lequali g loeuàgelio fichia 
Ulano ghuccegli delcielo: ìmpedifco/ 
nolofacrificio delle noftre orarioni : 
ma cerne gui fifogiugnie che Abraa3 
cacciaua qgli uccegli : cofi dobbiamo 
noi co grande follecitudinc:rcfifterc a 
mah penfieri ÒC alle fanrafie ÒC alle ua 
gationi diméte che lonimico ciprocu/ 
ra atempo dorarione:fiche dobbiamo 
perfeueràtemete infiftere nello ftudio 
della oratione come cicofigha fando 
Paulo òCcóe dice fando Lucatchegha 
portoli erano pfeueranti nella orario/ 
nerfappiédo anche come dice uno fan 
do padre tnon fiamo eridicatori delle 
male cogitationi: ma fiamo cóbattito 
ri cotro aefle: ÒC pero noftra e/lacolpa 
fecilafciamo ulcere poche come dice 
fando Ieronymo-Debole e/lonimico 
che no può ulcere fe no chi uuole effe 



re uinto ÒC che lonimico anche fingu* 
larméte ftudia dimpedire lcnofire ora 
rione pruouafi pquello exéplo che po 
ne fàdo Gregono nel dialago :cioe cB 
uno monacello giouane in una Badia 
di fàdo Benededo : effendo accufato 
a fàdo Benededo dal fuo abbate :che 
no pfeueraua in oraticr.e coghalm de 
do lufficio : ma ufciua dichoro incóta 
nente: fandoJBcnedcdo uenne ÒC cor 
reflelo ÒC riprcfelo molto:ma pei qllo 
ricadédo nella deda colpa: far.do fio 
nededo anche uenne ÒC uidde uifibile 
mente che lodiauolo ì forma duno fa 
racino nero loriraua p lacocolla fuori 
dichoro :5C allhora lobatte co ur o ba/ 
ftone:fiche parue che lonimico fiucr/ 
gogniaffe dipiu tornami- Hor qflo fia 
dedo in brieue dimolti ipcdiméri che 
ilnimico ciprocura altcmpo della ora 
rione- 

CCome debbiamo orare Cap< yii. 

J~-/ Orafeguitadiuederechcmcdcb 
* * biamo orare « Onde repetédo in q 
fto capitulo ordinatamele alcune cofe 
toccate difopra in diuerft luoghi dicio 
che dobbiamo orare fauiaméte: Inani 
lcmcnte:affeduofaméte:fiducialrrcn 
te: ÒC perfeuerantemente « Dobbiamo 
adunque orare buiamente - Et qtxfto 
confili e nella debita prepara ri or e idei 
la quale difopra e/dedo : cioè in pcn/ 
fare quello diche uogliairo preghare 
SC ordinare lepetitioni difcretair ente • 
Dobbiamo orare humilemére: geche 
eoe dice ilpfalmifìa:dio raguarda alla 
oratione degli humili : ÒC c.utfìa hiu 
milta dtbbe cflfcr nello ìtellcdo ÒC nel 

hi 



lo affetto SC negli atti SC fegni difuora 
debba dicio imprima effere lahumili/ 
ca nello intelletto :doe che lhuomo in 
uerira riconofca lagraueza del fuo ma 
le SC delfuo pericolo :5C paiagli hauere 
dibifogno difoccorfo diuinorSC fi ma 
ximamente che dimandi ilfoccorfo g 
grada SC per mifericordia : cófefTando 
fe indegnio dibene p fuo merito fiche 
lhuomo no Cùigàm difemedefimo co 
me faceua uno uefeouo : alquale diffe 
chrifto nellapocalipfi Tu di che fe rie 
co SC uirtuofo SC ha bifognio dinulla: 
SC non tiauedi che tu fe pouero SCignu 
do:cieco SC mifero SCmiferabile-Hora 
atroppi credo fipotrebbe dire ilfimi/ 
ghante:peroche pochi fono che inue/ 
rita firiconofehino fiche come dice fa 
tto Auguftino pero no uogliamo mi 
gliorarerperche cipare effere optimi fi 
che pochi fono che feguitino lahumi 
Lta delpublicano ct> fiacufauatSC trop 
pi che Seguitano lafupbia delphanfeo 
che figiuftificaua • Conféquétemente 
debba efTere lahumihra nello affetto : 
cioè che lhuomo no folamente ficono 
fca rio ma che fidifpiacda SCuoglia in 
quanto dispiacere SC efiere conosciuto 
SC pero fugga glihonori SC lelode SC la 
gloria uana SC affhgafi SCtrattifi come 
peccatore - Che gràde percerto pazia e 
dirfi peccatore: SC poi cercare honore- 
Onde generale regola e come dice fan 
tto Gregorio : che tanto lhuomo più 
piace a dio quanto per amore della ue 
rita più difpiace a femedefimo:6C cofi 
per corrano tanto più glidifpiace:quà 
to fipiace maximamente debba effere 
lahumilita quàto che lhuomo non cer 



chi uanagloriarhe fama difanttita: co 
me faceuanoipharifei/hquah chrifto 
riprende che fiponeuano aorare neluo 
ghi delle piaze-Er go ciamumfee dora 
re in fecreto: SC quefto fintéde delle fe 
crete orationi SC non delle uocali SC co 
muni-Nella terza parte debba effere la 
humilita negh atti SC fegni difuori: Ci 
come dinginochiarCi SC dileuarfi dica 
po SC difare altri fegni diriuerentia uer 
fo idio SC uerfo ghfantti SC uerfo glial 
tri buoni huomini aghquah ilpeccato 
re Gdebba racomàdare SC come antica 
mente foleùano fare igiudei in cafo di 
tribulatione SC dipenitéria difedere in 
terra i cenere SC in cilicio: come leggia 
mo deniniuati SC <Ji Dauid SC di molti 
alm-Hordiqueftanjateria comelora 
rione uinca idio SC inchinilo a fare gra 
tia SC mifericordia: affai excpli potrei 
mo porre nella fcriptura fantta come 
deniniuati SC di Dauid SC del Re Ezec 
chia SC diPietro SC delpublicano: SC di 
altri molti liquali perhauere humili ta 
furono da dio exauditi nelle loro ora ✓ 
rioni SC riceuerono lamifericordia Scia 
gratia didib neloro bifognirma no mi 
ci exftendo adirne per fmgulo: per no 
effere troppo prohxotma cóchiudo in 
fomma che fe uogliamo grana SCmife 
ricordia dobbiamola domàdare humi 
lemente:fecondo lapredetta diffmitio 
ne della humilita cioè cl5 forno humi 
li qnàto allo itelletto che conofeiamo 
quato allo affetto che cidifpiacciamo 
SC quanto allo atto che riafflighiamo 
in penitétia SC ubidiétia SC a dio SC a o 
gni fuo feruo facciào debita riuerétia « 
Nella terza pane dicio che dobbiamo 



orare affeduofamente: SC di qfto affai 
e dcdo difopra nelprimo capitolo:do 
ne e/moftrato che lauera oratione co/ 
fifte pricipalméte nel defiderio: fiche 
come dice fando Gregorio apreffo gli 
£andiffimi orechi di dio non gridano 
lenoftre uoci ma inoftri defideri-Etpe 
ro anche fando Auguftino parlando 
fopra quelle parole dello euangeliog 
lequali dice Chrifto cf> no dobbiamo 
molto parlare l oratione :come faceua 
no molti ftoltnche credeuano effere e 
xauditi nelmolto loqo: dice cofi-Mol 
to orare quando poniamo no e ripren 
Cibile ne in utile : peroche qfto non e/ 
orare in molto loquio ma e/orare con 
molto cuore :fiche altro e/lùgo fermo 
ne:SC altro lodiijdurno cioè continuo 
affedo«Onde etiamdio di Chrifto leg 
giamo che pnodaua i oratione: fiche 
uuoldire Chrifto che nella oratione 
non fieno molte paroletma fia molto 
SC grande laffedot&Cquefto fifa più fo 
fpirando SC piangendo :che molte pa/ 
role dicendo-Et quefto era idio quàdo 
dice nel deuteronomio quando cerche 
raiidio con tutto ilcuore tuofillotro 
uerrai«Et per Teremia dice-Quàdo mi 
cercherete có tutto ilcuore fimitrouer 
rete- Et quefta e/lacagione chome dice 
fando Auguftino che idio indugia a 
daretc'ioe perexercitare SCgreuocare 
linoftri defideri ode dice-Quàdo idio 
t^rdi exaudifce caregia lifuoi doni no 
gliniegaXechofe tofto date SC trouate 
pare che lhuomo non lereputi care: fiC 
lecofe lùgo tempo defiderate più fica 
reggiano quàdo firiceuano:K po idio 
tiferba quello che no tiuuolc tofto da 



reraccioche tu imprendi legrandi cofe 
grandeméte defiderare - Et cofi fando 
Gregorio exponendo quello pfalmo: 
deus meus clamabo p die$ SC no exau 
dies- Dice per alto Sciando configho 
fiuuole idio indugiare dexaudire Imo 
ftri prieghitaccioche per lo idugio ere 
fca ilnoftro defiderio:6C p lodefiderio 
dilatata lamma diuenti più capace 6C 
più degnia delle gratie lequali doman 
da • Nella quana parte:dicioche dob/ 
biamo orare molto fedelmcte penfan 
do che come e dedo maggiore uoglia 
ha idio difarci gratia che noi diriceuer 
la«Onde dice fando Jeronymo«Dima 
da o/huomo gratia a dio che uuole ef 
fere domàdato : & ifdegniafi conao a 
chi non ghdomanda- A quefta fidaza 
molto fa penfare che egli cifiproferi/ 
fee per padre rfiche come egli dice per 
lo euangelio difando Luca:fe noi che 
fiamo mali fappiamo SC uoghamo SC 
ftredi per amore naturale dare buone 
chofe a noftri figluoh : molto più egli 
checepradrefpirituale cidara fpinto 
buono :cioe grane SC doni fpirituali fe 
ghdomanderemo«Onde SCpero doma 
datodadifcepoliche infegnaffe loro 
orare diffe • Quando orate ditetPater 
nofter : della quale parola dice fando 
Bernardo a me e/dittata una orarione 
locui dolce principio paternofter m& 
da fidanza dimpetrare le fequenri peti 
tioni:che già no può negare nulla aifi 
gluoli poi che p gratia e/fado noftro 
padre:uiuiamo adunqs figluoh di dio 
SC ficuramente ricorriamo allui neno/ 
ftri bifogni:per quefta tale fidaza pre 
gaua fido Paulo per lifuoi difcepoli : 



& diceua Jo mTginocchio alpadre del 
noftro fignore lefu Chrifto dal quale 
ogni paternità in cielo òC in terra e/no 
minata che uidia fecódo lancheza del 
la fua gloria uir tu diforteza nellhuo/ 
mo dentro * Onde cociofiacofache co 
me dice Boetio : ogni effedo dato hu 
mano confitta nel potere òC nel uolere 
dcllhuomo fiche felhuomo diquéfti 
manca lopete no polla uenire aeffedo 
cioè £e hae lhuomo lopotere ÒC no uo 
lere:ma e/louolere K no lopotere con 
grande fidanza polliamo porgere lino 
ftri prieghi a dio alqualc no manca il 
potere rper oche^/fignore omnipoten 
te ne iluolere gche e/padre mifericor/ 
diofo- Onde go fando Paulo lochia/ 
ma padre dimifericordia ÒC dio diruta 
ta cófolatione- Cofi fando Giouanni 
per quella cófideratione aconforta di 
cedo- Vedete che charita ciha dato dio 
che fiamo chiamati figliuoli di dio ÒC 
Clamo pogniamo che anche nofipaia 
alla uifta mentre che fiamo in quefto 
exilio : ma quàdo egli uerra per noi al 
lhora fiparra lanoftra dignità :jxhe lo 
uederemo come egli e/apotere aduqj 
orare co fidanza qfto padre firichiede 
che uiuiamo come fuoi figluoh ÒC no 
come cani: poche come dilfe Chrifto 
alla Cananeamon e/bene ÒC giufta co 
fa dare ìlpane defigluoli a cani • Nella 
quita ÒC ultima parte dico che dobbia 
mo orare perfeuerantemente pcioche 
come dice Chrifto folo laperteueràza 
fa faluo :ÒC come già e dedo egli indù 
già adare per prouare lonoftro defide 
rio:K po dice fando Gregorio :glifan 
&i defideri g indugio ÒC g cótafto ere 



feonor ÒC fe per quefto uenne meno fe 
gnio e/che fandi defideri non furono 
òC perche Chrifto uoglia eiTere prega/ 
to co importuna pfeueranza aflai chia 
raméte moftra neluangeho ponédo |> 
cxemplo lauedoua:che domando gm 
ftitia dal giudice iniquo : dello amico: 
che dioieza node domàdo del pane al 
lo amico : ìquali furono exauditi p la 
molta importunità ÒC pcrfeueranza:òC 
per qfto uuole cochiudere che molto 
dobbiamo noi più domàdaie : cercare 
ÒC picchiare :fi che egli e/piu pronte ÒC 
uolontario adare : ÒC fiche ghbeni che 
domàdare dobbiamo fono molto mi 
gliori ÒC più nece(Tari: che qualunqs al 
tro bene modano : grande in uerita es 
quefta ftoltitia ÒC negligenza noftra : 
che ueggiamo molti perhaucre alcuni 
offici ibenefici ÒC doni da fignori mon 
dani lungo tempo p diuerfi modi pie 
gargli: cercare : picchiare p fe ÒC per in 
terpofite perfone co tanto infacciamé 
to ÒC co tanta uolonta che no lafciano 
ne per uergogna ne per fatica ne g fpe 
fa anzi come cani affamati effendo cac 
cmti ÒC rifiutati anche pure riformano 
ÒCpoighauere lagratia ÒClagloria di 
dio non perfeueriamo ne noÀri domi 
di anzi incontanente allétiano òC ìfde 
gmamo fe tofto cxauditi non fiamo : 
che come dedo e dio ha maggiore uo 
glia difarci bene cB noi diriceuerlo:6C 
non indugia aexaudirci fe non per far 
cene diuentare più degni perfeueràdo- 
Diquefta tale humile perfeueranza ci 
pone egli exemplo della Cananea :lax 
quale quantunqs cacciata : rifiutata ÒC 
ifuillaneggiata no ceffo pero dandauv 



gli drieto SC didomandargli mifericor 
dia per lafigluola inuafata: fiche Chri 
fto quaG uinto per lafua humile perfe 
ueranza SC fede difTe-O femma grande 
e/latua fede: fifa fatto come hai doma 
dato-Hor fopra ciò molto potremo di 
re ariprendere lanoftra negligétia:che 
g uerita chi bene guarda poca uoglia 
habbiamo dimigliorare: bC molto ma 
giore cura habbiamo delcorpo ÒCdelle 
cofe corporali : che dcllanima &C delle 
cofe fpintuali- 

<T Diquello che orado dobbiamo do/ 
mandare SC quattro ragioni perche no 
dobbiamo domandare beni tempora/ 
li* Capitolo- yiii- 

¥ lOi che habbiamo monftrato che 
Jbr cofa e oratione:6C come e/utile 6C 
neceflaria: &C habbiamo ucduto come 
idio uolentieri cxaudifce ìnoftn prie/ 
ghi-Refta hora dimoftrare che orado 
dobbiamo domandare daqucfto beni 
gno padrerdella quale cofa chnfto be 
nedetto chi ben nfguarda aiTai chiara 
mente cidimoftra quàdo dice: quelite 
regnum dei 6C iuftitias eiusrSC hec oia 
addicientur uobis-Per lequali parole 1 
fomma uuoldire che no dobbiamo al 
lui domandare quefte cofe temporali 
pncipalméte:percio che egli fa quello 
che cibifogna:5C prouederacci a punti 
necdTari. Ma dobbiamo domàdar pri 
cipalméte 8C follecitamente lagratia ÒC 
lagloria fuamelle quali folo quelle co 
fe confitte lanoftra fufficientia SC pfe/ 
«ione in quefto modo &C nellaltro- A 
Cimile intendiméto mipare che dicefle 
anche quella parola che ferme fantto 



Giouanm trioe Vfque mòdo no peti/ 
ftis quicquà«cioe dice lachiofa-N5 mi* 
hauete anche adomadato cofa che Ga 
uera &C perfetto bene-Onde go fuguì/ 
gne-Querite utgaudium ueftrum pie 
num Gt- Condofia adunque cofa che 
ogni bene diquefta ulta Ga uanoGper 
che poco dura :fiche oche non fatia 4C 
cotcnta ìlcuore humano loqualenon 
può contétaré ne empiere fe no idio lo 
quale hauere e fommo ÒC uero gaudio 
& fomma beatitudine - Vuole cóchiu 
dcre che queftì beni temporah doma/ 
dare non dobbiamo :fe non quanto ce 
bifogno per lufo diquefta uita SC diq/ 
fto camino- Et pero dice fatto Bernar 
do che percerto quello e folo uero gau 
dio loquale ficocepe di creatore &C nò 
di creatura :alloquale gaudio aguaglia 
ta ogni altra allegreza e/triftitia: ogni 
dòlceza e/amaritudine:ogni diletto e 
tormcto - Et che noi queftì beni dallui 
principalmente domodare no dobbia 
mo poffiamone affegnar quano ragio 
ni rlaprima fie glaloro indegnità SC uil 
ta peroche adanima rationale inuifibi 
le ÒC inmortale no ficóuiene haucf ftu 
dio &a ppetito dicofe brutale JCcorrup 
tibih Onde go dice uno fatto che heb 
be nome Helinàdo parlando della di/ 
gnita SCexellétiadellaia-Moftruofa co 
fae/lhuomoche halanima imortale 
porre cofi efficace amore 8C hauere co 
fi ardete dcfiderio dicofe SC i cofe mor 
tali- Onde go fantto Gregorio parlan 
do fopra quella parola del pfalmifìa : 
ciee-Dormierut fcmpnu fuù:5C nihil 
inuenemt emés uin diuitiarum in ma 
nibus fuis-Dice conueneuole cofa fa/ 



rebbechelericcheze fu/Uno cleglihuo 
mini ÒC no glihuomini delle riccheze: 
fiche glihuomini come (ignori ghdif 
penfafiino fedelmente: ÒC non fuiXxno 
conftreéfr come ferui della auaritia di 
conferualle iniquaméce: ÒC pero fugiu 
gne lungo tempo co quefte cofe dura/ 
re non portiamo: peroche leperdendo 
fi cilafciano trifti/o noi morédo tnfti 
lelafciamo«Hora cofi potremo di r del 
li honori ÒC dogni altro bene modano 
che non fono dadimandare nedadefi 
derare :peroche fono uani ÒC tranfitori 
Onde pero quefto appetito ÒC qfto do 
mando riprende ilpfalmifta quàdo di 
ce filli hominum ufquequo graui cor 
detut quid diligicis uanitatem ÒC que/ 
ritis mendacius- Et chiama qui uanita 
òC mendacio quefti beni uifibili pche 
fono uani ÒC fallaci . Et cofi moftra an 
che Salomone quàdo dice ■ Come chi 
feguita lombra:òCuuole pigliare iluen 
to cofi e/quello che attende a beni me 
daci 8C uifibili :cioe uuole dire aquefti 
beni temporali liquah come dice fan/ 
€to Gregorio pero fono médaciòcfal 
laci perche no riempiono lonoftro de 
fiderio come crediamo ÒC eoe pare che 
gli promettano alla uifta anzi ciacref 
cano lafete ÒC generano nuoue necelTi 
tadi ÒC pcfieri^Et quefto uolle dare ain 
tendere Chrifto quado diffe alla fama 
ritana che chi beeffe diquellacqua che 
ghdomandaua per laquale intefe labo 
danza debeni temporah anche hareb/ 
be fete:ma chi beeiTe dellacq fua:cioe 
della gratia non harebbe più fete- So/ 
pra laquale parola dice fando Augu/ 
ftino che chi bee delfmme delparadi/ 



fo/tina gocciola delquale c/maggiore 
che limare occeano-Refta chegh fpe/ 
gni lafete diquefta uita:pla quale pa/ 
rola ficóclude chechi ha fete diqftì be 
ni tranfitori certo fegno e/come dice 
fancto Auguftino chegli non hae dio 
drento a fe: peroche eglie fi grande ÒC 
uero bene: che fofficien temete ÒC folo 
bafta adempiere locuore humano ■ Et 
anche glidice - O fignore idio tu cihai 
creati ÒC fadi per darci te:ÒC pero I que 
fio e/malcontento ìlcuore noftro infi 
no che no firipofa in te« Et pero anche 
dice fancì:o Bernardo che cofi male fi 
può fatiare ìlcuore noftro doro come 
ìlcorpo daria:cioe diuentoteioe uuole 
dire che come ileorpo uuole cibo cor/ 
porale:cofi ilcuor uuole cibo digratia 
fpirituale: ÒC altrimenti non e^mai co 
renio-Come Chrifto cinuita g lo eua 
gelio ÒC per Ifaia - Chnìque ha fete ua 
da allui ÒC bea ÒC non cerchi ÒC creda fa 
tiarfi diquefta acqua lotofa ÒC torbida r 
ÒC falfa delmare diquefto mòdo- Lafe a* 
conda ragione e/molto più principale tintiti 
peroche non dobbiamo domandare q ètoW™* 
fti beni fie:perche no folamente fono 
uani : ma fono gicolofi ÒC noceuoli ÒC 
dànofi bilama òC alcorpo lepiu uolte- 
Onde go feoo Bernardo dice: hor uo 
lefle idio che quefti beni cogregati pe 
ri(Tono:ÒC no periiTe quello che gheon 
grega poche molto più tollerabile ma 
le farebbe afaticarfi nebeni perituri cB 
nebeni che fanno perire- Et qfto e quel 
lo male che lo ecclefiaftico dice che ui 
de fotto ilfole:cioe riccheze coferuate 
in male delfignore fuo:ÒC go Chrifto 
lechiama fpine:goche come dice fan/ 



re 

> 



i 



il 
e 
i 
e 



i 
i 

t 

u 



&o Gregorio pungono 6C lacerano la/ 
mente di molte pene SC dimolte colpe 
fiche eoe dice lo ecclefiaftico nulla co 
fa più fcelerata cf> loauaro-Hora afTai 
cote potremo dire abiafimo dellamo/ 
re delle riccheze lequali parto per non 
eiTere troppo prolixo:& perche nó uo 
glio conchiudere altro fe non che non 
ledobbiamo domàdare dadio : poche 
non fono ne ueri ne propri noftn beni 
6C qfto uolle dimoftrare Chrifto qua 
do dirte a gliapoftoli-Se nelbene abe/ 
no non fiate fedeli qllo che uoftro chi 
lodarae. Quafi dica fe ilbene tranfi to 
rio che fuori diuoi nó difpenfate fedcl 
mente :lcbcne uoftro cioè lobene eter 
no &C lobene fuperno chi lodarac: qua 
fi dica no io: fiche uuole dire come di 
ce fantfo Teronymo che difficile anefi 
impofTibile coLae/che lhuomogoda 
hbeni prefen ti 6C futuri: &C peto anche 
di(Te Chrifto che cofi imponibile era 
che loriche entri in paradifo:come il/ 
camello per lacruna dago - Onde pero 
anche di(Te:guai auoi nchi che hauete 
in quefto mondo leuoftre cófolationi 
quafi dica diquelle dellaltro farete pri 
uati-Et pero dice fatto Auguftino niu 
no può effere confolato in quefto mo 
do & nellaltro :&C dibifogno e/che per 
da luna chi laltra uuole-Et fanclo Ber 
nardo dice- Dilicata e/ladiuina confo 
latione:5C non fida a chi cerca qlla del 
mondo- Et tutto quefto fimoftra chia 
ramence per quella parola che diffe A 
braam alnccho dànato che domanda/ 
ua acqua daLazero mendico-Ricorda 
ti di(Te che riceueftì beni in uita tua:6C 
Lazero male-Ma, hora egli e/cófolato 



K tu farai fempre tormentato Poffia* 
mo nientedimeno pregare co Salerno 
ne che ìdio no cidia tanta pouerca che 
no lapoffiamo portare: fiche nó cagù 
mo in furto/O i altro peccato rtuttauia 
fe egli pure lamàda fia labene uenuta» 
Hor chofi porremo dire delli honoris 
che fono fi pericolofi che etiamdio co 
medicefantto Gregorio qglicheera 
no buoni come Saul 6C dauid uipegio 
rorono: ÒC qfto uuol conchiudere che 
fe ghhonon guaftano ebuoni: non c / 
dacredere che uimeghorino lirei- Et j> 
ciò fatto Ieronymo dice- Fuggi o huo 
mo ghhonori liquali fanza peccato te 
nere non puoi: che percerto lalteza de 
glilionon e^gràdeza difcelerate opere 
Et cofi fanclo Gregorio dice che la ex 
cellentia della dignità e/grandiffima 
tempefta dimcnte: 6C ogni fuperbo re 
ttore tante uolte e/fimile ì colpa òcfia 
poi in pena adlangelo apoftata quàte 
uolte procura SC domanda prelatione 
6C che mumei are nó fipofTono limali 
che ficómettono per hauere fignoria • 
Et cofi fopra quella parola delpf almo 
Tunc emundabor a delitto maximo • 
Dice una chiofa che maximo òCdiabo 
lieo peccato e/amore difignoriatfkhe 
uero e/quello che dice loecclefiaftico 
cioè che fpeffó fignoregia lhucmolal 
tro huomo I fuo dànaEt quefto fimo 
ftra anche per quella fcriptura cB dice 
che giudico durilfimo fia fopra li prc 
lati 6C che glipotenti riceueranno potè 
ti tormenti : : 6C pero dice fantto Augu 
ftino: che quanto lhuomo e /in più al 
to ftato :tanto e/in maggiore pencolo 
per lequali rune cofe uoglio ccxhiude 




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re che lottato dello honore non fideb 
be apinre ne cercare ma fugire- Hor di 
quella materia abiaGmare lo appetito 
degli honori aitai dire Gpotreobe per 
moftrare eoe e/ftolro ÒC pefTimo : ma 
pur per dire brieue loexemplo di 
Chriilo : loquale fuggi quando uolfe 
e fere fado Re: ÒC fecefi inàzi alla tur 
ba che locercaua per crucifiggere-Et co 
me già e/dedo rifpo£e a figluoli di ze 
bedeo che domàdauano deiTere co lui 
ÒC cofi tutti gliapoftoli quando conce 
deuano quale diloro fuHe ìlmaggiore 
fiC gridando dille che fe non Gconuer/ 
riffono da quella fuperbia no enrerreb 
bono nel regno del cielo-In qfte adun 
que cofe temporali fimplicemence ci/ 
dobbiamo a dio comettere ÒC non effe 
re importuni domandatone Er pero di 
ce fando Augurino- Q uando doma 
date qllo che idio uirichiede ÒC coman 
da domandate Scuramente che con la 
fua gratia loriceuerete- Ma quando do 
mandate cofe corporali ÒC téporah do 
mandate con modo ÒC con conditione 
glicomettete: cioè che fe e/ilmeglio fi 
ledia:ÒC fe no feneftia: peroche egli fa 
qllo che cibifogna meglio che noi me 
defimi : come lomedico fa meglio ql/ 
lo che fa bifogno allo infermo :che no 
fa lo ifermo medefimo-Et diquefte co 
fe fintende quello che c/dedo diquel 
lo fando padre che diflfe che non afa 
bifogno dire molte parole adio ma ex 
t édere pure lemani a dio ÒC dire-Signo 
te come ripiace cofi cifouieni-Et qui G 
formi laterza ragione cioè che fàza no 
ftro domando idio a fuoi ferui proue 
de delle coli nccelTarie-Er go difle hec 



omnia addicientur uobis rcioe aquelli 
che feruano alla giuftitiatche cóciofia 
cofa che lagiuftia chefta in obferuare 
licomandamenti cifaccia fuoi figluoli 
non dobbiamo dubitare cS egli come 
padre ciprouedera ne noftri bifogni - 
Et go dice ilpfalmifta- Adiutor i opor 
tunitatibus:6C c« Et anche dice no uidi 
iuftum derelidum-Siche fe pure auie 
ne che idio a fuoi ferui lafci patire al/ 
cuna nccefhca non e/peroche fi abàdo 
ni altuttorma per prouare laloro fede 
ÒC charita ÒC per purgargli dalcuno di/ 
fedo ÒC per exercitargli nella uirtu del 
la patientia-Et imjX) poi chcgliha prò 
uati miracolofaméte ghfouiene come 
fece aHelia che lofece pafeere alcoruo 
ÒC cofi come firruoua dimolti altri fan 
di padri indiuerfe leggende ÒC libri di 
fandi a quah idio fouéne aibifogni/o 
per angeli/O/per uccegli/O/per beftic- 
Ma ilnoftro errore e in queflo che noi 
no fiamo contéti delle cofe necelTane 
anzi troppo uoghamo lofogchio- Co 
me adunai egli ciconfiglia nello euan 
gelio no fiamo folleciti diqueftì beni 
cioè cibi ÒC ueftimenti come li pagani 
che no hanno fede* Ma come dice fan/ 
do Pietro: Ogni follecitudine noflra 
gì ttiamo fopra lui » Et cofi ciconGglia 
ilpfalmifta dicendo - Iada cogitatum 
tuum i dno ÒC ipfe te enutriet- Laquar 
ta cogitatione fie penfare la excellétia 
ÒC riccheza diuina:alqualeno ficouie^ 
nr didare pocorma come riccho JC gra 
de fignore uuole dare pure grande co/ 
fe-Onde come già e dedo Lhrifto dif 
fe a gliapoftoli che anche non glihaue 
uano domandato nulla rcioe ahfpedo 



'li demaggiori beni che egli dare uoleuà. ni cemporalirliquali cóftfiderati cideb 

ia Leggiamo dalexandro impadore che bono ritrarre damargli ÒC domandarli 

re ' 5 dette àuno pouero gentile huomo che dequali per non effere troppo prolixo 

,lì glidomandaua helymofina uno bello più non procedo :fe non che conchiu/ 

ic cartello della quale cofa riprendédolo dendo quefto capitolo pongho alchu 

i , alquàti fuoi baroni 6C dicédo che glia ne autorità di fantti ì lequali quefto 

>r ueu a dato più che allui no ficoueniua chiaramente cidirnoftrano.Et luna fie 

li diriceuere tnfpofe loro ÒC diffe Jo non di fantto Gregorio loquale exponédo 

ie guardai qllo efi GcouenifTe allui dirice qlk parola dlpfalmifta :cioe una peni 

br uere:ma qllo che ficonuenifTe a me di a drio hàc requira ÒCcDice gràde ficur 

0 dare- Cociofia adiiq$ cofa che idio fia ta diméte fie non hauere a dominio al 

[ e maggiore dalexandro :anzi come dice cuna cócupifcen tia fecolare : poche ql 

v feo Paulo fia riccho p chiunqs ilchia/ lo che queftì beni cercha ÒCdefidera:fi 

:1 ma no ficonuiene didomàdargli cofe curo ÒC tràquillo mai efTere no puorpe 

piccole ÒC uile:ma pure cofe gradi ÒC p roche temédo diperdere qllo che ha^o 

Fette : che pure fecódo ìlmódo ueggia appetendo qllo che no ha fempre Giri* 

mo che agrande uergogna firiputereb tiolta in tépeftofi marofi ÒC uanafi tur 

n be alcuno fignore gride :cB alcuno gli to di ÒC mutafi fecódo li diuerfi accidé 

lì andafTe adimàdare uno lupino O/altf a ti che gli occorrono/o pofTono occor^ 

0 cofa uile- Hor molto più idio loquale rere- Et poi fugiugne: ma quando lani 

». e/di infinita bota ÒC riccheza no firipu mo limette 6C fóda I folo appetito del 

>f ta ahonore cf5 noi equali egli uuole ÒC la ettertta patria no fiperturoa p nullo 

e riputa p figluoli no uuole che noi gli accidente ne fortuna che uéga anzi dif 

0 dimàdiamo quefte cofe uile ÒC nociue pregia ogni cofa infima p diletto ÒC g 

^ Onde egli poche e/buono padre ÒC fa defidcrio debeni difopra : ÒC tutte le co 

gj uio fe gTeledimandiamo no cele coce/ fe chegli no appete foprafta co mirabi 

( j de pche non uicidefcendiamo-Et pefTi le liberta : fiche uuole dire che ciò che 

u mo fegno e p noi quando egli códifcé lhuomo ama in quefto mondo lolega 

a de a noftri ftolti defideri : fiche eoe di che I uerfo di dio correre non pofTa :ÒC 

a ce fantto Gregorio fpefTe uolte e ira di affliggelo didiuerfe pene òC paure-Si/ 

^ dio quello che cipare gratia : ÒC fpefTe che fimoftra uero quello :che dice Ifa 

r uolte e/gratia quello che cipare ira- Et ia :cioe che lo cuore dello ìpio e/come 

pero anche dice :che continuo fucefTo mare che tempefta loquale no può po 

diprofperita temporale e/ certo fegno fare - Lafeconda auttorita e/di fantto 

di ettema reprobatione- Et pero anche Bernardo ÒCdice Ecco che lomerchato 

fantto Auguftino dice che niffuna co ÒC per lafiera diqfto mondo molti uan 

fa e/cofi feiagurata come e/ la felicita no cercando chi diuitie ÒC chi honori t 

de peccatori. Hor molti fono gli mali ma chi bene guarda qfte riccheze non 

6C pericholi che confegnano queftì be fono buone gche con fatica 5C con pec 

c 



a 




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Firenze. 

Pai. E.6.2.7 



caro facquiftano co amore fipofTeggo 
no SC con dolore fiperdono - Et cofi di 
ce che non può eflère lhuomo 1 hono 
re fanza dolore in prelatione fanza tri 
bulacione I alteza fanza pericolo-Et pe 
ro dice che ilfauio fpirituale mercatan 
teognicofadifpregia 6C fugge SCdice 
a Chrifto co fan&o Piero-Ecce nos re 
liquimus ola 6C fecuti fumus te -Et pe 
ro conchiude SC dice- Beato quello che 
no ua cercàdo quelle cofe lequali ama 
te e/loro danno :po(Tedute grauano SC 
follecitano:SC perdute affliggono SCi 
fommaallaetterna dannatione mena 
notSC della etterna confolatione priua 
no-Hor quefto badi per moftrare che 
non dobbiamo pregare idio che cidia 
quefti beni corporali- 
CCome no dobbiamo domandare fa 
nita ne belleza ne etiadio altre dote SC 
doni fpirituali come prophetare SC fa/ 
re miracoh mafolamentc conofcimen 
to 6C charita* Capitolo- viiii* 

eT no folaméte no dobbiamo do/ 
mandare beni temporali ma etià/ 
dio ne fanitacne bellezame gratia difa 
re miracoli ne diprophetare: ma fola/ 
mente charita SC conofcimento diueri 
ta:5C quelle cofe lequali accio cinduco 
no :SC quàto della fanita dico gche noi 
no fappiamo quale cifia meglio:dob/ 
biamo fempliceméte a dio connetterlo 
Et dicio cida exemplo fà&o Augufti/ 
no ilqualé in una fua otatione dice- Si 
gnore mio idio della fanita del corpo 
mio a te cfi conofci ilmegho fimplice 
méte comet co- Exemplo ancor habbia 
mo dicio i fan&a Martha SCnella mag 



dalena:lequali eflcdo Lazero inférmo 
a morte no furono ardite dimandare a 
dire a xpo che louenifle aguarire : ma 
di(Tono fignore ecco lamico tuo e/in/ 
fermo:come fe diceffino fanne quello 
che tipare ilmegho- Leggefi ancora di 
fanfto Thomato di cóturbia che uno 
infermo che era ftato molto fuo fami 
Lare uedédo che alfuo fepulchro gua/ 
riuano molti infermi fiuiando 6C pgol 
lo che ghrendeiTe lafanita • Et riceuuta 
che hebbe lafanita incomindando ate 
mere cB forfè no era ilmegho torno al 
munimento delfanfto ÒC dilTe-Priego 
ti martyre beato che fe no e^ilmeglio 
che io Lia fano fimiritorni lainfèrmita 
&C incotanéce torno infermo come era 
5C fu contento- Leggefi ancor nella de/ 
<fta leggéda che una donna uana andò 
alfuo fepulchro pregando che lederti 
più belli occhi :ma incontanéte diuéto 
ciecha tonde riconofeendo lafua colpa 
pregollo che gliréderte quelh diprima 
egli p gratia lirédette- Per lequali cofe 
ficochiude che p molti e/meglio lain 
fermita 6C lalaideza che lafanita/O bel 
leza 6C po qfto fipruoua maximamen 
te p la hyftoria difandla Petronilla :la 
quale feo Piero fuo padre uedendola 
bella ÒC fana SC che g ciò era amata ua 
namente temédo chella non ne pdeffe 
lanima prego idio che lafaCeiTe diuéta 
reattraàaSCchofifu- Horafopracio 
molto fipotrebbe dire amoftrar ilperi 
colo della forteza SC belleza corporale 
SC chofi potremo dire delle gratie: che 
molti domandono comee/haucrefi/ 
gluoli SC altre confolarioni corporali : 
lequali fpefTe uolte fono in loro dàno 



Ma perche farebbe troppo$rolixa ma 
teria ma bafti qllo deéto e » Pognarno 
adunque che in ogni noftra neceifita/ 
de quantùqs piccola : dobbiamo ricor 
rere a dio eoe a fignore che ciaiuri: no 
gli dobbiamo pero pon e legge che fac 
eia quello che pare a noi rma pure qllo 
che pare allui- Seguitando dicio loexé 
pio di Chtifto ilquale altépo dellapaf 
ììonepreghoilpadre inquàtohuomo 
che celTafTe ilchalice della paflìone dal 
lui ma fugiufe ma no come uoglio io 
ma pure come uuogli tu« Exemplo an 
che dicometterci a dio 1 quefte cofe té 
porali cida lauergine Maria indo che 
uedendo ilmancaméto del uino nel co 
Ulto delle noze no lopregho imprima 
méte che neprouedeuerma diffetuimì 
non habét:quafi dica fanne hoggimai 
come tipare 6C piace-Et quefto tale mo 
do dipregare chiama Vgho de fando 
ui&ore ìfinuare cioè manifeftare adio 
ilnoftro bifogno p Gmplice parole :5C 
cometterfi alla fua prouidentia-Que/ 
fto adunq^ e/laforma ÒCilmodochei 
quefti cafi debeni ÒC demali tempora / 
li tenere dobbiamo: cice dicometterci 
pure a dio che ! dia infermita/O morte 
O/uita quando/O eoe uuole» Onde del 
la uita parlando fanfto Auguftino di 
cerche nifTuno fa fe lunga uita glie uti 
le^o danofo*Et anche Seneca dicetche 
non e/pofto lo bene dellhuomo nello 
fpatio della uita ma nellufo fiche non 
e/dapregare per luga uita maperbuo 
na che come fanfto Paulo dobbiamo 
pregare più p lafanita dellhuomo den 
trornon diquello difuora come e/bifo 
gno alla falute noftra :SC non folamen 



te per quefli beni eorf orali no dobbia 
mo pregare idio che cenedia fe no fot 
to condì rione fegli pare ilmeglio : ma 
etiadio per cene gratie fpirituali ÒCpiu 
excellenti come infare miracoli : pphe 
tare :hauere uifioni : parlare in diuerfe 
lingue teiTere gratiofo predichatore:5C 
altre fimileleqli grane pognarno che 
fieno fopra natura & dallo fpirito fan 
fto-Poflono niétedimeno eflere fanza 
fpirito fand:o:fiche come dice fanfto 
Gregorio cofifene può lhuomodàna 
re come faluare: come delle richeze fiC 
delle altre profperitadi temporali: go 
che comunemente trouiamo che mol 
ti defiderano quefti doni SC quefte bo 
tadipiuperuanagloria ÒCghauere la 
graria dellegéti che per chanta 5C p ha 
uere lagratia didio«Et quefto monftra 
fan&o Paulo chiaramente nella pifto 
la ad corinthios doue parlàdo delle di 
uifioni delle gratie lequali idio conce 
de aifuoi fedeli come prophetare:mi/ 
racoli fare:SC altre fimili SC conofeenx 
do che molti nedefiderauano dhauere 
P hauere honore o/ guadagno tempo 
ralc poi che lhebbe diftke 6C diferipte 
ÒCdeftoche fidauono dallo fpo fan/ 
do fugiungne SC dice loro:ma habbia 
te uoglia dimigliori charifmati : cioè 
doni ÒCgratie SC io uimofterro una uia 
più excelléte-Laquale uiauolédo mo/ 
ftrare che confifte in fola charita fu^ 
gingne-Si linguis hominumloquarSC 
angelorum charitatem autem non ha 
buero fa<fhis fum uelud es fonàs SC c • 
Et procede acommédare lacharita uo/ 
lendo moftrare SC cochiudere che nep 
phecare ne bene predicare ne fecreti co 

cu 



nofcere ne miracoli fare ne altre (jualu 
quegratie afono utile a fallite fàza la 
charita niente uagliono:fiche come di 
ce fanfto Auguftino: Tanto lhuomo 
merita nelle altre gratie SC opere quan 
to ha charita SC non più- Siche charita 
ha ogni bene o/in fe o/in altrui :SC chi 
non lha indarno O/con damno ha lai/ 
tre uirtu SC gratie • Et po anche fanfto 
Gregorio dice: che loramo della ope/ 
ra non ha uerdura ne frufto fe no per/ 
mane in radice dicharita» Et pero Cui/ 
fto Paulo ciamunifce SC dice- In chari 
tate radicati SC fundati-Et anche dique 
fta fola priega idio che celaconceda SC 
dice- Oro ut charitas ueftra crefcat SC c 
SC altre fimili prego-Hor cofi Chrifto 
nello euangelio fola lacharita puofe p 
certo fegno che lhuomo ficonofcha ef 
fere de fuoi difcepoh quàdo diffe :a q/ 
fto conofceranno glihuomini che fia/ 
re miei difcepoh fe harete carità inde/ 
me- A fegni adùque di habiti ne dipa 
role no ficonofce chi e/di Chrifto- Et 
in quello e/ilgrande inganno dimolti 
che fono riputati fanfti per li fegni di 
fuori auenga che drento fieno lupi ra/ 
paci come dilTe Chrifto depharifei-Et 
per quefto rifpefto difTe loecclefiafti/ 
co-Io uidi impi SC fepulti : cioè danari 
in inferno ìquali mentre uiueuano era 
no in luogho fanfto : cioè dirijigione 
O/daltro ftato fpirituali:SC erano lau/ 
dari p lacipta quafi come fanfti dimoi 
te buone opere- Per lequali parole tut 
te fimoftra efi etiamdio copredetti do 
ni può lhuomo etffere rio SC damnato » 
Et quefto moftra chrifto maximamé 
te-Moiri uerranno a me neldi delgiu/ 



dicio 5C dirano Ggnore fignore hor no 
prophetamo noi nelnome tuo &C chac 
ciamo ledemonia:SC facemo molti mi 
racoh:ÒC io diro partiteui da me opera 
tori di iniquità che io non uiconofeo • 
Hor cofi neluechio SC nuouo teftamé 
to affai fitruoua che molti furono fai/ 
fi ppheti SC predicatori:SC ferono mol 
ri mirachoh SC hebbono molte gratie 
con utilità daltrui SC con fuo damno « 
Come adunque dicono fanfto Grego 
rio neldialogho SC fanfto Antonio in 
uita patrum- Alla uita SC non afegni fi 
debba guardare SC uita SC non fegni fo 
no dadefiderare- Et cofi perche noi do 
biamo fecondo la regola della charita 
amare hnoftri proximi come noi me/ 
defimi- Cofi dobbiamo pregare per lo 
ro come per noi pure che idio dia loro 
lagratia SC lagloria fua:8C cofi che glia 
iuti neUi pericoli SC nelle temptationi 
Siche in fomma SC per noi SC per li no 
ftri proximi non dobbiamo preghare 
idio checidia fenon lume diueritatfer 
uore dicharita SC pace fanfta I ogni ad 
uerfita come cida exemplo fàfto Pau 

10 rilquale mai per fe ne per altrui pre/ 
gho daltro- 

CDiquattro confiderationi per lequa 

11 fimoftra che lacharita excede ogni 
altro bene- Capitolo decimo- 

eT che fola quefta uirtu SC gratia 
della charita fia folo SC uero SC £/ 
fefto bene polliamo moftrare per qua 
tro confiderationi: cioè p rifpefto del 
lo datore :per rifpefto dello riceuitore 
g lorifpeftodelluogodouefipone SC 
confifte: g rifpefto del frufto SC bene 



cheuifta- Dico imprima clic cjuefta 

grana fimoftra commendabile ÒC miV 
gliore che laltrc per rifpetto del daKV 
re cioè perche e/fi grande bene che ne 
lauirgine Maria ne angelo ne fatto ne 
altra creatura lopuo dare ma folo idio 
Et qfto moftra fantto Iacopo quando 
dice:Che ogni dato ompnmo ÒC ogni 
donogfetto e/ÒC procede difopradal 
padre de lumi:cice da Dio loquale c/ 
detto padre de lumi cioè de fandfa liq 
li fono lume delmondo:ÒC pero anche 
dice chi ha bifogno difapientia per la 
quale intende lagratia perfetta: filado 
mandi dadionlquale da ÒC cócede-Co 
meadunqs ueggiamo fecondo ilmon 
do che pognamo che allo imperadore 
O/alpapa fi appartéga didare cerri uffi 
ci ÒC benefici niétedimeno dire che gli 
ha cómefTo alla natura ÒC a glihuomi/ 
ni didare ÒC potere dare richeze ÒC altri 
beni : ma pur grana dibuona uolonta 
no uuole che lapofTa dare fe no egli fi 
cf> pognamo che fia utile apregare gli 
fantti ct> ciaiutino.pure dobbiamo ere 
dere che eglino no pofTono ne uoglio 
no aiutare fe dio nó'lomette loro i cuo 
re«Et pero principalmente e/daricorre 
re pure a dio-Et quello moftra lachie/ 
fa in quella oratione laquale diciamo 
Tnbue qfumus domine fanttos tuos 
iugirer prò nobis orare ÒC eos cleméter 
exaudire digneris - Cioè uiene adire fi 
gnore preghiamoti che ciconceda che 
^glituoi fatti prieghino pet noitòC tu ti 
degna di exaudirgli- Hor ecco adunq? 
che a dio folo dobbiamo ricorrere pri 
cipalmente - Nella feconda parte dico 
che lagratia della charita fimoftra ex/ 



celiente per rifpetto delriceuitore cioè 
che come diiTe fatto Auguftino ogni 
altro bene e/comune ÒC dalli etiamdio 
a reprobi ÒC peifimi huomini: ma que 
fto e/proprio bene degli eletti- Et que 
fto affai fipruoua nelli apoftoh ìqua^ 
li furono fingulan figluoli ÒC amici di 
Chnfto: niétedimeno Chnfto dique 
fti beni temporali glipriuo ÒC diede ÒC 
promifTe loro pure aduerfi tadi in que 
fto modo t ma nftorogli incio che die 
de òC mando loro lagratia dellofpirito 
fantto-Onde per quefto rifpetto con^ 
fortando fantto Auguftinoh huomi 
ni giufti afflitti nel mondo dice cofi . 
Nouifdegnatefeghmali huomini fo 
no in fiore diprofperita:ÒCuoi fiate op 
preffrrperoche non e/dichriftiana relt 
gione ÒC perfettione habódare dibeni 
temporali Irma più tofto efTere decerto 
ÒC afflitto-Onde li mali no hanno par 
te in cielo :ÒC cofi libuoni no debbono 
hauere parte de beni di terra«Et pero g 
rifpetto diqllo bene uero alquale cor/ 
reteteioe male che uincontra per lauia 
patienteméte foftenere douete-Come 
dice adùque fantto Paulo teerchiamo 
ÒC domàdiamo pure libeni difopra no 
quelli difotto-Et pero come propheto 
Ifaia di Chnfto e/detto padre delfu/ 
turo feculoramoftrare che defuoi legi 
ttimi figluoli ÒC herede procede ÒC da 
pure diueri beni celeftialiròC a peccato 
ri come no legiptimi da diquefti beni 
temporali - Nella terza parte dico che 
qfto dono dellacharita fimoftra excel 
lete p loluogo doue dio lomette ÒC po 
ne cioè nelcuore delqle ne acq ne uéto 
ne nimico uifibile ne muifibile lopuo 

cg 



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togliere fe lhuomo per fua colpa non 
lo getti: fiche in quefto Guirifica quel 
lo dedo di fandto Giouanni bocca do 
ro cioè che niffuno può eflere offefo fe 
no da femedeGmo * Se adunq$ ueggia 
mo fecondo ìlmódo che quella poffef 
Gone SC bene che lhuomo ha pfo afuo 
agio SC godimento più ha chara- Cofi 
SC molto più lagracia laquale ha dren/ 
to a fe e/dhauere cara più che altro be 
ne loquale lhuomo porta hauere fuori 
di fe«Et pero etiadio Senecha dice- Ri 
puta beato quello non ilquale e/richo 
SC honorato difuori: ma qllo che ogni 
fuo bene ha drento - Et pone exemplo 
duno ilquale e/prefo SC rubato dauno 
tyramno domàdollo quello fe egli ha 
ueua perduto nulla rifpofe che no : pe 
roche ogni fuo bene haueua feco inté 
dendo che era quefto bene ilfemno 2C 
uirtu eh haueua 1 cuore-Et a quefto in 
rendimento dice Boetiotmai lafortu/ 
na non potrà fare tuo qllo bene loqua 
le per fua natura da te e/alieno: cioè il 
bene modano-Nella quarta parte dico 
che quefto bene fimoftra excellentiflfi 
mo per loexcellétif&mo affe&o SC fru/ 
do che fa nel cuoreteioe che glida lu/ 
me diuerita quanto alla potentia con/ 
cupifcipibile:5C dagli foma pace SC tra 
quillita: quanto alla potentia irafcibi 
le : Da dico lume diuerita come dice fa 
(to Giouanni :cioe chi ama e/in lume 
SC chi non ama e in tenebre-Et pero an 
che dicetluntione di dio : cioè ladolce 
charita infegna ogni cofa teioe necefTa 
ria a falute-Et cofi fintende quella pa/ 
rola per laquale diHe Chrifto a gliapo 
ftoli cioè che lofpirito £an£to della ue 



ri ta infegrerebbe loro ogni uerita cioè 
dibene uiuere SC diconofeere fe SC idio 
loquale e/lopiu utile SC necefTario co* 
nofeimento che fia « Fc quefto mcftra 
fan&o Auguftino incio che i una fua 
oratione quefto fingularmente doma 
da SC dice- Signore idio bene incomu/ 
tabiledamiaconofeerete- Onde pero 
anche dice qllo folo bene conofee ciò 
che e/chiaro SC ciò che e/obfcuro nel/ 
le fcripture fandle: ilquale obferua la/ 
charita ne fuoi coftumi- Et anche dice 
fe non uuacarcioe no attédi/O huomo 
ariuoltare SC ftudiare ogni fcriptura ti 
enti alla charitamella quale péde SC fi 
imprende tutto-Lacharita adunque fo 
la infegna lauerita non diphilofophia 
ne diftrologia ma dibene uiuer rlaqua 
le e/fomma theologia « Siche chi e/in 
charita non permette idio errare derro 
re pericolofo-Et quefto moftra ilpfal/ 
mifta quado dice • A mandatis tuis in 
tellexi-Et anche- Super fenes intellexi 
quia mandata tua queGui SC e Et pero 
loeccleGaftico dice-Màdatum lucerna 
eft SC lex luxrcioe uuoldire che p lob/ 
feruanza delcomandamento della cha 
rita uiene lhuomo alluce di uerita: Si/ 
che fimoftra uero quello che promifTe 
Chrifto cioè efi fe obferueremo lofuo 
fermone conofeeremo lauerita :SClaue 
rita ciliberera- Quefto monftra anche 
loeccleGaftico quando dice: che come 
gliucegli ficongiugono SCragunano in 
Geme fecondo loro fpetie:cofi laueri/ 
ta uola SC entra nel cuore dicoloro che 
lado pano- Hora aiTai potremo puarc 
qfto g molte fcripture:ma fanza fcrip 
cure kcoanua cxgicntìa ilmoftra icio 



che turco di ueggiamo molti gradi lit/ 
cerati efiere più ciechi della anima che 
lebeftieSiche come difle idio per Ma 
lachia propheta:lidotti dellalegge no 
lacóofcono: SC g corrano molti idioti 
SCfemplicieffere molto alluminati di 
buono cofiglio: fiche uero e/ilprouer 
bio che dice che impoflibile e/ dicarte 
dipecore trarre fenno- Et -pero dice Sa 
lomone che lanima dello huomo fan 
tto uede più SC meglio lauerita cB fep 
te dottori che feggono in alto chome 
maeftri. Siche coligha Ifaac più torto 
debba lhuomo comettere ìfuoi confi/ 
gli cioè dellanima auno fantto idiota 
che auno litterato rio-Hor diqfta ma/ 
teria aitai potremo dire SCprouarla per 
gli exempli di fantto Antonio ÒC dal/ 
tri moki fantti padri aiquah Idio per 
lapun ta SC per lacharita del cuore riue 
loe hfuoi fecretirma per no e/Tere trop 
po prolixo bafti qfto che detto ne ma 
ximamente gche fopra quàdo comen 
damo lorationc nelquarto capitolo'an 
che alcuna cofa ne detto- Nella fecon 
da parre dico lacharita riempie SC con 
tenta lapotentia concupifcibile- Siche 
chi ha Idio: ilquale e/charita fuori di 
lui non può altro defiderare • Siche co 
me difopra e/detto nello ottauo capi 
tolo biafimando lappetito de beni té/ 
porali :fegno e/che non ha idio dren/ 
to chi altro cerca fuori dilui-Onde del 
la excellentia diquefta uirtu parlando 
fantto Bernardo fopra quella parola: 
che dice fantto Giouanni:dice « Deus 
charitas eft : SC qui manet in charitate 
in deo manet SC deus 1 eo :SC c-Dice co 
fi idio e/charita-Et qual colà e più pre 



tiofaEt chi (la in charita (la in dio- Ec 
qual cofa e/piu ficura-Et idio fta i lui* 
Et qual cofa e/piu gioconda:: quafii di 
ca^Chi ha idio ha ogni bene SC ogni fi 
curta SC ogni giocondità ■ Quefto an/ 
che fimoftra nellibro della fapientia : 
doue quello fauio hauendo detto che 
orando SC inuocàdo uenne in lui lofpi 
rito della fapientia : fogiugne poi che 
tanto bene glifece SC tato diletto SCgio 
códita SC riccheza glidiede : che ne pie 
tra pretiofa ne oro ne arcato SC ciò che 
fipuo defiderare a qfto bene non fipo 
teua aguagliaretfiche diqfto bene con 
tento ogni altro bene difpregiaua : ipe 
roche ogni bene con efTa SC per ella gli 
era uenuto • Siche uuol dire che per la 
charita lhuomo e/ripieno dogni nche 
za SC dpgni dolceza SC dogni gentileza 
Onde pero fantto Paulo lodàdo quel 
li di conto dice- Voi fiate f^i fi richi 
della diuina gratia che nulla uimàcha 
Siche bene dice uero fantto Augufti 
no che troppo e/auaro acuì idio no ba 
fta- Et pero anche dice faccendo agua/ 
glio dalla riccheza drento a quella di/ 
fuori- Ecco quefto ha loro nella archa 
SC dice o/ huomo come e/riccho que/ 
fto< Quefto altro ha idio nella cofcié/ 
tia come non e/piu riccho : quafi dica 
in infinito e/piu riccho chi ha idio cB 
chi ha oro « Et pero fogiugne SC dice :a 
guaglia infieme SC penfa quale e/mag 
giore theforo fra idio SC lhuomo loro 
SC quale e/migliore SC più ficuro ferra 
me fra larcha O/lacofcictia- Siche uuo 
le conchiudere che maggiore theforo 
e/Idio che lo oro:8C migliore ferrame 
la cofeientia : che larcha « Hor quan/ 

ciiii 



to fia hoggi lapouerta diquefto thcfo 
ro chi bene guarda affai cedapiàgnere: 
peroche in uerica quafi ogni gente do 
gni (rondinone ÒC ftato ha fi grà fame 
didanari che bene fimoftra che dio no 
ciha ripieni ranzi loro fiadora per idio 
6C come dice uno prouerbio«Ogni co/ 
fa SC ogni huomo ubbidifce alla pecu 
nia - Et go diqfta materia mipare più 
dapiàgnere che altro dirne-Nellaterza 
parte dico che lagratia della charita ri 
empie ìlcuore dipace peroche lachari/ 
ta ama tanto idio che non fipuo turba 
re dicofa chegli permetta : anzi dogni 
cofa loringratia dicendo come Iob tri 
bulato- Sicut domino placuit factum 
cft:fit nome domini benedi<fìu$-Et di 
quefta tale perfezione parla ilpfalmi 
fta quando dice a dio«Pax multa dili/ 
gentibus legem tuam : ÒC nottqft illis 
Lcandalum- Et chiama qui legge letter 
na prouidétia ÒC uolonta diurna laqua 
le errare ÒC fallare no può- Et cofi aque 
fto intendiméto 'dice fandìo ;Augufti 
no- Che pace dellanima con dio lie or 
dinata 1 fede fotto letterna legge ubbi 
dientia-Pognamo adunque che glifan 
&i huomini fieno afflici ÒCingiuriati 
non fifcandalezano pero contro a dio 
poche fono certi che idio nulla perme 
fte loro fe non per lomeglio- Siche co 
me dice fàdto Paulo -a quegli che ama 
no idio ogni cofa ficouerte i bene- Per 
lequali tutte cofe ficóchiude che quel 
li che fono perfedh in charita fono già 
beati dibeatitudine diuina tlaquale co 
me dice fandlo Ambrofio confifte in 
alteza difapierttia ÒC in fuauita dicofei 
cnaa-Siche come dice loecclefiaftico- 



Lagrariadidio e/quafiuno paradifo 
nelcuore g lemolte benedi&ioni ÒCdol 
ceze cB uiporge 6C fa fenrire-Et pero di 
quefti cofi perfedh fintende quella pa 
rola che dille chrifto:cioe-Regnù dei 
intra uos eft -Cioè uuoldire diffe Caf 
fiano nelle collazioni defandh padri 
che in cioche hanno pace òCcotentamé 
to ÒC pace dibuona cofeientia fono già 
quafi nelregno delcielo :ÒC loregno del 
cielo e/in lororperoche nelle predette 
cofe confifte lagloria del detto regno* 
Come moftra lantto Paulo quàdo di 
ce-Rcgnum dei non eft efea ÒC potus : 
fed iuftitia ÒC pax ÒC gaudiù in lpùjfco 
Hor ecco adunque che no lecofe uane 
ÒC tranfitorie ÒC uili dobbiamo doma/ 
dare orando: ma pure quefta giuftitia 
della charita :ÒC quefto gaudio pieno: 
ilquale qui ficonricia g caparra : ÒC ter 
mina fanza termine in etterno in quel 
la beata uita-Per lequali tutte cofe pof 
fiamo'eochiudere che cupidità debeni 
terreni ÒC charita ÒCdefiderio de beni 
fpirituali ÒC celefti come fono con tra/ 
rie- Cofi hanno cotrari effetti teioe cB 
lacupidita accieca ÒC lacharita allumi/ 
narlacupidita lega lhuomo ÒC fallo fer 
uo rlacharita lolibera òcfallo nobile an 
zi figluolo didio* Lacupidita ingenera 
infermità òC corruptione- Lacharita da 
fanita SC neteza- Lacupidita genera fa/ 
me ÒC pouerta-Lacharita genera fatie/ 
ta ÒC fa riccho- Lacupidita tiene lhuo/ 
mo òC in guerra ÒC in odio co dio òC col 
proximo- Lacharita tiene ÒC in pace ÒC 
in lentia- Lacupidita riempie dimolte 
amaritudine-Lacharira riepie dimolta 
dolceza figche coglie Staccia ogni rio 



timore tdolore 8C rancore- Et fi perche 
riépie ìlcuore dicelefte dolceze- lacupi 
dira allulnmo màda ifuoi ferui alla er 
terna dànatióe-Lacharita màda alla et 
terna gloria « Lequali tutte cofe proua 
re perfingulo farebbe troppo prolixa : 
materia 5C po lafcio maximamente co 
fiderando che chi quefto bene pruoua 
per fperientia no glibifogna altro tefti 
mone- Et chi ilbene della charita non 
pruoua:ma e/cieco 6C oftinato in pec/ 
cato etiàdio alle teftimonia della fcrip 
tura no crederrebbe:pero che dice fan 
dio Paulo- Lhuomo animale ÒC bruto 
no percipe lecofe didio- Lafciàdo adii 
que didime altra pruoua tconchiudia^ 
mo quefto capitolo &C quefta materia 
g quella autorità difandlo Augu ftiV 
no loqle dice cofi-Duoi amori hanno 
fadlo due dptadircioe che amore di fe 
infino aldifpregio di dio fifa & hedifi 
ca lababyloniatcioe loinfèrno«Et g co 
trarìo amore perfedlo di dio infino al 
difpregio difemedefimo fifa bi hedifi 
ca laierufalem celefte alla quale cipdu 
ca Chrifto datore delle gratiequieft 
benedidlus I fecula feculorum Àmé- 

CDeltempo 5C delluogo che dobbia/ 
mo eleggere per orare- Capitolo-xi- 

BEguita hora diuedere del tépo *C 
delluogo che dobbiamo eleggere 
per meglio orare- Et quàto alprimo di 
coche cociofiacofache dogni tempo 
fiamo in pericolo SC 1 battaglia &C fem 
pre riceuiamo da Dio diucrfi benefici 
fempre dobbiamo ftudiare dorare/O/ 
domandando aiuto/O ringrariàdo del 



lo aiuto fiC beneficio riceuuto- fiche tu 
dio iltempo della uita noftra i quelle 
due parti dorationi dobbiamo fpende 
re • Onde dello ringratiare dice fandlo 
Gregorio- Dobbiamo fempre idio rin 
granare perche elli fempre no ceffo di 
noi aiutare- Et per quefto fempre orar 
ci induce chrifto quàdo dice- Éifogno 
ce difempre orare 5C mai no ceffare- Ec 
àche dice ueghiate dogni tempo fiche 
fiate degni difuggire lira uétura- Et co 
fi fandlo Paulo quando dice-Sanza in 
termirtione orate ÒC 1 ogni cofa idio ri 
granate- Ma jxhe quefto cotinuo orar 
attualméte SCuocalmente fempre fare 
non portiamo :perche cipedifcono lai 
tre follccitudini & neceilita corporali 
ÒC anche fpirituali quàto alla uita adi 
ua:5C per noi 6C per gliproximi- Siche 
come difopra nel prio capitolo c/mo/ 
ftratolededreaudloritadino fi debbo 
no intendere litteralméterintédefi che 
locontinuo defiderio 6C lacotinua buo 
na uita e>continua oratione-Et po più 
didimamente parlàdo dico che altem 
po digraue temptatione ÒC tnbulatióe 
dobbiamo più ìnftantemcnte orare g 
impetrare foccorforcome diceexéplo 
ilpfalmifta quando dice- Ad domimi 
cum tnbularer clamaui-Et anche 1 die 
tri buia tionis mee deu3 exquifiui: tC c- 
Maximamente dicio habbiamo exem 
pio i Chrifto ìlquale altcpo della paf 
fione più perfeueran temete oro- Onde 
dice fandlo Luca- Fadhis 1 agonia prò 
lixius orabat :ÒC c- Et a qfto amoni gli 
apoftoli dicendo- Vigilate fiC orate ut 
no intretis in tcptationé. Et qui poflia 
mo notabilmente confiderarc che no 



diffe che dobbiamo preghare Iddio 
che non cilafci temptare:ma che no la 
fci entrare :cióe cadere nella temptatio 
ne:percheeiTeretempcatoe/unle : go 
chelhuomo nemerita combattédo: SC 
feumiliaG conofcendo lafua fragilità: 
SC exercitafi aoiye SC uiene ì amore di 
Dio riconofcendo ilfoccorfo SC laiuto 
fuo- Ec g quefto mfpecio cinfegno adi 
r£ helpacer noftro- Ec ne nos inducas 1 
téptationé-Sed libera nos a malo:cioe 
della colpa che no uicaggiamo : come 
intéde lo temptatore- Et quefto chiara 
mente cimanifefta ilpfalmifta quàdo 
dice- Inuoca me 1 die tnbulatiois erua 
re:SC hononficabi3 me- Sopra lequali 
parole dice fan#x> Bernardo- Lanatu/ 
ra humana fufifauiamente ordinata: 
che ha biCogno continuamele p prote 
dorè colui chehebbe per códitore-La 
qualcofa accio che lhuomo no dimen 
uchi SC atmbuifca a fe laguardia laqle 
e/pure di dio:SC uuole ÒC fiordina elfo 
idio che egli fia temptato SC tribulato: 
accioche uedendofi uenire meno SC pe 
rire gridi orando a dio SC poi riceuédo 
ilfoccorfo fillo ami SC rigrati « Siche g 
quefto modo auiene che lhuomo loq 
le no amaua fe non fefteffo : almeno g 
quefto modo incornici amare idio co 
me fuohenefa(3:ore:ma poi occorrer 
dogli fpeiTo letrìbulationi SC letempta 
rioni g lequali fpertb glifia bifogno di 
gridare aliai $C diprouare lafua gratia : 
e^bifo^no fegli haueflfe quafi cuore di 
pietra fijffamolli adamarlo damore pu 
ro dichartraiafciando loamore dogni 
altra cofa SC Creatura fe no per lui- Co/ 
fi ùai&oGxQftèno parlando di quefta 



materia dice:che g diuinadifpenfario 
ne permette Idio che fpeftb fiamo tèp 
tati SCafflicìi accioche ciriconofeiamo 
SC allui ricorriamo fiche poi che per la 
tnbularione lahumilita crefce:urile ce 
quefta aduerfita laquale da fugbia cu 
guarda- Hor g harebbe copiofa mate/ 
ria apiare della utilità delle tribulatio 
niSCtétatioi ma tropo farebe plixa ma 
teria SC no appartiene a qfta noftra ma 
teria fe no in quefto tanto che nella tri 
bulatione SC téptatione dobbiamo più 
intentamente orare:SCgo dice che cifo 
no utili- Et generalmcte dico che inàzì 
a ogni noftra opera dobbiamo ricorre 
a'dio orando che cianiti SC guardi* On 
de dice feo Ieronimo a Paula :nelpricì 
pio diciafeuna opera tifa bifogno del/ 
la croce SC della oratione del fignore ci 
oe ilpater nofter- Siche fempre e/tépo 
SC cagione dorare o /pregando g riceue 
re gratie/o ringratiàdo delle riceuute : 
poche come dice fanfto Gregorio: to 
fto fiperde ilbene feno loguarda colui 
che lodie- Et diquefto cida exemplo il 
faluatorerilquale riceuuto ilbaptifmo 
incotanente fidiede aorare :amaeftran 
do noi efi riceuutalabfolutione depec 
cati'/O lafàda comunione/o ghaltri fa 
craméti SC gratie dobbiamo orare che 
dio ciconferui legratie riceuute- Come 
faceua ilpfalmifta dicendo tConferua 
me dne quonià fperaui in te- Et anche 
dice : Confirma hoc deus quod opera 
tus es in nobis- Et generalmente quan 
do habbiamo acominciare alcuna gra 
de opera dobbiamo orare come cidet/ 
te exemplo Chrifto : ilquale uolendo 
fare alcuno miraculo fempre orauale 



) frodi ' uando gliocchi alcielo- Ma per uno al 
^* Irtfr >ftro modo più fperialmcte parlàdo fan 
^We ' &° Bernardo del tempo della orarióe 
dice che tre hore fingularmente fono 
più cóueneuoli aorare cioè laurora: la 
Jt*L fera:6C almatutinorgcioche in qfte tre 
horc lhomo e più digefto SCfobrio dal 
le follecitudini fecolari-Et ditutto que 
fto oda exéplo Chnfto ilquale come 
trouiamo per gli euangeli rlafera anda 
ua a diferti luoghi SC pernodaua l ora 
rione:SC poi anche lamatrinaper tépo 
ueniua nel tempio aorarc SC predicare. 
Della mattina anche parla ìlpfalmifta 
dicédo-Mane aftabo tibi SC c-Et anche 
dice- Deus deus meus a te de luce uigi 
lo- Della fera dice: dirigat orario mea 
ficut incéfum in confpetfu tuo : eleua 
rio manuu mearum facrificium uefjy 
rinum- Della notfe dice» Media nofte 
furgebam ad confitendù tibi-Et anche 
in maturinis domine meditabor in te. 
Et Ifaia dice - Anima mea defiderauit 
te 1 nofte.Hor cofi molti altri prophe 
ti SC fandh diqfte hore parlando SC exé 
pio cidàno dorare- Sogliono àche mol 
ti fare una adaptatione delle fepte ho 
4 re fopra qlla parola delpfalmifta rcioe 
Septies in die laudem dixi ubi SC c Et 
if dire che 1 nelle dede fepte hore debba 
0 k lhuomo meditare fepte gradi SC graue 
*e della padrone di Chnfto cioè che a 
compieta debba lhuomo péfare della 
battaglia che hebbe in oratione : SC co 
me fu prefo SC tradito» Nel mattutino 
debba péfare come fu fputachiato: pe 
lato:SC examinato. Nella prima come 
fu prefentato dinàzi a Pilato con furo 
te SC come fu battuto crudelméte- Nel 



la terza eoe fu battuto SC illufo SC man 
dato atomo a Pilato a herode SC da he 
rode a Pilato-Nella fexta come fu giù 
dicato SCingiuftaméte condempnato 
a morte-Nella nona come fu abeuera/ 
to difiele SC daceto SC rendere lofpiri 
to a diO'Neluefpro eoe fu fepulto«Per 
uno altro modo più fingulare dico cf> 
tempo daorare fie ìluenerdi fanfto :in 
ciò che allhora firaprefenta quello be 
neficio fmifurato quando ilfignore fu 
fi largho die diede tutto fe SC fparfe il 
fuo fàgue p noftra falute - Et p qfto ri 
fpefto lacniefa in quello di pnega per 
tutti li giudei:paganf:fcifmatici:SC he 
retici come fe diceiTe:oggi e/fi largho 
SC cortefe ilfignore noftro che no cipo 
tra negare qualunqs gratia gli domàde 
remo. Anche tépp atto aorare fie iker 
po che precede allafcenfione quàdo ra 
prefentiamo che xpo fali con tata glo 
ria allacelefte corte- Et po in quel di fi 
•leggono quelli euangeli ne quali Chri 
ftoirinuita SC prouoca più aorare:SC £ 
métte dilargamente dare che cerne ue 
giamo módanaméteche glifignoriSC 
fpofi nouelli SC quegli che tornano co 
grà uiftoria fogliono ì que punti dare 
molti SC a molti grandi doni SC molte 
hclymofine SC liberare prigioni SC per 
donare debiti* Cofi p una fimile confi 
derarione portiamo in qllo tempo che 
Chnfto entro uindtore nel regno dèi 
cielo SC lhumanita noftra meno come 
fpofaalcielotprefumerechegli cidara 
grarie SC farà mifericordia fegliele fa/ 
premo domandare- Cofi tempo dora/ 
rione e/infra quello mezo tra lafcéfio 
ne SC lapétecofte: eoe cidàno exemplo 



gliapoftoli che I quello mezo Grichiu fanfto Auguftinoraltro non Ùdebba 

fono aorare exfpeftando lofpirito fan fare fe no come fuona ìlfuo uocabolo 

ft o SC oràdo lonccuercono- Et cof i pof cioè oratorio- Et qfto cimonftro Chri 

fiamo dire che tempo doratione fie in fto quando caccio del tempio qlli mer 

ogni follenita SC memoria della dona catanti SC uenditori con leloro mercan 

noftra SC deglialtri fanfti quàdo rapre tie SC di (Te- Scripto e/che lacafa mia e/ 

fentiamo la loro gloria SC la gratia che cafa dorationi ^ÒC uoi lauete fafta fpù 

dio fece loro-Et pero dobbiamo SC pof lonca diIadroni-Et cofi leggiamo nel/ 

fiamo pregare có fidàza che come egli lo euangelio 1 più luoghi che egli fpef 

no lariceuettono cofi per noi prieghi fo uifitaua ìltempio :SC cofi dalla ma^ 

no cofi lodando idio dedoni che dette dre fu nel tempio trouato SC dilTe che 

C&C* Ut r ivftfc ^ 0r ° dobbiamo orando prouocare a gliconueniua eiTere SC ftare i quelle co 

a darne a noi- Hor quefto fia defto qua fe 6C luoghi : che erano del fuo padre . 

to altempo- Quàto alluogo brieuemé Onde exponédo fanfto Giouanni bo 

te dobbiamo fapere che come in ogni cha doro quella parola che fcriue fan/ 

luogo trouiamo pericolo cofi come fa fto Giouani euàgelifta :cioe che Chri 

fto Paulo cinfegna in ogni luogo dob fto uenendo in Hierufalem imprima 

biamo a dio ricorrere orando SC maxi entro neltempio dice cofi proprio era 

maméte i luogo dipiu tenipefta SC pe dibuono figliuolo cf5 imprima entraf • 

ricolo come in mare SC in altri luoghi fe in cafa delfuo padre- Tu adunque o 

più pericolofi:fiche andando SC uden huomo feguitando Chrifto quàdo ad 

do le creature lequali ciprouocano ao uiene che tu entri 1 alcuna cipta impri 

dio/O adamore:fi che come fidice nel ma uifita lachiefa che altro luogho SC 

libro della fapiétia lecreature di dio ci quiui imprima ora SC poi attendi affa/ 

fono come lacciuoli a piedi I ogni luo re glialtri tuoi fafti-Ma oime tutto il/ 

gho dobbiamo orare almeno quàto al cotrario fifa tcioe che prima fiuifita la 

defideriO'Ma j> uno modo più Cingu/ tauerna che lachiefa:8C fe pure alcuni 

lare dico che come Chrifto ci infegna uiuanno no uiperfeuerano per infino 

4C amaeftra p fuo exemplo dobbiamo che fia finito lufficio : ma fuggonne co 

per orare cercare luogho più folitario me dalfuoco-Et che peggio e/molti ui 

SCfecreto nelquale pofhamo meglio ri tengono hoggi tauerne SCgiuochi : SC 

cogliere lamente dalli fpargimenti del fanno canti SC balli lafciui SC brutture 

li fentimétircome anche ridanno exé/ SC peccati affai-Siche inquello luogho 

pio molti fanfti padri rliquali per me/ nelquale idio debba eltere più honora 

glio orare SC a dio uachare firidufTono to rhoggi e/piu uitugato-Onde neflu/ 

pure nelli diferti- Per uno altro modo no dubiti cfi ogni peccato fafto 1 chie 

più particulare luogo di orarione fie il fa SC luogho a dio deputato e/dimag/ 

tempio SC lachiefa materiale : laquale gior pefo tcome ueggiamo fecondo il 

accio ficonfacra nella quale come dice mondo che Ihuomo fiiripuca amaggio 



reuergogna che altri Iouada aoffende 
re in cafa fua che inoltro luogho«Hor 
qui harebbe copiofa materia aparlare 
della riuerentia che fìconuiene hauere 
alli luoghi fandi maximamente alle 
chiefe cofecrate a dio nelle quali fimi 
niftrano ÒC contiene afandiflìmi facra 
menti maximamente del pretiofo cor 
po SC fangue di Chriftodoqualc mini 
ftrare ÒC pigliarlo in malo ftato e/gra 
uiflimo peccato :ma dicio mipaffo bre 
uemente g non dire troppo : Ma pure 
quefto dico che dice fido Auguftino 
cioè che più peccano qlh che ficomu/ 
nicano in peccato mortale che qlli che 
crocifixono Chnfto: poche quegh lo 
feciono per ignorantia ÒC qftì ciò fan/ 
tio con certa feientia- Quelli locrocifi 
xono in forma dhuomo patibile ÒC ui 
le: ÒC quelli louituperano regnante in 
ciclo nlquale ÒC credono ÒC proteftano 
che e/idio che debbe uenire agiudica/ 
re euiui ÒC morti - Voglio adunque in 
Comma cochiudere eh nella chiefa no 
fidebbono fare fe no fide operationi 
SC non uidebbono habitare fe non fan 
èie perfone : fiche come dice effo idio 
nelleuitico lifuoi miniftri debbono el 
fere fandi come e/fando lui: che con 
ciofiacofa cfc gli cherici ÒC altri rehgio 
fi habbino ufficio angelico inquanto 
hàno afiftere a dio lodare ÒC anche Iha 
no maggiore inquanto hanno adare ÒC 
riceuere efandiftimi facramenti ÒC ma 
ximarnéte ileorpo di Chnfto ÒC abfol 
uere ipeccatidaquale audorita no ha/ 
no gliangeli:conuienfiche alpoftutto 
fieno puri ÒC nedi come ageli altrimé 
ti fono peggio quali che diauoli* On/ 



de po dice fando Ieronymo che ipro 
felli lacaualleria di Chnfto o fono an 
geli/o fono diauoli- Et qfto affai chia 
raméte moftro Chnfto quàdodelbap 
tifta difle che era angelorcioe per lapu 
rita della uita^Et di giuda diffe che era 
diauolo:cioe p laexcertiua malitia- In 
quato anche lepfone ecclefiaftice han 
no apregare idio g li peccatori daqua/- 
li o pequali riceucttono lehelemofinc 
conuienfi che fieno tah che idio per li 
loro prieghi gdoni alh peccatori: ficf> 
fe fono rei gratie paltrui impetrare no 
po(Tono:che come dice fando Bernar 
do :clii no piace a dio non può placare 
idio « Siche lehelemof yne che emàgia 
no tornano loro agiudicio«Et cofi an/ 
che pche hanno a cófigliare altrui deb 
bono efTere puri poche come dice fan 
do Gregorio :lochio maculato laltrui 
macchia no uede: ÒC lamano lorda no 
può laltrui lordeza nettare» Certa cofa 
e/adunque che ipeccati demali cherici 
fono maggiori cB quegli dcfecolarirfi 
pche fiportano male 1 luogho ÒC infta 
to fando: ÒC fimilmente perche pecca 
no con più malitia ÒCfcientia ÒC co più 
fcandolo ÒC malo exemplo deghaltri: 
fiche come dice fando gregorio era lo 
romeno male che fidànaiTino in habi 
to òC ftato fecolare che in iftato direli 
gione: perche peccàdo ÒC dando malo 
exemplo netirono molti co feco-Et pe 
ro dice àche fando Auguftino:i}o tro 
uai mai imigliori huomini che quegli 
che fiportano bene nello ftato di reli/ 
gione :ne peggiori che quelli che uifiV 
portano male- Et po diquello che pecv 
ca in luogho fando dice idio per Ifaia 



In terra fan&a ha fatte cofe inique :SC 
pero no uedra lagloria di dio « Ma per 
qfto trouiamo molte fcripture cB dio 
ha mandaci fpeffe uolce gradi giudici 
fopra quegli che indegnamente tratta 
no glifuoi facraméri.come fantto Gre 
gono SC fantto Ieronymo narrano de 
quali hora mitacio per dire più brieue 
Et cofi leggiamo dimoiti tyramni che 
feciono inreuerencia altépio didio che 
idio negh>iudico duramente :come fu 
*l T ^^ ^ /À ^Pompeo poi cB fece ftalla del tempio 
didio Tempre fu poi fconfitto* Leggia 
mo dunalcro che perche fece inmondi 
ria neuafelli ecclefiaftici :fépre poi fe/ 
ce luffiao difotto per bocca- Acómen 
datione anche SC reuerétia deluoghi SC 
templi ecclafiaftici:fu lhonorc SC reue 
rencia che idio fempre fece SC comàdo 
che fifacefTe altempio di Salomone SC 
altabernacolo di Moyfe in luogho de 
quali fono hoggi le chiefe- Onde dice 
nelquarto libro de Re Jo ho fanttifi/ 
cato quefto luogho SC locchio mio SC 
ìlcuore mio fia fépre fopra efTo» Et nel 
libro paralipomeno dice ghochi miei 
fono aperti ÒC gliorechi miei intenti al 
la oratione dichiuque mipregherra in 
quefto luogho rgoche io lho eletto SC 
fanttificato qfto luogho che uifia me 
moria del nome mio in fempiterno SC 
gliochi SCilcuore mio fieno fempre fo 
pra efTo-anche fidice neldetto libro cB 
compiuta che hebbe Salomone la ora 
rione fua che fece hedificato iltempio 
nella qle prego dio che exaudifTe chiù 
que louenifTe apregare nel detto tépio 
fe egli conofcefTe lapiaga delcuore fuo 
In fegno che idio acceptaua lafua ora 



rione difeefe fuoco da cielo SCdiuoro 
ilfacrificio fuo: SC lamaefta diuina rie 
piette tutto iltempio :SCcofi dice nello 
exodo che copiuto iltabernacolo che 
era in luogho doratione una bella nu^ 
be ìlcoperfe SC lagloria di dio uaparue 
con grande chiarita- Et che idio uoglia 
che nella chiefa ftieno SC fieno perfo/ 
ne fantte SC monde moftra figuralmé 
te nella legge della purificatione nella 
quale comàdo che lafemina doppo il 
parto per loquale contraiTe certa imo' 
dina corporale no entraffe nel tempio 
fe non doppo quaranta di nequali era 
ceffata qlla ìmonditia-Hor molto più 
dobbiamo credere che egli uoglia che 
niuno uentri con imonditia fpirituale 
dipeccato- Et che egli del cotrario mol 
to fifdegni moftra fatto Gregorio nel 
dialogo:8C dice che douendofi confe/ 
crare una chiefa a rodi: quello che do 
faceua fare inuito molta gente alla de 
tta facra:SC infra laltre fu inuitata una 
giouanelaqualelanotte precedente il 
didellafacranoficuro diguardare di 
ftare col marito difoneftamente SC la 
mattina quantunque lacofcientia- lari 
prendefTe dicio pur temédo che no pa 
refTe male fe ella no uiandaife andoui 
fanza confefTarfi altrimenti :ma incon 
tanente che ella fu nella chiefa giunte 
che uifurono lerelicje difantto Baftia 
no ìldiauolo lentro adolfo tormentan 
dola forteméte-Et uolehdo ilprete per 
cacciare ildiauolo dire certi exordfmi 
SC orationi SC pigliando laftola per dir 
gli ildiauolo ancor uenne adoilo allui 
Et gli parenti diquella donna credtdo 
acerti malefici che #metteuano digua 



(fa 



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rilla Glia menano alfiume«Et incomin 
ciando quelli malefici afFaie ceree incà 
j , ragioni fopra quella inuafara qllo dia 
*jt*>u nolo nufci ÒC entro in lei una legione : 
£ cioè femila fecento fefTanta fei demo/ 
niarma pur poi ìlfanéhfTimo uefeouo 
dedlo Fortunato lalibero- Hor ecco g 
queftouolleidio moftrare che molto 
glidifpiace che perfona immóda entri 
ÒC dia in fuo tempio-Narra anche du/ 
no gentile huomo delle contrade diua 
leria che réne abaptefmo una gionane 
M i fabbato fanfto : ÒC poi lanofte fegué 
^ìUxìk te lafuergogno :della quale cofa lamat 
dna feguente della pafqua riprehende 
dolo laeofeientia incomincio atemere 
dentrare in chiefa alla meffa temendo 
cheldiauolo no glientraffe adotto: ma 
poi pure temédo lauergogna humana 
le l tale di lafciatfe lamella pure uàdo : 
2>C ftaua Tempre pauroforma perche in 
quel di niuno impedimento glincoti o 
fece cuore duro ÒC poi ogni di aildaua 
alla chiefa immaginàdofi che idio ql/ 
Io peccato non curaiTe: ma poi lofepti 
mo di fubitaméte cadde morto :òC poi 
fendo fepolto fu uifibilmente ueduta 
ufeire lafiàma delfuo fepolchro: fiche 
per qfto giudicio fimoftraiTe che gra/ 
ue pena lafua anima fofteneua nello 1 
fernotlocui corpo morto nelfipolchro 
ardeua- Anche amoftrare che per lafa 
era lachiefa diuenta luogo didiotòC lo 
V-* % ■ demonio neperde lafignoria. Narra ÒC 
dice nelpredeéto hbro che confecràdo 
egli in Roma una chiefa che era ftata 
di heretici rilpopolo nefenti ufeir lode 
monio ftridendo come porco 8C potè/ 
uafi fentire ÒC non fiuedeua « Et poi an 



che lanose feguece ÒC laltra fece fi gra 
deromorefuperloteétocfS parueche 
tutta lachiefa rouinaiTe« Siche per que 
fto uolle moftrare cf5 maluolétieri nu 
feiua : ÒC ceiTata lapredefta tépefta del 
inimico fubitaméte una mattina difee 
fe fopra laltare una nuuola da cielo co 
tanto odore che neffuno uipote ftare a 
fare Iutificio ÒC tutte lelampane faccefo 
no g lume celefte- Per lequali cofe uol 
le idio moftrare che quello luogo era 
tranflatato dipuza ÒC di tenebre a ftato 
di fan&i ta ÒC di lume» Hor qfte poche 
cofe fiano decSe delle molte efi dire fi 
potrebbono amoftrare lariuerétia che 
fidebbe hauere allechiefe perche fono 
luogho doratione* 

CCDimolte fpetie dorationi buone ÒC 
ree. pCapitolo-:xii« 
r Efta hora allultimo del tradato 
della oratione diparlare dimolte 
fpetie dorationi ÒC buone ÒC rie : della 
quale materia brieuemente parlàdo di 
co che alcuna oratione e/ria ÒCinfru/ 
<3uofa:ÒC alchuna e/buona òC fruftuo 
fa òC ciafchuna di quefte ha molte fpe 
ueEt quanto alla prima dico che alcu 
na oratione fimplicemente e/ altutto 
ria :fie quando lhuomo priega per ué/ 
defta tcioe che idio pericoli ÒC affligga 
ìlfuo inimico- Quefta altutto e/cotra 
ria alla carità di dio ÒC del proximo :in 
ciò che dio padre pietofo uuolfare bar 
gelloòCafTafTìno furiofoche facciale 
fue uendefte:diquale materia parlàdo 
fanfto auguftino dice che quefto tale 
molto uitupera idio: incio che fipone 
infuoluogho;ÒCdiluipare che faccia 



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chaftaldo SC ufficiale incioche gli dice 
che punifca SC pericoli chi lha offefo : 
come ueggiamo modanamence che il 
podefta O/re&ore della terra fa parla/ 
meco SC da lafencencia che illadro SC lo 
malfattore fiaguafto:SCcomàdapoi 
a foldaci ÒC metti cB lafua fencécia mec 
tino aexecucione-Hor cofi dice fan&o 
Auguftino chi priegha idio che faccia 
male adalcrui pare che di fe faccia po^ 
tefta 5C fignore SC idio faccia metto SC 
ufficiale diguaftare huomini- Siche in 
uerica gràde uergogna gli fa dandogli 
tale ufficio- Cofi anche quefta orario ✓ 
ne e/concro alla charica del proximo: 
loquale dobbiamo amare eoe noi me/ 
defimi SC ^donargli come noi uoglia^ 
mo che idio perdoni a noi- Seguicàdo 
ilconfiglio SC comandamenco di Chri 
fto ilquale dice: pregace p gliuoftri ca 
luniacori SC pfecucori- Oiide quefta ca 
le oracione e/quella della quale dice il 
pfalmifta* Orario eius fiat in peccami 
Onde pognamo che ilpfalmifta SC aL 
tri moiri ppheci paia che quafi biafte 
miando prieghino idio che mandi pia 
ghe SC faccia uendefta : nó fidebba pe 
ro incendere che quefto dichino p ani 
mo fecondo che fando Gregorio dice 
ma per rifpedo diprophecia preueden 
do SC predicàdo limali SC li giudici che 
debbono foprauenire alli huomini pe 
loro peccaci ÒC p zelo fanfto indegnan 
dofi conerò alli inimici didiorfiche in 
foma e^darenere che nittuno che hab/ 
bia fede ÒC lume didio può ne debba p 
gare idio che faccia male adalcri fe no 
inrédeffe già p correzione & utilica di 
quella tale perfona g cui priegha • Co 



me fà&o Piero che pregho idio che la 
fua figluola Pecronilla diuécatte infet 
ma cernendo che p labelleza delcorpo 
no perdette qlla della anima-E unalcra 
oracioe ftolca laquale fichiama feima 
cica : cioè di quelli che pure muouono 
lelabra eoe lafcimia:8C no incedono ql 
lo che dicQno: &C credono chome diffe^ ^ 
Chrifto :ettere exaudici pur per lemol 
ce parole come aduiene hoggi dimoia 
che cucco ildi pare che mSftichino pfal 
mi SC pacer noftri SC no ighioccino nul 
la:cioe nullo habbino incendimenco « 
Siche diloro fipuo incedere quella pa 
rola che ditte idio per Ifaia cioè - Quc 
fto popolo madorano co lelabra ma il 
cuore loro e/dilungi da me « Conerò a 
queftiTali anche dice fandlo Paulo-Io 
uoglio inàzi dire cinq* parole che idio 
le inceda che dieci milia fanza incelle/ 
étotSC go come difopra e/defto- lhuo 
mo che uuole orare debba I prima pé< 
fare la fua necettica : SC poi formare la 
fua oracione SC porgerla a dio incenca^ 
mence- Onde pero incende fanfto Au 
guftino-Come uoce fanza modulario 
ne e/quafi uoce di picha - Cofi oracio 
ne fanza diuocione e/quafi mugico di 
bue-Ec pero anche dice- che gioua que 
fto ftrepico dilabra fe locuore e/muco 
lo- Onde quella diferencia e fra lorario 
netche cofifte pure nel mouiméco del 
le labra SC quelle delcuore: quale e/fra 
ilgrano SC lapaglia : SC fra lafemola SC 
lafarina SC fra ilgufcio SC lamidolla SC 
fra lapelle dello animale SC lacarre:an 
zi quale e/fra lafigura SC lacofa figura 
ta- E unalcra oracione che fichiama tù 
dicolofa cioè che ne daffare beffe;anzi 



et 
>o 
ra 
ta 
o 

i 

d 



a 
« 
il 
a 

✓ 



pare che faccia beffe di dio ? SC quella 
dimoici ipocriti SC fuperbi : liquali 
non parendo loro eiTere peccatori nié/ 
tedimeno pur priegono g li peccatori: 
8C dicono fiate peccatori dinanzi adal 
trui per efTere tenuti humili O/uero cB 
rigratiano idio de benefici dequali ha 
uere credono ÒC no hanno p uerita: co 
no uno diquefti tali dice Chrifto nel 
lo apocalypfi' Tu di che fe riccho & a 
bondante ÒC nulla timanchatòC tu non 
ri auedi che tu fe pouero ignudo cieco 
mifero &C miferabile- Hora a troppi g 
^ certo tocca quefto ingàno che pare lo 
s y~ ro elTere migliori che non fono- Nella 
quarta parte che una oratione ineonfi 
derata 5C impatiente come fu quella di 
Helya quàdo atrediato per laperfecu^ 
rione efi glifaceua lareina Iezabel: pre 
gho idio che glideffe lamorte:ma non 
fu exaudito gche no era ilmeglio « On 
de quefta tale oratione non e/pero da 
fare: anzi dobbiamo fimpliceméte co 
mettere a dio 6C della morte 5C della ui 
ta:come difopra e/dedo: fe non fufle 
già quando quefto defiderio dimorire 
uiene da perfeéfrffima charita ÒC diper 
fediffimo defiderio d^ndare a uedere 
ìdio come fu in fcÓ Paulo ìlquale dice 
ua-Cupio dilTolui ÒC effe cu* Chrifto- 
Et cofi daltri molto gfech dequali ftv 
no oggi pochi : ma quàdo iluolere mo 
rire uiene da impatientia ÒC tedio diui 
uere molto e/reprehéfibile ÒC ftolta co 
fa domàdare lamorte: fiche molti che 
ficrederrebbono per morte ufeire dipe 
naandrebbono morédoforfeamorte 
ctterna O/a più graue pena in purgato 
rio-Come filegge duno infermo eh in 



crefcendogli lainfermita J pregho idio 
che glideife lamorte :ÒC aparédogli lan 
gelo ÒC dicendogli che glicoueniua fta 
re infermo uno anno per purgatonoòC 
poi nandrebbe a paradifo/O fe quefto 
non gli piaceua fteffe tre di 1 purgano 
quello eleffe pure diftare tre di in pur 
gatorio inanzi che ftare in quello fpe/ 
nméco uno anno- Onde morendo poi 
lanocle fu lanima menata alpurghato 
rio-Lacui pena come dice fcó Augufti 
no excede ogni pena di quefta uita- Et 
apparédogli langelo poi lamattina ina 
zi chelcorpo fuffe foteerrato : ÒC doma 
dandolo come gli pareua ftare :quello 
nfpofe che ftaua male ÒC lamentauafi 
chegli lhaueua inganato incio che egli 
glihaueua impromeifo ditenerlo pure 
tre di SCegli uera ftato bene uenti anni 
alquale langelo dicendo che no era an 
cor fepolto ÒC che non era anche hora 
diterza nelmondotqllo lopregho chel 
lo nfufcitaffe accioche dicédo nelmon 
do lagraueza diqlla pena ognuno fuiTi 
contento defTere purgato nelmondo j> 
infermitadi ÒC per altre aduerfitadi- Ec 
cofi nauenne che langelo lorimeno al 
corpo:ÒC egli difle poi quefte nouelle. 
Hor per quefto ÒC altri exempli mola 
fipuo cochiudere che ftolta cofae/cr> 
lhuomo chieggha lamorte peroche in 
quefta uita o/nellaltra e pure bifogno 
che noi fiamo purghati delle opere no 
ftre » Hora chofi potremo dire di mol 
te altre fpetie dorationi reprehenfibili 
cioè quando fidomanda honori come 
feciono glifigluoli di Zebedeo-O qua 
lunque altra cofa temporale òC conerà 
ria allanoftra faluce ; Ma di quefta 



tv* 



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Pai. E.6.2.7 



materia affai e/dedo difopra quando 
r h habbiamo moftrato cF> dobbiamo do 

màdare oràdo SC cóe>Ma quanto e/del 
, lòratione comédabile SC fruduofa- Po 

tremo anche dire SC porre molte fpetie 
SC diuifioni tcioe che alcuna fifa co hu 
mile affedo-come qlla del publicano : 
SC alcuna co puro affedo come fu qlla 
di Sufanna:laqualeefTendo falfaméte 
giudicata adardere come fidice 1 Dani 
eilo:chiamo dio per teftimonio della 
fua innocétia« Alcuna con larghiamo 
affedo come fu qlla diMoyfe quando 
pregho idi o che perdonale alpopolo: 
le non fillo caffaiTe delhbro della ui ta- 
Et cofi daltri molti dequali no pcedo: 
perche mipare che baftì quello che ne 
dedo difopra moftrado come dobbia 
mo orare : SC pero lafciàdo laltre parlo 
i /te*Uìn*W purdiquacrol^nedorationKlequali 
* lco Paulo moltra lcnuendo a I rumo 

teo quando dice* Voglio chefifaccino 
orationi rpetitioni tobfecrationi : SC rin 
gratiaméti- Alle quali quatro fpetie tu 
die laltre fipoflbno riducere-Diquefte 
quattro fpetie dorationi parlando fco 
Bernardo fille difFinifce cofi : cice co/ 
puntione SC domàdo p impetrare alcu 
no bene téporale O/ fuggire male nella 
quale cofi idio accepta lhumilta dichi 
glielporge : poche fireca a honore che 
ìhuomo folo allui ricorra ne fuoi bifo 
gnirma tutta uia eghpur nefa lafua uo 
lonta come glipare ilmeglio « Et go co 
me difopra e dedo in qfte poche paro 
le cifono bifogno ficfS bafti pure dido 
mandargli lanoftra neceffita:SC poi co 
mettergli humilmente- Onde qfta ora 
rione chiamar Vgho de fando uidore 



infinuare tcioe uno dimoftrare a dio il 
noftro bifogno tSCpoi lattare fare allui 
come fece lauergine Maria nelle nozc 
chegli manifefto pure ildifedo del ui 
no SC no diffe altro :8C come Martha SC 
Maria che ghirlandarono adire che La 
zero loro amico era infermo SC non lo 
pregauano po che loguariffe«Dice poi 
fando Bernardo cB oratiore e/una fa 
ticofa ftanza SC gfeueranza negli exer 
citi delle battaglie SC de picoli Ipiritua 
li- Siche uuole dire in qlto fide fare tu 
do ilcótrario che nella peti none: cice 
che 1 qftì cafi dee lagfona orare pichia 
re piangnere SC mai non reftare infino 
che ìdio laiuti come fece lacananea:la 
quale domàdaua gratia p lafigluola in 
demoniata:p laquale (intende lanima 
daldimonio tribolata dimale téptatio 
ne:che leggiamo che quàtunqg xpo la 
nfiutafTe SC ìfuillanegiafTe chiamando 
la cagna niétedimeno pure gfeuero ne 
prieghi ifino che fu exaudita fiefc xpo 
come uinto lediffe- O femina gràde cs 
lafede tua :fia fado come tu hai dema 
dato* Cofi anche gliapoftoli pofu nel 
la tempefta del mare gridorono a xpo 
SC ìfuegliorono dicédo « Signore falua 
ci che noi periamo-Pcr laquale cofa ci 
da aintéderc che idio per prouare lano 
ftra fede cimette a pencoli :SC quafi pa 
re che dorma no foccorrédoci tofto g 
farci più gridarerSC più gfeuerateméte 
lofuo foccorfo domàdare-Et diquefto 
anche difopra affai e/dedo SC moftra 
to che idio indugia adare p prouare SC 
fare crefeere lonoftro defiderio SCfarci 
conofeere lanoftra uilta SC lafua bota. 
Horgharebbeàche affai copiofa ma 



rena amoftrare lanoftra cechira bC pa/ 
zia:incioche molto più fiamo folled/ 
ri apregare idio bC g&huomini pche ci 
foccorrano nebifogni corporali cB no 
fiamo nelli fpirituali: fiche come dice 
fco Auguftino tnulla cofa e/allhuox 
mo più uile che fe medefimo incio cf> 
no i olamente locorpo uogliono netto 
bC fano:ma etiàdio lecalze SC fcarpette 
èC ogni altra malferma 6C animali :Si/ 
che p racotagli SC guarigili no guardia 
mo ne faticha ne pena-Et lanima infer 
ma guarire SC aiutare che no perifca ci 
increfce dipure un poco affaticare ora 
do 5C ueghiando: Siche aitai e/giufta 
cofa che periamo poi che aiutarci gri/ 
dando SC orando no uogliamo : ma di 
ciò più no mipare bifogno didire :per 
che troppo Ciuede quefta noftra trifti 
ria g cotinua experienaa« Voglio adii 
que dire che oblecratione fie una labo 
riofa mftantia SC perfeuerantia agrida 
re a dio quàdo fiamo 1 pencolo dibat 
taglie fpirituali- Et aquefta fpetie dora 
tione pofliamo ppriamente referire lo 
ratione di xpo quando come dice fan 
éto Lucarcombattendo contro allo a/ 
more naturale della carne perloquale 
no uoleua monre : fudo SC trangofcio 
quafi gocciole difangue SC pofto I ago 
nia prolixaméte oraua-Onde amoftra 
re che idio foccorre aqlli che cofi com 
battonotfogiùgne fco Luca che lange 
lo gliapparue SC confortollo-Onde cer 
tono fono excufati quelli che leggier 
méte caggiono SC perdono nelle batta 
glie fpirituali rpcioche da loro nigligé 
tia uiene incioche no farmano SCgnda 
no a dio :ne afpedtano ilfuo aiuto pfe 



uerantemcte:che per uerita fe noi cofi 
gridaffimo in qfti gicoli fpirituali:co 
me facciamo necorporali dacqua O/di 
fuocho o/dinimici:nó periremo mai: 
poche idio uolentieri aiuta chi faiuta: 
SC grida allui * Onde egli dice nelpfal/ 
mo Jnuoca me 1 die tribulatióis :eruà 
te SC honorificabis me 6C c«Onde di q/ 
fta nigligétia mi pare che uoglia ripre 
hédere fco Paulo alquàri che leggieri 
mente cadeuano quàdo dice-Nó haue 
te anche cóbattuto cotra ìlpeccato mfi 
no alfangue:cioe come xpo cóbatten^ 
do orando tràgofcio difangue fiche g 
certo e/uero qllo che dice fco Giouan 
ni bocca doro: cioè che nifTuno ha ma 
le fe no da feftelTo:goche come anche 
dice fco Hieronymo-Debole e/loini/ 
mico che no può uincere feno chi uuo 
le efTere uinto- Aquefta fperie doratio 
ne fapartiene quella pane delleletanie 
quàdo fcongiuriamo idio SC diciamo- 
Per miftenii fcé incarnationis tue libe 
ra nos drie*Et cofi g paflioné SC cruce$ 
tuamrSC c-Nelle quali parole gliducia 
mo amemoria glibenefid che ciha fa/ 
&i SC fcongiuriallo che pur riama qua 
tunque indegni p lafua antica SC ufata 
bontà- Dice poi fco Bernardo che ora 
tione Gè una dolce afflizione danima 
che facofta a dio SC una familiar SCdol 
ce cólocutione- Et diquefta mipare cf> 
intendere xpo quàdo diiTe alla famari 
tana che idio era fpirito SC pero richie 
de adoratori che ladorino in fpirito ÓC 
uerita :cioe in uerita leuando lointelle 
fto apenfare diluì ÒC in fpirito cioè pu 
rificando lo affefto 6C infiammarfi ad 
dile&arfi in folo lui» Et a quefto flato 

dii 



(appartiene SC e/bifogno che lama fia 
purirtima SC habbia ulte lebaccaglie SC 
lepartìoni carnali :fiche l folo idio fidi 
ledi- Et i quefto ftato ilpfalmifta qua 
do diflfe » Renuit anima mea cófolari : 
memor fui dei SCdelettatus fum-Et co 
Ù conforta SC dice- Deiettare in dno SC 
dabit tibi petitiones cordis tui:cioe da 
rattifi auedere SC aguftare poche 1 que 
fto ftato lanima no può altro doman 
dare:anzi ogni altra chofa glie pena SC 
pare amara come leggiamo di fco Au 
guftino delquale contiamo che glidif 
piaceua ogni opera 5C bene fecolare p 
ladolceza che fenriua di dio cótemplà 
do labelleza della cafa di dio laquale a 
maua- In quefto ftato era àche Dauid 
quàdo dilTe- Deus deus meus ad te de 
luce uigilo-Sitiuit i te anima mea qua 
multipliciter tibi SC caro mea- Et ancor 
in quello altro pfalmo-Q.ua diletta ta 
bernacula tua dne uirtutu : cocupifcit 
6C deficit anima mea in atria drìi - Cor 
meu SC caro mea exultauerùt in deum 
uiuù-Et I quello altro pfalmo-Defecit 
caro mea SC cor meu$ deus cordis mei 
SC pars mea deus in eternu$«.Nelle qua 
li tutte parole no uuole altro dire feno 
che fi era abforto in diledlofi penfieri 
che no fecondo ileorpo : ma fecodo la 
nima in quefto modo altro che lui no 
poteua defiderare-Onde fopra leprede 
de parole* Cocupifcit ÒCdeficit anima 
mea i atria dni- Dice fan#o Gregorio 
che fono alquàti giufti che pognamo 
che defiderino idio no fono pero in tu 
&o morti almodo:ma purequefteco 
fe auenga che meno che idio: ma alcu 
ni altri tono fi perfetti chelforte defi/ 
derio di dio altutto fpegne 6C mortifi/ 



ca in loro ogni defiderio dimondo- Et 
quefti cofi perfetti dice fantto Paulo- 
Voi fiate morti SC lauita uoftra e/na^ 
feofta con Chrifto in dio:cioe uuoldi 
re- Voi fiate morti almondo SC alli fen 
timéti carnali: SC hauete uoftra uita SC 
diletto pure debeni fpirituali-Chomc 
ueggiamo g corrano che fono fi bruta 
li che quafi come beftie nulla fentono 
di dio: fiche come dice fantto Paulo: 
lhuomo animale no percipe lecofe di 
dio: ma paiongli ftoltitia:ma lofpiri/ 
ruale giudica SC difeerne ogni cofa - Si 
che in fomma uoglio dire che in moh 
ti lanima e/diuentata carnale:SC 1 mol 
ti altri lacharne e/diuentata fpintuale 
SC fecondo lafentétia di Chrifto quiuì 
e/illoro cuore doue e/illoro theforo : 
cioè in ciclo- Quefti tali fpefle uolte o 
rando fono rapiti in exceffo diméte SC 
perdono ìfentiméti- Et dimolti anche 
fitruouache perloforte rapimctodel 
cuore etiamdio locorpo era leuato ftv 
pra laterra-Come fitruoua difeo Tho 
mafo daquino SC difantto anfelmo SC 
della magdalena SC daltri molti- Truo 
uafi anche di fantto Antonio che po/ 
nendofi una fera I oratione fu fatto in 
excelTo dimente : SC ftette ginocchioni 
con la faccia uerfo ìlcielo uolta infino 
alla mattina feguente che non fifenri: 
SC allhora fifenti quando leuàdofi ilfo 
le SC ilrazo fuo ghriuerbero ne gliochi 
onde tornando in fe filamento delfole 
SC diife:oime fole: perche tilieui i mia 
noia che mai leuato SC impedito diue/ 
dere lachiarita deluero fole- Hor ueg/ 
gho che troppo farei prohxo diproce/ 
dere in qfta materia tanti fono gli exé 
ph SC lauttoriudi che ci dimonftrano 



i. 



t' 



laexcellétia diquefta uera oratione i Si 
pero bafti qfto poco che dedo ne brie 
ueméte:cioeche oracione perfedafie 
uno dolce acoftaméto amorofo della/ 
nima co dio nel quale nulla lidomàda 
co Kgua ma dice col pfalmifta col cuo 
re<Mihi adherere deo bonù eft rponer 
in dno dco fpem meà-Et anche una pe 
tri a dno hàc requirà :uc inhabiré ì do/ 
mo dni omibus diebus uite meetut ui 
deam uolutaté dni 6C uifitem templu* 
eius SC é« Laquarta fpctie della oratióe 
dicemo che e/ringratiamento- Ec qfto 
dice fando Bernardo che e/ in memo 
ria de benefici di dio una indifiaete ÒC 
inrefletfa inrcntione quafi uno nfolui 
mento dicuore SC tràfformaméco 1 dio 
fiche qui fiuirifica quello che dice fan 
do Paulo:cioe che chi faccofta codio 
e/uno fpirico con lui-Et a qfto cinuica 
fando Paulo quado dice- Orationi fta 
te uigilantes in ea I gratiarum adione 
6C o Et diquefta mipare & parh ilpfal 
mifta quando dice- Adiutor meus ubi 
pfallà:quia deus fufeeptor meus es de 
us meus mifericordia mea« Ec anche a 
pud me orario deo uite mee dica$ deo 
fufeeptor meus es 6C o Nelle quali pa/ 
re no uuole altro dire fe non che oran 
do longratia defuoi benefici- Hor qui 
altro no dico diquefto ringratiare:per 
ciò che come promeili nefaro fingula 
re tradato ne fcquenti capitoli fiche p 
hora bafti qui quefto tanto hauere de 
do della orarione SC delle fue fpetie 6C 
qualità - Puoffi anche diuidere loratio 
ne i oratione che lhuomo fa p fe &C in 
oratione che lhuomo fa p altrui- Del/ 
la prima no dico alcro«Ma della fecon 



da quefto fugiughoicioc che molto li 
conuiene edere pfedo p fe quello che 
piglia ufficio dipregare per altrui :ficB 
preghiamo che lhuomo per charita &C 
con uergogna debba preghare p hfuoi 
proximi uiui ÒC defundi maximamen 
te p quelli da quali/O per quali riceuia 
no helymofina pure no fidebba haue 
re rifpedo aguadagno come fàno mol - 1 > 
ti liquali no baftando apregare p fe tu 
do di uanno cercàdo danari promette 
do difarne orationi gradi- Siche p que 
fto modo uédono lemeffe 6C lorationi 
iniquamcte-Hor diquefti troppo fipo 
trebbe dire dimolti insani che fanno r 
maalultimo eglino ingioiano pure lo 
ro medefimi poche pognamo che egli 
non faccino qllo che promettino/o ue 
ro che leloro orationi a dio non piacci 
no pure quelli eh fafidano alloro non 
hanno dano poche idio giufto rifpon 
de alla loro buona intétionetSC quefti 
tali paga poi della loro negligenti^ 6C 
ingàno- Come fitruoua duno prete cf>- Coj/i . 
riceuette una fchiauina da uno pelle/ 
grino pche nedicefle mefTe dopo lafua 
morte laqual cofa pche no fece folleci 
tamente fu poi 1 uifione menato algiu 
dicio bi quella fchiauina calda bollita 
gli fu gittata neluifo : fiche tornado in 
fe trouodi tutto iluifo arficciato- Hor 
Ùmili altri exempli aitai fitruouano p 
gliquali fimoftrano che grande giudi 
ciò torna a quelli che pigliano falano 
per preghare idio per altrui SCno ne fo 
no folledti ÒC no fono difufficiéte uita 

CCome dobbiamo laudare idio in tu 
de lefue opere* Capitolo-xiii- 

diù 



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Pai. E.6.2.7 



eT pche come difopra e/de£to par 
te ÒC fpetie doraciooe fie dile&arGi 
in dio SC lui lodare ÒC ringratiare:ueg/ 
giamo hora più diftintaméte come ÒC 
perche dobbiamo idio lodare ÒC rigra 
tiare- Et imprima ueggiamo della diui 
na laude laquale glirendiamo òC faccia 
mo Hymni ÒC Pfalmi ÒC Canrici fpiri 
ruali-Et dico che aquefta opa ÒC adro 1 
prima cinuira ÒC induce lafan&a fcrip 
tura :laquale in molti luoghi accio cin 
* W duce : ÒC maximaméte Dauid loquale 
in molti p£almi a queflo ciprouoca òC 
r induce dicendo : laudate ÒC benedicite 

O/iubilatermagnificate o exultate dio 
Nelle dede tutte parole nonuuoleal 
no dire fe non che Tempre dobbiamo 
idio lodare riprefentando lafua bontà 
Ma de molti fuoi defti nepognamo al 
quanti come e/ quello p loquale dice • 
Immola deo facrificium laudis 8C c-Et 
laudate pueri dominus ÒC e- Et cofi po 
tremo ricordare molti altri pfalmi co/ 
me e/Lauda anima mea dnm « Et Lau 
date dnm:quomà bonus eft pfalmus* 
Ec Lauda Hierufalem dnm- Et Lauda 
te dnm omés gétes-Liquali tutti inco/ 
minciano da quefto uocabolo laudate 
O/cantate o/daltri fimili- A quefto an 
che ciamunifce lo ecclefiaftico quàdo 
dicetcon tutto ilcuore laudate ÒC bene 
dite ilnome didio-Et fandto Paulo nel 
la epiftola ad hebreos dice: offeriamo 
facrificio ÒC laude fempre a dio-Et fan 
dolouanni nello apocalipfi diceche 
udi una uoce che dille- Dite ÒCdate lau 
de a dio noftro tutti uoi fan<fh fuoi ÒC 
che temete idio piccoli ÒC grandi-Et co 
Ù potremo dire allegare molte altre 



fcripture lequali allaudare idio cinui/ 
tano ÒC confortano- Nella feconda par 
te dico che allaudare dio cinduce ogni 
creatura rperoche i eiTe ÒC per effe cono 
feiamo ÒC prouiamo lafua bontà: cioè 
uoglio dire che pchelecreature lodeb 
bino laudare come fommo artefice efi 
lefèce ÒC come fignore cortefe che per 
noi lefece ÒC a noi ledona-Et quanto al 
prio rifpefto lodobbiamo laudare fe/ 
condo'quello prouerbio che dice lope 
ra loda ilmaeftro teioe uuole dire labo 
ta del maeftro ficonofee allopera: che 
fa come ueggiamo che uedendo label 
la dipintura laudiamo ildipintore ÒC g 
lafcriptura lofcriptore:ÒCcofi dellaltre 
opere ÒC operatori- Et per quefto rifpe 
&o fu fadto quello cantico di Daniel/ 
lo cioè- Benedicite omnia opera domi 
ni domino melquale quafi tutte lecrea 
ture fono inuit^te alaudare ÒC benedir 
re idio :cioe che glihuomini per effe lo 
debbono laudare uedendo lafapientia 
ÒC bontà -ÒC laomnipotentia delcreator 
per quefte ÒC in quefte uifibih creatuf 
Et cofi per quefto rifpedo fu fado ql 
lo pfalmo - Domine drls nofter quam 
amirabile eft nomen tuum:6C c- Quo 
niamuidebo celos tuos opera digito/ 
rum tuoni lunam ÒC-ftellas que tu fun 
daftitòC c-Et quellaltro laudate domi/ 
num de celis tlaudate eù 1 excelfis :lau 
date eu fol ÒC lunatòC c-Et cofi molti al 
tri Hymni ÒC Pfalmi ÒC Cantici :per li 
quali fiamo amoniti dilodare ÒC ama/ 
re ìlfadore ÒC lefaéture ÒClopere fue co 
me dicio cida anche exemplo ilpfalmi 
fta quando dice-Deledtafti me domi/ 
ne in fa&ura tua:6C I operibus manuu 



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tuaru exultabo- Siche per quello mo/ 
do come fidice nellibro della fapiecia 
per quefte belle ÒC gradi opere uifibile 
portiamo òC dobbiamo uenire in cono 
fcimenro delfignore ÒC amore ÒC del fa 
dorè ÒC fommo artefice idio inuifibi/ 
le- Siche come dice qllo diuoto Vgho 
de fando uidore:quefte cofe i fe ama 
re no fidebbonotma in dio ÒC per idio 
che lefece : ÒC pero ciamunifce fcó Au 
guftino ÒC dice- Se lecreature tipiaccia 
no idio in loro lauda fiche quello che 
a te piace tu allui non difpiaccia-Et pe 
ro anche dice cóciofiacofa che ogni co 
fa fami inquàto cipare utile ÒC buono: 
uergogna citorna dinon amare molto 
più colui che £ noi lefece utile ÒC buo/ 
ne. Et qui fimoftraòC tocca lofecondo 
rifpedo ÒC la feconda ragione ÒC cagio 
ne dilaudare idio nelle creature cice g 
che celedona ÒC fece p noi come poffia 



conftxeda didarci femedefima-Et cofi 
dice anche fando Gregorio che gride 
marauigha e che Ihuomo fempre non 
lauda idio : perche ogni creatura allui 
laudare ci inuitatma hoime come dice 
fando Gregorio cioche riceuiamo da 
dio aufo diuita guertiamo aufo dicol 
pa ufandolo : fiche facciamo come chi 
ferifTe altrui con quello coltello che ql 

10 ghhaueife donato- Et eòe dice ugho 
de feo uidore-amodo dimeretrice più 
amiamo lodono che lodonatore:ÒC pe 
ro e/che giufta fententia di dio che in 
quefte òC co quefte creature idio dper 
cuora ÒC tnbuh co lequah ÒC per lequa 

11 più che lui amandole tutto dioffen 
diamo* 

CChome dobbiamo laudare idio ne 
fandi per 1 loro dimoftro fingularmc 
te lafua bontà* Capitolo- xnii- 



A auengha che in tutte lecreaturc 



mo dire p exemplo chio poiTo ÒC deb/ 111 

bo laudare uno dipkoreduna fuabel^**-idiofia laudabile ÒCcomendabile 
la dipitura per dua nfpedi:cioe perla per li prededi rifpeditpur molto più 



bontà inquanto lafece ÒC per lafua cor 
tefia fe meladona-Hor chofi dico dob 
biamo laudare idio nellecreature iquà 
to lefece perche I ciò fimoftra lafua fa 
pientia ÒC bontà: ma molto più che ce 
ledona ÒC fecele a noftro ufo-nella qua 
le cofa lafua carità uerfo noi conofeia 
mo-Come trouiamo p lafcriptura che 
poi che hebbefade tutte lecreature fe 
ce Ihuomo fignore di tutte:ÒC diffe fa/ 
ciamus hominé ad imaginem ÒC fimi/ 
litudiné noftram:òC prefit uolatilibus 
celi bi pifcibus maris ÒC e Et pero dice 
fando Auguftino che gràde fegno de 
la bontà diuina fie che ogni creawra e 



Ctmoftra laudabile ÒC comendabile ne 
fuoi fandi:liquali giuftificho òC doto 
ditanri ÒC tah" benefici che in loro prò/ * 
priamente più che I altra cofa riluce la iMtdfitt tei) 
imagine della fandirtìma trinità :cioe ^ 
potentia:fapientia : ÒC bota:ÒCimpero Jc^hh Vuji' 
allaudarlo diquefta opera cinuita ÒC in 
duce ilpfalmifta dicendo- Laudate do 
minum i fandis eius- laudate eii in fir 
maméto uirtutis eius « laudate eum in 
uirtutibus eius «laudate eum fecunduj 
multitudinem magnitudis eius«Et di/ 
cho che idio moftra laXua potentia ne 
fuoi fandi più che in altra cofa: incio 
che huomini debili x carne humana fc 




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celi poteri che uinfono ledemonia : fu 
fcicorono morti :mutorono glieleméti 
fiC patirono crudeli ÒC infiniti tormeti: 
SC feciofi beffe della morte 6C dogni pe 
na<Onde go dice fando Bernardo«Ni 
una cofa cimoftra cofi chiaramente la 
omnipotentia deluerbo incharnato co 
me quefta :cioe che fa diuentare omni 
potenti quelli che in lui fperano-Que 
fta omnipotétia conofceua fà&o Pau 
lo da Chrifto quando diceua»Ogni co 
fa poflo in colui ÒC per colui che mico 
forta cioè Chrifto:ÒC pero diceua òC af 
fermaua che dalla fua charita no lopo 
trebbe partir ne penarne morte :nequa 
lunque creatura-Et fan&o Auguftino 
parlando del tormento ÒC martyrio di 
fando Vincentio dice: eh marauiglia 
fe in colui uinfe Vincétio rloquale uin 
fe ilmondo«Et fugiugne:Se in quello 
martyre penfiamo lahumana fragilità 
no e/credibile:ma fe cipenfiamo lauir 
tu diuina no cidebba parere impofììbi 
le<Onde pero niffuno difua uirtu pre/ 
fummarpoche fè noi contro agliherex 
tici rispondiamo fauiamente da dio e/ 
non noftra fapientiaròC che noi gli tor 
menti portiamo da dio e no noftra pa 
rientia- Et cofi ilpfalmifta li riconosce 
dicédorFortitudo mea ÒC laus mea do 
minusròCdiligaste domine fortitudo 
mea< Et 1 domino confido- Et deus me 
us patientia mea òC altre fimile parole 
Onde che diquefto dono 6C diqfta gra 
tia folo idio fia da laudare moftra qua 
do anche dice-Mirabihs deus I fanftis 
fuistdeus ifrael ipfe dabit uirtutem ÒC 
fortitudine plebi fue benedi&us deus. 
Et di quefta opera mirabile intefe egli 



quando difTe« Mirabilia opa tua ÒC ani 
ma mea cognofeet nimis-Laquale pus 
rola exponédo labbate Erremone co/ 
me narra CaiTiano nelle collationi de 
fanfti padri dice cofi :bene pcerto miV }^ ^ ' ' 
rabile opera di di o huomo carnale po 
fto in charne fragile hauerfi fi fpoglia 
to ogni affeéto carnale che infra tati ac 
adenti didiuerfe fortune chegli occor 
rono tengha uno fermo ftato dimente 
immobile ÒC inuariabile:quefti per ue 
rita moftra I fe expreffa imagle di dio 
loquale mai no fimuta* Siche ben fiue 
nfica quello che dice fando Gregorio 
che lamifuetudine ferua in noi ladiui 
na imagine- Onde per quefto rifpefto No^ 
difTe ilpredefto abbate Eriemone che 
lamente delgiufto e/come uno fugel/ U fto< 
lo didiamàte òComi cofa che gli occor O*^ 1 
re e/come cera: fiche in ogni cofa ipri * 
ma lafua imagine ÒC mai non laperde: 
ÒC per contrario laméte dellhuomo r car 
naie e/come cera ÒC ogni accidéte 6C co 
fa glie come uno fugello alla cui ima/ 
gine Sconferma :fiche fiuaria fecondo 
uari accidenti dhonori ÒC diflionori ÒC 
diprofperita O/dauerfita < Hor diqfta 
materia cioè diforteza che dio dette ÒC 
da a fuoi fri affai altre fcripture ÒC exé 
pli potremo qui porre come di fanfta 
Lucia : laquale diceua che era tépio di 
dio: moftrollo icio che per niffuno in 
gcgno ne forza quello Pafcafio tyram 
no lapote uincere ne mutare « Siche in 
lei fiuinfico quella parola del pfalmo- 
Deus in medio eius no comouebitur- 
Et quellaltra- Qui confidunt in domi 
no ficut mons fyon non comouebitur 
in eternimi' Ma perche farebbe troppa 



prolixa cofa non miextendotmabafti 
pur quefto tato che dedo ne/amoftra 
re che idio e/ da laudare per lapo te tia 
8? ^ SC forteza che dette a fandi fuoi- Cofi 
" portiamo dire che e/da laudare p lafa 
pientia che cocedette loro:fiche come 
elli promiffe neluàgelio dette loro fen 
no SC fapientia alla quale no poterono 
refiflere ne contradire tutti gliauerfari 
loro-Onde pero dice fando Augufti/ 
no che de maggiori miracoli che cofer 
mo lanoftra fede fie quefto che co po 
chi ydioti 6C féplici huomini idio mu 
to SC allumino della fua fanda fede li 
phvlofophi SC faui modani: K atterro 
SC rece ualere niente ogni aftutia mon 
dana SC phylofophia cohme fimoftra 
in fando Stephano SC in fanda Cha/ 
thenna 6C in altri fandi liquali difpu/ 
tando colli hej^wci SCcon giudei SC co 
faui mondani glifedono ualere niente 
Bene adunque e/da benedire SC da lau 
v dare tale maeftro: ilquale di huomini 
grofli fece cofi fornii SC aftuti difputa 
tori SC discepoli- Onde fàdo Hierony 
mo parlando diquefta parola che dice 
fando Giouanni cioè- In pricipio erac 
uerbumrdice Giouàni ruftico pefeato 
re indotto ronde qlla uoce certo fu dal 
fommo maeftro- Et po come elfo xpo 
diifc- Vno e/ilmaeftro uoftro idio- Si 
che come dice fando Auguftino-Po/ 
gnamo che leparole SCghamunimenti 
degli huomini fieno certo aiuto pure 
principale maeftro e/quello che tiene 
lacathedra in cielo-Et pero fando Gre 
gorio dice che in uano fafFaticha lalin 
gua delpredicatore fe lofpirito fando 
non lauora détro nelcuore- Come adù 



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que fidice neUibro dellafapietia-Ogni 
fapiétia e/da dio- Et po come dice fan 
do Iacopo chi nha bifogno dallui la/ 
dimandi ilquale laconcede uolentieri: 
SC no nmpruouera-Grande adunque e 
percerto quefta cortefia didio che huo Y 
mini femplici follieua a conofeer leco 
fe interne fuperne SC etterne SC preterì 
te SC occulte SCfu ture- Siche come diffe 
chrifto a gliapoftoli ciò chegli udi dal 
padre riuelo loro- Quefta reuelatione 
SC fapientia humileméte cófeffaua fan 
do Paulo da Chrifto quàdo parlado 
debeni inuifibili SC dicendo mai cuore 
dhuomo glicomprefe ne orecchie udi 
ne lingua potè explicare fubgiungne- 
ma idio a noi gliha riuelati SC lofpiri ✓ 
to fando fuo • Et cofi dice ad Galatas 
che ladodrina delleuangeko non heb 
be dallhuomo:ma p reuelatione di le 
fu chrifto- Hor dico affai potremo di 
retma paffomene per no effere rroppo 
prolixo : SC perche anche difopra i par 
te ne/dedo quando laoratione comen 
dando diffi che per e(Ta lanima e/allti 
minata della diuina fapientia SC feien 
tia-Nella terza parte dico che cifimon 3 j aXfr 

ftra idio laudabile SC comendabile per 
lagratia SC mifericordia fua per laqua 
le molti peccatori immondi SC pefìimi 
giuftifico SC mondo SC fecegli fuo tem 
pio SC fuo habitacoloto ueraméte mu 
tatione della man diritta di dio- Leuia 
ci adunq$ dimeza node allaudare dio 
come faceua ilpfalmifta fopra ligiudi 
ci della fua giuftificauone che chi no 
fimarauigli SC marauigliando non fin 
folua in giubilo SC in laude quando in 
fe o/in altrui uede fi nobile mucamen 




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to t cioè che lhuomoluxuriofo cimerà 
corinéte 6C puro come angelo» Et lhuo 
y $ mo iracundo diuéti agnello ÒC màfue 

to Jlrapace 6C auaro diuenti largho- Il 
fuperbo diuenti humile:6C quello che 
era figluolo dira diuenti uafello digra 
tia- Per gratia pcerto e/qfto mutarne/ 
co eoe moftra ianfto Paulo in fe 6C al 
tri molti peccatori dicendo- Doue abo 
do ìlpeccato fopra abondo lagratia :SC 
cofi anche diceua-Gratia dei fum id-cp 
fum- Et anche :nó ex openbus iuftitie 
que fecimus nos: fed fecundum fuam 
mifericordià faluos nos fccit 5Cc-Et an 
che:no eft uolentis neqs currentis fed 
miferentis dei- Diqfta tale materia an 
che aliai potremo dire : ma parmi che 
debba baftare quello che ne de&o ma 
ximamente gche diquefta gratia &Cmi 
fericordia cioè che idio uolentieri fa a 
peccatori l parte difopra e/deéto SC an 
che nedireno allultimo parlàdo della 
humile confezione per laquale idio fi 
prouoca affare mifericordia alpeccato 
-re cofi àche fipotrebbe ancor affai par 
lare della giuftificationemoftràdole 
, richeze delle gratie che idio da apecca 
tori SC fana liquali giuftificatma p no 
dire troppo parmi che debba baftar ql 
che brieueméte difopra e/deélo nel-x- 
r- A . QfiJifa capitolo doue moftràdo come ilbene 
della gratia della charita excede ogni 
altro bene dimondo- Nella quarta par 
te dico che idio e/dafommaméte loda 
re nella glorificatione defanfti icio cf> 
non folamente nellaltra uita:ma pure 
in quefta fa ÒC farà loro tanto honore 
che come ueggiamo maggiore teucre/ 
àa fifa auna piccola reliquia duno fan 



&o che auno imperadore- Onde parla 
do feo Auguftino dello honore che Ù 
fa allegno della croce:5C udendo argo 
métare che molto maggiore lo farà al 
fuo feruo eleéto dice cofi-Lacroce che 
era fupplicio de ladroni e/ditanta riue 
rentia che ella fifa in fronte allimpera 
dori - Et fe tanto honore fa Chnfto al Wofc 
tormento fuo: hor quàto maggiore lo 
farà allo ele&o ÒC diledlo fuo :cio uuo 
le dire che ìllegno che non intende il/ 
qaul fu in tormento diChrifto tato e, 
honorato: molto più uuol fare 5C uuo 
le che Sfaccia honore al feruo 8C dile/ 
£to fuoalquale ilporta in cuore in per 
charita SCnelcorpo per purità 6C fandti 
ta-Onde per ilpfalmifta péfando ilgrà 
de honore che idio fa a fandli fuoi di/ 
ce- Nimis honorati flit amici tui deus 
nimis cófortatus eft principatus eorù 
Che perche egli parue che Ihonore el 
premio excedeflè ilmerito dice che gli 
pareua troppo-Et cofi e/percertofe no 
che allo fmifurato buono idio no gli 
pare troppo ogni honor efr fare cipuo 
auengha chep uerita malcambiato ne 
fiat cioè che mai no e/tàto amato qua 
to egli ama : ne tanto honorato quàto 
egli honora :ma ohimè che quefto no 
penfano molti feonofeéti cani ÒC nbal 
dirperoche più torto uogliono feruire 
con pena SC co dif honore almondo ct> 
con dileéìo & honore a dio • Onde po 
contra quefto errore indegnàdofi Un 
ciò Gregorio dice- CelTatione da fati/ 
che comanda idiotma lanoftra mente 
paza più tofto uuole feguitare le cofe 
delmondo con pena SC con faticha che 
fotto meteerfi algiogho didio foaue 5C 




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lieue- Siche come fpeffe uolce dico più 
fono glimartyri deidiauolo che quelli 
di dio-Onde a qfti tali dice idio g Ifa/ 
ia propheta: hauete lafciaco me figno 
re benigno feruirete a (ignori crudeli: 
iquali non uidaranno reeje ne di ne no 
de«Hor fopracio aiTai dire fipotrebbe 
a moftrare come grande e/ diferétia SC 
difguaglio fra feruire a dio SCferuire al 
peccato : ma baftì hora qfto poco che 
dedo ne/maximamente gche difopra 
comendando lacharita in parte ne toc 
catormoftràdo come fono cotrari glie 
fedi della charita a quegli della cupi / 
dica:ritornando adunqs a qllo che pri 
cipalmente propuofi: dico SC conchiu 
do che dobbiamo laudare idio nefan/ 
di fuoinncioche in loro moftra lafua 
excellentia SC bontà cocedendo loro la 
fua potentia SC lafua fapienna SC lafua 
^ratia SC lafua gloria: fiche bene fimo 
ìtra forno SC buono artefice in coCl bel 
la SCfomma opera* 

CCome dobbiamo laudare dio ne fa 
di perche ceglihadari p padri SC mae/ 
ftri SC frategli. Capitolo- xv< 
€T\ Aperunaltro nfpcdopiu dolce 
^ I 6C più utile :dico che perdebito di 
giuftmaSC di charita debbiamo Idio 
laudare ne fuoi fandi incio SC gcio cB 
per noi glifece tali SC dacegli per pafto 
ri SC per padri SC p auocati SC per mae/ 
ftri SC per fratelli- Siche adùque fiamo 
tenuti idio laudare pe beni che afa: SC 
da quanto alcorpo:quanto molto più 
certo di quefto cofi cxcelléte dono del 
quale ciprouede per falute dellanime* 
Hor g harebbe copiofa materia apar/ 



lare della charita de fandi uerfo dinoi 
SC della molta utilità che nericeuiamo 
Et pero abreuiandola dico per fomma 
charita dette a fandi patiétia che cipo 
tedino foccorrere ne noftn bifogni SC 
pericoli come tutto di ueggiamo SCleg 
giamo che feciono SC fanno quàdo da 
noi fedelmente fono ìnuocatirSC pero 
fu dedo a Job tribulato: chiama fe e/ 
chi nfponda SC cóuertiti apregare alcu 
no fando che taiuti- Et qfto aliai mo/ 
ftra chiaro ne miracoh che feciono SC 
fanno li fandi SC giufti huomini l aiu 
to delle noftre anime SC de noftn cor/ 
pi :ma fra glialtn SC fopra tuta ftàlici/ 
pale SCcapitale e/lauergic maria laqua 
le come madre piatofa SC fingulare ad 
uocata depeccatori SC auerte lira didio 
da noi :SC ipetraci lafua gratia SC lafua 
mifericordiatcome tuttodì prouiamo 
ma non mi extendo a laudarla qui per 
cioche farebbe troppa lunga materia « 
Detteci anche dio certi fan di SC pafto 
ri per prelati concedendo loro alidori 
ta di abfoluere noi da peccati SC dimi/ 
mftrarci glialtri facraméti maximamé 
te del corpo SC del fangue fuo :p li qua 
li ciringeneradìno in nuoua uita:SC di 
uentauino figluoh di dio«Nella quale 
cofa ìlnoftro benignifTimo fignor dio 
molto moftra la fua charita uerfo noi 
incio che partendoti diquefto mondo 
alpadre lafcio SC ordino g fe iuichari a 
procurare lanoftra falute preuedendo 
lenoftre future ifermitadi- Onde SC pe 
ro qfti tali redori SC medici noftri fpi 
rituali douiamo hauere in reuerétia co 
me Chrifto rperoche in fuo luogho ci 
fono dati come egli moftra dicendo al 



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li apoftolichi ode uoi ode me«Hor co 
fi polliamo dire che dette loro fapien 
ria per laquale cipoteiTonoamaeftrare 
Onde come dice fcó Piero: dallo fpiri 
to fancìo fpirati parlano ìfandi huo/ 
mini di dio: ÒC cofi fcripfono 5C fecio/ 
no libri in nequali dopo laloro morte 
quafi come in uno fpechio uedeitìmo 
quello che haueltimo affare ÒC che te/ 
nere 2£ che fperare òC che credere : fico 
me dice fandto Paulo : ciò che e^fcrip 
to e/fcripto anoftra docìria ÒC anoftra 
correzione» Nella terza parte dico che 
idio ciha dati ìfandh per noftro exem 
pio ÒC guidatori ficome difle Chrifto 
di fe cofi dico deglialtri che cihàno da 
to exemplo difar come feciono eglino 
cioè dinfiurare ìlmódo cólefue delitie 
5C portare lepene in patientia- Onde g 
che diquefto maximaméte cidette exé 
pio xjxkòC glialtri fandi fancto Pau/ 
lo poi che hebbe decto nella epiftola 
ad hebreos:che lifandh per fede uinfo 
no iregm rcioe difpregiàdogli ÒC porto 
rono I pace defTere fegati ÒC uccifi afFer 
ro fugiungne: noi adunque hauédo tà 
ta nube diteftimoni cioè uuoldire tan 
ta multicudme di exempli per patien/ 
tia corriamo alla battaglia ppofta nf 
guardando principalméte allo adore 
della fede di Chrifto Icfurilquale prò 
ponendoti lettemo gaudio fofténe la 
croce ÒC difpregio ogni uergogna ÒC di 
fhonore-Perche adunq$ come dice fan 
do GregoVio* Viua elezione e^lauita 
de buoni òC più muouono gli exempli 
che leparole. Inexcufabili fiamo tutti 
amatori delnìodo poi che conofcendo 
laueritadelleTcripture ÒC hauendo tan 



ti exempli òCaduocati no torniamo a 
penitétia-Onde pero diffe Chrifto nel 
lo euàgelio a giudei che fe egli no fuf 
fe uenuto ÒC no hauefle parlato no ha 
rebbono peccato a nfpedo che pecca/ 
no difpregiandolo:ÒC pero fugiungne 
ma hora niuna excufatione hanno del 
peccato loro :imperoche eglihanno in 
odio me ÒC ilpadre-Et cofi anchor dice 
che ìlferuo che fa lauolonta delfuo fi/ 
gnore ÒC no lafa fia molto battuto :ma 
quello che non lafa perche no lafa fia 
battuto poco«Hor fopra ciò molte al/ 
tre cofe dire fipotrebbono amoftrar la 
graueza diquefto peccato indo che ta 
to beneficio difpregiamo : ma per non 
multiplichare tante parole conchiudo 
brieueméte ÒCdico che dobbiamo idio 
laudare ÒC ringradare ne fuoi fandi co 
mendàdolo dicofi nobile opera ÒC fi g 
che egli ciha dati per redon ÒC aducca 
ti ÒC maeftn ÒC guidatori-Et per quefte 
confiderationi fordino difare fcfta de 
fandi cioè e/g laudare idio che glifan 
difico ÒC glorifico. Et g uedere perche 
uia nàdorono alcielo: ÒC defiderareda 
dare afta re con loro ÒC inuocare ìlloro 
aiuto ne noftri bifogni«Che ficoe dice 
fando Hieronymo lifandi ftando in 
terra quàdo di fe anche erano I dubio 
potcuano aiutare li peccatori ÒC idio g 
loro tante gratie fece almondo:molto 
più certo dobbiamo credere che hora 
che fono I più charita ÒC in fecurita ÒC 
meglio conofcono gli noftri pericoli: 
ÒC fono uniti allo omnipotéte ciuorrà 
no òC potràno aiutare feglifapremo di 
uotamente pregare ÒC honorare:ma co 
me chi bn guarda affai può uedere che 



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pare che faccino beffcdi dio SC diloro t 
indo che nelle loro fefte non incendia 
mo allaudargli SC penfare laloro uita: 
ma agiuchare SC aUuxuriare SC affare o 
gni male: fiche più peccati fifanno co 
muneméte inundi di fefta che in rutta 
laltra feptimana:fìche più tofto fipuo 
dire che prouochiamo Chrifto SC gli 
fandi contro a noi che noi gliprouo/ 
chiamo auocati per noi peroche come 
dice fando giouanni bocca doro nelli 
bro della compunzione- Si altucto ue 
gniamo alcotrario diquello che fece SC 
comàda Chrifto tche chi bene penfaf 
fe daluno lato lanoftra proferitone SC 
fede SC dallaltro la noftra uita chiara/ 
mente uedrebbe che imaggiori nimici 
che habbia xpo fono lifuoi fedeli ma 
ximaméte certi cherici 5C prelati liqua 
li debbono effere in terra in luogho di 
Chrifto ? Onde diquefti tali parla fan 
do Bernardo SC dice-O buon Iefu tu/ 
do ilmondo par che habbia fado con 
giuratione contro a te per perfeguiqre 
te SC ituoi fedeli SC quelli in quefta per 
fecutione fono primi SC capitani hqua 
li tu hai coftituti per te uicari fopra la 
chiefa laquale ricomperafti colfangue 
tuo- Quefti tali chiama fan Paulo ini 
mici della croce di Chrifto epoche del 
pouero SC nudo Chrifto cercano riche 
zetdellapenato uiuono I dehtie:del ui 
tuperato cercano SC uogliono honore- 
Onde pero diloro dice fando Bernar 
do< Honorati procedono delbene del 
fignore loro alqualfignore fi maluiuo 
no che fanno poco honore-Et quinci e 
quel che fiuede corinuamete cioè affa/ 



ramento dimeretrici habito digiullari 
6C fornimento diRc SC di Baioni- Hor 
ueggho che troppo andrei inanxi apav 
lare de difedi di quefti tali:5C pero la/ 
fciandogli al giudicio di dio che dob/ 
biamo feguitare lauita defandi laqua 
le riha data per maeftro SCperexéplo 
che chi uolefTe feguitare lauita SClauia 
dimolti che tengono luogho defandi 
male capiterebbe ; peroche ueggiamo 
che in luogho defandi patriarci fono 
hoggi certi prelati SC paftori iquali le/ 
pecorelle di dio non pafcono:ma feor 
ridiano SC come dice fando bernardo 
fono più acconci auotare leborfe che a 
corregere hloro uiti SCpiu affare conia 
ti a richi ÒC aueftire giullari che apafee 
re SC ueftire ipouen di Chrifto- Cofi i 
luogho de fandi pr opheti didio fono 
hoggi alquanti fpigoh ftri SC ypocriti : 
che ìifanno propheti SC ingannano le/ 
gente femplice dicendo lor fegni SC ui 
{ioni falfe-In luogho defandi apofto 
li SC antichi religiofi SC monaci fono 
hoggi alquanti incappucciati goditori 
malcótenti deuoti della pouerta SC del 
la caftita aiquali obligati fono- In luo 
gho de martyri SC feruenti fono hoggi 
alquanti accidiofi SC otiofi SC fpigholi 
ftri SC che non uogliono fare fe no ma 
giare- In luogho degli fandi heremiti 
deldiferto degypto fono hogi certi fra 
ticegli SC ferabati iquali ingànano lefe 
minelle SC ifemplici co loro falfi fegni 
SC fermoni ipocriti- In luogo delle bea 
te uerginc uergognofe SC rinchiufe fo/ 
no hoggiterte donne molto aperte SC 
coppo dimeftiche piuefc no ficouienc 



lequali fono fi pocho diuote àiàio cfr 
non poffono ftare fanza diuotione ÒC 
dimefticheza dhuomini-Siche pogna 
mo che incomincino per fpinco comu 
nemence terminano in lordura dichar 
ne O/per opera O/per intétione - Onde 
ueggho che un pocho fono ufcito fuo 
ci della materia cominciata: ma non al 
tutto ne fanza cagione Jmgoche aco^ 
mendatione defandi preteriti torna la 
mala uita diquegli liquah hoggi fono 
in lorluogho<Ecgo terminando qfta 
materia dico ct> dobbiamo laudar dio 
nefuoi fandti òC feguitargli ÒC non dire 
eoe dicono mola llolti/liquali udédo 
predicare le excellenti uirtu de fandli: 
cioè come furono chafti ÒCdifpregiato 
tori dipecunia 6C dhonori ÒC forti nelle 
pene dicono quegli furono fandh :hor 
chi potrebbe cofi fare cf5 percerto dob 
biamo tenere che chino feguifcelalo 
ro uia ÒC uita non goderà con loro nel 
laltrauita- g uno altro rifpefto poflia 
mo dire che dobbiamo laudare li fan^ 
&i per dio perche lamorono ÒC feruiro 
no finceramente ÒC forteméte come di 
fopra e/ded:o: che fe noi fecodo ilmo 
do lodiamo glihuomini ualenti ÒC ui/ 
éloriofi molto più dobbiamo laudare 
glihuomini uirtudiofi liquali uifono 
ilmondo òCledemonia g forteza dicha 
rita - Et go fono fcripte òC leggiamo le 
loro leggende òC martyri per laudargli 
delle loro uirtudi- Et pero ne fa ÒC càta 
lafcà chiefa Hymni ÒC Cantici ÒC Pfal 
mi laudando ÒC moftrando al mondo 
loro melone -Inquanto come declo e/ 
fono noftri padri ÒC auocati negli dob 
biamo laudare ÒCringratiare-Et go per 



quelli rifpefti alaudargli ÒC honbragli 
einduce lo ecdefiaftico quando dice • 
Laudemus uiros gloriofos ÒCparentes 
noftros in generatione fua - Inquanto 
glichiama uiri glonofi tloquale uoca/ 
bolo importa uighore ÒC ualentia:mo 
ftra che fono dakudare per lopere uir 
tuofe:per lequali cifono l exemplo:ÒC 
fono nominati òC famofi almondoJn 
quanto dice parenti noftri moftra lafc 
coda cagione: cioè perche damano co 
me padri fpirituali:ÒC procurano lano 
ftra falute più che no farebbe padre ÒC 
madre carnale :incioche dice«ln gene^ 
ratione fua : moftra che ciafeuno feco 
do lordine fuoe/dalaudare« Et quefto 
Ha dedto in bneue amoftrare che idio 
e^ne fan&i ÒC fci m dio òC per dio lau/ 
dare ÒC honorare dobbiamo^ 

CCome ÒC perche dobbiamo laudare 
idio negliangeli fandh* Capitolo*xvi«. 

f I Onfequentemente dico che pegli 
V^A.irifped:i medefimi predccli òC con 
jQderationi dobbiamo ÒC portiamo lau 
dare dio debeati angeli cioè perche co 
fi excellenti ÒC nobili glicreo ÒC perche 
a noi ÒC per noi dimanda- Et go ilpfal 
mifta poi cT5 hebbe defto- Laudate do 
minù in £anftis eiusfugiungne-lauda 
te eum omés 1 uirtutibus eius: cioè ne 
ghangeli-Et pero anche inuita gliange 
li a Dio laudare òC dice « Laudate eum 
omnes angeli eius : laudate eum om/ 
nes uirtutes eius ÒC c- Et Daniello dice 
Benedicite àgeli domini domino ÒC o 
Et Dauid dice- Benedicite domìo om 
nes angeli eius potentes uirtute ÒC cec 



Hor g harebbe copiofa SC cLuota ma/ 
teria aparlare de ghangeli quanto alla 
diftinéfaone degli ordini SC degli uffi/ 
ci loro-Ma perche lamateria e/fottile: 
SC fonne diuerfe opinioni di fanéh:8C 
io come femplice neparlo in uolghare 
per huomini femplici SC ydiotimo mi 
exrendofopraciofenonche pongho 
femplicemence quello che nedice fan/ 
tìo Gregorio 1 quella omelia fopra lo 
euangelio della fella degliangeli doue 
gliordini SCgliuffici loro diftingue per 
tale modo SC dice cofi « Neue fono gli 
ordini degliangeli fecondo che per di 
uerfi luoghi della fanfta fcriptura fi/ 
truoua SCpruoua cioè Angeli: Archan 
. geli:Virtu:Poteftadi:Prmcipaa: Do 
minationi : Troni : Cherubyni :6CSera 
phyni- Deprimi duoi ordini quafi tue 
ta lafcriptura parla cioè che Ceno An 
geli SC Archangeli - De Cherubyni SC 
Seraphyni parlano molti ppheti ma/ 
ximamente Ifaia-Onde diiTe* Volauit 
a me unus de feraphym-SC c«Et Dauid 
dice di Chrifto- Afcendit fuper Che/ 
rubym SC uolauit-De Principati SC Po 
teftati Virtudi SC Dominationi parla 
SC fcriue fanfto Paulo apoftolo nella 
epiftola ad effefios SCnella epiftola ad 
colofenfes anche gliricorda SCagiugne 
ui li Troni«Siche in fomrna conchiu/ 
dendo rioue fono come é/defto ghor 
dini degliangeli-Et quefto pruoua per 
quella parola di Ifaia per laquale par/ 
landò alprimo angelo che cadde ripro 
ueràdo laprima dignità dice: tu cheru 
bym fignaculu fimilitudihis : ciò uuo 
le dire che haueuapiuexpreffa Cimili 



tudine di diotPlenus fapientia SC gfe/ 
éhis decore«Et poi numera noue nomi 
dipietre pretiofe SC dice cfS nera coper Kob^ 
to SC ornato: per lequali intende noue 
ordini degliageli a quali lucifero eflen 
do prelato mera quafi ornato SC hóno 
rato* Et poi fugiùgnefeo Gregorio SC 
dice cofi'Dobbiamo fapere cf5 quefto 
uocabolo Angelo e/nome dufficio SC 
non dinatura fiche allhora folamente 
libeati fpiriti fipoiTono dire àgeli qua 
do alcuna cofa ciannuntianO" Onde g 
Angelo uiene adire meflaggio SCannu 
tiatore-Et pero quelli che annuntiano 
lecofe minori fono de&i angeli:SCqlli 
che annutiano lemaggiori fono defti 
archangeli«Cofi anche per gliloro effe 
difono alcuni chiamati g diuerfi no 
mi come Michael:Gabriel: Raphael- 
Onde Michael uiene adire gs ut deus. 
Et quefto e/quello Angelo che cobac 
te co lucifero che uolle efTere eoe idio t fJob^ 
SC cofi ucciderà àntichrifto:perchc fi/ 
chiamerà SC uorra ejOfere riputato idio 
SC cofi ogni ado digram uirtu allui fa 
tribuifee: come fu madare lepiaghe in 
Egypto:diuider ilmare roffo SC fomer 
gere quelli di Egypto SC altre molte co 
le- Ec cofi alla uòce fua rifufeiteranno 
limorci SC egli raprefentera algiudicio 
lacroce SCchiauelh di Chrifto-Hor co 
fiperlogràdezelòche ha dello hono 
refdidio fiche moftra che nullo può fa 
re :ne debba prefumere quello efi idio 
e/de&o Michael :cioe gs ut deus- qua 
fi dica niuno prefumma difarfi iddio» Hie^t 
Quefto fu principe della fynagoga SC 
éobatte coldemonio ilquale uoleuà re 

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uelare ilcorpo diMoyfe SC no uolle cf> 
fimanifeftaflfe acioche ilpopolo degiii 
deinonloadoraiTeperidio- Queftoe 
hora principe SC guardiano della chie/ 
fa :5C introduce lanime fan&e in para 
difo : SC go uulgarméte fidice che egli 
pefa lanime cioè difeerne imeriti-Ga/ 
briel e/de&o quello angelo ilquale an 
nuncio alla uergine Maria la incarna/ 
rione di Chrifto- Onde Gabriel uiene 
adire forteza di diò « Che gche egli ué 
ne alla femina forte in uircu SC annun/ 
tiare ilforte idio ilquale incharno per 
uincere SC diacciare ilforte inimicho e 
chiamato gabriello:cioe forteza didio 
Et coG quello angelo ilquale annùtio 
Thubia ciecho e /detto Raphaello :il 
quale e/interpretato medicina di dio- 
Siche come generalmente e/detto per 
certi effetti fono chiamati glifpiriti an 
gelici per certi SC diftinfti nomi - Dice 
poi fantto Gregorio distinguendo ilo 
to uffici che Virtudi fono chiamati ql 
li fpiriti per liquali fifanno leuirtu de 
miracholi-Poteftadi fono de Ai quelli 
iquali fingularméte rafrenano ledemo 
nia che non cipofTono temprare SC uin 
cere come uorrebbono- Principati fo/ 
no quegli fpiriti che fono pricipi SC re 
ttori dicerti altri fpiriri minori: SC im 
ponghono loro quello che habbino a 
fare- Dominationi fono anche magio 
ri che principati go effere principe uie 
ne adire effere primo fra molti :ma do 
minare :cioe fignoreggiare fie pofTede 
re5C reggere altri fottofua iuridittio/ 
ne SC fignoria- Troni fono dette queh 
le fchiere difpiriti neguali dio quali fi 



ripofa SC bagli per fuoi aflefTori a com 
piere lifuoi giudici in terra-Onde Tro 
no uiene adire fedia«Et di quefti parla 
ilpfalmifta quàdo dice a dio-Sedes fu 
per tronum qui iudicas iuftiriag- Che 
rubin uiene adire plenitudine difeien/ 
ria :SC quefti fono quegli fpiriri ✓hqua 
licomepiuuicini a dio piti chiaramé 
re locotemplano-Seraphyn fono quel 
li liquali per più fingulare propinqui/ 
tade di dio delfuo amore più fono ac/ 
cefi 6C più noi accendono-Onde Sera* 
phyn uiene adire ardente incenderne • 
Hor ecco come fantto Gregorio dilli 
gue gliuffici SC gliordini degli angeli • 
Et quefti noue ordini firiducono acre 
gerarchie :cioe facri Pricipati:cioe ma 
giore mezana SC minima- Lamaggiore 
contiene Seraphyn Cherubyn SC Tro 
ni- Lamezana contiene Dominationi 
Poteftadi SC Principati-Laterza corie* 
ne Virtudi: Archangeli:8C Angeli- Ec 
ponfi dicio fimiglianza dello impera ✓ 
dorè ilquale ha alcuni miniftri aflìftc 
ri pure (eco come fono certi configlie 
ri SC affelTori-Et aqfti fono fimili ghor 
dini della prima Gerarchia- Alquanti 
altri nha areggimento del Reame i co 
munecome fono giuftitieri SC pricipi 
della militia SC alrri fimili ufficiali « Ec 
aquefti fono fimili gliordini della fez 
coda Gerarchia- Alcuni altri fono uffi 
ciah* come certi caualieri SC ufFiciali di 
cerri luoghi diftinéh- Et a quefti fono 
fimili gliordini della terza Gerarchia 
aduengha che per uerita in quefto fa / 
fto nulla fimigliazaSCcoparationee/ 
propria SC gfeéfcuimgoche gli fatti SC 



gliordini della chorte delcielo fa per/ 
fedamente colui folo che gliordino 
Et pero fu dedo a Job da dio :nùquìd 
nofti ordinem celi:ÒC pones rarioncm 
eius in terra^ Quafi dicha quefto non 
puoi tu fapere come io«Diquefti bea/ 
ti angeli dice Iob che fono innumera/ 
bili-Et pero anche dice fando Dioni/ 
gio che lcmente diuine; cioè gliangeli 
fono fopra tutte lecofe exiftenti ÒC ui* 
uono fopra ogni cofa uiuente:elfom/ 
mo ài bello idio più chiaramente con 
reirplano SC più uegghono«Et g lapre 
deda diftintione non e/dacredere che 
eili fieno propri gliufFici SC legratie lo 
ro che glialtn nò leccmunichino:anzi 
^ c m<k tutti participano ifieme legra rie : fiche 

in tutti ardono diperfedo amore :ò(tu 
di contemplano ìdio ÒC tutti rafrena/ 
no ledcmonia :5C hàno laltre gratie pa 
gnamo che più & meno fecondo che a 
dio piace- Et poi dopo lepredede cofe 
fugiungre fando Gregorio SC dice cB 
tanti huomini fidebbono faluare qua 
ti beati {piriti fono rimafi in cielo • Et 
pero cifa bifogno che cidobbiamo afi 
migliare alloro nelle uirtu ÒC nelle gra 
tie:feuogliamoefTere loro compagni 
5C conforti in gloria-Et fanne tale ada/ 
datione 5C dice - Sono alchuni liquali 
pocho intendono di dio : ma nientedi 
meno diquello pocho uolenrieri gcha 
^ rita a proximi lonfegnano- Q uefti fa 
ranno compagni delli angeli- Alchuni 
altri fono molto uirtuofi 6C efficaci in 
fare miracholi:ma indo no guardano 
fe non alla charita di dio SC alla falute 
de proximi- Quefti faranno con li or/ 



clini delle Virtù- Alcuni altri fono che 
hanno grande fignoria contro alle de/ 
monia:& chacciogli per uirtu dihumi 
litade SC doratione- Quefti fono 6C fie 
no fimili alle potefìadi-Et fono alcuni 
iqualiexcedono glialtri indegnitade 
& fanditade: quefti fono Ùmili a Pri 
cipati- Alcuni altri fono che per fingu 
lare priuilegio àCmcdo fignoreggiano 
tlltt§! 5C uinchono lacarne SC rimondo 
Et quefti fieno có le Dcminationi- AI 
cuni altri fono che poi che per folleci/ 
ta cura fanno fignoreggiare SC uincere 
femedefimi fono fadi degni da dio di 
fapere SC potere giudicare SC riprehen/ 
dere con feruente SC fando zelo glial/ 
tri difedi- Et quefti fono come Troni 
SC fedie di dio ne quali SC ccquali idio 
giudicha SC giudicherà rimondo- Alcu 
ni altri fono difingulare feruore SCqua 
fi ardono dichanta di dio 6C del proxi 
mo- Et qftì fono come Cherubini che 
perche come dice lapoftolo plenitudi 
ne della legge e^lamore: SC quefti hall 
no uera fcientia come Cherubini iqua 
li p charita aproximi infegnano SC ftu 
diano diconuertigli « Et fono alquanti 
fpiriti liquali accefi SC intefi aldefide/ 
rio della uita contemplatiua diledan/ 
dofi difolo idio SC in lui contemplare 
firipofano:SC diquello fuoco accefi co 
loro parlare glialtri accendono-Et que 
fti tali fipoffono afTimigliare a Sera/ 
phyni :incio che l fe ardono SC glialtri 
accédono:dequali pare die parli ilpfal 
mifta quando dice^Qui facit angelos 
fuos fpiritustSC miniftros fuos ignem 
urentem-Et Ifaia quando dice che uo/ 

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Ice allui uno Seraphyno & tocchogli 
lelabra con uno charbonc difuocho 6C 
cornandogli che andaiTe a predichare 
Come poi adiique dice fandlo Grego 
rio quelle cofe udendo pcnfiamo fe ci 
trouiamo in alcuni diquefti ftati 8C be 
ni tonde prefummere portiamo deffer 
compagni de gliangeli 1 gloria- Che g 
cerco guai fìa allanima che in fe niffu/ 
no diquefti beni rrouerra : SC uiapegio 
e/fe non rrouandofene no piangne 5C 
duole fiche almeno piangncndo ìlfuo 
damno SC male tiftudiafle diriparar la 
fua uita per degna penitériatdella qua 
le come diflè Òirifto nello euangelio 
glianeeli delcielo ghodono sfanno fe 
fta expe&andoci dhauere per compa/ 
gni inquella uita beata- Per lepredefte 
tutte cofe contiderate moftrafi die co 
me proponemo molto eAàio dalauda 
re I coti 6C dicofi nobili creature come 
fono ghageh nequali più riluce SC più 
fimoftra laexcellentia 5C bontà diuina 
che in altra creatura» Siche in quefta o 
pera e da laudare tale maefWMa per 
uno altro rifpeéto a noi più dolce dob 
biamo laudare idio nelli angeli percB 
come dicemo de fanéhndio g fomma 
charita gliha dati a noi per guardiani 
8C miniftri 5C auocati 6C ^curatori del 
la noftra falute come moftra fcó Pau 
lo quando dice - Omnes funt admmi/ 
ftratores fpiritus in minifterium miiTi 
propter eos qui hereditatem capiùt fa 
lutis.Grande adùque e/lanoftra digni 
ta poi cB ti nobili miniftri habbiamo- 
Et pero fan&o Hieronymo dice- Tan 
ta e/ladignita dellanime che ciafeuna 



incontanente che e creata ha uno ange 
lo afua guardia ÒC cópagnia chella fol 
leciti alluo bene AC ritieni dalmale*On 
de fopra quella parola delpfalmo* An 
gelisfuisdeus màdauitdete uteufto 
diant te in omnibus uiis tuis-Dice fan 
6;o Bernardo: quefta ndebbe O/huO' 
mo quefta parola fare hauere reuercn 
ria 6C conciperedeuonone 5C dare fida 
za reuemia debbi hauere per laprefcn 
tia: diuotione per laloro beniuolentia 
fidanza g lacuftodia- Et pero anche di 
ce come temi tu hauendo tali guardia 
niFedeli fono tpotenti fonocne mgan 
nati poflfono efTere ne uinti:pure fegui 
tiamogli &C uinceremo ogni noftro ad 
uerfano- Anche fopra quella parola di 
Ifaia per lequali dice idio: fug muros 
tuos Hieru£alem coftituicuftodes:di 
ce coti- Benigno fe fignore noftro idio 
che non fe contento de muri delle«no/ 
ftre guardie : ma fopra elfi poni lacu/ 
ftodia detuoi angeli- Et certo quefìo e 
molto necelfario go che fe libuoni fpi 
riti da noi tidilunghaf&no niiTuno po 
trebbe foftenere hmpeto derei - Et per 
chefempre cifono prefenti amumfee 
ciafeuno ÒCdice in quale tu uuoi canto 
ne ÒC diuerticulo obfcuro habbi 1 hue 
rétia langelo tuo: cioè che tiguardi cS 
non facci i fua prefentia quello che tu 
non farefti in mia: ciò uuoldire che fe 
noi ciraffreniamo dal male per uergo> 
gna delli occhi humani molto più ce 
nedobbiamo guardare per uérghogna 
della prefentia delli angeli: che ueggo 
no ciò che noi facciamo :6C odono ciò 
che noi diciamo 5C operiamo femprc « 



Come anche moftra fan&o bemardo 
exponédo quella parola della cantica- 
que habitas 1 horris amici afculràt te • 
Doue dice che quefti amici fono glia/ 
geli iquali folleciti cófiderano ciò che 
Facciamo SC diciamo :SC pero eglino fa 
ranno noftri teftimoni SCaccufatori al 
giudicioSC lodatori fecódo lenoftreo 
pere buone SC ree. Grande adunque e/ 
certo inreuerétia SC impudentia pecca 
re i pfentia dicati SC tali amici :SC offen 
dere ìlfignore loro-Onde marauiglia e 
che egli no ciuccidono incontanente : 
ma lapiata didio gliraffrena:8C àche ci 
fofpingono SC inducono a penitentia: 
per quefto rifpeéìo medefimo pofTia^ 
mo anche dire che gràde ardiméto e* 
offendere ilproximo I prefentia dellan 
gelo che loguarda SC grande dif honof 
gli torna « Veggiamo fecondo ilmodo 
che quàdo alcuno e/offefo effendo ac 
copagnato O/i guardia dunaltro quel 
lo riputa la ingiuria facTa a fe SC piglia 
laguerra p qllo offefo- Et di qft o affai 
chiaramente ciamunifee Chrifto qua 
do dice- Vedete no dispregiate uno di 
quefti miei pufilli:aoe quantunqs mi 
nimi SC uih fecondo ilmodo tgoche io 
uidico che gliangeli loro cioè guardia 
ni fempre ueggono la faccia del padre 
mio in cielo- Quafi dica gliangeli che 
liguardano feneriputano offefi:SC pof 
fonnefareuendefta perche fono potè 
ti SC in cielo :SC qui anche monftra che 
quantùque gliangeli a noi p qualunqs 
modo difeendono fempre niétedime, 
no fono gloriofi in cielo-Et in fomma 
conchiudedo quefta materia dico che 
molto dobbiamo laudare idiotperche 



ti ha dati angeli g guardiani SC amici- 
et leffedo della loro guardia SC amifta 
de a noi fie cheglino cimpedifcono da 
mah delle colpe o rafrenando ledemo 
nia che no cinuochino in téptarci qua 
to uorrebbono come difopra e/ dcdlo 
O/cofortando laeofeientia p memoria 
della paltone di Chrifto come fimo/ 
ftra nello apocalipfi doue fidice cf5 fu 
detto a quegli angeli aiquali era dato 
potefta dimàdare cerre piaghe nelmo 
do che nó lemandaihno inhno che no 
fegnaiTino hferui di dio nelle loro fro 
ti-Ec cofi dice in Zacheria £>phera che 
langelo fe fare lofegno della croce nel 
le fronti dicerci tribolaci- AncfS cimpe 
difeono che no pecchiamo raffrenado 
laconcupifcétia O/p infermità O/altro 
modo come fimoftra l quello angelo 
eh tocco ilnerbo della cofeia di Iacob 
SC fecelo infracidare SCdiuento fcmnc^L 
to come fidice nelgenefi-Et cofi pmol 
ri modi dandoci impediméto come fi 
moftra nell'bro de numeri dellangelo 
che impedì Balaham che no andaile a 
maladire ilpopolo didio SC per altri di 
uerfi modi- Et cofi cicófotano nelletcp 
tationicomefimoftra nellangelo che 
apparue a Chrifto che era nella batta 
glia della morte SC confortollo« Et mo 
ftrano allegreza della noftra uicìoria: 
come fimoftra incio che poi che Chri 
fto hebbe ulto ilnimico nel difeno ue 
nono gliàgeli a feruillo SC fargli hono 
re- Anche gliangeli ciaiutono a tornar 
a penitentia fe caduti fiamo<Et quefto 
fanno in tre modi : cioè inducendoci a 
cotritione aiutàdoci afare lacófeflìone 
SC godono della fanffatione SC dadoci 

eiiii 



aiuto aperfeuerare in penitenti! • Upri 
mo fimoftra nellibro iudicu: doue fi/ 
dice che lo angelo riprefe lopopolo di 
dio dicerca tranfgreiìione onde qlli co 
punti pianfono ÒC hebbono mifericor 
dia* Ec cofi in Thobia doue fidice che 
langelo Raphaello pofe ilfiele i fu gli 
occhi di Thobia cieco ÒC alluminollo 
per laqualcofa fintéde che langelo po 
ne lamaritudine della cotritione in fu 
gliocchi delcuore ÒC fanalo- Ilfecondo 
fimoftra I quello angelo che purgo le 
labra di Ifaia che erano Ìmonde-Ilter/ 
20 fimoftra i quello angelo che appar 
ue a Helya fianco ÒC accidiofo ÒC fue/ 
gliollo cB dormiua p tedio :ÒC moftro 
gli uno pane codio fotto lacenere ÒC u 
ffvir^- no uafello dacqua ÒC fecelo mangiare- 
per loquale cibo conforcato continuo 
lafua andata infino almote didio oreb 
per laquale cofa fincende che egli cico 
forca nella uia della penicencia* Ec cofi 
godono della fadiffach'one comermo 
ftra Chrifto quando dice che gaudio 
e/a gliangeli didio duno peccatore cf5 
faccia penicécia-Ne mali delle pene an 
che ciconforcano ÒC impedifcono mol 
ti noftri mali ÒCgiudici come fimoftra 
in Daniello doue fidice che langelo di 
fcefe co lui ÒC co glialcri nella fornace 
ÒC ifpéfe ilfuoco- Ec cofi per moke leg 
gende ÒC hy ftorie per lequali ficruoua 
che elianeeli hanno dato uidloria a fe 

od _ _ 

deli contro apagani. Et come fimoftra 
negli angeli che menoro Lotho di fo/ 
N doma che no penfle con glialtri come 
fidice nelgenefi :ÒC come fidice etiàdio 
nelleuagelio che ficruoua che langelo 
amoni Iofeph che fuggifle con Maria 



SC co Tefu in Egyptotpche Herode cer 
caua duccidere Chrifto- Cofortano an 
che etnbolati a patiencia come moftra 
Zacheria quando dice che langelo gli 
parlaua parole buone ÒC confolatorie: 
ÒC come già e/dedto che langelo cófor 
to xpo nella paura della morce-Quan 
to e/abeni delle gratie trouiamo che li 
angeli ciaiutano o/excitando lanoftra 
pigricia come moftra Zacheria quàdo 
dice làgelo di dio mi exdco efi ero gra 
uato digraue fomno cioè dipigritia o/ 
alluminando lo intelletto o/purgàdo 
ÒC infirmando lafFedto come dice fan/ 
dio DioniGo cioè efi ufficio e/delli an 
geli illuminare: purgare: ÒC ìnfiarr ma 
re* Tolgono anche glimpedimenti co 
me fimoftra nello angelo che percofTe 
loprimo genito degypto:ilquale fu fa 
dio Michele come difopra e/dedlo : t> 
che impedmano ifigluoli difrael difu 
gire degypto ÒC poi diuife limar ÒC me 
nogli peldiferco:come fimoftra p qlla 
parola che diflè idio nello exodo a Ie^ 
fue- Langelo mio tiprecedera ÒC guar/ 
deratei ÒC introduceratti nella terra laq 
le promilti a padri uoftri- Allultimo a 
copiméto ÒC accerteza dogni loro cha 
rita dico che eglino uolentieri ne por/ 
tano lanime delli eledli a paradifo: co 
me fimoftra nelleuangelio g lahyfto/ 
ria di Lazero mendico lacui anima gli 
angeh porcorono nelfeno diHabraag : 
cioè in quella requie doue era Habraa 
Maximamente quanto gliangeli ami/ 
no ÒC percurino larioftra falute fimo/ 
ftra p lo feo euangelio per loquale tro 
uiamo che nelle opere della icarnatio 
ne di Chrifto: ilquale uenne g noi fai 



uare't gliangelì furono molto follecia tolo dico che fe dobbiamo godere con 

procuratori :doe cfS langelo annuncio gliangelì dobbiamogli feguicare i pu* 

laincarnatione di Chnfto alla uergine nca ÒC humilita òC charira rmaximamé 

Maria:ÒC indutfela aconfentire-Lange te quelli che fono miniftn della cine/ 

lo poi conforco Iofeph che non temef fa ÒC facerdoci : liquali come hàno ufFi 

fe dipigliare Maria perche era grauida ciò dangeli dafTiftere a dio ÒC amunire 

dicendogli che ella era grauida difpiri ilpopolo : cofi debbano hauere lauica 

to fco ÒCche partorirebbe uno figluolo alcrimenti come dice fancìo Hierony 

alquale ponefTe nome lefu: cioè falua mo fono demonia-Onde dice a profef 

tore : perche egli doueua faluare ìlpo/ fi lacauallena di Chnfto no ha mezo 

polo fuo da peccaci loro- Langelo poi cioè che hor fono angeli : hor fono de 

naco Chnfto lannuncio con aJJegreza monia-Et quello chiaraftiére fimoftra 

a paftori ÒC poi infieme co lui glialcri per lidedti di Chriftonlquale di Gios 

angeli cancano : Gloria in excelfis deo uàni bapcifta di (Te che era angelo cioè 

ÒC in terra pax hominibus bone uolun per lapurita della uica ÒC di giuda difle 

taas-Cofi poi come declo e/langelo a che era diauolorcioe glaperuerfica del 

muni Iofeph difuggire I egypco ÒCpoi la uica- Cofi dallaltro laco dico cioè g 

delritornare- Et alla réptatióe ÒC paflio che amano:feruono dio come fe:fcco 

ne di Chnfto lacopagnorono òC cófor do carne ueggiamo che amiamo òC lo 

torono : 6C poi alla refurredhore cófor diamo chi ferue noi ÒC linodrì amici» 

torono lemarie apparendo I uefte can Cofi ÒC molto più dobbiamo amar ÒC 

dide ifegno dallegreza : ÒC poi alla fcé lodare gliangelì ÒC lifanch :gche feruo 

fione cofortorono gliapoftoli predice no ÒC laudano ìdiocilqtiale dobbiamo 

do loro che quello iefu che fallita l eie amale fopra ogni cofa« 
lo doueua ritornare gloriofo a giudica 

re rimondo- Per lequali tutte cofe fico CCome laudare e/Opera digrande no 

chiude che gràde e/laloro humilita 6C bilica giocondità ÒC utilità- Cap.xvii- 
charitainciochenófiifdegnanodefle Hf) Er Iepredecìe tutte cofecifidimo 
re noftri miniftri ÒC no ìfchifano ne le ft*a òC cochiude che pef debito di 

brofo ne pecca tore ÒC efTendo cofi no/ giuftì eia dobbiamo Idio laudar come 

bili ÒC gloriofi fanno fefta dhauerci g fommo artefice ÒC benefattore p lope 

compagni in gloria locui contrario ue re fue cofi mirabili ÒC utili come difo/ 

giamo tutro di in noi indo che tanca e pra e/decìo-Ma accioche da qfta ope/ 

lanoftra fuperbia ÒC luidia che habbia ra niftuno fipofTa excufare ne dire che 

mo afehifoipoueri ÒCpeccarori ÒC fia/ fia chofa uile o/penofa/Oxdifucile uo 

mo dolenti delbene de pfoximi noftri glio hora in quefto capitolo moftrare 

diqfto va rio troppo potremo dire : ma che quefta opera cioè dilaudarc idio e 

tato gridano lopere che leparole mira digràde nobilita ÒC giocódita ÒC digrà/ 

cio-Et pero cóchiudendo quefto capi/ de utilità- Dico prima che e/digrande 



nobilita tpercioche da cuore nobiieSC 
■hi* Mowk conofcentc uiene 6C procede laudare il 

bene ÒC riconofeer ilbenefadtore:òC no 
c/Opera manuale ne mie che cofifta in 
tutto manuale ne in materia uile : ma 
cófifteòC procede da cuore grato ÒC co 
nofeente ÒC da cuore nobile procede in 
lingua- Onde che quefto facrificio dio 
accepti 5C riputi : fimoftra quàdo dice 
nelpfalmo « Sacri ficum laudi s honori 
ficabic me-Et anche ìmola facrificium 
laudis< Et anefi ciò moflra ilpfalrnifta 
quando dice- Laudabo nome dei cum 
cantico magnificabo eii cum laude:ÒC 
placebit deo fuper uitulum nouellum 
cornua producenté ÒC ungulas«Et pero 
fugiungne taudent illù celi ÒC terra ma 
re ÒC omnia reptilia in eis. Nelle quali 
parole anche moftra che quefta opera 
8C a&o e/molto utile ÒC meritorio :poi 
che idio cofi fpetialméte lonchiede ÒC 
domanda-Quefto anche moftra 1 ciò 
che poi che hebbe de&o facrificiu lau 
dis honori ficabit me fugiugne ÒC ìllic 
iter ubi oftendam illi falutare dei cioè 
tiuole dire come dice fanfto Gregorio 
che quando Ihuomo intentaméte lau/ 
da idio nep£almi ÒC cantici fpirituali 
,Yc fappafecchia ÒC di fpone una uia per la 

quale idio uéga alcuore* Q uefto chia 
raméte confetta fanfto Auguftino di 
cendo ché nelprincipio della fua con/ 
uerfione molto gligiouo auenire a cev 
puntione ÒC-deuotione udire ÒC dire cà 
tici òc Hymni ÒC pfalmi fpuali-Er Caf 
fiano nellccollationi defandi padri ÒC 
altri fanéft molti dicono che infra lai/ 
tre cofe che lèumo lamente a dio Ce il 
diuoto canto Ejpmaule i Lafua utilità 



anche fimoftra incio che ella caccia il 
demonio come fimoftra p quella hy/ 
ftoria del primo libro de Re: doue di 
ce che fonàdo Dauid lacythera caccia 
ua ìlmaligno fpirito dal re Saul ìlqua 
le iltorn:entaua*Et go dice feo Effrem 
che come iluento caccia lanebbiatcofi foto. 
ileanto diuoto caccia ledemonia-Et ge 
rcralméte cóciofiacofa come dice fan 
Pauloridio ama ìldatore allegro: tato 
più merita Ihuomo quanto con più al 
legreza di cuore 2C di uoce intéde allui 
laudare ÒCfcruire- Anche l quefto a#o 
Ihuomo fingularméte menti diucnire 
a gratia ÒC a umu moftra lo ecclefiafti 
co quàdo dice laudàdo idio exaltatclo 
quanto potete gcio che egli e/maggio 
re dogni laude :cioe uuoldire che nilTu 
no lopuo tanto laudare che più degno 
non fia-Et poi fugiugne ÒC cofi exalta 
dolo òC laudandolo farete dallui ripie 
ni diuirtu ciòe digratie ÒC doni fpùali« 
Lutilita di quefta oga moftra fcó Au 
guftino ÒC dice cofi» Dio auengha che 
dilui non portiamo dire laude fufficié 
te acceptarniétedimeno ha perbene lo 
facrificio della noftra laude ÒC ileanto 
ÒC ilferuigio della noftra uoce:ÒC dile/ 
dafi diuederci godere ÒC lui Laudare ÒC 
dilui càtare- Et po fando Paulo fpeffe 
uolte ciamunifee diluì laudar in hym 
ri 5C pfalmi ÒC cantici fpirituali ÒC con 
lui ÒC in lui fempre godere- Onde dice» 
Sempre godete fariza intermifTione o 
rate in ogni cofa idio ringratiatetpero 
che quefta e lauolóta didio-Onde etià 
dio gliantichi giudei ufauano per lau 
dare idio orghani ÒCcymbali ÒC altri di 
uerC ftormena come moftra ìlpfalmi 



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Pai. E.6.2.7 



fta quando dice: laudare eum 1 timpa 
no SC choro laudate eù in cordis 6C or/ 
gano SC o Cofi fantto Jacopo ciamu/ 
nifee SC dice«Se fra uoi e/alcuno mani 
conico SC trifto ori SC canti » Nella qua 
le parola uuole moftrarechelaletitia 
SC ìlcanto fpirituale molto uale auince 
le laccidia fiche uuol dire efi per ladol 
ceza della falmodia fidebbe cacciar la 
nocitiua trifhtia*Et caftano dice ladol 
ceza della pfalmodia confola SC cófor 
ra icuori tnftì SC nigiigéti: SC fa Audio 
fc méti excita 8C diletta :ipeccaton cru 
di induce a compii ttione« Anche dice 
lapfalmodia e/cófolatione detnfh :cu 
ra dcdolenti:fanita degli infermi:SC ri 
medio dellama: SC fuffragio dogni mi 
fena-Et go lafantta chiefa ordino licà 
ti 5C Hymni per confortare ìfedeli co/ 
tro alle baptaglie de gli tyramni SC del 
le demoniatperoche come dice fantto 
Antonio :umcha SC fingulare ragione 
dauicere ilnimico fie laletitia 6C lìcito 
fpiriruale.Et quefto affai chiaramente 
moftra iJpfalmifta quando dice* tatti 
dans inuocabo domimi SC ab mimicis 
mcis faluus erorp laquale parola mo/ 
ftra chiaraméte che idio più aiuta chi 
più illauda SC laudando lochiama nel 
le battaglie fpirituali* Onde go anche 
raccontando certe fue temptationi le/ 
quali ilnimico lóduceua quafi adifpe 
rare dice- Ego auté femg fperabo SC ad 
diciàfugomnélaudemtuam osmeu 
annùtibit iuftitiam tua» Per lequali pa 
role uuoldire che per fommo rimedio 
contro alla difperatione pigliaua alau 
dare idio SC comendare lafua giuftitia 
Et qui fimoftra che auenghache fem 



pre in ogni cofa fia utile SC giufta cofa 
laudar dio:molto più ìninfinito allau 
darlo ne fuoi giudici SC ne flagelli con 
fefTando col pfalmifta SC laudando li 
fuoi giudici giufhficaq i femedefimo 
dicendo :cognoui dne quia equitas iu 
dicia tua SC c- Et aquefto modo intéde 
SC ìfpone fantto Gregorio quella paro 
la delpfalmifta cioè. Exultauerùt fili* 
ìude propter ìudicia tua domme-Kel/ 
la quale parola non uuole dire altro fe 
no che lamine giufte confefTano SC lau 
dano idio ne fuoi giudici :SC pero fan/ 
dio Gregorio exponédo quella parola 
delpfalmo- Confitebit tibi cum bene 
fecehs ei-Dice che defpetta uox dico/ 
fefljoneSCdiIaudefie quella che fi for 
ma SC fonda per giocódita diprofperi 
ta :ma fòla quella confeflione e/digra 
pefo Semento: laquale dalla uerita del 
la rettitudine no fiparte per qualunqg 
dolore- Et coli fatto Auguftino fopra 
quella parola del pfalmo* Gloriamini 
omnes retti corde dice - Chi nò uuole 
laudare idio neltranfito diquefto fcco 

10 diuentera mutolo quando uerra in 
fcculù feculi-Et go fugiungne SC dice: 
loda adilque O/huomo idio in nefuoi 
benefici SC ne fuoi flagelli: peroche la 
laude del flagellate e/medicina dclfla 
gellato ■ Et pero anche dice che diritto 
cuore ha quello alquale 1 ciò che ogni 
bene che fa folo idio ghpiace cioè che 
no guarda apiacere humano:SC ne ma 

11 che patifee idio no gli difpiace: cice 
che no ne mormora :ma fempre lo lau 
da fiche anche egli dice fempre io lau 
do folo qllo piace a Dio alquale ogni 
cofa piace SC lauda idio come cianumi 



Gre ilpfalmifta dicédo< Benedicam ciò 
mimi in 01 tempore femper laus eius 
in ore meo-Et Thobia quando diffe al 
figluoloJn omni tempore benedic do 
mino ÒC c«Et ilpfalmifta quando dice- 
Lingua mea medirabic ìuftitiam tua- 
tota die laudem tuam - Ec anche dice- 
Lauada anima mea dominum : lauda 
bo dominum I uica mea:pfallam deo 
meo quandiu fuero- Sopra laquale pa 
rola dice facto Auguftino hor chi po 
trebbe tutto di laudare ÒC cantare con 
lingua lolungo fermone ÒC faticha : fa 
tutto cioche Fai allaude di dio òC fia co 
tinua latua laude: poche quelli che ui 
uono male idio no laudano:anzi lobe 
ftemiano quantunque co linqua in uo 
ce cantino ÒC laudino-Et fopra quellal 
tro pfalmo:deo noftro iocùda fit lau/ 
datio:dice no cotradire alla buona ca> 
zona SClaude con mala uita: poche no 
e gratiofa lalaude in bocca delpeccato 
re- Et po dice lafcriptura-Redlos decer 
collaudano: perche aduque facciamo 
in terra lufficio che fanno gliangeli in 
cielo :cioe laudare idio conuiene haue 
re uita angelica confideràdo maxima 
mente come dicono fan&o Bernardo 
ÒC Cagiano: gliangeli fandi fono pre 
fenti afcoltarci: ÒC càtano infieme con 
noi come moftra ilpfalmifta quando 
dice-Preuenerunt principes coniundi 
pfallentibus- Adunque co labuona ui 
ta procuriamo di dio fempre laudare : 
poche niuno fia degno ÒC idonio idio 
laudare nellaltra uita Ce no incornicia 
in quefta-Et chofifando Hieronymo 
fopra quella parola di Ifaia-Gaudium 
SC lecitia inuenietur in ea : cioè in uita 



etterna gratiaru adio ÒC uox Iaudis di 
ce quello che debbono fare li fandi in 
cielo: co gliangeh incominciano hora 
affare l tetra per lequali anche tutte pa 
role ficonchiude che come anche difo 
pra proponemo quefta opera e/digra 
de giocondità: imperoche già incorni 
damo aefTere in paradifo per qfta fan 
dia lentia ÒC laude- Onde pero dice fan 
do Bernardo che nifluna cofa cofi ra 
prefenta in terra loftato della beata ui 
ta come lallegreza diquelli che lauda/ 
no idio«Et fando Auguftino dice or/ 
dinato concepto 5C temperato didiuer 
fe uoci fimiraprcfenta la càzona della 
btà uita« dellutilita ÒC àche della gioco 
dita diquefta opa parla fando Bernar 
do ÒC dice- Poi che lamente e/purgata 
da ogni mondana affezione gliocchi 
delcuore leua a contemplare loratione 
moda ÒC ilgiubilo della laude ÒC Iarde 
te defiderio I dio :del qual giubilo par 
landò fando gregorio fopra quel pfal 
mo Beatus populus qui feit iubilatio 
nem-Dice che giubilo fie quando fi in 
effabile gaudio ficocepe che co lingua 
non fipuo exprimere ma tacere non fi 
puote ÒC pero fimanifefta per certi fe^ 
gni ÒC adi giocondi difuori : auengha 
che p nulla propriatade fipoffa expri/ 
mere-Et pero dice che ilpfalmifta non 
diffe beato ripopolo cf5 dice iubilatio 
ne: ma che fa giubilatione:peroche fa 
pere ÒCfentire fipuo ma no bene expri 
mere in quefta uita • Onde che quefto 
giubilare apartenga ppriamente aliai 
tra uita moftrafi per quella parola che 
diffe alob idio cioè doue eri quàdo mi 
laudauano leftelle mattutine ÒC giubi 



lauafto tutti lifigluoli didio cioè glian 
geli SC fandi onde SC pero dice fando 
Bernardo* Semiuiuo cioè mezo uiuo 
I terra relidormezo laudare ripoffo fi 
gnore mio: ma quando rurto techo ui 
uero tatto tilodero in quella beata tua 
cafa celefte: doue come ilpfalmifta di 
ce li fandi beari fempre rilaudano» Et 
pognamo che lhuomo fempre fufle te 
mito dilaudare idio pur molto più ne 
tenuto SC obligato poi che idio inchar 
norconfiderando lofmifurato benefit 
u , ciò Scfrudo che neconfeguitiamo-On 
Aé leggiamo che gliangeli nato ChnV 
fto necantorono g noftro amore :Glo 
ria in excelfis deo SC c« Come dunque 
dice fcó Gregorio fe diquefta inefFabi 
le opera dipieta tato nemoftrano gau 
dio lafublimita degliangeli molto cer 
to più nede moftrare lhumilita de gli 
* huomini liquali g erta fono coCi exal/ 
tari- Et diquefta oga pare che inrédefle 
ilpfalmifta quàdoinuitàdolegéci alau 
dare idio difTe-Confiteant ahi ppfr de 
us cófireantur ubi populi ois terrra de 
dit frudù fuum Jntendédo glaterra la 
uergine Maria : laquale ciporto ilbene 
dedo frudo Chriftoet cofi Ifaia prò 
phetando della incarnatane di Chri/ 
fto difle- Gaudete fimul deferta hieru 
falem quia cófolatus eft dns populu? 
fuu redemit Hierufales-Et cofi ilpfal/ 
mifta prenutiàdo ladueniméto di xpo 
dice SC fece SC caro quello pfalmo- Cau 
tate dno canticum nouu - Et fugiugne 
lacagione notti fecic dns falutare fuu: 
& c-Per lequali tutee cofe ficonchiude 
fi che quegli che hanno fede delladueni 
TOentQ dixpo fingularmente g quello 



beneficio lodebbono Iauclare-In figu/ 
ra dicio portiamo dire: che folamcnre 
fece due Cherubyni fcolpiti allato al/ 
larca che ftauauo copiedi SC adi amo 
do dichi balla- g larca fintende xpo in 
charnato nelquale e/lauerga della po/ 
tentia:lerauole della leggie della fapie 
ria :SC lamanna della diuina clementia 
Perqueftidua Cherubyni fintédono 
lordine del chericato SC lordine de réti 
giofi: iquah cótemplàdo idio incarna 
to ne debbong fare canti SC letitia fpi/ 
rituale- Altre molte cofe dire fipotreb 
bono delle cagioni del modo SC dello 
effedo dellaudare poche come dice lo 
ecclefiaftico egli e/magiore dogni lau 
de<Et anche delgicolo della uanita del 
canto peroche come dice Vgho de feo 
uidore del canto SC defuoni adiuiene 
come de facramenti cioè che e^bwono 
a buoni SC reo a rei SC mah vtifùdiffól* 
uono SC ibuoni ÒC diuori uicrefeono in 
compuntionc & diuotionetma per no 
fare troppo prolixa oga bafti quefto 
poco che dedo ne cioè che quefta ope 
ra e/didebito digiuftitia g labonta di 
dio che fimoftra nellopere SC e/digrà/ 
de -nobilita SC giocodita SC digràde uti 
lita-Et pero come dice ilpfalmifta deb 
bafi fare fauiamente cioè che intendia 
mo quello che cantiamo SCallo intelle 
do agiungnamo leffedo come faceua 
fando Paulo ilquale dice. Pfalla$ fpu 
pfallam SC mente-Et pero dice feo Ifi/ 
doro:che poco uale cantare I uoce fan 
2a itétione dicuore :fic!Ì> eoe dice Vgo 
defeo uidore che e meglio orare 1 file 
rio co diuotione dicuore che gridare i 
canto diuoce fanza affedo diroenre* 



il. 



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Pai. E.6.2.7 



CCome dobbiamo idio rigratiare de 
Cuoi benefici SC fuggire defltre laudati 
SC ringratiati. Capitolo-xyiii* 

Oi che habbiamo moftrato come 
SC perche dobbiamo idio laudare 
nelle opere fue:feguita diuedere come 
lodobiamo rigratiare debenefici fuoì 
che auenga che quafi una cofa paia SC 
Ga laudare SC ringratiare puofTì niente 
dimeno dire che laudare idio confitte 
nellopere SC per lopere fue come già e 
deéto:che Ioga loda ilmaeftro:ma il/ 
ringratiare e/per rifpefto defuoibene 
ficitdequali dobiamo eifer grati SC no 
ingrati- Anche comunemente laudare 
fintende in uoci SC canti SC fuoni « Et il 
ringratiare fie per qualunque parole o 
pure col defiderio auenga che general 
mente quefti uocaboli laudare :ringra 
tiare:magnificare: exaltare:SC fanéhfi 
care:SC glorificare idio aunofine linfe 
rifeono cioè direndergli laude SChono 
re delle fue oge SC defuoi benefici :che 
già realmente SC p uerita lacreatura no 
può fare idio ne più alto ne più fanéto 
nepiu gloriofo cB Ga-Ma intédefi qua 
do diciamo qfte parole che noi locon 
feftiamo SC uogliamo p magiore SC g 
fignore SC che egli e/degno dogni ho/ 
nore SC dogni riuerentia SC dogni lau/ 
de come moftra fan Paulo quando di 
ce-Regi feculorum imortali inuifibi/ 
li foli deo honor SC gloria - Et cofi nel 
lo apocalypG fidice che ifandi lauda/ 
do idio:diceuano«beneditio SCclaritas 
SC fapientia SC granarti a&io SC honor 
SC foracudo deo noftro SC o Per lequa 
lùutte parole ficonchiude che perche 



folo idio e ueramente buono folo egli 
e/degno defTere laudato SChonorato: 
fiche ficonchiude che quelli iquali uo 
ghono i quella uita eflere laudati SC ri 
putati fri fono fuori della diuina glo/ 
ria:come dice fanfto Bernardo - Et pe 
ro fono fuoi principali inimici : come 
moftro Chnfto nepharifei iquali per 
cotanto odio SC male difle pur che era 
no uani SC fuperbi:SC dogni loro ope/ 
ra cercauano lauda humana«8C po eiTo 
Chrifto per dare exemplo dihumilita 
fempre fuggiua la gloria : intanto che 
etiadio de benefici che faceua aglinfer 
mi non expedaua defTere ringratiatia 
to:anzi fipartiua dalloro chome fimo 
ftra nello euangelio delcieco nato :che 
poi che lhebbe mandato allauarfi gli 
echi alla fonte di filoe fiparti SC non a 
fpefto defTere ringratiato dallui-Et co 
Ù fece diquello infermo che guari alla 
pefcinatanzieriamdiocomàdaua ale/ 
brofi SC altri infermi : liquali guariua 
che non landaiTìno dicédo:cofi anche 
per humilita comàdo aghapoftoh che 
non diceffono lauifione della tràffigii 
ratione infino che fuiTe in quefta uita* 
SCetiamdioledemoniaufcédo dicerti 
inuafati gridauano che egh era Chri/ 
fio ripresegli SC fecegli tacere-Et chofi 
anche perche uno lochiamo SCdiiTegli 
maeftro buòno fillo riprefe SC diiTe:j> 
che midi buono-niuno e/buono fe no 
folo idiO' Perche dunque quello no lo 
riputaua idiornouolle che lochiamaf 
fe buono- Fidia adunque a gliocchi di 
quelli che fitengono SC uogliono effer 
tenuti buoni SC lodanfi SC uogliono ef 
fere laudatnChrifto dunque come ue 




ro humile no ccrcaua lagloria fua ima 
quella del padre dicendo • Non quero 
gloriam meà fed gloria eius qui mific 
me- Et anche fi ego glorifico me ìpfu : 
gloria mea nihl eli Et altre fimile pa/ 
role g lequale diceua SCconfefTaua che 
egli da fe nulla faceua ma ìlpadre i lui 
5C g lui opaua \ Hor qui hajrebbe affai 
copiofa materia aparlare della fupbia 
diquelli che uoghono eifere laudati èC 
ringratiati dcloio beni ÒC in quefta ui 
ta come difTe chnfto nericeuono lime 
rito cioè diquelle laude poi che perdo 
noilmerito 6C premio etterno- Ma per 
che farebbe prolixa materia & ufcire/ 
mo un poco della materiappofta cioè 
delfruélo clic dobbiamo fare conlalm 
gua ringratiando idio fimipailo :6C ba 
ftiquelto poco che detto ne/cioe che 
folo idio e/dalaudare &C daringratiaro 
percioche egli folo e buono 5C da lui a 
ogni bota- Siche fe etiàdio dobbiamo 
laudare glihuomini galcuno bene che 
cifanno pur più principalméte nedob 
biamo laudare idio che cegli fa fare co 
me pur fecodo ìlmondo più nngratia 
mo quello che cimanda ìlprefente che 
quello che lorecha-Et come degno fa/ 
rebbe dogni difonore ìlfante legli uo 
leffeefTer laudato delprefente che por 
ta più che ilfignore fuo chel màda-Co 
fi ÒC molto più fon degni dimale quel 
li liquali debeni che idio concede difa 
re aproximi neuogbono effere laudati 
eghno più che idio- Ma come dice fan 
£to Auguftino chi uuoleetfcre lauda 
codcldono didioda glihuommi idio 
uitugàdonofiadifefo daglihuomini 
reprobandolo idio-Diciamo adunque 



colpfalmifta no nobis dne non nobis 
fed nomini tuo da gloriam - Diquefta 
humilita maximaméte cida exemplo 
landò Paulo ìlquale udendo che quel 
li dicorintho riputauano SClaudauano 
più lui che glialtri apoftoli Kalcuni al 
tri laudauano più fan piero fifeneifde 
gno molto SCdifTe loro-hora hauete di 
uifo xpo hor chi e^Paulo O/hor chi e 
piero liamo miniftri delfignore alqua 
le dobbiamo credere-Et poi fugiùgne* 
hor fu Paulo ciocifixo g uoi:quafi di 
ca amate pur & laudate Chrifto ilqua 
le per noi mori che da me niuno bene 
ho ne uoi hauete fe no per lui- Cofi ari 
che filegge negliadti degliapoftoli ct> 
predicando egli 6C Barnaba in liftris: 
ueggendo quelle genti barbare gliloro 
miracoli 5C udendo la loro fapiétia an 
dorono per adoragli ÒCfare loro facrifi 
ciò dicerti animah dicedo che egliera/ 
no idii difcefi in terra da cielo- Della q 
le cofa gliapoftoli indegnati ufeirono 
incontro SC per ira fiftracciauano leue 
ftimenta gridando ÒCdicendo che non 
erano idii :ma huomi peccatori iCmor 
tali che uerono iti annuntiare ÒC predi 
care loro iluero dio- Et cofi per quefto 
modo fuggirono iluano honore-Cofi 
leggiamo anche qui che fan Piero no 
filafcio adorare da Cornelio centuno 
ne loquale langelo gli mandaua abap 
tezarlo :ma dille fta fu non miadorare 
perciocB io fono huomo come tu hor 
cofi generalméte feciono & fanno liue 
ri fahdfr- Siche no fanfti ma quafi dia 
uoli fono quelli liquali in quefta uita 
cercano 5C uoghono quelli uani hono 
ri come leggiamo nello euangelio che 



egli cerco deflère adorato per Chriflo 
SC cofi come dice fando Paulo fpeflb 
fitranffigura 1 angelo diluce per haue 
re honore SCp inganarci-Hor cofi hog 
gi fanno moiri fuoi feguaci che cerca/ 
no rroppi honori-Come dice feo Au/ 
guftino moki fono ufurpàti degli ho 
nori diuini cf> fifanno aghhuomimVo 
perche glirichieggono come fuperbi o 
perche molti lusinghieri peftilenu gli 
fanno loro g compiacere fiche fe egli/ 
no no fono ben forti SC humili glirice 
uono-Ec qui fimoftra come dice fàdo 
Gregorio che pognamo che paia legie 
ri cofa non cercare lagloria quando ce 
negata tmolto percerto e/difficile afu/ 
girla quando ce proferta-Et pero ghlu 
finghieri SC glilodatori fono dacaccia 
re come inimici danno exemplo Chri 
fto SC glialtri fanch :ma lafciando que 
fti tali agiudicar a dio: torniamo apar 
lare diquello che proponemo cioè del 
ringratiare idio- Et dico che quatro co 
(e principalmente aquefta cofa nobile 
cinducono« Et laprima fie lamunitióe 
SC exemplo diChrifto delquale Ieggia 
mocheifpefToringratiaua idio padre 
dicendo Pater grarias ago tibi quonia 
audifti me<Cofi quàdo fece ilmiraco/ 
lo del pane dice iluàgeho cumgratias 
egiffet diftribuit difcùbentibus - Et co 
fi in molti altri luoghi fece SC ditfe<Sà 
Paulo anche quafi in tutte lefue pifto 
le ringratia idiO/O induce noi a ringra 
tiare<Onde dice ad corinthios* Gratias 
ago deo meo femper-Et in altro luogo 
Deo gratias fug dono eius: Et cofi ad 
colocenfes dice omnia quecunqg faci/ 
tis in uerbo aut i opere ou in nomine 



ini dei noftri facite gratias agetes deo 
SC patri'Et anche dice oràtioni inftan/ 
tes uigilantes in ea in gratiarum aého 
ne>Et in altra epiftola- Sempre godete 
fanza inrermiflìone orare in ogni-cofa 
idio ringrariate-Et pero fanfto Bernar 
do dice impara O/huomo aréderegra 
tie:non eflere rardi SC pigro:: impara a 
ringratiare idio dogni beneficio fiche 
niuno beneficio paffii delquale tu non 
réda debite gratie-Er fanéto Gregorio 
dice-Dobbiamo fempre idio ringratia 
re:perche egli mai non ceffa diben fa/ 
re-Hor cofi I molti luoghi lafcriptura 
fanfta cinuita:cinduce a ringratiare SC 
laudare SCfalutare SC magnificare SC 
glorificare idio come difopra e/defto 
Et cofi idoétori SC glialtri fanftì nelo/ 
ro libri aquefto principalmente cindu 
cono dererminando percerro che que 
fta e/lapiu nobile SC urile opera che fk 
tepoiTiamO'queftomaximaméte mo 
ftra fanfto Auguftino loquale fcriué 
do a fanfto Aurelio dice- Qual chofa 
in cuore meglio portiamo iniingusL di 
damo ì penna fcriuiamo che adio gra 
ria-diquefta parola nulla piubrieuea 
diremulla più dolce audire :nulla più 
grande aintendere :nulla più frudhio/ 
fa afFare:maximamente e utile in tem 
po dipena SCdifirmita-Onde narra feo ^ ^ 
Gregorio duno paralitico che haueua 
nome Seruulo:che era tutto fi perdu/ 
to che etiamdio lamano non fipoteua 
porre abocca«Et pero non potendo al/ 
oro fare ftudiaua nefuoi dolori SC idio 
ringratiare SC laudare :SC in quefto SC j> 
quello fan&ifico ficome gliridifle poi 
uno fuo monaco che fu prefente in fu 



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i 



Ihora clclla morte u3i ieanri eeleftiali: 
& fofpefofi come poreua p udire qlix 
canti qlla ania fcà nando con efli alla 
eterna glia-Et m fegno & teftimonàza 
diqfta icitade difle quel monacho che 
fu allauarloSCfeppellirloche tanto o 
dorè rendette che chiunqs lotocco: no 
potè poi p grà tempo p nulla lauatura 
rimuoucre qllo odore delle fue mani. 
Qucfto dune? pche i qfìa uita feppe 
(empie idio rigratiare andò arigratiar 
lo nellaltra uita i eterno:6C cofi poffia 
tno dire p cótrario diquelli che in qfta 
uita fono mormoratori andràno ccn e 
dice fcó 11 hadco apio allóferno afem 
pre mormorare ÒC beftemiare ■ Lafecó 
da cofa che einduce aringratiare fie la 
creatura ma diqfto badi quello che ne 
detto difopra cice che p lutilita laqua 
le riceuiamo dalle creature dobbiamo 
laudare bi ringratiare ilcreatore- AncS 
in quàto ogni creatura p lofuo modo 
lauda & rmgratia idio induce noi aco 
fi fempre fare-Laterza cofa fie che que 
(la opa e/ncbile bC ecktte: pche in eie 
lo come difopra e^detto fempre fi lau 
da 5C ringratia idio-Et po diceua ilpfal 
miftarmifericordias dni in etternu cà 
tabo-Et feo Augufìino dice-Quiui e/ 
cioè I qlla beata uita : uacheremorudi 
remo:8C ameremo:5C laudetemo: & ri 
gratieremo:5C cofi in eterni! beati fare 
rO'Duncs come già e/detto buona co 
fa e^imparare 5C incominciare afare di 
cua quello ufficio che dobbiamo fare 
in paradifo- Lacuarta e/penfare ìldan 
no 6C limale delfuo cótrario cice della 
feonofeenzarche fe ueggiamo che pur 
feccdoilmódo kcofeienria riprehede 



ciafeuno della feonofeeza :&Ogni Imo 
mo feonofeéte comuneméte e/odiofo 
tC ìlconofcétc e/amabile • Cofi molto 
più fpiritualmcte auiene diquelli che 
fono feonofeenti 6C ingrati de benefici 
didio Et fono molti imali che lafcono 
feenza fa alUiuomo-Uprimo fie che fa 
perdere ìlbn già riceuuto- Onde fopra 
qlla parola che dice fan Paolo ad Ro 
manos degli àtichi phylofaphi cioè g 
CU cognouifTcnt deù :nó fic deù glori/ 
ficauerut aut gratias egerunt: dice feo 
Augufìino guuole dire lapoftolocf? 
quello che dio dette digraua tolfe agli 
altri ignari race fconolcenu-Et perho 
fugiungne obfcuratu eft infipiens cor 
eorum- Laltro male fie che pnua lhuo 
mo de beni che riceuerébbe fe fuffe co 
nofecntercome ueggiamo pure feconi 
do ìlmondo : che quando lhuomo ha 
fatto bene adalchuno fe egli non e/di 
poi conofeente fi fuole dire : Queflo 
mho perduto: non rcuoglio più per/ 
dere» Et per queftorifpetto dice fan/ 
tto Gregorio:non e^degno dipiu nce 
uere quello chee'fconofcéte delbene 
riceuuto- Et fan Bernardo dice che la 1 
gratitudine e/uento méte che fecca la 
fontana dellapieta rlarugiada della mi 
fericordia:5C ìfiumi delle grane- Anzi 
non folamente la ingratitudine pnua 
debeni: ma fa meritare molti ma!i:co 
me fimonftra in Ezccchia Renlquale 
per non ringratiare idiorceme SCcuari 
do doueua di quello beneficio : Cice 
che lo Angelo uccife in una nette cen 
to ottanclque migliaia dhuomi dello 
exercito di Senacanb che lo ffaediaua 
& no ne fece Canaco:diche idio ilpcf 



coffe digraue infermità come raccota ne: ma gcio che ciò che detto e/iifor 

Ifaia ppheta :onde ufanza fu degli an pra della laude chitina cioè che utile SC 

richi propheti SC fantti che quando ri gioconda SC nòbileiipuo riferire ancS 

ceueflino alcuno gràde beneficio fi ne a quefto ringratiare SC gcio che ringra 

faceuaiio certo càtico g laudarne SC rin tiare &C laudare fono quafi una chofa : 

granarne idio- Cóe leggiamo cfc Moy no mi extendo qui più fopra cio-Et pe 

fe paffato limare roffo fece quel Canti ro quefto badi hauere detto in comii 

co- Audite celi que loquqr- Et lafua fo ne del ringratia re idio : SC procediamo 

rella Maria fece quellaltro- Cantemus aparlare più di ftintaméte defuoi bene 

dno gloriofe eni hononficatus eft- Et fici dequali fempre co tutto ìlcuore ri 

cofi altri molti come fu quella Anna granare dobbiamo* 
madre di Samuel che fece quello Can 

rico-Exultauit cor meù in dno- Et cofi CCome dobbiamo rigratiare idio de 

nel nuouo téftaméto lauergine Maria benefici generali SC principali SCprima 

fece- Magnificat anima mea dominù « de generali cioè dicreauone redéptioc 

Et Zacheria» Benedittus dns deus ifra SC glorificatione- Capitolo-xviiù- 
el«Et Symeone- Nucdimitris feruum 7~*\ Ico adùque udendo diftinguere 

tuii dne iecundu uerbiì tuù in pace-Et li diuerfi benefici di dio cf> lodob 

certo in uerita giufta cofta es che lhuo biamo ringratiare de benefici generali 

mo ingrato fia odiofo SC a Dio SC alle de gli fperiali SC de particulari- Ligene 

genti códofiacofa che etiàdio lebeftie rali fono quatro comuneméte:cioe cB q 

inrationah SC gliuccelli conofeono ilo cicreorche dnunicarche ciricompero: 

ro benefattori come moftra idio g Ifa che cipromette SC uuole dare uita etter 

ia quando dice per ragrauare lafcono/ na«Et diqfti parla fan Bernardo SC dù 

feenza de giudei corra lui- Conofce il ce<Ringratiamo frati lofaftore noftro 

bue ilfuo poffeffore SC laGno ilpfepio lobenefattore noftro:loredéptore no/ 

delfuo fignore SC ilpopolo mio no mi ftro tloremuneratore noftro- Et anche 

riconofee ditanti benefici* Hor qui ha dice : fece te lo idio tuo :fece tante cofe 

rebbe affai copiofa materia aparlare di g te : SC c/fatto teco una carne per fare 

molti exépli che lafcriptura pone del/ poi te feco uno fpirito cioè i gfia- Cóe 

la conofeenza dicerti animali come di lodobbiarno amare SCriconofcere g lo 

lioni SC di cani SC daltre fiere che Gfo/ bnfiao della creatione moftra fan ber 

no dimefticate g li benefici SC metton nardo SC dice Jnefcufabile e/ogni infc 

fi poi alla morte g liloro benefattori : dele fe no ama co tutto fe colui dalqle 

ma perche farebbe oga troppa j)lixa t conofce hauer tutto fe«Che fe naturai 

fimene paffo maximaméte gche tutto mete ama ilfigluolo ilpadre dalquale 

di per certa experientia quefto prouia pcede g uile generatile quato magior 

WO- Altre molte cofe dire fipotrebbo méte de amare idio ilqle gliformo 
no a comendatione diqtèfta gratitudi ileorpo SC dono lau alla imagine fua • 




r m 



Et pero dice fan&o Auguftinor amar 
fidcbba logeneratore ma molto più lo 
creatol e ÒC diqft o ciamunifce lo cede/ 
fomite ÒCdice<Con tutta lamina tua a 
ma colui che rifece « Diqfto beneficio 
anche parla fan Bernardo ÒC dice- Pen 
fa huomo quello rifece lo ìdio ruo ccr 
to iecodo ilcorpo nobile crearura : ma 
molto piti fccódo la ni ma alla ymagi/ 
re fua:participédiragice ÒC capace de 
tìcrna benedizione ài beatitudine- Et 
qfte due parti cioè corpo 6C anima uni 
re inficme con incopre henfibile artifi 
cio:có inueftigabile fapientia-Et no Ci 
può dire che lhuomo ciò meritaffe pò* 
che non potè meritare manzi che fuife 
ne hebbe idio rifpccìo a bn che da noi 
porelTe riceuere: perciò che egli no ha 
^ bifogno«Er qfto eiTere che aderte egli 
^<xu*f p cr g ram ceferua: peroche come dice 
fcó Gregorio lacrearura che dinulla fu 
fatta i nulla temere bbe fe Limano cB 
lafece no laconferuafTc- Ilqualc benefi 
ciò no e/piccolo pefando maximamé 
re che peccando tutto di mentiamo di 
perdere lauira ÒC lettere. ricuefto he/ 
reficio conofeedo fan Bernardo diee/ 
ua-Molto certo ho amare òC rin^ratiar 
colui g loquale fono uiuo òC conofco< 
Lafigura ctiamdio ÒC laforma del coiv 
po ri tto che idio dette allhuomo ancB 
fingularmente londuce amare lui- On 
de dicio parla fantto Auguftino SC di 
ce cofi:lebeftie idio fece profìrate ater 
ra per pigliare ìlloro parto diterra :ma 
te O/huomo fece ritto in due piedi co 
la ftatura uerfo ilcielo : perche péfi pu 
re delbcn delcielomo difcordi adunq$ 
locuore tuo dalla ftatura rua-Er go ha 



bi locuore infu come tamunifee ilpre 
te allalrare dicédo- Surfum corda ÒC o 
Siche guarda che no quando rifpondi 
abemus ad dn m>Et cofi anche ramuni 
fee fan Paulo dicédo-Que furfum fùc 
quelite no que fuper terram:ma amol 
ti i uerita fipotrcbbe rimprouerare ql 
lo che Chrifto riprouero agiudei cioè 
Voi fiate digùi ÒC io difu ÒC c - Et pero 
fantto Bernardo dice eh fra tutte leco 
fc moftruofe glipare quefta lamaggio 
re cioè che in corpo diritto fia lamino 
curuo ÒC in corpo humano beftiale fia 
lanima beftiale. Hor diquefìa materia 
troppo fiporrebbe dire: peroche l uerf 
ra chi bene nfguarda neldiferto dique 
fio modo tropo ha più beftie che huo 
mini:ma pur quefto uoglio cóchiude 
re che lhuomo inquàto e/ dadio fatto 
debba come dice fantto Gregorio co/ 
nofeere ÒC amare ÒC ringratiare ìlfuo fa 
clore ÒC effergli ubidiente: ma auenga 
che ciafcuno diqueftì fot gràde molto 
più ilbeneficio della redemptione glo 
quale ciricompero da morte ctterna ÒC 
mehtocci ui ta etterna ÒC infegnocci g 
oemplo lauita della fua fancla huma 
narra ÒC più dolce aripcfare : ÒC obligati 
più allui ringratiare-Et quefto moftra 
anche fan Bernardo ÒC dice cofi- Auen 
ga che g molti benefici io tifìà obliga 
ro fignor mio pure fopra tutti mitiren 
do amabile ilealiee della pafhce ìlqua 
le p me beeftì fiche qfta opera locuor 
noftro uendico tutto a fe- Quefta ope 
ra òC quefto beneficio lo cuore noftro 
più giuftamente richiede più dokemé 
te alletta più forteméte ftringne ÒCpiu 
ualenremente accende-Et poi uolendo 

fa 



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Pai. E.6.2.7 



moflraredifferentia daqueflo benefi 
ciò aquello della creatione fugiungne 
ÒC dice cofj'Nella prima opera midie/ 
de me nella feconda midiede fe:6Cdan 
domi fe mirendecce me che ero perito 
ÒC obligato aldiauolo- Darò adunq$ 6C 
renduco me per me dare due uolte me 
glidebborche adunqs glirendero perfe 
che fe mille uolce meglipotertì dar cB 
fono io alluircerto no ho altro che gli 
dare fe no lamore ÒC qllo Cia tutto fuo 
peroche quello che g amore fida no fi 
può mai ben rendere fe no per amore- 
Simili quafi parole dice fco AuguftiV 
no dicendo Jo ero perito ÒC aldiauolo 
uenduto:òC Re a me feruodifcendefti 
SC mia humanita pigliafti 6C lituo fan 
gue g me prezo detti- Tutto ero 1 mor 
te 5C tutto mhai réduto a uita tutta tua 
adùque fia lamia uita. ÒC uiua a te uita 
mia laquale fe no moriflì non uiuerei- 
Et go anche dice-uenduto cihai ricom 
peratimituperato cihai honorati:mor 
to cihai dato uita • Cofi fanélo Grego 
rio parlando a dio dice-Oh inexftima 
bile dilezione dicharita che g ricope^ 
rare ilferuo hai dato ilfigluolo- Molte 
altre fimile parole diquefto beneficio 
nediceuano certi fan&i liquali chi ben 
confiderà tutte fono trade de dedi di 
fan Paulo ÒC daini apoftoli:onde que 
fto beneficio riconofeendo fan Paulo 
diceua-Dilexit me ÒC tradidit femetip 
fum prò me no fu$ ingratus gratia dei 
Et àche dice- Sciris cioè fappiate ÒC no 
dimcticar douete lagratia delnoftro fi 
gnore Iefu xpotcheper noi e/diuenta 
co pouero eflendo ricco :ÒC pero fendo 
(i egli pero obligato altucto fidiceua • 



Viuo io già no io tma uiue in me xpo 
Ciò uuoldire che 1 ogni cofa penfaua 
pure allo honore di Chrifto non afua 
utilità prefente ÒC futura- Et cofi cófor 
ta noi ÒC dice-Ni(Tuno diuoi uiua a fe: 
ma a colui che mori per lui:ÒC pero an 
che dice- Se uiuiamo alfignore uiuia/ 
mo:ÒC fe moriamo alfignor moriamo 
che fe uiuiamo o/moriamo di quello 
fignore fiamo-Quefto uuole dire an^ 
che quando dice- Voi fiate ricompera r * * 
ti digram prezo glorifichate ÒC portate 
adunque idio inecorpi uoftri- Sopra le 
quali parole dice fandlo Bernardo- A 
cui debbo io più giuftaméte uiuere cf> 
a colui loquale fe no morilTe no uiuc/> 
rei ragioneuolmente: certo richiede la 
uita mia colui loquale per lamia pofe 
lafua- Cofi fco Giouannieuangelifta 
dice- Amiamo idio:imperoche prima 
egli ci ha amati ÒC dato femedefimo g 
noi- Sopra laquale parola dice fco Ber 
nardo- Se tincrefceua o/huomo dama 
re hor tiuergogna dinon amare- Et an^ 
che dice degno certo e deffere riamato 
fepenfiamo maximamente chi cui ÒC 
quanto ama- Che certo quello/che cer 
to e/fommo bene ÒC fommaméce fuffi 
dente g femedefimo:ÒC di noi non ha 
bifogno- Cui noi ferui inutili anzi ini 
mici-Quato tanto ne uolfe morire : fi 
che come dice lapoftolo eiTendo noi a 
che inimici fiamo ricociliati a dio per 
lamorte delfigluolo fuo- Onde diqfta 
gratia conofeere ciamunifee loecclefia 
ftico ÒC dice-No diméricare O/huomo 
lagratia del fideiuiTorenlquale pofe g 
te lauita fuarcioe uuoldire di Chrifto 
loquale g te pago lodebito loquale tu 



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Pai. E.6.2.7 



pagare non poteui-Et po SC fan Paulo 
SC fan Piero SC fan Giouanni I più luo 
ghi quefto beneficio ciramétano udc/ 
do SC conofcédo che niuna cofa e/che 
tanto £ìa efficace affarci odiare ìlpecca 
to SC difpregiare ìlmódo SC amare idio 
quàto qfto come p fingulopuare fipo 
trebbe:ma no micidiftendo p no mul 
tiplicare parole : ma fingularmente ci 
debba effere dolce lamemoria che elfo 
xpo cenelafcio: cioè delfàtìiffimo cor 
poSCfanguefuoloquale quotidiana ✓ 
mente ciraprefenta lapaffione SC lacha 
trita fua uerfo dinoi « Della excellentia 
anche diquefto beneficio della pallio 
ne parla fan Bernardo SC dice«Laragio 
ne SClagiuftitia naturale coftrigne enà 
dio lófedele cB tutto debba effere obli 
gato acolui dalquale ha tutto-hor qua 
toadunqj maggioriate glifonotenu 
toioloquale pfedeconofco SC tengo 
lui nófolamentep fattore SCnutritor 
SC gouernatore: ma etiàdio copiofo re 
demptore:conferuatore SC glorificato 
re*Et anche dice fc tutto fono obligha 
to per me fatto :SC hor cf> fono per me 
rifatto p quefto modo: che già no fui 
cofi leggiermente rifatto come fatto : 
poche non folamente dellhuomorma 
dogni altra cofa difTe fia fatta SC fu fa 
tta: ma in me rifare molte chofe diffe 
molte marauigliofe fece SC molte dure 
SC indegne cofe foftenne SC ine fuoi de 
tti heHbe co traditori i efatti obferua 
tori ne tormenti illufitori nella morte 
exprobratori.Perche adiiqs O/huomo 
dormirahzi e/morta latua affettione: 
laquale atanto benefmo no rifponde. 
Diquefti benefica anche parlando fan 



tto Anfelmo dice- Ecco fignor perche 
mifacefti debbomi dare altuo amore 
tutto :SC pche miricompafti debbomi 
ridare tutto :SCperche tanti beni midai 
SC prometti debbomiti dare tutto:an/ 
zi tato midebbo dar più che tutto qua 
to tu uali più dime che tidefti g me tu 
tto- Onde della feonofeenza diquefto 
beneficio mdegnandofi fan Bernardo 
dice-O duri SC indurati SC cbftinati è/ 
gluoli da damo:hquali nó amolla tan 
ta benignità: tanta fiamma damore lo 
quale per noi uiliffimi lofuo fangue p 
nofo fparfe « Per lepredette tutte cofe 
ficonchiude che come dice fcó Gioua 
ni bocca doro no fu : ne fia mai padre 
O/madre ne amico che tato dami qua 
to colui che cifece-Hor qfto poco ba^ 
ftihauere detto amoftraie che molto 
fiamo tenuti SC obligati p lobcneficio 
della creatioe SC della redéptione SC co 
fi potremo dire della glonfi catione la 
quale ciproftiette per uiliflìmi feruigi 
nó etiamdio a noi bifogno:laquale re 
muneratione SC gloria excede come di 
ce fatto Paulo ogni pena SC mento cB 
patire o/fare l quefta uita poffiamo li 
quali benefici come difopra prepone^ 
mo fono benifici generali peroche atu 
tti che non cicontradicono idioglico 
cede- j 
CDebenefici fpiriruali SC fingulari SC 
prima delbeneficio della expettatiO/ 
ne- Capitolo«xx« 

HOrfeguitadiuederedelh benefici 
fpirituali SCfingulari dequali dob 
biamo idio ringrariare- Dice adunque 
benefici fpeuah fono tre - Ilprimo fie <Uu 
ilbeneficio della expettarione : per 

tiri 



loquale idio {peccatori patientemente 
afpe&a apenirentia Jlfecondo e/della 
giuftificatione p laquale ipeccacori ex 
pelati p diuerfi modi conuerce ÒC giù 
ftifica perdonando lacolpa infondédo 
lagratia- Ilcerzo fie della cóferuatione 
per laquale ipeccatori couertiti confer 
magli 6C conferirgli che no ncaggino 
nelpeccato- Et uomo aciafeheduno di 
qfti benefici polliamo confiderare cin 
que cofe c fScifimoftrano molto excel 
lenti. Quato e/alprimo dobbiamo co 
fiderare che ilpeccatore più ÒC più uol 
te peccando merita che iltépo della pe 
nirétia no glifia dato ÒC muoia nefuoi 
peccati c5e difTe Chrifto a giudei che 
morrebbono ne loro peccati: gche no 
conobbono iltépo della fua uifitatio/ 
ne-Laquale morte e/morte pefTima co 
me dice ilpfalmifta peroche manda al 
la morte feconda cioè della etterna dà 
natione- Nella feconda parte de penfa 
re che fpeflfe uolte fu prertb aldefto pe 
ricolo/O per infermità ✓oper altro mo 
do ne go ficorrefTe:anzi irritando idio 
perfeuero nel peccato: no lafciando p 
infermità ne per altro pericolo - Onde 
chi ben penfa tanto ilbeneficio e/mag 
giore quàto lopericolo delquale filibe 
ra e/piu propinquo :come fe uno fuffe 
liberato dalle forche effendo già colca 
peftro alcollo-Hor cofi dico che effen 
do ilpeccatore quafi in fulla porta del 
lo inferno grande e/ ilbeneficio didio: 
ilquale illibera cheldiauolo non uelo/ 
tiri conciofiacofa cheldiauolo nefia af 
fai uolonterofo:òC ilpeccatore per fe a 
lutare non fipofTa - Et diquefto benefi 
do parla ilpfalmifta ringratiàdo idio: 



ÒC dicedo. Mifericordia tua domie ma 
gna eft fuper me ÒC eruifti anima mei 
de inferno inferiori: cioè uuoldire aiu 
taftimi daldiauolo che non miuitupc 
rafTe come io era degno come ueggia/ 
mo che quello che fuiTe aiutato da un 
fignore che non fuffe impiccato fifuo 
le dire riconofeendo ilbeneficio: tu mi 
liberarti dalle forche po io riconofeo 
lauita g te fiche pognamo che egli no 
fuife ancora impiccato pur dice che ne 
fu fpiccato inquàto quello lolibero SC 
aiuto che impiccato non fuife « Dique 
fto beneficio ringratia molto feo Au/ 
guftino idio ÒC dice- O fignore mio di 
quanti pericoli mhai liberato per ma/ 
re ÒC per terra difuoco :dacqua ÒC dico! 
tello ÒC digraui infermitadi nelle quali 
fe io furti morto effendo peccatore ine 
terno farei dannato:ma tu fignore ma 
fpe&aui ÒC ferbaui a te che io allhora 
non perifTi- Et go ciamoni poi ÒC dilTe 
<:he molto e/iftolta cofa uiuere 1 quel 
lo ftato nelquale lhuomo non uolefle 
morire g lopericolo della incertitudie 
della morte-Et pero anche dice che no 
debbono curare gli huomini ne per ni 
cifta che muoiano come quando muo 
iono ma morendo doue neuanno-Nel 
la terza parte de péfare lapretiofitadel 
tempo che idio gliha cóceffo expedta 
do ÒC chiamandolo a penitentia* Et co 
me fia pretiofa cofa iltempo moftrafi 
indo che I piccolo tépo lhuomo può 
guadagnare cofi nobile cofa come ilre 
gno delcielo ÒC fcampare lonferno co/ 
me fimoftra inelladrone della croce ÒC 
in altri afTai peccatori fubitamente co 
uerti* Et pero filamenti fan Bernardo 




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Pai. E.6.2.7 



deltemjpo che non e/reputato caro co 
me fidouerrebbe SCdice-Oime che niu 
na cofa e/piu cara cheltempo:ma hog 
gi niuna cofa e reputata più uile-Et an 
che pero dice- Ognitempo nelquale di 
dio non péfi riputa dhauerlo perduto 
imperoche ogni altro bene e/da noi a 
heno:mailtempo e/proprio noftro : 
cioè uuole dire che deglialtri beni ben 
può eifere che ha luno più che laltro : 
ma ilrempo e/un bene che tato nha il 
pouero quanto ilricho SCcotanto SC co 
fi nepuo guadagnare- Et pero fan Pau 

10 dice» Ecce nunc tempus acceptabile 
ecce nùc dies faluris 5C c*Et anche dice 
Redimétes tempus 6C ocioe uuoldire 
Rifpiarmatelo &C no lofpendete in co 
fe uane-Et qfto e/contro amolti liqua 

11 otiofi 6C uani dicono paliamo tépo 
& aftudio perdono iltempo in cofe ua 
ne-Quefti douerrebbono penfare che 
dila no e/tcmpo dimifericordia ne di 
guadagno :che chi diqua non porta di 
la no truoua :Onde pero amunifce Sa 
lomone ÒC dice- Ciò che può latua ma 
no fare inftantemente adopera poche 
apreflb diquelli difotto doue taproxi/ 
mi no aopera ne ragione ne tempo di 
guadagno-Onde certa cofa e/che fegli 
danari hauefTono pur tempo duna ho 
ra apoterfi penare :piu lharebbono ca 
io che tutto ilmódo doro- Hor qui ha 
rebbe affai copiofa materia amoftrare 
quefta pazia diperdere iltépo 6C amo/ 
ftrare come SC in che fidebba fpender 
Et accadrebboci molti exempli dimoi 
ti iquali peccando afperanza dhauere 
più tempo o/dhauer buona finetfono 
poi tofto mora i malo ftato;: fiche be 



ne fiuirifica 1 loro quella parola dello 
ecclefiaftico che dice cB lanequiflìma 
repromifTìone molti neperde • Et pero 
anche dice malediftionis qui peccat 1 
fpetma pche no fipotrebbe fare co po 
che parole bafti per hora quefto tanto 
che detto e/ Et in fomma conchiudia 
mo che ìltempo ce dato g meritare ui 
ta etterna-Et pero dice fcó Auguftino 
Non fiuiue utilmente 1 quefto tempo 
fe non p guadagnare ilmerito g loqua 
le meritiamo diuiuere 1 etterno fanza 
tempo- Et Seneca pero anche dice che 
non e/pofto ìlbene dellhuomo nellun 
go fpatio deltempo ma nellufo-Et fco 
Gregorio exponendo quello pfalmo : 
qui no accepit in uano aiam fuam: di 
ce che i uano riceue lanima fua quello 
che penfa pure debeni prefenti:5C non 
penfa quello che dila debba feguitare 
in etterno- Ma lhuomo giufto non ha 
in uano lanima poche a fua utilità ti, 
ferifce ciò che in quefto tépo corporal 
mente può adopare- Nella quarta par 
te e/dapenfare cf> grande e/ quefto be 
neficio indo che uedédofi icLio difpre 
giare &C male fpendere iltempo cB eco 
cede 6C anche pure afpeóla ÒCprolunga 
lauita Onde diquefto beneficio ÒC del 
la noftra fconofcéza dice Iob . Idio de 
eie a molti tempo dipemtentia 8C egli 
no lufono afuperbia-Et po dice dique 
fti tali/ipà uitaputabant indigna-So 
pralaqual parola dice fco Auguftino 
cheilpeccatore e/indegno della uita: 
Grande in uerita e/quefta graria chia 
mare 5C expedare ilpeccatore ÒC nutrì 
cario allefue fpefe uededofi pur difpre 
giare- Siche come dice fco Gregorio: 



ladiuina gratia ilpeccarore etiàdio dif 
pregiata no abandona-Onde pero dice 
che fe haueflìmo cuore gentile douer/ 
remoci almeno uergognare della beni 
gnita delGgnore che cichiama pogna/ 
mo che lagiuftitia non uoleiTino teme 
re : laquale con tanta maggiore uilla/ 
nia difpregia quantegli uedendofi dif 
pregiare anche pure cichiama- Quelli 
fono quelli come dice fanfto paulo co 
culcano ìlfigluolo didio peccàdo afpe 
ranza della Tua bontà ÒC fanno contu/ 
melia allo fpirito della gratia ricaden 
do nepeccati già cofeffaa ÒC perdonati 
ÒC difpregiano laricheza della benigni 
ta òC della longaminita di dio laquale 
gliafpedla ÒCgo fiche thefaurizano ira 
in di dellira òC delgiufto iudicio didio 
Nella quinta parte e/dapenfare che in 
ciò Gngularmente e/grande quefto be 
neficio che fappiédo idio chel peccato 
re debba male ufare ìltempo i fua uer 
gogna nientedimeno pure gliele coce/ 
detficheqfto quinto rifpe&o moftra 
maggiore lagratia chelquarto difopra 
de&o come pognamo exemplo corpo 
talmente che pognamo che Ga grande 
gratia ÒC mifericordia fare bene achi ci 
ha fa&o male pur molto maggiore e/ 
far bene achi fappiamo che cidebba fa 
re male òCdonargli cofa co laquale fap 
piamo che cidebbe offendere :come fe 
lhuomo donafTe auno un coltello col 
quale fapeflè che lodouefTe ferire- Hor 
ecco adunque moftrato che per glipre 
deéti cinque rifpeéh ÒC gradi Gmoftra 
gràde beneficio della expeftatione- 

CDel beneficio della giuftificatione- 
Capitolo- xxi. 



QVato alfecodo beneficio cioè del 
la giuftificatione debbe anche ÒC 
può lhuomo confiderare cinque cofe« 
Etlapnma fie confiderare daquàtiòC 
quali uincoli idio lha liberato afoiué/ 
dolo dalpeccato-Come percerto graui 
troppo ÒC uili fono quefti uincohli ÒC 
legami che legano ilpeccatore ÒC recan 
lo i miferia ÒC feruitu ficome dice xpo 
chi fa ìlpeccato e/feruo del pcccato-Ec 
Ifaia dice:leiniquitadi proprie predo/' 
no limpio òC co lefuni depropn pecca 
ri ciafeuno e/cófbecto- Et ilpfalmifta 
dicetlefuni depeccati mhano legato ÒC 
impaftoiato-Hordiquefto legame ÒC 
diquefta feruitu afTai Gpotrebbe dire; 
ma tanto quefto Gpruoua per cotinua 
experientia che molte parole non cifo 
no bifogno:che ueggiamo cotinuamé 
te molti fi legati a cera peccati che ne 
per paura ne per uergogna fene porto* 
no rimaner come diuiene maximamé 
te dicerti beuitori ÒC giucatori ÒC difo/ 
nefti amatori :liquali da loro mali uiV 
ni ne per prefenti ne p paura delle fu/ 
ture pene GpofTòno partir fiche come 
fpefTo predico più fono hmartyridel 
diauolo cB quelli didio-Diqucftì lcsja 
mi confèfTa fcó Auguftino che era le/ 
gato inàzi che idio locouertifli ÒC dice- 
lo era legato no diferro altrui: ma del 
la mia ferrea uolonta elmio uolere te/ 
neua loinimico peroche no reGftendo 
alprincipio lauolonta torno in neceili 
ta:Gche quafi con una cathena mirira 
ua diuitio in uitio come uoleua-Per le 
quali tutte parole uoglio conchiudcre 
che gride beneficio e^quefto che idio 
liberi lhuomo da choft mifera fermai 



hth.. 



JW 




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Firenze. 

Pai. E.6.2.7 



8C cofi ftrefti legami 6C crudeli (ignoti 
come lioni:iquali come dice idio g le 
remia no danno requie alferuo loro ne 
di ne nofte- Come in figura di dio leg 
giamo nellexodo che ifigluoli difrael 
erano oppreffi da Pharaone in egypto 
diduriffima feruitu cioè difar mattoni 
coglier ftipule 8C cuocere imattoni nel 
le fornaci SC con tutto qfto tutto di era 
no cruciati SC affligli per molti modi « 
Hor cofi adiuiene a miferi peccatori : 
cioè che fuggédo ildolce giogo di chri 
ftofifottomettono alcrudel giogo del 
demonio « Affai molte altre parole fi/ 
potrebbono dire amoftrare lagraueza 
SC lauilta diqfta feruitu: ma g no mul 
riph'care più in parole lafciolo SC dico 
che gride e/molto qfto brificio deffe/ 
re liberato da quefti lacciuoli :8C tanto 
e/maggiore quanto più SC più antichi 
fono ipeccati che cilegano-Onde diq/ 
fto fi grande beneficio conofcente Da 
uid propheta diffe - Dirupifti uinculà 
mea ubi facrificabo hoftiam laudis 6C 
nome dni inuocabo SC c-Et anche laq/ 
us contritus eft SC nos liberati fumus- 
Et che qfto conofceua da Dio moftra 
quando fugiùgne « Adiutoriù noftruj 
in nomine dnirqui fecit celti SC terrai • 
Et altre molte fimili parole g lequali 
molto comcda quefto beneficio deffe 
re liberato dal peccato :che fe lhuomo 
e/grato SC conofcenre deffere liberato 
dalla prigione duno tyramno dimon/ 
do tmolto più debba effere quando fi/ 
fente effere liberato dalla prigione del 
nimico ifernale - Hor qui harebbe grà 
de qftione cioè fe g niuno fegno lhuo 
può conofcere guado egli c/bene affo 



lutodefuoi peccati da dio imgcioche 
come dice Salomone della ppitiatióe 
de peccati cioè fe idio ciha perdonato 
non dobbiamo ftare fanza paura* A q 
fto brieueméte rifponde labbate panu 
rio nelle collationi de fri padri SC dice 
che allhora certamente fidebbe lhuo^ 
mo riputare abfoluto da peccati quan 
do fifcnte fi conuertito SC mutato alco 
trario che cioche male amo ha in fom 
mo odio: dicedo col pfalmiftaJniqiri 
tate odio habui: SC abhominatus fum 
SC ciò che male odioe cioè icomanda/ 
menti SC flagelli didio ha in amore-Ec 
pero fugiungne ilpfalmifta-Legé aure 
niam dilexi-Et anche- Ecce in flagella 
paratus fum- Siche per ueritade a que 
fto modo pochi fono liberi pcntuti SC 
ben conuertiti SCabfoIutùgoche tutto 
di ueggiamo molti in qfto ftato SC ha 
bito dipenitentia troppo hauereilcuo 
re almodo SC poco a dio: ma diquefto 
g lomeglio mitrapaffo: pereche lama 
teria e/ troppo dolorofa-Et go tornia/ 
mo aparlare come proponemo del be 
neficio della giuftificationc-Dico che 
nella fecoda parte quefto beneficio fi 
moftra grandiffimo penfando g lagra 
ueza deldebito delpeccato ilquale dio 
hberamenteSC intutto rilaxa SC perdo 
na come moftra per quello euangelio 
g loquale dice al feruo iniquo- Omne 
debitu dimiffi tibi quonià rogafti me. 
che cóciofiacofa che per ogni peccato 
mortale fia lhuomo debitore dimorte 
etterna:molto e/dalaudare quefto lar 
go perdonatore:loquale cofi hberamé 
te SC tofto ogni offefa perdona SC nfti 
tuifee lhuomo alla gratia della fua (ù 



limone come fimoftra g lo euangelio 
die parla dclfigluolo prodigo riceuu/ 
co graciofamence dal padre :ÒCper altri 
cxempli ÒC de Al aitai della fàdta fenp 
tura ÒC de dodlon- Onde pero fan Ber 
nardo cómendando quefta fua miferi 
cordia glidice • Alpoftutco o/buon Te 
fu per lamàfuerudine ÒC mifericordia: 
laquale di re fipredica corriamo dopo 
te udendo che non difpregi ipeccacori 
ne hai afehifo ipouen - Che già no ha 
ueftì in horrore ma riceuefti Macrheo 
publicano ÒC Zicheo ÒC nó cacciarti la 
Magdalena : no ladulterarnó la Cana 
nea:nó ìldifcepolo che tinegornó ìlla 
drone della croce: no etiamdio glituoi 
crucifixori per gli quali benignamére 
pregarti- Onde i odore diquefti ungue 
a corriamo a te«Et anche dice fe altut/ 
to perdona Chnfto ogni ingiuria che 
non ridàpna uendicando non lorinfac 
eia rimprouerando non ama dimeno: 
purché Ihuomo fiuoglia perire dicuo 
re- Et quefto pruoua g dauid ÒC lamag 
dalena ÒC per Paulo ÒC per Piero ÒC per 
altri moiri aquah fi bene perdono che 
eriadio fa loro più honore nella chiefa 
che aglialtri che non peccorono- Hor 
qui harebbe troppa copiofa materia a 
parlare della chopiofa mifericordia di 
dio come i peccatori riceue ÒC giuftifi/ 
catma perche farebbe plixo badi que 
fto poco che dedto ne- Ma dico che di 
quefto beneficio conofcéri fempre lo 
dobbiamo nngra tiare :5C per fuo amo 
re ÒC exéplo a noftri proximi ogni àe/ 
biro dingiuria uolentieri ÒC liberamen 
re perdonare comfe 1 più luoghi dello 
euangetótìamumfce ÒC infegna a ora 



re clicédo- dimirte nobis debita noflra 
ficut ÒC nos dimictimus dbitoribus no 
ftris:fappiendo che fe non perdonaffi 
mo eciàdio lipeccaci già perdonati ciri 
chiederebbe- Come moftra per quello 
euangelio che il Re parla delferuo alq 
le ìlRe haueua gdonato diecimila ta 
lenti che perche no perdono alconfer 
uo céro talenti filio fece pigliare ÒC me 
efrere in prigione ÒC adornandogli ìlde 
biro perdonato- Ec pero cóchiude cofi 
ilpadre mio celeftiale farà a uoi fe no 
perdonerete luno alaltro di cuore- Di 
cuore diffe nó pur in lingua come fan 
no molti che dicono che perdonano: 
ma Iodio del cuore mai non lafciano « 
Contro aqfti dice lo ecclefiaftico huo 
mo córro a huomo ferba lira ÒC da dio 
domada medicina» Se in quello che e/ 
fimile a fe no ha mifericordia eoe adii 
que latrouerra-Quafi dica impoffibiV 
le e/che latruoui poche come dice fan 
dìo Iacopo • Iudicio faza mifericordia 
riceuera chi mifencordia nó fara-Hor 
fopra ciò molte parole dir fipotrcbbo 
no a moftrare la ftoltitia ÒC lacrudelca 
diquelli che uogliono che idio perdo/ 
ni loro glimoln debiti ÒC molte uolrc 
eglino no uogliono perdonare lepicco 
le offeferpure una'uolta non confiderà 
do quello che diffe Chnfto a fin Pie 
ro cioè cR gdonaffe feptuagies feptics 
cioè fempre- Ma perche intendiamo g 
pur acómendare lamifericordia di dio 
bafti quefto tato che dedo ne/cice cf> 
conofeéti noi diquefto beneficio dob 
biamo ogni debito perdonare a noftri 
proximi per fuo amore fappiédoche 
come dice fanfto Auguftino: afanarc 



leferite de ficcati niuna mediana tale 
Gtruoua:6C perche come egli anche di 

Htk & dimagnificentiflìma bontade come 
amare loinimico 6C acolui che ciuuole 
male :6C faccene fepuonoiuogliamo 
bene òC facciamo quanto portiamo go 
che g quefto fmgularméce figluoli di 
dio diuentiamo- E/adunqjda confide 
rare nel fecondo grado qfto beneficio 
della giuftificatióe che fimoftra mol/ 
to gràde incio che perdona tanti debi/ 
ti uolétieri: ÒC fempre auenga che que 
(lo potremo extédere g più altre cof^ 
derationi: cioè che come fono gradi li 
mali che cifa ilpeccatocofi moftra grà 
de lamifericordia che gli toglie ÒC gdo 
na-Onde cociofiacofa che ilpeccato ac 
cicchi ÒC rechi ì feruitu: tolga lafancìi 
ta ÒC ogni riccheza fpintuale ÒC tenga x 
guerra ÒC dia torméto fpiìale òC morte. 
Conchiudefi che quàdo idio toglie il 
peccato ÒC giuftifica ìlpeccatore ficac 
eia lacechita ÒC rédegli ìllume ÒC dagli 
liberta :fanita ÒC riccheza fpirituale pa 
ce: diletto ÒC uita fiche lunga mena fa 
rebbe anominare perfmgulo lemiferi 
cordie di dio: peroche excedono ogni 
noftro intcndiméto- Ma lanima che q 
fte cofe riceue ledebbe ÒCpuo meglio I 
oratione penfare che io non fo ne uo^ 
glio qui raccontare :peroche troppo fa 

•3 , rebbe lunga materia-Nella terza parte 
debba penfare ilpeccatore giuftificato 
aquanta degnita e/chiamato ÒC recato 
cioè aefTere figluolo òC herede didio ÒC 
copagno di Chrifto ÒC Re diuita etter 
na come fitruoua perii euangeli ÒC per 
lidefti di fan Paulo ÒC di fan Giouàni 
marinamente. Se adunqs tanto lift u 



dia lhuomo deffere eonofeente quado 
e/ pmofTo auno benefido piccolo dal 
cuno altro huomo intantoche nediué 
ta quafi fuo feruo : ÒC molto più certo 
dobbiamo riconofecre quefto benefit 
ciogloquakfiamocofi exaitati ingc 
tiliti ÒC arricchiti de benefici ÒC grane 
fpirituali-Onde diqftì benefici ÒC gra* 
ne fpirituali cioè delfcr liberati dalpec 
cato ÒC giuftificati uoleua fanéto Pau 
lo fare conofeenti certi fuoi difcepoli 
iquali erano ftati peccatori dice lor co 
fi- Ditemi che fru&o hauefti diquegli 
peccati dequali hora uiuergognate qfi 
dica nifluno fe non che male nhauefti 
ÒC peggio nafpeftate : ÒC poi fugitigne 
ma hora liberati dalpeccato ÒCfadi fer 
ui didio hauete hora in prefente louo 
ftro frutto in fanttificatione cioè 1 pu 
rita ÒC pace dimente ÒC infine uita etter 
na: fiche per quefto uuole conchiude 
re che grande ÒC doppio e quefto bene 
fido g loquale idio 6C libera dal pecca 
to ÒC dalla pena etterna laquale neme/ 
ritiano: ÒC dacci in prefente caparra di 
gratia ÒC poi uita etterna- Nella quarta 
parte debba lhuomo penfare per uede 
re bene laexcellentia diquefto benefi/ 
ciò 1 che ftato era egli quando ileouer 
ti cioè che era fuo inimico feruo ÒC fi> 
gluolo deldiauolo òC obligato aeterna 
dàpnatione- Tato dùqg fimoftra mag 
giore quefto beneficio quanto 1 più ui 
le ÒC pencolofo ftato lhuomo era- Do 
uerremo dunque anche penfare che a 
dio I nulla fiamo utili fiche nogli pof 
fiamo rimprouerare che grifpetto dal 
cuna utilitade egli ci habbia chiamati 
ÒC giuftifichati«Onde qfto uollc Chri 



ftò che conofceffìno liapoftoli quado 
diiTe uoi no hauece eledlo me : ma io 
uoi- Ec anche quando elfendofi partici 
dallui alquanti dilfe aglialtri-Hor uo/ 
leteui uoi anche partire . Quafi dica a 
me no corna dano niuno louoftro par 
ti mento ne prode iluoftro ftarc • Q ue 
fto fimoftra iche per quella parolaia 
quale fu decìa a Job cioè. Se ben farai 
cft giouerai a dio:ÒC fe male farai chel 
nocerai-Quafi dica nulla fiche pur fo 
pra re tornerà ìlbene ÒCilmale che tu fa 
rai- Nella quinta parte debba péfare il 
peccatore conuertico quàti ÒC quali fo 
no da dio lafdaci che non gli ha cofi a 
fpedlari ne chiamati fiche morti ne lo 
ro peccati fono in ecerno dannati-Grà 
de3C occultirtimo e/qfto giudicio i ti 
to che mai no fu fancìo che ne poneife 
uedere ragione - Onde gho fan Paolo 
penfando lareprobatione degiudei ÒC 
lauocatione de pagani: ÒC no uedendo 
re ragione fu conftre&o dumiliarfi SC 
dire • O alcicudo diuicianì fapientie ÒC 
fcientie dei qua incoprehenfibilia fùt 
iudicia eius ÒC inueftigabiles uic eius- 
Cofifan&o Augurino exponédoql 
la parola che difTe Chrifto dee- Niu/ 
no uienc a me fe ilpadre mio no lotira 
dice- Intendi huomo che cofi e/perccr 
to che niuno ua a Chrifto fe no e/tra 
fto:ma cui tiri ÒC cui no non uolere in 
uefti>are fe no uuoi errare- Ec cofi fan 
fto Gregorio diquefta maceria parlan 
do dice-Lifecreci iudici della diuina fa 
piccia pochi pofTono ceifcare ma nullo 
rrouareròC perho qfti giudici fanza ue 
derne ragione fonodhauere inreueré 
tia« Hor fopra ciò molte cofe fipotreb 



Bono dire amoftrare qflo fmifurarato 
beneficio g loquale da dio fiamo qua 
tunq$ peccatori ÒC Imondi chiamati ìu 
ftificati ÒC ìeconciliati non precedenti 
ma contraddenti li noftri mena rima 
nédo ÒC morédo nelli loro peccati mol 
ti altri che no fanno peggio dinoi • Di 
quefta materia afTai exempli fitruouo 
no nella fcriptura fanéìa:ma no micu 
ro difcriuergli fi per non eflere troppo 
prolixo/fi maximaméte perche tutto 
di ìlueggiamo per experiétia: cioè che 
uno gride ÒCpeflimo peccatore fi lun 
go tempo expeftato ÒC fa buona fine* 
Et unalcro minore peccatore in brieue 
tempo muore re fuoi peccati ÒC e^dan 
nato: fiche molci cfi furono peflfimi fo 
no da dio poi fi mutati che fono falua 
tiròCmolti che no furono cofi rei fono 
in brieue cempo danari. Hor diqueft o 
giudicio nóe^da cercare ragione come 
dedo e-Et perho lafciandodipiu par/- 
lame uoglio conchiudere che moico e 
tenuto diringratiare idio quello ìlqua 
le dopo molti peccati fiféte da dio giù 
ftificato ÒC chiamato: fi péfando ilgri 
de male dalquale iddio ìllibcra :ÒC fi il 
gride bene alquale ìltira ÒCmena :fi de 
la gratia fi della eterna gloria- Ma io g 
me credo che mai niuno ne fufTe ne fia 
conofcence quanto douerrebbe dique 
fto beneficio chofi utile ÒC fmifurato . 
Hor qui fipotrebbe parlare ÒC farebbe 
bella materia didiuerfi modi g bquatì 
idio ipeccatori couerte: licuali ìfancTi 
comuneméce dicono che fono cre-cice p 
per flagelli ÒC per paura come tutto ue 3 
giamo ÒC leggiamo dimoiti che ficon T ^ 
uertono g le iferraitadi ÒC tribulationi 



ir 




- w grauiJlfecodofieglcpredicanoniCCp 

Èli exempli de buoni-lirerzo fiepfu^ 
ita SC fingulare ifufione digraria SC 
uocatione dima come fu ifan Matheo 
SC i fan Paulo bi nella Magdalena 5C I 
altri moiri come fitruoua \ uita patrti 
iquali elTendo pelTimi fubitaméte qua 
fi p forza idio gliriroe módoe ÒCiuftifi 
coe:ma p qualùque modo fia tutto O' 
P gratia & no per noftro merito prece 
déte come fi dice nelle collationi de fa 
tti padri àzi come dice fcó Auguftino 
maggiore miracolo e dellipio fare pio 
SC buono che no fu creare ilcielo &C la/ 
terra tfiche nullo pdicatore fipote uan 
tare dhauer couertiro alctia perfona p 
fua predicanone po che come dice fan 
Gregorio iuano fafatica lalingua delp 
dicatore fe lofpirito fatto no lhara nel 
cuore deUuditore*Et pero àche dice ct> 
e troppo maggiore miracolo òCpiu uri 
le eh lhuomo rifufciti quàto allanima 
chenonechelhuomonfufcici quàto 
alcorpo- Et qfto può fare ppriamente 
folo idio: pognamo chegli uolédo far 
honore afuoi ferui ufi laloro ligua a p 
dicare penitétia ÒC chiamare SCabfolue 
re ipeccatori- Figura 5C exemplo dicio 
habbiamo nellafufcitatiore diLazero 
incio che imprima xpo lochiamoedel 
fepolcro 5C fufcitollo 6C poi diiTe aglia 
portoli che lofcioglieflìno p laqualco 
fa fida aintédere fpiritualmcte che fe i 
dio imprima no fufeita infundcdogli 
lagratia dicótririoe ne frate ne prete lo 
può abfoluere ne iuftificare-Et quefto 
e molto contra molti ftolrilrquali ne 
pentuti ne contriti & fanza intentione 
dimigliorare ficonfelTano &C credono 



potere efTere abfoluri-Hor fopracio 
molto fipotrebbe dire manomiciften 
do perche diquefta matena cade apar 
lare difocìo quàdo trattereno del ftuc 
to della confezione de peccari laquale 
fide fare con debita contritione SC pen 
timento-Et pero quefto poco balli ha 
uere qui detto 5C (cripto del benificio 
della ìuftificatione per loquale idio ci 
gdonalacolpaSC rede lagratia fua. 

([ Del beneficio della Conferuarionc 
Capiculo .xxii- 

HOra feguita adunque purdiuedex 
re delterzo benificio cioè della co 
feruatione p loquale idio ciguarda che 
non richaggiamo in peccato • Incorno 
alquale benificio imprima dobbiamo 
cofiderare ladifficulta di pfeuerare nel 
bene loquale fimoftra maximamente 
itre perfee cioè nellucifero loquale ef 
fendo cofi gràde ìmparadifo mete di/ 
meno p uno piccolo uentodifuperbia 
cadde ì abiifo-Kanche i Adamo ilqua 
le anche efTendo fanza con uptiore di 
carne nel paradifo terreftro niétedime 
no per lacohabitatioe della fcmina efr 
lolufingotrapafToeilcomàdaméto di 
dio 5C màgio ìlpomo uietato g laqlco 
fa fu cacciato del paradifo- Onde pero 
fcó Hieronimo amonédoci aguardare 
delle fémine dice-Ricordati o huo del 
primo huo per fémina fu del paradifo 
cacciato- Et cofi poi dice che ilpiu for/ 
te cioè Sanfone elpiu fauio cioè Salo 
mone elpiufantto cioè Dauidperfé/ 
mine perdettono idio fe poi per peni/ 
tétiari tornati non fu(Tino-Onde pero 
dice fantto Gregorio che dello uato 

S 




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Pai. E.6.2.7 



«V- 



fuo Dauid cadendo nullo prefumma- 
Et cofi potremo dire difan Piero SCdal 
ni moki liquali dopo molte uirtu leg 
gierméte 5C laidaméte cadono- Et nella 
terza parte dico che ladifficulra delper 
feuerare fimoftra I Iuda ilquale effen/ 
do fotto cotale pallore ÒC co cofi fatti 
compagni niétedimeno g cagione del 
trafficare della pecùia chera difpéfato 
re delfignore cadde fi laidaméte che g 
pecuia tradì xpo-Hor qiuti copagni e 
gli habbia hoggi liquali g pecunia mi 
nore cf5 qlla chebbe Giuda tradifcono 
tC riuédono xpo 6C ìfuoi facraméti tro 
po farebbe lùga mena adire ma tanto 
gridio dicio loge cheleparole mitacio 
Nella fecoda parte dico lacótinuita 31 
la battaglia nella quale fiamo po che 
come dice fan Gregorio co aflidua tép 
tatióe ildiauolo citépta accioche alme 
no g tedio ciuica-Hor diqfto alTai exé 
pli fipotrebbono qui fenuere a jpuare 
che molti per lemoleftie delle cótinue 
téptationi fono caduti* E no e/ maraui 
glia certo fe lhuomo ì tante bavaglie 
alcua uolta cade anzi più e da maraui 
gliare 5C da tnbuire a fola uirtu diuina 
che lhuomo fpeffo no caggia«On3 go 
diffe idio alob-Meméto belli nec ultra 
addas loqui<Cioe uuol dire fan Grego 
rio - Tato fotto lamia uolota rirédi fu 
dito quàto p te atanta battaglia titruo 
ui ÒCuedi ifermo«Et po fan Paulo dice 
chi fta guardi che no caggi-Leggefi in 
uita patriì che uno uéne allabbate the 
odoro SC diffegli che uno certo frate e/ 
ra tornato alfecolo: alquale rifpofe la 
bare TheodoroNo timarauigliare fi 
gluolo quado odi che akùo moaco ca 



giatpcfandolegraui SC cotinue téptati 
oni rma quàdo odi che alalo leuice;df 
quello timàrauiglia SCda lode adio-Ec 
unaltro fcó padre udédo dire che uno 
moaco era caduto ipeccato rifpofe pia 
gédo 6C dille- Egli hoggi &C io domane 
Quafi dica fc idio no mitiene cofi ca^ 
dro io come lui- Chi qfte cofe cófide/ ^ r ^ 
rafie femp farebbe humileòCtemorofo 
SC pietofo ÒCnon crudele contro aquex 
gli che caduti fono-AlTai altri detti SC 
exempli fi potrebbono qui fcriuerc fo 
pra quella materia liquali lafcio p no 
efTere troppo prolixo- Nella terza par *j. 
te dobbiamo confiderare lacóditione 
delnoftro aduer£ario cioè che fi poten 
te che come dice Iob non e podefta fo 
pralaterrache glifipoflfa aguagliare- 
Onde come difopra e/detto fe glibuo \ 
ni fpiriti da noi fa lungalfrno limpeto 
de rei nullo follencre potrebbe anche 
e aftutilTimo in cioche tempta didiuer 
fi uitii fecondo che fimoftra inulta pa ej 
truum in quel diauolo loquale trouo 
SC uide fan Macchario amodo 6C mfor 
ma dimedico con uno ueftiméto ftrac 
ciato rutto pieno dampollerSC doman 
dolio fan Machario doue àdaua òCchc 
uoleuono dire quelle ampolle- Rifpo 
fegli che andaua a temptare imonad 
della ualle 6C quelle ampolle fignifica 
uano le diuerfe fue temptationi fiche 
a cui non poteua uincere con luno ui/ 
tio temptaua co laltro- Et quello àche 
chiaramente fimoftra nelle temptatio 
ni diChrifto incio che poi che lhebbe 
temprato del uitio dellagola uedendo 
fi uintto fil tempto della Vanagloria 
SC poi della fuperbia SC della auaritia. 



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ti* 



14- 



Hor cofi tu£to quefto fi dimoftra in/ 
noiiqualifpeiTouicegladuerfita del 
le temptatiói che rimette maximamé 
te lafua malitia fimoftra Icio cB come 
dice fan Paulo fitràffigura fpeflb 1 an 
gelo diluce ÒC nafcode liuiti fofto fpe 
eie diuirtu-Come fpefle uolte lira ÒC il 
furore fa parere humilita ÒClapreftitio 
ne 5C lambitione fa parere carità- 5C per 
quefti ÒC |> altri modi fpeflfo cinganna 
come dice fandto Gregorio. Hor men 
tédo hor lufingàdo hor pmettédo ho 
ra fpauctando come p cótinua experié 
tia puiamo-Ma dire diquefti fuoi ige 
gni SC Iganni j> fingulo non miextédo 
jxhe farebbe troppa plixa materia ÒC 
perche molto pienaméce netraftai nel 
trattato òCilibro chio feci della p^tictm 
Nella quarta parte dico che quefto no 
ftro nimico e crudeliiTimo Icio che co 
me dice fan Gregorio no glipare haue 
re fa#o nulla fe lanima non ritoglie* 
Et po dice cB no fi cura ditorci inoftri 
beni ne difarci altri dàni feno accio cB 
noi per quefto prouocati gittiamo la 
nima laquale egli fe noi non uogliano 
torre no cipuo-Ónde di quefta fua cru 
delita parla IobòC dice. Crudo ÒC fàza 
mifericordia e/quefte tuéle fue male 
eoditioni chiaraméte cidifcriue fa Pau 
lo in qlla piftola nella quale cofortan 
doci cotra lefuc temptationi dice che 
non habbiamo pur battaglia co carne 
t(. co fangue cioè con huomini terreni 
ma cotra gli principi òC podeftadiòCret 
tori 311e tenebre cioè deglihuomini te 
nebrofi ÒC peccatori conno alle fpiritu 
ali nequitie che habitano 1 quefto aere 
caliginofo<Hor ueggo che troppo an/ 



dreiianziadifcriuerm&e Iemali codi 
rioni ÒC igegni del nimico-Et pero ba/ 
fti qfto poco per cochiudere ÒCmoftra 
re che gràde gratie dobbiamo rédere a 
dio ilquale cidiféde dalle fue branche- 
Laquita cofa che dobbiamo péfarep/ 
conofeere laexcelletia diquefto benefi 
ciò fi e apéfare che no habbiamo acó/- 
battere pur co uno demonio ma fono 
inumerabili ÒC tuéh fono inconcordia 
cotro a noi fiche pognamo chegli ifie 
me bene no fiuogliano pur cótro anoi 
fono folleciti ÒCuniti come fimoftra g 
ql uangelio per loquale xpo diiTe che 
lofpinto Imondo uolédo étrare nella 
cafa cioè nellanima onde ufei/prende 
fepte fpiriti più iniqui di fe ÒCfe può fi 
uétra ÒC ritorna ÒC fa diuétare qllhuo/ 
mo peggiore chenprima« Lafefta cofa 
che dobbiamo péfare per conofeere q 
fto beneficio fie lauaneta de pericoli é 
ciò che come dice fan Paulo- Pericoli 
fitruouano in follecitudine ÒC kompa 
gnia òC in falfi frati ÒCin ogni luogo ÒC 
tempo ÒC cofa fiche come fu moftrato 
i uifione afanfto Antonio tuélo ilmo 
do e/ pieno dilacciuoli-Et pero diccua 
fan&o Auguftino beuiamo mangia/ 
mo ÒC ueftiamo ÒC inogni cofa ÒC crea 
tura lacciuoli trouiamo pero cB come 
fidice nellibro della fapicntia-Lecrea/ 
ture didio fono create ÒC pofte chome 
trappole ÒClacciuoli apiedi degli ftolti 
fiche come ueggiamo chi penfee per/ 
lapfperitade ÒC chi p aduerfitade» On 
de delpicolo delmaf diqfto modo par 
lado fa Bernardo dice-Ilpicolo diqfto 
mare fimoftra amolti cB àniegano ÒC 
apochi cB càpào cB nelmar dimarfilia 



V 



0€*4fM iOxth 



/ (tb dellequatro naui no neperifce una ma 

nel mare diquefto modo delle quatro 
anime no ne capa una- Hor qui hareb 
be molta copiofa materia aparlare di 
diuerfi pericoli SC téptationi che conti 
nuaméte habbiamo della carne SC dal 
mondo SC dallinimico infernale SC dal 
li inimici SC amici mondani • Siche co 
me diflfe Chrifto enimici deglihuomi 
ni cioè quàto allanima fono ìfuoi do/ 
medichi. Ma fopra ciò no mi extendo 
più imparticulare:pche farebbe tropx 
pa lunga materia- Per leprede&e tutte 
cofe uoglio cochiudere che molto fia 
mo tenuti damare SCringratiare idio il 
quale p fomma gratia da tanti peccati 
SC pencoli preteriti SC prefenti SC fuou 
ri cilibcra cótinuamente«Et quanto aq 
fto che hora e defto cioè delbeneficio 
della conferuatione fcó Auguftino di 
in 3 *i ri ce che idio ciguarda SC cóferua che no 

caggiamo in tre moditeioe o/rafrenà/ 
do ledemonia che no citemptino qua 
to uorrebbono o /togliendoci loportu 
nitadi SC lecagioni delpeccato O/per in 
fermitadi o/per altro impedimento o 
dandoci forteza SC fenno nelle tempta 
noi fiche uogliamo SC polliamo aldia 
uolo refiftere - Ma fopra ciò più no p 
cedo diparlare perfingulo:phoche mi 
pare che p grà parte fofficienteméte ne 
fia dcfto difopra quàdo parlando del 
la guardia degli angeli uerfo dinoi: fi 
che in fomma uoglio dire che dobbia 
mo idio ringratiare dogni male che fa 
cto no habbiamorcome faceua lancio 
Auguftino dicendo Jo fo fignore che 
no e/peccato fatto p huomo che non 
lofacefle ogni altro huomo fe non lo 



guardarti tu fa&or dellhuomo:SC pho 
io tiringratio dogni male che io no ho 
fafto-Et quefto beneficio della confer 
uatione più fingularméte e/gràde qua 
do efTendo noi in alcun peccato idio |> 
gratia ciguarda cB no caggiamo i uno 
altro phoche in qfto fa idio córro alla 
fua giuftitia laquale uuo!e:come dice 
fcó Gregorio chel peccato loquale per 
penitétia nó fitoglie tira incontanente 
allaltro:fi percheldiauolo lambola:SC 
fi perche lhuomo e/ più legato almale 
Diquefli benefici mipare conofeéte SC 
grato ìlpfalmifta conciofuffe cofa che 
facefle quello pfalmo« Bcnedic anima 
mea dno SC oia que intra me funt SC c« 
Et uiene innumeràdo p grà parte liprc 
decìi benefici quàdo fugiugne-Quip 
pitiaturoibusiniquitatibustuis : ciò 
uuoldire ilquale tiperdona tate iniqui 
tadi SC afpcdati SC chiama efiendo tu 
i peccato poi dice-Q m fanat oés infir 
mitates tuas ciò uuoldire che ticonfer 
ma che nó ricaggi fi bene riconferma 
nella réduta fanita-fugiugne poi-Qui 
redemit de interitu uità tua- Ciò uuol 
dire hatti campato che nó fia ito a per 
ditione come degno neri perfeueràdo 
nelpeccato come anche dimoftra difo 
pra dicendo- Liberarti anima meà de ì 
ferno inferiori: cioè che nó miuilafcia 
fti difcendere- Seguita poi-Qui coro/' 
nat te l mifericordia SCmiferationibus 
ciò uuoldir donati gra difpcfta carità 
P laquale pofli meritar leterna corona 
poche eoe dice fan Paolo p gra di dio 
fi ha uita eterna nó p nri meriti £>pria 
mente- Et perho poi fugiugne-Qui re 
plet in boni* defideruì cuum;cioeche 



•Aititi ' 



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mg 



<ùtK 



purgato ilcuorde mali defideriSCjftec 
cari lofofpende acontéplare SC defide/ 
rare li eterni beni- Et pòi fugiungne SC 
conchiude-Renouabit ut aquile iuué 
tus tua- Et qui promette lagloria della 
beata refurreéìióe nella quale faremo 
rinnouati SC imutati quanto allanima 
6C quàto alcorpo l uita eterna ralla qua 
le aperduca ilnoftro creatore SC mife/ 
ricordiofo benefattore idio: qui uiuit 
per infinita fecula feculorù amé-Bene 
nei fmgulari fono quelli equali ciafeu 
no g fe fmgularmente riceue come SC 
quàto alcorpo fanitatlunga uita:forte 
za: belleza SC altri fimili-Et quàto alla 
nima fottigleza dingegno SC buona di 
fpofitione delle potétie naturali come 
reggiamo che troppo e/meglio difpo 
fio uno che unaltro ariceuere ladoéìri 
na SC grana di dio-Et cerne SC quàcb al 
lanima alcuna fingular rcuclatione SC 
confolatione SC come SC quanto almo 
do alcuna fingulare promotione SC al 
cuno honore:lequali tutte gratie SC be 
ncfici fingulari lanima detbe fingular 
mente rimunerare rpéfando che come 
dice il cuerbio comune acuì più e/da 
to più na richiedo fiche fecódo che di 
ce fanfto Paolo ciafeuno debba anda 
re degnamete fecódo lauocarione neh 
la quale SCp laquale e/chiamato come 
ueggiamo módanamente efi altro fru 
fio richiede lhuomo dellarboro piata 
to in buona terra che da quello che e/ 
pofto nella felua-Hor cofi dico fpiri/ 
tualmcte che altro frufto de fare chi e 
chiamato Se pofto 1 ìftato diriligione 
SC druita fpirituale che chi e chiamato 
SCpofto ì ìftato dimatimonio SC dipac 



ci fecoIarefchi:ficK gcerto eoe grande 
e/ladifferenza degli ftati SC delle uoca 
rioni cofi debba effere gràde ladifferen 
ria della uita- Et gho ciafeuno fecódo 
che fan Bernardo dice debba follecita 
mente SC ogni di liquotidiani benefìci 
ripenfare SC perciafeuno diuotamentc 
idio ringratiare fecódo che richiede il 
fuo (tato degnamente uiuere SC co uer 
fare-Et lepredecìe cofe baftino hauere 
decìe del frud o che far polliamo cóla 
lingua g nfpcclo di dio cioè orare laii 
dare SC ringratiare « 

C Diquelle cofe che cicómendano la 
uita contemplatila- Capitolo-xxiii. 

eT perche lepredecìe cofe che de^ 
fte fono per grà parte pricipalmé 
te appartengono auita contemplatila 
come è/lamentale oratione laquale di 
a mo che fìa indilcdìarfi in dio SC ilrJ 
panare SC laudare idio dellopere SC de 
benefici fuoi parmihoraallulnmodi 
quefto trattato delfruéto che fifa con 
lalingua uerfo idio ponere SC diferiue 
re laexcellentia diquefta uita SC ladiffe fa 
rentia che fra ladhua SC lacontemplati iVut<W v& cCtty - 
ua uita :SC g che gradi SC uie aderta me 
glio per uenire poftamo-Et dico che x 
prima dodici cofe fono g lequah fimo 
ftra che lauita contcmplatiua e più ex 
celiente che laftiua- Et laprima fie per f 
chella ha più nobile SC beato nfpeélo 
ciò e/idio folo: SC perho diceilpfalmi 
fta- Mihi adherere deo bonum eft po 
nere i domino deo fpem meam- Et an 
che adhefit anla mea poft te- Et anche 
Vnam perii a dno hanc requira SCc-Ec 
fopra quella parola/che difle Chrifto 

giù 




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Pai. E.6.2.7 



a Martha cioeiunu eli ncceffariu:dice 
una chiofa: a dio corinuamente cogiu 
gnerfi fie in lui dileftarfi«Onde perho 
dice fantto Ifìdoro • Quella e/ladifFe 
renna della uita attiua alla contempla 
tiua cioè che lauita attiua confifte nel 
lopere della giuftitf a SC 1 procurare lu 
hliia del proximo:ma la contéplatiua 
uacando dalle occupationi difuori di/ 
kttarfi in fola meditarione del codito 
re:SC anche dice-Lauita attiua fta in u 
fare bene ilcorpo SC lecofe mondane g 
Opere dimifericordia:SC la cotemplati 
ua rinuntiando a tutto ìlmondo fidile 
tta folo in dio: no fidebba gho qui in 
tendere che chi c/contéplanuo debba 
ftare in otio SC non fare nulla cerne di 
cerno diquelli ghaglioffi iqualifichia 
mano apoftoli dequali SC cotro aquali 
alTai e/detto difopra nel fecondo capi 
colo :anzi e/certa cofa che per meglio 
potere orare SCcotemplaree/bifogno 
che lhuomo alcuna uolta foccupi SC e 
bercia in lauori SC opere manuali :co/ 
me difopra e/affai prouato:per lo exé 
pio di fan Paolo SC de fantti padri an 
richi : ma intendefi che lhuomo conte 
platiuo in folo idio fidiletti cioè prin 
ripalmente lafciando SC rifiutando gli 
impacci delmondo SC glidifeorfi SC gli 
dilpargimenti defentimentitliquali ri 
ceue che in tede pure allopere della ui/ 
ta attiua< Bene e/uero che come difot 
ro più pienamente diremo bifogno e/ 
che lauita attiua proceda SC aiuti fem 
pre lauita contéplatiua* Onde Chrifto 
parte del tempo predicaua uifitauaSC 
(anaua infermi SCdaua SCriceueua hele 
molynerlequali cofeapartengono aui 



ta attiua SCparte comemplatiua oraua ^ 
maximamente lenotti-Lafcconda co/ 
fa che moftra lafua excelléria cioè che 
uede ciò che intende più chiaramente 
che lattiua laquale g conferuatione SC 
occupatione defaétì terreni no uede co 
fi chiaro-Et quefto come £an gregorio 
dice ci&moftra in figura in quelle due 
fpofe di Iacob: cioè Lya SC Rachel in 
do che eoe dice nel Genefi Lya laqua 
le fifigura alla uita attiua haueua gho 
chi lipidofi SC non chiari: ma era feco Nc 
da : ma Rachel laquale figura che alla 
uita contemplatiua uedeua più chiaro 
ma era fterik-Hor cofiper Umile dice 
fantto Gregorio lamente che intende 
allotio della contemplinone più uede 
ma non genera figluoli a dio predicai* 
do SC couertendoghproximi:ma quel 
li che intendono apredicare SC aUaltre 
fatiche per falute deproximi meno ue 
gono SC più partorirono cioè figluoli A 
fpirituali SC altri fantti meriti-Laterza .3 
differenza fie che qfta uita e/piu moti 
da SC più bella go che in nellopere del 
la uita attiua lhuomo fpeflfo foccupa 
SC macula per lo trafficare delle géti SC 
della pecunia-Et qfto fimoftra incio a 
che in figura delle predette fpofe di la 
cob incio che fidice che Rachel era di 
più bella faccia SC ftatura che Lya- La 
quarta differentia e/che quefta uita e/ 
più ficura SC per cotrario nellopere del 
la uita attiua a molti pericoli per loco 
uerfare delle genti fiche moiri uifono 
già caduri» Et gho fu detto a fantto ar 
fenio fuggi glihuomini SC farai faluo* 
Et anche unaltra uoce glidiflc fuggì ta 
ci quiefce< Et qfte fono leradice da no 




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Pai. E.6.2.7 



3 



A- 
4" 



peccare ■ Et fopra quella parola de prò 
uerbi • Fruftra iacitur rete ante oculos 
pennatorù ■ Cioè degli uccegli che uo 
lano alto : dice una chiofa leggirméte 
fcampa da lacciuoli diterra quello che 
ha gliochi alcielo: ficfc come anche fi 
dice cofi nepuerbi-Leuie fue fono uie 
belle SC tutre lefemice fue fono pacifi/ 
ce- Laquita cofa fie perche e/piu quie 
ta dimente quiete mentale SC corpora 
le. Onde leggiamo p lo euangclio che 
Martha che fignificha lauita adiua:fi 
turbaua p lemoltc occupationiSC Ma/ 
ria che fignifica lauita contemplatiua 
Ciripofaua fedendo a piedi di Chrifto 
diledrandofi pure dudire ilfuo fermo 
ne-Et lepredede tre cofe ciò e/belleza 
ficurta SC quiete prometee idio per Ifa 
ia alfuo ppfo contéplatiuo quando di 
ce- Sedera ilpopolo mio i belleze dipa 
ce:m tabernacoli difidanza SC I requie 
opuiéca-Et aquefto feguita lafexta dif 
ferentia SC excellentia di qfta uita cioè 
gioconditadc Onde fopra quella paro 
la che dice che Martha miniftraua SC 
Maria fedeua dice una chiofa .Intenta 
era Maria eoe fuffe pafeiuta dalfignor 
intenta era Martha come pafeefle ìlfi/ 
gnore- Martha apparechia ìlconuito al 
Cgnore- Maria gode SCgiocondafi nel 
couito che fida SCfa lofignore cioè nel 
la méte- Et perho anche fanfto Grego 
rio dice lauita contemplatiua ragione 
uolmcte e/maggiore chelaéhua pho 
cheperdile&ofo fapore in eterno già 
pregufta ladolceza diuita eterna lepre 
deÀe cinqj cofe che decte fono cioè fì 
curtaSCpacelatengono ingiocundita 
come ueggiamo g contrario che lama 



la uita Sdamala confeietia tiene lhuo 
mo pure in quefta uita i pena SC in tor 
mento- Et perho dice feo Gregorio ct5 
grande ficurta SC lentia dimente e/effe 
re purgato SC fuori dogni cocupifcctia 
fecolare perho chelcuore che e/ocou 
pato/ficuro SC tràquillo mai eflere no 
puo-Ma quando lanimo Ctfige nello a 
perito della eterna patria no fipuo per 
turbare per lamutabilita diquefti beni 
di fe liquali no ama« Et fanfto Bernar 
do dice come già difopra e/deéto che 
quello e/folo SC uero gaudio :lo quale 
ficoncepe non dicreatura :ma dicreato 
re-cc-Et diquefìo aflai e/defto difopra 
quàdo cómendamo lacharita moftrà/ 
do che excede ogni altro bene«Lafepti 
ma cofa che cimoftralafuaexcellétia 
fie Iafua pmanétia come moftro Xpo 
quando diiTe.Maria optimam partem 
elegit : que non auferet ab ea- Sopra la 
qual parola dice una chiofa : lauita co 
templatiua qui comincia SCcópiefi nel 
la uita celeftialerperho chelfuocho da 
more loquale qui cornicia adardere g 
uenendo lhuomo auedere colui cui a 
ma più faccende. Et poi fugiùgne laui 
ta aftiua colcorpouien meno:phoche 
in quella beata uita no ha pouero acui 
fidia pane: ne infermo acuì fiferuane 
altro mifero alquale fia bifogno difar 
ope dimifericordia- Lodaua fielafua 
fingularediuotionetphoche Chrifto 
più fene dilefta«Et quefta diuotionee 
figurata negli unguenti dequali Maria 
che figmfica lauita contemplatiua leg 
giamo & unfe Chrifto più uolte: per 
laqualcofa chrifto molto lalodo SC co 
mendo-Onde perho fan&o Bernardo 



tifa. 



va 



* 



dice che buono e/Iunguenro della co/ 
tritione loquale ficonfice della memo 
ria depeccatirma molto e/migliore ql 
lo della diuotione loquale fifa per me 
moria debrifici- Lanona fie una fingu 
lare familiaritade che ha qfta uita con 
Chrifto-Ondecome dice fco Augufti 
no e/figuraca g Giouanni euangehfta 
loquale Chriito Gngularmentc amo • 
Ladecima cofa che moftra lafua excel 
lentia fie lafua pretiofita cioè gche po 
chi uigiungono fie alta cofa- Onde pe 
ro dice fco IfidoroLauita acìiua e/co 
mune dimolti:malacontemplatiuae 
dipochi : figura dicio molto propria 
habbiamo nellarcha di Noe : laquale 
come dice nelGenefi fu fatta larcha di 
fotto doue ftauano lebeftie 2C poi fiui 
ene riftringnendo fiche nelcolmo non 
era più larga che un gomito ÒC in quel 
la parte difopra ftauano gliuccelli-So 
pra laquale parola dice fandlo Grego 
rio cofi-Pcr larcha fintéde lachicfa nel 
la quale habitano glhuomini beftiali 
nella parte difotto in gràde latitudine 
K hberta • Alcuni altri fono come nel 
mezo ciochuomini fobrii uirtuofi 5C 
modelli riquali dellaltrui no toggono 
ma del fuo dàno g dio 5C ufano hbeni 
delmondo temperatamente- Alcuni al 
tri fono che amano pouertade/priego 
no per li inimici: ÒC per fommo defide 
rio alienati dal fecolo quafi uolano |> 
uita contéplatiua- Et qfti tali come uc 
celli habitano nella fomma SC ultima 
parte della chiefa figurata per laprede 
da archa di Noe-Lundecima cofa che 
cimoftra lexcelletiaa diquefta uita fie 
che le/piu proplqua 6C Cimile alla bea 



ca uita celeftiale fiche e/q'uafi una bea 
titudine diuina phoche come dice fco 
Ambrofio beata uita confitte i altcza 
difapientia fuauita dicofcientia fubli 
mita diuirtu lequali tutte cofe aparte 
gono auita cotemplatiua:fiche lauita 
contéplatiua già gufta di^ua ilbene SC 
loftato che debba poi hauere dila:.del 
qual parlando fco Auguftino dice co 
fi.Quiui cioè 1 uita eterna uacheremo 
6C uedremo SC ameremo SC lauderemo 
SC cofi fempre in eterno beati faremo» 
Siche portiamo dire diquefta gratiofa 
SC excellente uita fintende quella paro 
la dello eccleGaftico cioè gratia dei fi 
cut paradifus in beneditionibus» Che 
cociofiacofa che fan Paolo dice che il 
regno di dio fia giuftitia SC pace SCgau 
dio in fpirito fco cochiudefi che limo 
mo'cotfplatiuo/loquale ha quefte co 
fi? già e/nel regno di dio: SC ilregno di 
dio e/in lui fecondo quel decìo dixpo 
Regnum dei intra uos eft.Laduodeci 
ma cofa eh moftra lafua excellétia fie 
che lefine della uita aftiua : conciofia 
adunque cofa chel fine fia più nobile 
che quello che ordinato alfine: dice il 
phylofapho: conchiudefi chiaramece 
che le più nobile SC cxcellente-Et qfto 
chiaramente dice fcó IGdoro quando 
dice- Quello loquale imprima crefee: 
SC auanza in uita eterna:faglie poi per 
quefto merito allalteza della uita con 
templatiua-Et fco Gregorio dice- Chi 
uuole falire allalteza della uita conte/ 
platiua e/bifogno cF> imprima fi exer 
citi nelcampo della uita a&iua-Et que 
fto fu bene figurato in quelle due fpo 
fé di Iacob dellequali difopra dicemo 



IL** 



indo che fperando Iacob dhauere Ra 
chel per ifpofa g laquale feruito haue 
ua ÒC laquale più lipiaceuarilpadre La 
bà glimiffe nelle&o Lya che era dipiu 
tempo « Et lamétandofi egli dicio ÒC ri 
purandofì dicio ingànato : Labam gli 
rifpofe 6C difle • No e^ufanza i quefto 
luogho dimaritare imprima leminori 
che lemaggiori fiche hebbe pure quel 
la g allhora:ÒC poi fcrui altri fepte ani 
ÒC hebbe Rachel eoe defideraua - Hor 
quefto fia dedo in fomma acomcnda 
none della uica cotemplatiua-Bene e/ 
uero elle come dice feo Gregorio qfta 
uita coCi exceliente no fa per tutti cioè 
che molti o/g difefto dinfermita dica 
po òC daltre graueze O/g piccolo òC ro 
zo intedimento no pofTono intendere 
ne uacare alla uita cótéplatiua: anzi le 
giermente nefono già molti caduti in 
errori quàto allanima/O i diffefto qua 
to alcorpo-Et gho ciafeuno debba dif 
crctamente penfare in qual uita òC uia 
truoua più fua falute^Et; accio g hauer 
fpone feo Gregorio quel motto ÒC prò 
uerbio che diffe Chrifto cioè- Se loc/ 
chio tuo tifcàdaleza : fiteltrai-intéden 
do per locchio loftudio dello fpecula 
re ÒC contéplare lecofe celefti nellequa 
li molti rozi uengono meno : ÒC come 
defto e/necaggiono in pericolofi dife 
fti-Et perho uuoldire che quefti tali fi 
debbono cauare locchio dirittocioe la 
feiare loftudio della contéplatione ÒC 
attendere pure allopere più comuni di 
uita attiuatperhoche come fidice neh 
le collationi de fanéti padri - Meglio e 
efTere buono in minore ftato che defe 
ftuofo in maggiore-Et perho dice fan 



Gregorio che appretto allexamine del 
difereto giudice muta gli meriti degli 
ordini laquahta dellopere òC pone exc 
pio nelle pietre ptiofe:cioe che pogna 
mo chel carbomchio fia migliore che 
lofmeraldo fecondo lafua fpetic: può 
nientedimeno eflère un fi buono ifme 
raldo che e/migliore che un trifto car 
bonchio- Et come comuneméte fidice 
per prouerbio che migliore e/un buo 
pedone che un malcaualiere ÒCun buo 
no fecolare che uno cattiuo religiofo • 
Hor cofi adunque uoglio dire che me 
glio e/un buono aftiuo che un trifto 
contemplatiuo«Et io per me credo che 
hoggi molti fotto quefto titolo deffcr 
contemplatiui fono fer tnftì ÒC fer cat 
tiui ÒC otiofi ÒC ghaglioffi come molti 
fer habbati de quali parla fan Benede 
élo nella regola ÒC fancìo TeronymoòC 
Caflìano ÒC altri molti fanali biafima 
do lalor uita otiofa ÒC fingulare - Alle 
quale tutte cofe meglio moftraf fegui 
ta diuedere neceiTariaméte perche uia 
ÒC perche gradi allalteza delia uita con 
templatiua falire fidebba fiche niuno 
uificreda potere fahre faltando perho 
che potrebbe cadere chome a molti ÒC 
fpetfo e/adiuenuto- 

C Didodici cofe che ridispongono òC 
che cirichieggono apotere fahre a uita 
contemplatila- Capitolo - xxiiiì* 

HOr dico adunque raccogliendo in 
fomma diuerfi deéh ÒC autorità 
di della fcriptura che dodici cofe fono 
qlie lequah firichieggono a potere ha 
uere cótemplatione delle cofe diurne. 
Etlapria fielexcicitioSC loftudio del 



u 



la uica adiuatlaquale come già e/ elee 
to debba precedere lauica cotemplati/ 
ua-Onde go come dice Caffiano nelle 
collacioni gli fandi padri no lafciaua 
no nullo àdare a folitudine ifino che 1 
prima no fuffe exercirato SC puato ne 
moafterii 1 paricela SCi obcdictiaSC nel 
lalcre uirtu-Che gcerto teneuano che 
mai non dilaterebbe buono infolieu/ 
dine che imprima no fiprouafTe nella 

v<H'o in ' irx^<A ulta( i e Uac5gregacione« Onde fi narra 
in uica patrum che Icrefcédo auno mo 
naco lacompagnia non trouadoui pa 
ce fuggi alla folitudine :SC àdando un / 
giorno g lacqua alla fonre poi chebbe 
atinta lacqua iluafello cadde SC uerfof 
fi lacqua SC riempiédolo da capo àche 

Awytàtàlll* ca dde SC uerfofli:8C cofi laterza uolta- 
JcAtuLvu u Onde egli adirato fi lo perchotfe ateiv 
ra SC ruppelo SC tornado poi i fe SC ue/ 
dédo che lapailìonedellira lhaucua ui 
roàche efTcndo ifolitudine fi firicono 
be SC diflfe-Hor ueggio io che dogni la 
to ha lhuomo briga SC ha bifogno del 
laiuto didio gche la ppria palone fe/ . 
guita lhuomo dogni lato : Et cofi hu/ 
miliato torno alla cogregationeSCffor 
zofli dubbidire SC denere patiéte fiche 
purgateSCuinde lepaffioni potelTe poi 
degnamete andare auita folitaria SC co 
téplatiua-Onde quefti fandi padri di 
ceao chelmoaco loqle no purgate&Cui 
te leproprie paffioni andaua afolitudi 
ne era Ùmile alferpéte et) fta allombra 
<3*fc* & alfreddo che g allhora no par uele/ 

nofo fegli e prouocato SC rifcaldato al 
lhora ben moftra ilueleno-Hor cofi a 
uiene diquefti cotali che come pufilla 
fiimi SC paffionati no potalo patire la 



congregatione fuggono alla folitudre 
fiche pognamo efi g allhora paino pa 
cifici fe auiene che fieno mefli alla ps 
ua icontanéte uerfano SC moftrano il 
ucleno che hàno drento-Et pero come 
fimoftra i dedo libro delle collarioni 
Li abbati SC maeftri faceuano SC face/ 
uono fare aloro fuditiSCdifcepoli mol 
te igiurie SC obedietie diftqrtc SCidifcr 
te g far loro mortificare ilproprio fen 
noSClappriauolonta-Horag qucfto 
SC altri molti SC dedi SC exépli moftra 
che non può eflere contemplatiuo chi 
no imprima fifforza diuiccre ifuoi ui 
tii I ulta comue-Et pero feguita che la ^ 
fecoda cofa laquale nccelTariaméte fi/ 1 
richiede ad uita chontemplatiua fi e/ / A 
purità cioè dicuore pero che come di/ 
ce fan Bernardo- Lapura uerita non fi 
conofee fe no con occhio puro SC pero 
diiTexpo- Beati mundo corde quomi 
ipfi deum uidebùt-come dunque cor/ 
poralméte ueggiamo che locchio lor/ Jjfo /fX 
do nopuo uedere ne guatare chiaramé 
te cofi fpiritualmcnte parlàdo apotere 
uedere SC contemplare idio fi richiede 
puritade SC netteza dicuore- Et qfto fu 
figurato nel leuitico Icioche Aron po 
tefice non entraua 1 fanda fandorum 
aorare rinfino che no fuffe ben lauato 
SC purificato dicerta acqua dipurifica/ 
rione- Hor qui harebbe aliai chopiofa 
materia amoftrare come gliheretici SC 
religi ofi liquali nel corpo miftico del 
la chiefa tengono luogo elochi perche 
hàno acontemplare idio SC guidar lo/ 
popolo debbono eflere puri pero che 
come difTc xpo-Selcieco guida ìlcieco 
ambo due caggiono nella fofla.Ma g/ 



che farebbe troppa prolixa materia fi 
mene paiToimbrieue:ponédo pure al 
cune auttoritadi che qfto cimoftrano 
Onde dico che fan Gregorio exponen 
do qUa parola del pfalmo cioe-Obfcu 
rentur oculi eorum ne uideant :ÒC dor/ 
fum eorù femp 1 curua-dice cofi- Hor 
chi fon quegli gliquali pofti nella fac 
eia degli honori ecclefiaftici hàno offi 
ciò dimoftrar lauia aglialtri fiche que 
gli che uàno loro'dirietro tengo luogo 
del dofTo ÒC delle reni- Come adunque 
corporalméte aduiene che obfcurati li 
occhi lhuomo ingamba ÒC cade ÒC fiac 
cafiildoffo:cofipdendo illume della 
cofcientia gliocchi dellachiefa cioè gli 
cherici ÒC liprelati-Laltro popolo perii 
loro mali cófigli ÒC exempli cade ÒCfcà 
dalezanfnfiche come egli dice poi nel 
paftorale meglio era aquefti cotali di 
dànarfi in habito fecolare che mal ui/ 
uédo in iftato direligione :dare male e 
xemplo aglialtri femplici ÒC menargli 
per lamala uia- Et anche dice modo in 
fe da uitii efTere diquegli loquale uuol 
correggere glialtri:go che locchio lor 
do laltrui machia ben no uede ÒC lama 
no lotofa laltrui macchia ben no netta 
Cofi àche fan Bernardo parlàdo della 
mìiditia che firichiede negli huomini 
contemplatiui dice - Q uel bene ineffa 
bile didio chi uuole ueder modi ilcuo 
re:peroche p nulla fimigliàza corpora 
le dal dormiéte SCg nulla corporea fpe 
tie del uigilàte ÒCg nulla fottiglieza di 
ragione fìpuo ueder fe no per móditia 
dicuore 3llhumile amatore- Et quefto 
e pero che come dice nelhbro della fa 
piemia Jnmaliuola anima no entra fa 



pientia ne habita in corpo fuggetto a 
peccataE xemplo chiaro dicio habbia 
mo neluangehftailqualeelìfendo ioz 
zo ÒC idiota fecondo natura fu méte di 
meno folleuato g lapurita della uita a 
uedere lecofe icerne òC externe ÒCfuper 
ne più che molti altri grandi philofa/ 
phi:come fimoftra nel uangelio ÒCnel 
apocalipfi- Altre molte cofe a quefto 
prouare fipotrebbono dire ma baftio 
quefteper hora-Laterza cofa che fi xù 
chiede acontemplare fie folitudine- ÒC 
qfto moftra idio quàdo dice p Ofea p 
pheta • Io menerò lanima 1 fohtudine 
òC parlerolle alcuore- Onde po xpo co 
megiaedettofpeiToandaua aluoghì 
diferti apernottare i contemplationc* 
Et cofi leggiamo che Iacob elfendo di 
notte folo langelo gliapparue ÒCcom^ 
battette con lui ÒCtoccogli ilnerbo del 
la parte generatiua ÒC fecelo infracidar 
ÒCdallhora inanzi Iacob andò feiàcato 
Lequali cofe fantto Gregorio expone 
della uita cotemplatiua nella quale la 
nima r combatte con dio ÒC quafi loui/ 
ce quàdo compréde ÒC intede fopra fe 
lifuoi fecreti ÒC allhora idio glifa infra 
cidare lonerbo della concupifeétia car 
naie cioè fagli uenire indifpetto ogni 
amore ÒCdefiderio carnale tperoche gu 
ftato lofpirito ogni carne gli pare feio 
cha ÒCuili ghpaiono ghbeni temporali 
cofiderando ÒC cótemplando glieterni 
Et pero aftare folo coforta fan Bernar 
do lanima fantta ÒC dice- O anima fta 
ÒC fia fola accioche fola ticonferui aco 
lui loquale folo per amore hai eletto* 
Et anche dice ilfigluolo didio e uergo 
gnofo amator òCnó uuole lefue fecrete 



fUi — 



.3 




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Pai. E.6.2.7 



cofe riuclare impublico alla fua fpofa 
Et coti uolédo moftrare ache fegni fi/ 
conofce lanima fe le fua fpofa dice co 
fi fopra lacàtica- Quellanima laquale 
tu uedi rifiutàdo ogni cofa co tutto de 
fiderio accoftarfi aluerbo diuino &C in 
lui ÒC di lui uiuere SC per lui reggcrfi 6C 
diluì concipere fantti defideri reputa 
fpofa»Et poi dice attéde o huomo che 
nello fpiritual matrimonio fono due 
modi &C generationi dipartorire cioè o 
quàdo lanima cotemplàdo genera fàc 
te meditationi o quando pdicando ge 
nera figluoli fpirituali couertédo gli/ 
huomini adiotma in qfto parto della 
contemplatione lanima efce dife me/ 
defimarficB mortificati lifentimcti fe 
fteffa no fente quàdo louerbo fente SC 
gufta- Et fe midomadi che fente lani/ 
ina i quefto flato tdico che fipuo fenti 
re meglio che dire pero chelbene inef 
fabile ne dire ne moftrare fipuo- Laqr 
ta cofa che Grichiede acontemplare fi 
e effere tribulato ÒC afflitto nelmóndo 
pero che come dice fan Bernardo dili 
cata cofa e ladiuina cófolatione ftCnon 
fida achi cerca 8C ha quella del modo- 
Et pero diceua ilpfalmifta- Renuit co 
folari anima mea-cioe del mondo- me 
mor fui deiòCdelettatus fum-cioe Idio 
fiche gcerto e uero che imponibile e/ 
che lhuomo habbia ifiememente con 
folatioue carnale 5C fpirituale: terrena 
6C celefte tcome e imponibile c J> lhuo 
mo auno fguardo guati Icielo 5C inter / 
ra ÒC col pugno pieno afferri altra cofa 
Guai adunque come diffe xpo a ricchi 
goditori del mondo :liquali in quefto 
mondo hàno leloro cofolarioni fiC bea 



ti litribulati peroche fono SC fieno da/ 
dio confolati- Quefto fimoftra maxi 
maméte ì Giouanni euàgelifta loqua/ 
le effondo fcacciato ÒCfbandito SCafflic 
to infu lifola dipalthmos fu rapito a/ 
uedere 5C fentire lecofe di uita eterna- 
Et cofi Iacob temédo Efau 6C fuggédo 
hebbe quella uifione per laqle difle ui 
di lofignore a faccia afaccia &C falua e/ 
fatta lanima mia- Sopra laqual paro/ 
la dice fan GregorioJmprima e bifo/ 
gno chel fuoco della triftitia fi purghi 
&C netti lacaligine della mete fiche pof 
fa eflerc capace dello fplcdore ÒCdel iu 
dicio diuino nel qle da fe aliéata tutta 
tutta e abforta g diuina dolceza«Lac[n v" 
ta cofa che firichiede fie filétio perocB ^frU 
auita contemplatiua faparuene dudir 
iluerbo interno loquale no può udire 
chi troppo fifparge difuori. Et quefto 
moftra ilpfalmifta dicédo- Audia$ gd 
loqaatur ime dominus deus quoniaj 
loquetur pacem implebem fuam:6Cfu 
per fanttos fuos ìeos qui conuertiitur 
ad cor- Et Iob quando dice- Ad me die 
tu eft uerbiì abfconditù SC qfi furtiue 
fufeepit auris mea uenas fufurii eius 1 
ore uifionis notturne quàdo folet fo/ 
por occupare heres 5C dormiùt in lec/ 
tuliS'Per lequali tutte parole no fiuuo 
le conchiudere altro fe no che glihuo 
mini che firicogliono alcuore 6C mor/ 
tificanfi difuori poffono udire SC fenti 
re idio- Onde maria laquale fignifica 
lauita contemplatiua taceua fedédo a 
piedixpoòCnorifpofe ne alpharifeo 
che lacalumpniaua ne a Marta ne adi/ 
fcepoli che ne mormorauano- Et pero 
anche fidice ìtrenis dcllhuomo córem 



Ni 




Ni I 



•latiuo federa folitariò SC tacerà pche 
leuera fe fopra fe- Et anche quiui (idis 
ce buona cofa e/expedtare co Ùlentio 
v :/ laconfolatione didio- Lafexta cofa fie 
letitia fpirituale dilodare SC ringratiar 
idio delle quali pienamente difopra e 
defto SC moftraro come fono cagione 
SC fegno SC afto diuita contemplatiua 
Laltre fei cofe fitoccano nel Genefi in 
quella parola SC hyftoria p laquale fi/ 
dice che idio apparue ad Abraà in con 
ualle mambre : che fedeua infu lufeio 
deltabernacolo inful meriggio :SC allo 
ra Abraà leuo gliocchi SC uide tre huo 
mini uenire uerfo fe SC pregogli che fi 
ripofafTino quiui con lui« Abraam lo/ 
quale era pellegrino SC era alcomanda 
mento didio ufeito della terra SC della 
congregatione fua : fignifica lhuomo 
contemplatilo loquale p potere 1 dia 
SC didio dilettarli lafcia ogni bene del 
mondo SC ìftacci come pellegrino fem 
pre fofpiràdo alla patria celefte<Et ciò 
che dice qui lafcriptura che idio gli ap 
parue nella ualle finrende chegliappar 
ue p lomento della humilita • Onde a 
gli humili da idio lagratia eoe dice feo 
Iacopo SCcome difTe Chrifto chi fihu 
milia fia exaitato » Et perho ache difTe 
io diodo padre celefte cf> tu hai nafeo 
fti ituoi fecreti a faui SC riuelati a par/ 
uoli cioè alli humili come expone fan 
£to Bernardo*Et perho anche dice fan 
éto Bernardo allochio fupbo idio no 
fimoftra ma fi alfincero SC humile- Et 
cofi fancto Auguftino parlando delté 
po delfuo errore dice«Lotumore SC lai 
fiatione della mia mente fuperba non 



h in 



milafeiaua uedere lauerita perchel tu* 
more della menre e/oftaculo diuerita- 
Exemplo dicio habbiamo nella uergi 
ne Maria : laquale come dice feo Ber/ 
nardo exponendo quella fua parola re 
fpexit humilitatem anelile fue più fu 
degna diriceuere iluerbo diuino nella 
mente SC neluétre p lomento della hu 
milita che per lapurita-Onde dice può 
piacere a dio lhumilita etiidio perdu/ 
ta lauerginita di Maria a Dio piaciuta 
non farebbe • Onde pero della uergini 
ta no faccendo mentione pur della hu 
milita figlorio dicendo-Refpexit hu/ 
militate anelile fue-Et pero anche dice 
gràde SC exceliente molto exfrati miei 
lauirtu della humilita laquale merita 
difentire quello che con occhio non fi 
può uedere degna dicontemplare quel 
lo che da huomo no fipuo contempla 
re imparare degna deluerbo guftare ql 
lo che co parole no può narrare • Que 
fto moftra anche ilpfalmifta quando 
dice-Docebit mites uùs fuas-Quefto 
e/anche figurato in Maria Acio che fe 
dendo a piedi di Chrifto per humilita 
udiua SC merito dintendere lefue paro 
le<Lafecoda cofa che pone che firichie 
de acotemplare fie quiete-Et quefto ci 
fimoftra incio che Abraas fedeua qua 
do ilfignore gliaparue-Et pero Ùdice i 
trenis delcontemplatiuo- Sedebit foli 
tarius SC tacebit-Onde per lofedere fin 
tende laquiete della mente chome per 
lo difeorrere Gntendc lainquietudine* 
Et cofi come già e/deéto 1 più luoghi 
dello euangeho e/defto:8Cfilegge che 
Maria magdalena fedeua udédoxpo- 

h 




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Ec quefta quiete non fipuo fntedere ri 
pofo SC otio corporale :peroche difpia 
ce no piace a dio:ma ripofo SC pace di 
mente loquale preuiene dalla mortifi 
catione dede&deri mondani SC carnali 
iiquali Tempre tengono lamcnte i tem 
peftade come moftra Ifaia quando di 
ce:locuoredeUimpioe/Come mare té 
peftofo:loquale mai non può pofare- 
Onde quella quiete per latcnptura e/ 
dcda fono : come moftra ilpfalmifta 
dicendo-In pace in ìpfum dormià SCre 
quiefcà-Et pho fando Auguftino par 
landò diquella hyftoria laquale fidice 
nel Genefi che lacob dormendo in ca 
mino tilde i uifione una fcala che per 
ungeua infino alcielo 6C gliàgeli didio 
faliuano SC difcendeuano per eflfa dice 
cofi:p lauia dormire e/nelcorfo 6C ca/ 
mino diquefta uita uacare SC nporfar 
fi da etomulti ÒC defideri modani SC al 
lhora lania cofi adormentata e/degna 
diriceuere lediuine reuelationi-Dique 
fto tale fomno fìloda lafpofa nella cà 
ticha quando dice - Ego dormio 6C cor 
meù uigilat anzi che più e/quefti cofi 
alienati dalmondo fan Paolo chiama 
morti quando dice-Mortui enim eftis 
SC uita ueftra abfcódita eft cum Chri 
fto i deoEt cofi expone fan Gregorio 
molte parole delpfalmifta chome e/q 
fta- Abfcondeseos in abfcondito faci 
ei tue a cuturbatione hominù- Et quel 
lalcra deficit £ falutari tuo anima mea 
Et quellaltra concupiuit SC deficit ani 
ma mea in atria domini- Et quella cor 
meum SC caro mea exultauerùt in deù 
uiuum-Per lequali tutte &C altre fimi/ 
le parole no uuole cóchiudere altro fe 



non che gfthuomini perfetti fono fi a 
lienati dal modo che ogni loro defidc 
rio SC dilecto e/pure I cielo SC lauita lo 
ro e/piu 1 Chnfto che in fe fteili fi la 
more gliunifce allui come era fan Pao 
lodoquale diceua uiuo io già non io: 
ma uiue in me Chrifto«Hor diquefto 
affai fipotrebbe dire amoftrare che li 
fan&i SC perfedi amici didio:pche ha 
no locuore in alto SC fopra SC tuori do 
gni defiderio terreno fempre fono ì fa 
nita pace SC quiete:peroche come dice 
fco Gregorio chi non ama non ha che 
perdere Ciche no teme SC nó duole per 
nullo accidente che auenga: SC dique/ 
fto affai e/decto difopra cómendàdo 
lachanta laquale fola da dio domada 
re dobbiamo-Ma pur quefto i fomma 
quàto aquefta parte cóchiudo che dio 
alli fuoi eledi da ì quefta uita caparra 
diquiete SC dipace fecondo che dice il 
pfalmifta dicendo- Dominus benedir 
cet populo fuo in pace- Et pero contra 
rio a reprobi da inquietudine SC mole 
ftia per lamala confcientia-Onde in fi 
gura dicio dice fandto Gregorio cB al 
popolo fuo decte dio aguardare SC afa 
re fefta ilfabbato che uiene adire rege 
SC per corrano aquegli degypto cioè a 
peccatori tenebrofi dede SC da piagha 
dimofche cioè dinquietudine diméte: 
poche lamofcae/uolatile uileSClmo 
do SC inquiete molto- Per lequali tutte 
cofe ficóchiude che li fandi in qfta ui 
ta hàno pace SC quiete:8C gho polfono 
uacare a cotemplare idio SC gli reprobi 
P li loro mali defideri fempre fono in 
rimorfo dimala cófciétia SCin briga co 
dio SC con feco SC con legenti > Laterza 



1 '^3lO<M 



1 



cofa che firichiede acotemplatione fie 
defiderio dimorir pero che come dice 
fando Auguftino carità e uirtu g laq 
le idio uedere SC diluì godere delidena 
eoo fiche qfti corali hàno latrina ipatié 
tia SClamore 1 defiderio-Et qfto finto/ 
ftra nella pdeda iftoria di Abraam in 
ciò che dice ifu lufeio del tabernaculo 
Laql parola expone fan GregorioSCdi 
ce che ìfu lufeio del tabernaculo cioè 
delcorpo federe 6C femp afpedare du/ 
feire della prigione del corpo come de 
fideraua fan Paulo dicédo-Infelixego 
homo cjs me liber^bit de corpore mor 
tis huius-Et ìlpfalmifta ìlquale pgaua 
SCdiceua-Educ de carcere anima* meà 
*{- . Et aqfto feguita laquarta cofa cioè lo/ 
^ eruore deldefiderio loqle fitocca Icio 
. cB fugiugne nella deda hiftoria cl> A 

braam fedeua iful feruore del di cioè 1 
fulmeriggio g loquale fintéde loferuo 
re della carità loquale come dice fido 
Dionifio e uirtu unitiua cfc tràf forma 
lamàte nello amato» 6C fcó Auguftino 
dice-. Io fo anima mia che tu tràfformi 
1 fimiglianzadiqllacofalaqletu ami 
fiche fe terra ami terra fe:SCfe idio ami 
idio fe- Quefti cotali co fan Paulo ha 
no laloro couerfatione I cielo SC fono 
peregrini almodo SCciptadini delcielo 
Quefti fono qgli de quali dice ilpfal/ 
mifta-Qui facit angelos fuos fpiritus 
SC miniftros fuos ignes urentem«Et de 
quali fan Paulo dice fpiritu feruentcs 
domino feruiétes:iquali femp fonoi 
ado come ilfuoco SC col effiderio lafià 
ma delloro amore fempre tède SC ime 
* v 1 de ifu« Laquinta cofa che fipone nella 
deda audorica che firichiecU a cotem 



piare fie illeuameto dintetione alcielo 
dicendo col pfalmifta- Leuaui oculos 
meos 1 mótes- Ad te leuaui oculos me 
os q habitas in celis-'Et qucfto fitocca 
quando fugiugne nella deda audori 
ta che Abraam leuo gliochi-Et quello 
confifte in contemplare SC penfare la/ 
gloria del mare celeftiale :laquale in al 
cuno modo xpo dimoftro tràffiguran 
do infulmonte SC diquefto anche mi/ 
pare che debba baftar quello che difo 
pra e dedo dhauere ildefiderio ifu-La 
fexta cofa fie ladiuota oratióe«Et que/ 1>ckA vtxt&u 
fio fimoftra icio che Abraam uedédo 
ilfignore lopregoe humilemete SCdiiTc 
priegoti fignore melTere no ripartir da 
me leruo tuo SC e- Ma di qfta uirtu del 
loratione afTai e dedo difopra cómen 
dando loratione- Et pero fopracio più 
no miftédo- Inforna adunqj repetedo 
dicio che dodici fono lepredede cofe 
lequali acontéplare cidifpógono-Le q 
li rude polliamo dire ficontengonoSC 
conducono nella uirtu della canta- La 
quale come difopra dicemo cómidan 
dola laméte purifica SC quieta SC accen 
de SC inalza SC dalle ogni gfedione SC 
beatitudle dima SCpoi lamena alla bea 
titudine della eterna patria laqle cicó 
ceda qui eft benedidus ifecula feculo 
rum amen- Per unaltro modo SCrifpec 
to truouo iuno tradato loquale fichia 
ma fcala-loquale e intitolato infindo $ 
Bernardo che quattro fono igradi diq fuJx /evi* JC> ( 
fta fcala della contemplatione-Lalec/ 
tione propone lamateria come uno ci 
bo dcllanima-Lameditatione lomafti 
ca SC ruguma-Loratione fente ilfapore 
Lacontemplatione fene nutrica SC pa/ 

hii 



iti 




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Matita 



fce-Et propone uerbigratia quella pa/ 
rola- Beaci mundo corde rquoniam ipi 
deum uidebut - Ecco dice lalettione ci 
propone quefta parola quafi uno cibo 
(odo- Viene poi lameditatione concer 
ti denti dintelligentia rugumando che 
gram bene e/quefto per loquale dio fi 
uede:ÒC incendendo ÒC uedendo che fo 
lo idio per gratia dare può quefto do/ 
no accede ildefiderio ÒC forma loracio 
ne pregando idio cfi glielcoceda ÒC gri 
da colpfalmifta ÒC dice- Cor mundum 
crea in me deus- Et con Iob dice « Hor 
chi può far mondo lhuomo concepto 
difeme immondo fe non cu ilquale fo 

10 fe modo* Et cofi dilatando ildefide 
rio òC penfando fopra quefto bene dio 
glielcocede ÒC fa fencire lafua dolceza 
clfrutto fuo per dolce ÒC perfetta con 
templacióe- Hor molte cofe fopra ciò 
dire potremo de gradi ÒC del modo & 
del frutto della cótemplacione dequa 

11 gche parlo in uulgare a femplici no 
mipare dipiu procedere-Ma bafti ho/ 
ra in fomma hauere detto che accio fi 
richiede humilita profonda : purità g 
fetta :oratione deuoca ÒC perfeuerance 
H charita feruente co difpregio dogni 
altro bene temporale: peroche no e de 
gno diguftar quel mele chi no rifiuta 
loloto òC ilfiele dogni diletto ÒC amor 
temporale òC carnale • Ec lepredette co 
fe baftino hauer detto delfrutto della 
lingua per rifpetto di dio - 

(["Delfrutto delpredicatore come gli 
e/nobile ÒC utile- Capicolo-xxv« 

DEtto che habbiamo delfrutto del 
la lingua per rifpetto di dio fegui 



ta diuedere delfrutto loquale con lin/ 
gua fare polliamo ÒC dobbiamo uerfo 
ilproximo- Come predicare :riprehen 
dere:con figliare òC per alcre diuerfe pa 
role per lequali incendiamo diriuoca/ 
re glierranci ÒC ipeccacori alla uia della 
uerita - Et imprima incominciamo del 
latto ÒC delfrutto del predicare laparo 
la di dio-Hor dico adùque che quefto 
atto ÒC quefto frutto c/nobilifQmo ÒC 
utilifTimoEt dico nobiliiTimo intanto 
chclfigluolo di dio g quefto frutto fa 
re incarno ÒC uenne iti terra come egli 
fpefTo moftro per loeuangelio exponé 
dodiflè quella parola di Ifaia prophe 
ta perloquale dice- Spiri tus domini fu 
per me eocp mific me euàgelizare pau 
penbus mific me òC c-Ec cofi più uolte 
ÒC in più luoghi dice nellieuàgeli che 
egli a predicare era dalpadre mandato 
ÒC pero circuiua leuille SClecaftella pre 
dicando ÒC euangelizando i ogni lato 
ÒC chiamando ipeccatori a penitentia • 
Et in qfto fu fi follecito & humile che 
in pochi anni che predico circuì ÒC cer 
co la Giudea ÒC Samaria ÒC la Galilea 
ÒC leciptadi elcontado ÒC leuille difeor 
rendo in fame ÒC fete ÒC con molte fati 
che predicando g lefynagoghe ÒC g al 
tri luoghi òCdouunque era inuitatoa 
mangiare - Et cofi pognamo chegli an 
dafTe uolentieri alle fefte per predicare 
a più gente : òC per parlare contro a gli 
uitii loro nientedimeno non fifdegna 
ua chome fanno hoggi molti predica 
tori fuperbi dhauere piaceuole ÒC uile 
popolo : anzictiamdio chome detto 
e/a uillani ÒC femplici perfone ÒC a pec 
chaton publichani fiC mericrici predi/ 




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Pai. E.6.2.7 



caua uoletieri.come fimoftra maxima 
mere nel euàgelio della fammaritana- 
Per ioquale fi moftra chegli aquella ti 
naSCfola SCpouera peccatrice fidegnoe 
ciiprcdicare SC p conuertilla lefece due 
più begli fermoni che mai facefle. Per 
leqli tutte parole ficochiude che trop 
po fono fughi molti fuoi ferui SC trop 
po agiati liquali pare che fi ifdegnino 
difare cofi nobile ufficio SC fe pur pdi 
cano no uogliono pdichare fenó a grà 
popolo SC anobile pfoneSC litterateg 
moftrare lafapiétia loro più che p ile 
gnare lauia di Dio- Quefti come dice 
fan Paulo fono adulteri Sila parola di 
dio icio die come dice fa Gregorio-Io 
feme del uerbo di dio non fpargono j> 
generare figluoli fpirituali a dio ma p 
hauere gloria o guadagno p fe réporal 
méte f rche come nel matrimóio carna 
le e qfi fpe tie dadulterio quàdo lhuo/ 
mo in qllatto no itende afrutto dige/ 
nerauóe o arédere debito o daltro buo 
no rifpetto ma pure auile diletto reo/ 
fi uuole dire fan Paulo che qfti fono a 
dulteri del uerbo didio gche no ne ccr 
cào ilfrutto dellanime o honore didio 
ma ppria uanagloria SC mercede-On/ 
de delcotrario filoda egli quàdo dice- 
No fumus ficut quidà adultcràtes uer 
bus dei fed ex finceritate taquà ex deo 
coram dco 1 xpo loquimur. Onde pe/ 
ro anche aqgli dicorintho dice-Nó cer 
co leuoftre cofe ma cerco uoi-Non cer 
co iuoftri doni ma cerco iluoftro fruc 
to-Et cofi anche dice ad romanos- Ho 
defiderio diuéire auoi p fare i uoi fruc 
to come nellaltre géti- Affai molte al/ 
tre cofe dire fipotrebbono amoftrar la 



degnita SC excellentia diqucfto officio 
cioè come e officio àgelico pero come 
dice fantto Dionifio- V fficio deglian 
geli e illuminare SC purgare lanime SC 
fare diuentare perfette Gche per confc 
quéte ficochiude che ogni predicatore 
debba effere angelo SC meffo di dio-Ec 
che quefto ufficio fia £pno degliagio 
li moftrafi per gli euàgeli icio che lari 
langelo gabriello annùrio alla uergme ^^~~^| 
maria laicarnatione di chrifto SC accio 
cofentirc laiduffe SCccforto imolti mo 
di SC nato chrifto anniitioe SC predico 
lafua natiuitade apafton SCcofi poi co 
medifopraedetto quando trattamo 
che dobbiamo idio lodare ncgliangeli 
itutti glifatti della humanita di chri/ 
fio & della noftra redemptione gliàge 
li furono ànùtiatori SC cóforcatori SC p 
dicatori come fimoftra maximaméte 
alla pafTione SCalla refurrexione SCalla 
fcenfione«Grande adunque e ladegni/ 
ta de predicatori incio che hanno an/ 
nunriare SC predicare Chrifto SC la iu/ 
fìicia del regno fuo SC effere come dice 
fan Paulo choaiutatori didio impro/ 
curare lafalute humana-Onde pero di 
ce fantto Ambruogio che grande de/ 
gnitae/chelhuomo fia organo della 
uoce diuina SC con labbra corporali ex 
prima SC pronumptii glioracholi SCfac 
ti celefti-Che fe ueggiamo mondana/ 
mente che acontenere SC portare balfi 
mo o altre cofe pretiofe SCmolto più a 
contenere gliecclefiafticijfacramenti fi 
eleggiamo uafegli netti SCnobili mol 
to più fono SC debbono effere nobiliSC 
fantti quegli che hanno a predichare 
lonome di Chrifto dinanzi alle genti' 

hi 




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Et go difan Paulo di/Te xpo S era ua 
feUo eletìo aportare ilnome fuodinà 
zi aiRe SC alle giti ÓCafigluoli difdrael 
Ladegnita èCexcellétia anche de pdica 
tori fimoftra per qlla parola che difle 
xpo agliapoftoli cioè chi ode uoi ode 
me chi difpgia uoi difpregia me. Ben 
moftra adùque xpo che habbia cari li 
fuoi predicatori poi che afe atnbuifce 
lhonoreSCildifonorechefa&o cloro 
Et go loro glidebbono rédere qfto cà/ 
bio cioè che no curàdofi dife guardino 
pure nelloro pdicarc allhonore di dio 
àC falute de pximi -Anche fimoftra la 
loro dignità :incio che màdogli apredi 
care cóferma hloro fermoni co fegni5C 
molti miracoli come fcriue feo marco 
Et g leprededle tutte cofe ficonchiude 
quello che proponemo nella feconda 
parte cioè che qfto ufficio &C qfto fruc 
to e molto utile 6C digràde merito tato 
maggior che glialtn bèi SCexercitii cor 
porah qnto maggior e laia chelcorpo* 
Che fel fruclo del matrimonio g lo q 
le g corruptione figenera figluoli car/ 
nali e decto gride bene :uie maggiore 
c agenerare figluoli fpirituali della pa 
rola (lidio- Et cofi come dice fan Gre/ 
gorio<No e gra fa&o pafeer dipane li/ 
uétri corruptibili SC mortalirma gràde 
&C forno merito e pafeere del uerbo di 
dio lanime che deono uiuere ineterno 
fiche come difTe xpo» No in folo pane 
uiuit homo:fed 1 omni uerbo quod p 
cedit de ore dei- Et go ache dice fa Gre 
gorio che cibo dalla méte e il fermone 
didio-Ilquale ipredicatori come difpé 
fatori di Dio diftribuifcono a poueri 
fpirituali. Onde deldifefto diquefta li 



mofina fidice itrenis«Lfparuoli demi 
dono delpane cioè della dodlrinaiCno 
era chi ne rompefic loro cioè chi expo 
neffe lafcriptura laquale e pane diuita 
ÒC ditellefto-Onde molto fono oggi o 
bligati ipopuh arigratiare idio ÒC rico 
nofeere qfto benificio icio chefli abo 
dàteméte idio hoggi cócede òefa difpé 
fare qfto pane g hfuoi pdicatori-Et pc 
ro fono obligati qgli che nceuono q/ 
fta limofina fpirituale anutricare qfti 
loro pdicatori ÒC dodlori 6C fouenirgli 
nelle loro nccelTitadi go che come dif 
fe xpo- Degno e logario dellamercedc 
fuaòCcome difTe fan Paulo- Chnfto or 
dino che qgh che predicano leuàgelio w 
del euangelio uiuano- Quefto debito 
moftra anche fan Paulo quàdo dice a 
qgh dicorintho-Se noi uhabbiamo fc 
minato lecofe fpirituali no e gra fado 
che ricogliamo da uoi delle carnali- Ec 
go anche dice luna altrapiftola-Quel 
lo loqualeeamaeftratodelucrbodi/ 
uino faccia commune ogni fua cofa a 
colui che lamaeftra ÒC che glinfegna- 
Hor cofi g quefte Scaltre molte fimili 
parole fimoftra che molto c gràde 6Cu 
tile limofina apafeere lemente del uer 
bo didiO'Et go quefti cotali fon degni 
defTerc pafeiuti dicibi corporah-Per al 
tre molte affai cofiderationi Gpuo mo 
ftrare lutilita ÒC ilfrudo diqfto ufficio 
cioè che g lopredicare iluerbo didio li 
morti fecodo laia refufcitào-gli cicchi 
fallumiano- lifermi fifananorilebrofi 
fimodao-Loprio fimoftra g qlla paro ; 
la laqle difTe xpo che lefue parole era 
no fpo6Cuita:cioecagioe diuitafpu 
ale SC g qlla che gli dille fan Piero ucir 



^7) 



ba uice creme habes- Il fecodo moftra 
ilpfalmifta quàdo dice-Lucernapedi/ 
bus meis uerbum tuum : 6C lume femi 
tis meis» Et lecdefiaftico dice chel co/ 
màdaméto didio e lucerna ÒClafua leg 
ge e luce-Onde laparola didio e affimi 
gliara alcollirio ilquale purifica due/ 
derc-Et go fidice ncllapocalipfi alpec 
cator cieco-collirio iunge oculos tuos 
SC uideas-Loterzo cioè che fana glìfer 
mi-moftra ilpfalmifta quàdo dice» Mi 
fit ucrbum fuum òC fanauit eos- Loqr 
to effetto moftra xpo quàdadice-Iam 
uos mudi eftis £pter fermone} quem 
ego locutus fum uobis-Per lequali co 
fe 5C altre moire leqli mi paltò uoglio 
cóchiudcre che qfto frutto ÒC qfto be 
ne e più utile 6C più efficace che lopere 
della mifericordia corporale - Et go di 
ce fantto Iacopo che chi couerre i]pcc 
catore dallo errore della fua uita falua 
lanimafuadamorreòCcuopre ÒCfpe/ 
gne moltitudini dipeccati cice in fe ÒC 
redi uditori- Acuefto frutto fare elef 
le òC màdo xpo gliapcftoli cerne mo/ 
ftaa g quella parola glaquale difle Io/ 
ro^Pofui uos ut eatis ÒC fruttum affé/ 
ratis ÒC fruttus uefter maneat-^Et ancB 
difTc- In hoc clanficatus cft pater me/ 
us ut fruttum plurimù afferatis«Et go 
anche diffe loro-Euntes i mundù uni/ 
uerfum pdicatc euàgehum omni crea 
ture ÒC e- Nelle quali parole anche mo 
ftra lordine elmodo del predicare- Et 1 
ciò c(5 diccEuntes i mundù uniuerfu 
uuol moftrare che ipredicatori debbo 
no difeorrcre g diuerfe cotrade ÒC non 
caregiarfi ÒC expettare pure che legéti 
uégano alloro o elegger pur luoghi fo 



lempniOnde egli come già e detto di 
ciò cidiede exéplo il quale difeorreua 
predicàdo g Jeuille ÒC per lecaftclla-Et 
ie era uoluto tenere i alcuno luogo fer 
mo rifpódcua che no uolcua :go chea 
daltri luoghi glicóueniua àdaf a predi 
care gchc dadio padre ha dicofi douer 
fare era màdatoJn ciò che dice predi/ 
cate euàgehum- Moftra che pur lecofe 
della fede fiCnon philofophic dobbia/ 
mo prcdicare-ln ciò che dice omni ere 
amie- Vuol moftrare che no debbono 
excludere dalla nofìra dottrina ne po 
ueri ne peccatori ma a tutti feruétemé 
te òC humilméte annuntiare ilregno di 
dio come elfo chrifto medefimo ditut 
te lepdette cofe cidiede excmplo • Co 
fi anche trouiamo che fece fan Paulo 
loquale comegli dice daHierufalem a 
illirico ÒCquafi g grà parte del modo p 
dico o fcripfe ladoflnna del fatto cua 
gelio-Etgo anche G uanto ÒC diffe lo/ 
fcrmone mio ÒClapredicatice mia non 
e ftato imparole gfuafibili da igànare 
ne inargeméti philofophici ma ì mo/ 
ftrare lagratia dello fpirito fanttoòCla 
uia della ucrita-Et po anche dice inai/ 
tra epiftola-Non moftrai difapere al/ 
tro ifra uoi fe non xpo Icfu crucifixo* 
Quafi dica io no uiparlai daltro cf5 di 
chrifto fiche no pareua chio fapeiTi al 
tro che dirmi*Cofi chegli non pure a/ 
groiTi ÒC alitterari tma atutti predicare 
uolfe moftrare quàdo dice a Remani 
A faui ÒC agli fìolti fono debitore: fi/ 
che uolétieri a tutti fono apparechiato 
apredicar- Et che qfto molto adio piac 
eia moftrafi g lafìoria di fantto Beda 
nella <£le fidice che effedo egli arecato 




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per gran ueccfcieza mente dimeno an* 
daua pur predicàdo per leuille SCper le 
caftella-Onde una uolta pacando per 
una ualle pecrofa ilfanciullo efi logui 
daua glidirte per follazo che quiui era 
grà populo che afpeftaua lafua predi/ 
canone» Alqle egli credendo Icomlcio 
apredicare- Et dicédo una cerca fentéti 
ofa parola SC affermando che per cerco 
ella era uera :lepiecr rifpofono co aper 
ta uoce-Cofi e uenerabile padre-Er po 
qfto miracolo lachiefa fi glifa qfto ho 
nore che lochiama uenerabile prece- Ec 
cofi crouiano che feciono glialcri apo 
ftoli SC ueri pdicatori come fu fan Ber 
nardo SC fan Doméico SC fan Fràcefco 
SC altri loro feguaci fiche g uerica mol 
to fono dilugi dallaperfedlione dixpo 
iCdegli apoftoli qgli pdicatori che ero 
po fi caregiono SCno Ù uogliono afFa/ 
ticare difeorrédo ne predicare fe no in 
luoghi folempni o che lafciàdo iluàge 
lio {Sdicano lefapiétie mondane p effe 
re téuti gradi litterati-Cotro aqfto fta 
molto qllo che leggiamo difeo Hiero 
nimo cioè che ftudiàdo egli più uolé/ 
rieri nellafua giouétu elibri diCiceroe 
philofapho che glippheti SCglialtri di 
uori libri fu rapito I uifione dinanzi a 
un giudice SC domàdato diche conditi 
one SCfeéta era» Et rifpodendo egli che 
era chriftiào ilgiudice gli di(Te- Tu ne 
menci anzi fe ciceroniano gche in lui 
poni più loftudio tuo- Et dopo quefto 
lofece crudelméte flagellare- fiche tor/ 
nàdo in fe tufto ficrouo piagato: ma 1 
nàzi che l fe ritornale fu bifogno che 
|>metteiTedimai più no leggere ne ife 
gnare fciétic SC libri fecolari- Hor cofi 



nencoglieffe oggi amolti fquali lafcii 
do loftudio SC ladoétria della uera the 
ologia ftudiano SC pdicano laucra più 
lofophia» 

(["Come fono reprehenfibili quegli 
chepolTonoSCnon uogliono predica 
re- Capitulo xxvi- 

PEr lequali tu&c parole uoglio co 
chiudere che qgli che fono fuccef 
fori di Chrifto SC degli apoftoli come 
fono piati SC religioii SCfacerdotifono 
tenuti apredicare leuàgelio 8C chiamar 
legenti apenitétia fiche no pofTono ta 
cere fanza grà coIpa-Et quefto moftra 
fan Paulo quando dice- Guai ame fio 
non predico leuangeho poche p necef 
Gita tenuto ne fono-Et Ilaia dice-Guai 
ame pche tacetti • Etpo a Ezecchiel co 
mando idio SC dice-unda no celiare SC 
exalta lauoce tua come tromba SC ànii 
ria alpopolo mio ipcccati loro SC loge 
fcelerate-Et cofi anche dice allui-Se tu 
non annutii alhmpio lafua impicca g 
che lalafci lofangue fuo cioè ìlpcccaco 
cioè richiederò cflletue mài-Ma fetu là 
nutii SC egli non ficonuerre egli morra 
nella fua iniquità SC tu hai liberata la/ 
uima tua- Hor cofi alfaia SC a Ieremia 
SC altri ppheti trouiamo cF> idio coma 
do che andaiTino apredicare SC molto 
moftraua che Cfturbalfe quàdo no uo 
lelfino predicare come fi moftra maxi 
maméte g lahiftoria di Iona quàdo g 
che no uoleua andare a predicare in ni 
niuecomeglilomàdauaSCfuggiua in 
tarfo fe uenire latempcfta gràde- Et ef 
fendo comprefo p forte che g fuo pec 
caco era quella tempefta limarinai lo/ 



m 



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gfttarono 1 mare SC labalcna lo ìghiot 
ti:SCdoppoilterzo dilouomiro uiuo 
nelle piagge di Niniuerfiche pure fue 
bifogno che predicale: SC predicando 
conuerci quella géte- Diquefti che pre 
dicare no uogliono filamenta anche g 
Ieremia ppheta SCdice-Cani muti che 
no poiTono latrare-Onde ghpredicato 
ri fono dedi cani g lafcripcura che ha 
no aguardare lagregge di dio SC abaiar 
contro agli lupi cioè contro gli tyram 
ni SC heretici che non guaftino lepeco 
relle didio SC quefti tali fono delnume 
ro de mali pallori dequali di/Te Giri/ 
fto che ueggono uenire ìllupo SC fug/ 
gono:5Cillupo rapifee SC difperge lepe 
corelle- Onde inuerita chi ben nfguar 
da non fipuo trouare che quefti tali li 
quali hanno officio SC ftato dipdicare 
SCno uogliono ne poffono hauere nul 
la buona excufatione-Che fegli lafcia 
no perche laconfcientia gliriprehende 
della mala uita fiche no fono arditi a 
predicare quello che far non uogliono 
quefto no excufa ma accufa : peroche 
come difotto diremo ìlpredicatore cf5 
debba effere huomo dibuona uita SC g 
fedarcome era fan Paolo loquale di/ 
ceua che non era ardito dipredicare :fe 
non quello che Chrifto g lui operaua 
Se lafciano gche no fanno no fono pe 
ro excufati altutto : poche ciafeuno fi 
debba ftudiare dimparere SC difornire 
degnamete loftato fuo:maximamen/ 
te iprelati liquali come dice fan Piero 
debbono elTere apparecchiati fempre 
arendere ragione della fede SC della re 
ligione chnftiana dipafeere lagregge 
didio delcibo fpirituale.Onde fe que/ 



fti tah* per loro neghgentia non fanno 
quello che fapere debbono :perche uo 
gliono pure godere SC pappare 6C non 
ìftudiarc no fono excufati ma doppia 
mente accufati-Et pero diquefti tali di 
ce fan Paolo- Chi non fa non fia fapu 
ro cioè da dio eleéìo 6C conofeiuto • Et 
diquefti fintéde quel defto di feo Am 
brofio che dice- Uoppiameute pecchi 
fe no fai cioè fe lafci difapere aftudio 
quel che fe tenuto difaper ÒC dinfegna 
re- Onde diqfto tale fidice nel pfalmo 
Noluit intelligere ut bene ageret- Et g 
Ieremia filamenta idio diquefti tali SC 
dice- Aftudio SC ainduftria non miuo 
gliono conofcere-Et Iob dice-Quafi i 
pi percuote dio quefti tali liquali aftu 
dio fipartono dallui SC lefue uie inten 
dere no uogliono : ma quàdo laingno 
rantia e/femplicemente perdifeélo na 
turale e ìlreligiofo excufato delno pre 
dicare pur che fiporti humilmente nel 
laltre cofe : fi inaccompagnare lipredi 
catorirfi in procurare loro lecofe daui 
uere SCg ognaltro modo g loquale me 
glio può aiutargli apoter fornire lode 
<fto officio - Se lafciano dipredicare g 
che non uorrebono hauere pari : fiche 
non uogliono che altri impari :SC pero 
non uogliono configliare negli loro li 
bri preftare quefta e/peffima fuperbia 
SC inuidia SC auaritia • Ei pero delcotra 
rio filoda ìlgiufto nelhbro della fapié 
tia dicendo che lafapientia didio rice/ 
uuta fanza inuidia chomunicaua SC la 
fua bontà non nafcondeua-Grande in 
uerita e/quefta peruerfita uolere che 
idio fia largo SC doni loro lafua fapié/ 
eia SC eglino no lauogliono comunica 




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re aproximi- Quefta certo e/iria peg* 
giove auaritia che quella della pecunia 
Come adunque chi ha della riccheza 
di quefto mondo ÒC non lacomunica 
col pximo come bifogno non ha cari 
ta come dice fanndo Giouàni euange 
Iifta«Cofi quelli che hàno dellume il 
la fcicria didio 6C fonne auari fono al/ 
nido cotrari alla carità SC nimici della 
uerita* poche come dice fan Paulo eia 
feuno debba manifeftare SC comunica 
re lagratia riceuuta aproximi eoe buo 
no difpenfatore della molti forme gra 
tia didio«Et cofi dice adeprinchios che 
ghpredicatori fono difpenfatori demi 
m'iteri didio« Se adunque chi nafeode 
ilfrumento altempo dicareftia fia ma 
ladedo ne popoli come fidice ne prò/ 
uerbi : molto più giuft amente e mala/ 
dedo chi nafeonde iltalento 6C il cibo 
del uerbo didio ilquale debba g carità 
afuoi pximi difpenfare«Et g quefto ri 
fpedo dice fcó Auguftino-Maladec/ 
to fia ildifpéfatore auaro ilcui fignore 
e largo^Et anche dice lafcientia diftri/ 
buita crefceSCifdegnafi dllo auaro pof 
felTore fe no fipublica fi fiperderfiche 
per giufta fentétia perde lafcientia chi 
non lauuole comunicare- Alcuni altri 
fono che lafciano dipredicare per aua 
ritia cioè che intéri ÒCfolIccici aguada/ 
gni mondani no uogliono ftudiare ne 
predicare g non impedire iguadagni: 
ma fe gliauiene che delpdicare guada 
gnafTino bene fono folleciti-fiche non 
uogliono molti predicare fe no e iluo 
go doue credano guadagnarc-fiche co 
me dille Chrifto degli ipocriti- Que/ 
fti i qfta uita riceuano lamercede loro 



Quefti fanno contro a quel dedo di/ 
chri fto cioè efi nullo ponga la lucerna 
fodolmodio-Perho che come dice un 
fando Jllume della faccia fodopon/ 
gono amifura diguadagno temporale 
Cotali furono ipharifei iqli come dif 
fe chrifto erano auari SCdiuorauano le 
cofe delle uedoue fodo £tedo dorati 
one SC dipredicatione &C diceuano che 
ra lecito alfigluolo dabàdonare ìlpadr 
&C lamadre pure che alloro fofenfTe o/ 
gni chofa-Diquefti corali parla anche 
fan Paulo riprendendo quegli dicori 
tho che fofteneuano co patientia certi 
falfi ÒC auari predicacori chcgligraua/ 
uano ditroppe fpefe-Onde dice fubftì 
netis enim fiquis deuorat:fiquis acci/ 
pit SC oEt pero del cotrario fiuàta egli 
dicendo 1 più epiftole chegli predica/ 
ua fanza nuéderie Kg no grauare ipo 
puh lauoraua SC del fuo lauorio nutrì 
caua fe ecompagni quàtunque come e 
dedo glifuffe lecito diprédere lefpefe 
g lufficio del predicare. Alali altri fo/ 
no che lafciano lufficio delpredicare g 
paura cioè didifpiacere atiràni K mó/ 
dani huomini 6C altri peccatori iquali 
non uogliono udire lauerita ma ciTere 
lufinga ti- Queftidouerrebbono confi 
derare lexcmplo di chrifto ÒC dibapti/ 
fta 5C di Paulo 5C de ppheti antichi ÌC 
degh apoftoli & fandi-Liquali g pre/ 
dicare SC difendere lauerita furono la/ 
pidati o feghati o crucifixi 5C per altre 
crudcliiTime morti martirizAtjJa mol 
ti modi tribulati &C pero difle Chrifto 
agliapoftoli* Beati uoi fe auicne che li 
huomini uhabbino I odio cioè g dire 
lauerita-g me goderete SC rallegrarci 



peroche lauoftra mercede e/grande in 
cielo :SC pero anche difle loro • Non re 
mete coloro che uccidono ileorpo : SC 
poi no poflbno più farerma temere co 
lui loquale può lanima SC ileorpo ma 
dare allonferno- Singularmente adun 
que alpredicharore fa bifogno forteza 
SCpatiétia:fiche per nulla pena lafci la 
uentade- Onde pero diceua fan Paolo 
Exibeamus nos metipfos ficut dei mi 
niftros in multa patienria SC non uitu 
peretur miniftenù noftrum SC c- Anzi 
debbono iueri predicatori ghodere di 
mal patire per dire iluero per Chrifto 
come godeuano fan Piero SC fan Gio/ 
uanni quàdo furono cacciati gche pre 
dichauano Chrifto-Onde dice fantto 
Luca* Ibàt gaudentes a confpettu con 
olii quonià digni habiti funt p nomi 
ne Iefu cotumehà pati- Et go ìlpfalmi 
fìa dice de predicatori- Bene patientes 
erant ut annuntiét « Hor ueggo che fo 
pra ciò quafi tutta lafcriptura potrei 
mo allegare amoftrare che g predicar 
lauerita no fidebba temere ne pena ne 
morte feguitando gliexempli di Chri 
fto SC penfando labeata remunerano/ 
ne della eterna uita: laquale fene meri 
ta- Ma gche qfta materia farebbe mol 
to lilga SC e/fi chiara che ogni chriftia 
no laintende no miextendo diquefto 
prouare g altre fcripture fe non che co 
chiudo che quefto timore e/molto ri 
prehenfibile 6C dànofo*Onde fopra ql 
la parola del pfalmifta g laquale dice- 
Illic trepidauerut timore ubi non erat 
timor* Dice fanfto Gregorio* Chi te/ 
me huomo in terra cotro alla uerita ri 
ceuera lira dalcielo da dio : lo^le ama 



6C comanda uerita- Et po dice fan Gio 
uanni boccadoro che niunohuomoe 
in quefta uita che debbi cofi hauere la 
uita per nulla SC eiTere difpofto a ogni 
pericolo SC morte come coloro che pi 
gliano ufficio dipredicare- Et laragioe 
fiepche certo debba efTere chelaueri/ 
ta genera odio come auéne a Chrifto 
loquale difle a pharifei chelcercauano 
duccidere perche diceua loro lauerita- 
ma egli uolfc inanzi morire che lafcia 
re didire lauerita - Onde conftituto di 
nanzi a Pilato SC domàdato che hauef 
fe fa&oronde eludei laccufauano ri/ 
fpofe-Io nacqui SC uenni nelmondo g 
rendere teftimonanza della uerita SC o 
gni huomo che e amico della uerita fi 
ode uolentieri lauoce mia-Quafi dica 
Io difpiaccio a quelli miei accufatori 
perche predico lauerita contro alloro: 
SC peramuoio no g colpa che io hab/ 
bia comefTa-Et pero contro allhuomo 
timido dice feo Auguftino Chrifto g 
tuo amore no temette igiudei armati: 
ne ìchioui nellafmifurata derifione ne 
pena ne morte SC tu temi lombra-Chi 
hauerte adunq5 perfetta charita come 
hebbe Chrifto SC fan Paolo SCghaltri 
non farebbe cofi timido: goche come 
dice iluàgelifta la perfetta charita cac 
eia quefto timore • Et come dice nella 
cantica tlamore gfetto e /più forte che 
lamorte SC che lonferno SC lemolte ac 
que SC glifiumi cioè legràdi tribolano 
ni SC perfecutioni no pofTono ifpegne 
re lacharita fe le/bene accefa come fi/ 
moftra in fan Paolo loquale fiùataua 
SC diceua che certo era che ne penarne 
morte;ne pericolo lopotrebbe parare 



dalla charita di Chrifto :anzi figloria 
ua delle cribulauoni ÒC perfecutioni g 
Chrifto fappiendo 6C dicendo che chi 
non e/compagno co Chrifto nelle tri 
bulationi no fia fuo copagno nelle co 
folationi-Ma oime che quefta e/hog/ 
gì fpenta fiche no fitruoua chi uoglia 
udire ne dire lauerita: fiche come dice 
ilpfalmifta diminute fono leueritadi 
da ìfigluoli de glihuomini:ÒC come di 
ce unaltro propheta lauerita e/concul 
cata ÒC auilita fiche mipare che fia ue/ 
nuto quello maladedo tempo delqua 
le propheto fan Paolo dicédo a Timo 
theo< Predica uerbum infta oportune 
ftC in pontine argue obfecra increpa in 
omni patientia ÒC dottrina :quafi dica 
Riprehendi ÒC di lauerita ualentemen 
reòC acconciati apatientia £e adiuiene 
che male tene colga-Et go fugiungne- 
Erit eni tempus cum fanam docftrinas 
no fuftinebùt fed ad fua defideria eoa 
ceruabiit fibi magiftros plurientes au 
ribus: ÒC a ueritate quide$ auditù auer 
tét ad fabulas aùc couertent - Hor que 
fto oggidì" ueggiamo cioè che chi pre/ 
dica lauerita e/odiato: ÒC quelli che di 
cono lefauole ÒC lefilofophie ÒC lcfotti 
litadi fono uditi uolentieri - Diquefto 
affai dire fipotrebberma gche macca/ 
de attoccare ne fequenti capitoli :mon 
ftrando come ÒC che fidebbe predicare 
non churo diqui più dirne- Altri fono 
molti eh quado fono abafTo fono mol 
ti arditi apdicare lauerita cotro aogni 
perfona 5C biafimare ityramni 6C lipre 
lati-M^ fe auiene che idio permetta ÒC 
ildiauolo ordini che eglino promofTi 
aftato didignitaSCchelmodoghhono 



ri no nedicono più male 5C no fono ar 
diti dipiu predicare contro almondo: 
anzi per lui fanno 5C tègono guerra co %l 
dio ÒC co li humili ferui fuoi ÒC più ho 
norano glirichi ÒC potenri quàtunque 
rei:che gligiufti fàdi pouen ; perchel 
modo eldiauolo ha turata loro laboc/ 
ca ÒC legata lalingua con lamaza ÒC co 
lafune deloro peccati: fiche come dice 
lafcriptura g loboccone delpane:cioe 
perlobene temporale laiTano molti an 
zi impugnano lauerita- Meglio era cer 
to geoftoro diftare abaiTo che difalire 
in alto poi che fiuidono pegiorati-On 
de diquefti dice ilpfalmifta- Deieciftì 
eos dum alleuarétur:cioeuuoldire:tu 
idio inalzandogli adignita glihai rigic 
tati ÒC priuati dello ftato della humili 
ta-Hor diquefto affai fipotrebbe dire: 
ma panni meglio diratenerne ÒC dipia 
gnerne: pche lopere diquefti tali trop 
po gridano anzi troppo putono-Graa 
de 1 uerita quefta uillania ÒC feonofeé 
za cioè che quanto lhuomo da dio più 
e exaitato òCpiu tiene delfuo meno fer 
uire gliuoglia anzi gliricalcitri bi ribel 
li per feruire ìlmondo contro alquale 
doueua combattere predicàdo g ogni 
altro modo- Alcuni altri dicono che la 
feiano dipredicare g humilita: lhumi 
lira dequali come dice fàfto Gregorio 
allhora e/uera quàdo no repugna alla 
ubidientia-Onde bene e/uero cB lhuo 
mo non debba prefuntuofamete ufur 
pare qfto officio medefimo ma fc idio 
lha fornito didoni ÒC grane fufficienti 
ÒC fagli comàdare O/eleggere a quefto 
ftato non e/buona humilita ne chari/ 
ta uolere pure uacare ÒC uiuer afuo fen 



I 

i 

I 



no SC non intendere alla falute depro/ 
ximi- Quefti douerrcbbono confide/ 
rare che chome dice fando Hierony / 
mo- Lafanda rufticita e/utile pur a fe 
SC quanto edifica per merito diuita ta/ 
to nuoce fe non refifte agli errori 5C al 
li heretici che guadano ^impugnano 
lauerita- Et perho fando Gregorio an 
che dice che fe Chnfto uenne delfeno 
delpadre alnoftro publicho : cioè pu/ 
blicamenre uenne per predicare- Gran 
de iftoltitia anzi iniquitade e/ amare 
tanto lhuomo lofuo fecreto ripofo cB 
jf^tv. non fmoglia affatichare òi exercitare a 
predichare &C uenirc apublicho per fai 
uarfc iproximi • Et perho parlando del 
pallore alquale propriamente ficouie 
ne dipredichare dice che non debba ef 
fere fi contemplatiuo che lafci perho 
lacura delpredichare&daiutare ipro 
ximi:ne fi adiuo che altutto lafci la/ 
cotempla rione di dio- Anzi diffinifce 
altutto che quello che può aiutare la/ 
rime uencndo alpublicho non uuole 
amando più lafua quiete ditante ani/ 
me c/xco quante aiutare 5C conuertire 
poteua fe ufeito fufle a predichare - Et 
chofi fi intende quella parola di fan/ 
do Paulo j> laquale diccCharitas no 
querit que fua funt- cioè uuol dire che 
non riguarda ne penfa pure alfuo pia 
cere 6C alfuo uàtaggio : ma aquello de 
proximi : chome raceua elfo apoftolo 
fando Paulo dicedo • Non cerco quel 
lo cf> fia utile a metma a molti per far 
gli falui- Alchuni altri lafciano dipre/ 
dichare perunafuperbaimparientia: 



cioè perche non fiueggono molto pia 
cere ÒC eifere gratiofi :o uero perche no 
par loro che gliudirori ne megliorino 
chome ficonuiene - Quefta chome de 
do e/fuperba impatientian perho che 
ilfando predichatore non fidebba cu 
rare della grana delle genti :ma diquel 
la di dio anzi chome e/dedo debba di 
re lauerita quàtunque ne difpiaccia fe 
guitando fando Paulo loquale dice/ 
ua-Si hominibus piacere feruus Chri 
fti non ciTem-Et anche diceua- Per in/ 
famiam ÒC bonam famam 5C ce- Chofi 
anche elfo Chnfto uolfe hauere lofla 
gello 5C lapruoua delle lingue fiche co 
me leggiamo chi lobiafimaua SCchi lo 
laudaua ÒC egli pocho ditutti ficuraua 
Onde per quefto excmplo ciconforta 
fando Bernardo ÒC dice-Detradon bC 
lodatori 6C lufinghieri douete hauere 
chome hebbe Chnfto lilodatori fug/ 
gite SC quello bene che amano in uoi i 
loro amate :6C ide tradori diftmulate: 
& idio per loro preghate- Quefto an/ 
che a quello che e/dedo che molti fi* 
turbano perche degli uditori pochi ne 
megliorono • Dobbiamo penfarc che 
Chnfto diquefta materia parlando fa 
fomiglia a uno feminatore : che letre 
parti del feme fiperdette SC laquarta fe 
ce frudo diparienria-Se adunque ilpo 
polo per lamaggiore parte non fa fru/ 
do:non e/colpa del predichatore :ma 
della loro malaria- Et perho quefto fo 
lamente dobbiamo cómettcre a dio lo 
quale folo può fare cf5 lhuomo faccia 
buono SC optimo frudo del buono fc 

il 



H§t 




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Pai. E.6.2.7 



me che riceue- Ma o faccia ne ludi core 
buono frufto/o non faccia lopredica/ 
torepurenha frudtoK merito fidella 
faticha SC della patiencia delle derifio/ 
ni SC delle detrattici fatte diluì dal po 
polo ftolco SC pero pure e dapredicare 
Et quanta diflferétia habbia da Templi 
ci huomini adotti SC predicatori mon 
ftra Daniel ppheta quando dice- Qui 
dotti fuerint fulgebunt ficut fplendor 
firmamenti SCqui adiuftitiam erudiùt 
plurimos quafi ftelle I perpetuas eter 
nitates- Quefta adunque differenza e 
dalla chiarita delfermamento a quella 
delle ftelle tanta e/piu da faui o/fem/ 
plici folitari o/fantti dottori SC predi 
catori-Et perho Chrifto SC fe ÒCgliapo 
ftoli per qfto officio chiamo luce del 
mondo dicendo • Ego fum lux mundi 
SC uos eftis lux mundi SC ce» Per lequa 
li tutte cofe ficóchiude che quelli che 
fono chiamati a flato dipredicatione 
non pofTono tacere fanza peccato « Et 
quefto ciuolfe idio moftrarc in figura 
nello exodordoue dice che ilfacerdote 
che doueua entrare nel tabernacolo :fi 
uentraffe con certe campanelle fiche fi 
izdifTe ilfuono accioche non moriiTe- 
Laqualcofa fignificha dice fantto gre 
gorio che degno e/dimorte ilfacerdo/ 
te fe diluì no fode fuono di fantta pre 
dicatione nella chiefarauenga che ge/ 
neralmente poiTiamo dire che non fo 
lamenre iprelati SC religiofi fono tenu 
ti apredicare :ma eriàdio ciafeuna pri/ 
uata perfona e/tenuto per charita qua 
to puote riuocare a dio glierranti SC in 
ducergli a dio percioche dice lafcrptu 



ra che aciafeuno ha idio comàdato da 
iutare ilproximo fuo« Figura dicio ha 
biamo nellexodo incio che idio comi 
do a Moyfe che facefle una méfa SC po 
neflèla nel tabernacolo SC poneiTeui fu 
fiale SC bicchieri SC altri uafi didiuerfe 
mifure-Per laqual cofa fintende come 
dice fantto Gregorio :che agh inebria 
menti defedeli debba nella menfa del 
la chiefa ciafeuno fecondo lafua capa 
cita mefeere SC miniftrare a gli popoli 
rozi SC poueri difeiétia lacqua della do 
ttrina SC della gratia • Diquefta mate/ 
ria anche tratta fantto Gregorio nella K$tn 
omeha che fa fopra iluàgelio degli an 
geli doue dicendo che tati huomini fi 
debbono faluare quàti angeh beati fo 
no in cielo- Conchiude che aquefta Ce 
guita che ddobbiamo ftudiare delTere 
come angeli ficome gliangeli tutti fo/ 
no noftri miniftri SC maeuri-Cofi noi 
luno allaltro dia lume SCfcientia 6C fac 
eia confeicntia quato egli puote- Et pe 
ro fugiungne che quelli che pocho co 
nofeono di dio SC nientedimeno quel 
pocho humilméte annuntiano alli lo 
ro proximi fono come angeh • Q uelli 
che più alte chofe intendono fono co 
me archangeli- Et cofi digrado in gra/ 
do uiene adattando liftati SC gradi del 
li miniftri ecclefiaftichi agliordini de 
gliangeh- Siche come già e/detto pur 
uuole cochiudere che ciafeuno nelfuo 
grado SC ftato e/tenuto damaeftrare il 
proximo fuo della uia di dio-Et dique 
fto expone laparola dello apochahpfi 
per laquale fidicc- Qui audit dicat ue 
ni - Cioè uiene adire quello : che ode 



Ha dio alcuna buona clo&rina chiami 
ìlproximo fuo SC dica» Vieni ru audire 
SC infegnali uolétieri quello che dadio 
ode SC inrende feguicando indo lo exè 
pio SC lacharica di Chnfto tlaquale co 
me narra fanéto Giouanni difìe a glia 
poftoli- Omnia quecuque audiui a pa 
tre meo nora feci uobis . Et anche ih 
cut docuit me pater hoc loquor in miì 
do-Et anche diffe a dio parlando degli 
apoftoli- Verba que dedifti mihi dedi 
eis:SCipfiacceperiìtSCcognouerut ue 
re quia tu me mififti- Hor quefte po/ 
che delle molte cofe badi hauer dedlo 
amoftrare che molto fono reprehenfi 
bili quelli che predicare no uogliono 
potendo SC douendo ciò fare SC per fin 
gulare uocatione chome fono iprelati 
SC gli religiofi/o per debito dicharita : 
alquale e/obligato ciafeuno come de/ 
do. e/ fecondo fuo potere SC fapere« 

([ Come lappetito del magifterio SC 
predicare e/reprehéfibile per molte ca 
gioni:8C imprima per lamala uita SC g 
la ignorantia- Capitolo «xxyii- 

GT perche molto habbiamo defto 
che lo officio delmagifterio SC del 
predicare e/cofi utile SC commendabi 
le : SC che molto fono da riprehendere 
quelli che fare noi uogliono fe poflb/ 
no- Seguita diuederc necefTariamcnte 
che lappetito del magifterio SC del pre 
dicare c/molto reprehenfibile in huo 
mini indegni SC infufficienri- Onde di 
co che a degnamente potere predicare 
quattro cofe firichieggono neceffaria/ 



mente-Sanétita diuita-Sufficicte feien 
tia-Diritta intenzione SC grande difere 
tione-Siche per contrario ficonchiude 
che lamala uita SC la ignorantia della 
fcriptura SC lauana et lamala incrade 
SC la indiferetione dino fapere parlare 
cóeSC quando SC a cui ficouiene rende 
reprehenfibile quefto appetito SC que 
fto officio- Dico che imprima predica 
re degnamente firichiede buona SC in 
reprehenfibile uitarperoche conciofia 
cofa che eoe dice fanflo Gregorio più 
muouono gliexempli che leparole:po 
co gioua ilpredicare parole quando la 
uita contradice a quello bene che edù 
ce • Et perho dice fanfto Paulo chelue 
feouo alquale proprio fappartiene di 
predicare debba eflere inreprehenfibì 
le/fiche nongli fipofTa dire quella pa 
rola di fanéto Paulo-Qui prcdicas no 
furandum furaris:qui abominaris ido 
la facrilegium facis - Et perho dice fan 
dio Hieronymo a uno fuo amico che 
richo* Non cofondino lopere tue ilfcr 
mone tuo : fiche predichando SC nella 
chiefa non fia chi tacitamele fommor 
mori SC dicathor perche di bene SC noi 
lo fai-Dilichato maeftro e /chi col uéV 
tre pieno predicha SC comanda ildigiu 
nO'Etiamdio illadrone può biafimare 
lauaritia • Et perho lamano locuore SC 
lalingua del doétore SC predicatore di 
Chnfto Sconcordino infieme - Onde 
di quefto tale che ha buone parole SC 
mala uita fipuo intendere quello prò/ 
uerbio che exfcripto nellibro del Gen 
efi di Iacob SC Efau cioè- Vox quidem 
Iacob è: manus aùt manus funt Efau* 

i ii 



& 6 



h'crx 





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fiche perche lacob fue buono: ÒC Efaii 
rioe/ded:o quefto prouerbio conerò 
i lpredicarore dimala uita- Et come Ùc 
no feiaguraci ÒC miferi quefti cali mo 
ftra (anfto Auguftino ÒCdice:che egli 
fono Cimili afabri ÒC maeftri dellarcha 
di Noe : incio che come quelli fabrica 
rono larcha nellaquale Noe con lafua 
famiglia campo: ma eglino pur perirò 
no neldiluuio:cofi quefti infegnano a 
alrrui come faluaf fipoiTano ÒC eglino 
pur perifeono- Et cofi anche gliafomi 
glia acerte pietre che fono g fegno nel 
le ftrade ÒC moftrano lauia diritta :ma 
elle pur ftàno ferme ÒC no uanno-Hor 
cofi uuole dire che quefti tali infegna 
no lauia dandare a dio: ÒC eglino pure 
rimangono :come trouiamo che fedo 
no glifcribi 6C gli facerdoti gliquali in 
fegnorono a magi doue poteiTono tro 
uare Chnfto nato ÒC eglino pur rima/ 
fono ÒC nolcercarono - Et intanto e/co 
fa contraria hauereinfieme buona lin 
gua ÒC mala uita che efTo Chrifto fene 
marauigliaua ÒC turbofli contro a pha 
rifei ÒC difTe loro-O gente peruerfa co/ 
me potete dire bene ÒCfiate rei- Che co 
ciofiacofa che come egh anche difle j> 
labondanria delcuore parli lalingua el 
buono huomo del buono theforo che 
ha nelcuore profferi buone cofe- Gran 
de peruerfira gliparue cF> dicelTono be 
ne effendo rei - Onde go anche fan ber 
nardo fcriuédo a Papa Eugenio ÒC uo 
lédolo inducere aefTere perfètto fanza 
difetto come ficonucniua alfuoftato 
dice cofi-Monftruofa cofa certo e/gra 
do fommo 5C animo infimo fedia pri 



ma ÒC uita ima lingua magniloqua ÒC 
mano otiofa:fermone molto òcfrudo 
nullo-grande autorità ÒC nulla fciétia 
Et pero fanéto Paulo quefto confide/ 
ràdo diceua che caftigaua ileorpo fuo 
cioè mortificaua auitii ÒC almondotac 
cioche predicando aglialtri non diuen 
taffe reprobo adaltrui ÒC uiuere male 
no cj fanza peccato«Et perho anche di 
ce fandto Profpero che ben dire ÒC ui/ 
uere male non e/ altro fe non femede/ 
fimo con lefua uoce damnare « Come 
adunque dice lapoftolo non e ilregno 
didio in fermone ma 1 uirtu-Cio uuol 
dire che no figuadagna ilregno di dio 
per dire ÒC per udire parole quantunqj 
buone :ma per fare- Et perho dice fan/ 
<fto Iacopo-Eftote faétores uerbi ÒC no 
audirores tantum ÒC c • Et quefte tutte 
cofe moftra Chrifto quando dice nel 
locuangelio- Qui foluerit unii de ma 
datis iftis minimis ÒC docuerit fic ho/ 
mines minimus uocabitur in regno ce 
lorum-Cio uuoldire dice Cafliano cf> 
chi fa contro a qllo che infegna fia mi 
nimo : cioè da nulla nella chiefa: anzi 
grande nelregno dello inferno-Et pero 
poi fugiungne Chrifto- Qui autem fe 
cerit ÒC docuerit hicmagnus uocabi/ 
tur in regno celorum- Ogni adunque 
predicharore chome uero apoftolo ÒC 
difcepolo di Chrifto fi lodebba fegui 
re in fandita diuita fiche pofla co buo 
na confeientia ÒC con grande autorità 
predicare contro alh* uitii ÒC laudare le 
uirtu come fece egli ; :ÒC perho gli fu de 
ciò che era maeftro uerace ÒC che infe 
gnaua lauia di Dio in uerita ÒC non 



fi curaua di patrona cice di difpiacere 
o dipiaccre agli hucmini . Et pero ar./ 
chechluifidiceneleuangelio che par 
laua con mirabile podefta SC audacia* 
Et cofi nel uàgelio del pellegrino fi di 
ce che fu huomo ppheta potete in ope 
ra SC i fermone dinanzi adio SC in ogni 
popolo-Et feo Luca dice che inccmin 
ciò lefu afare SC adire cice imprima fa 
re SCpoi dire-fiche g lepredefte tucte a 
ucìoritadi ficonchiude che lainocétia 
SC lafandtita della uita glidaua baldan 
za dipredicar-Et go dice fan Gregorio 
Con imperio finlcgna qllo che lhuo/ 
mo fa inanzi che loinfegni :SC cofi fi g 
delafidanzadelbendire quàdo lama 
la confciétia impedifee lalingua-Et go 
quello che amacftra altrui fcbliga co 
me dice fan Gregorio auiuere come in 
fegna-Onde fopra qlla parola de £>uer 
bi che dice-Circuda ìlkm cice lauirtu 
gutturi tuo- Dice una chiofa perche la 
noce fifoima nclgozo SCpoi pcede fuo 
ra uuole dire qfta fcriptura che lauoce 
della predicatile fi de formare dalcuo 
re dctro-Et fan Gregorio dice-Chi par 
la parole didio imprima fiftudi SCgua 
ti come uiua SC poi g lopera fua coglia 
che SCcome licóuiene pdicare-Et fopra 
qlla parola dello ccclefiaftico- Confir 
ma ucrbum SCfideliter age cu ilio- dice 
iia chiofa- Bona operano ucrbi eft co 
firmano SC fedelméte fa coluerfo quel 
lo che uiuédo moftra che creda quello 
chegli dice- Onde g uerita no pare che 
molti credano qllo che glipredicano-i 
ciò che biafimono laluxuria SC lauari/ 
ria SC glialtri uitii SC dicono che mena 
no alllferno SCeglino pur qlla uia tégo 



no- Come adunrj chi Aiccffe che uno 
certo beueraggioSCcibo fulTe uelenofo 
SC egli pur nepredefle SC chi dicefle che 
una uia e piena diladroni SC dipericoli 
SC egli pure per quella andaiTe non gli 
farebbe creduto :cofi hoggi non fiere/ 
de quello che fi predica per lacótraria 
uita di molti predicatori- Che glipecca 
tori SC amatori delmondo fino tale ar 
gumento SCdiccno-Se quefte cofe SCq 
fte richeze fono rie SC pericolofe gche 
dunque leprédere per uoi-Ma a quefti 
rifponde xpo dicendo-Sopra lacaflie* 
dra di Moife feghono glifcribi SC pha 
nfei che dicono SC non fanno- Ma uoi 
uditori non dimeno cbferuate SC fate 
cioche eglino uidicono ma loper loro 
non feguitate- Come adùque nno me 
dico infermo SCche male figuarda può 
dare aglialtri infermi buono configlio 
diguarire SC e fenno afeguitare quel co 
figlio cofi indicatore dimala uita può 
ben confighare SC predicare elfuo duo 
no configlio e/da ter ere SC feguitare* 
Altre molte cofe dire fi potrebbono a 
biafimare laprefumptione di quefìo a 
petiro- Ma uogliendo ciò ricogliere in 
femma ripetendo parte di quello che 
declo-Dico che hauer mala uitaScbuo 
na dottrina e/ chofa diuergogna SC di 
più graue colpa aldctf ore SC e/cofa di 
grande dampno SC fcandolo a tufta la 
chiefa SC e/chofa digrande ingiuria SC 
difpecìo ad Dio • Imprima dicho che 
chofa e/di grande colpa SCdiuergogr a 
aldo&oreperoche ben dicendo SCnv 
fegnando rquafi porta una lucerna in/ 
nanzi per laquale monftra ad glialtri 
lafua inmundiua incio che monftra 

i ili 



ÉtìÈSS. 



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lauilta delpeccato 5C egli pur qlla eleg 
ge 6C feguita fiche pare che chome fcr 
uo deldiauolo fia diluì coftretto afare 
contro aquello che dice òC che corna a 
uergogna afare. Per unaltro rifpedo a 
che glie uergogna indo che comeca/ 
ualiere di Chnfto anzi capitano SC go 
phaloniere in quefta guerra contro al 
mondo douendo confortare glialtri al 
la battaglia egli come codardo fugge - 
Incio anche glie uergogna SC più gra/ 
ue colpa perche pecca con più fcientia 
fiC più contra confcientia fiche dicedo 
bene Kuiuendo male porta fempre co 
feco lelettere della fua dànatione-On/ 
de aquefto tale dice lapoftolo ad Ro/ 
manos Jn quello cf> tu giudichi altrui 
condàna te • Anche aquefto tale tocca 
quel dedlo diChnftoJpocrita trai im 
prima latraue dellocchio tuo SC allho 
ra potrai meglio uedere lume g trarre 
lafeftuca dellocchio altrui- Grande in 
uerita e/quefta prefuntione biafimare 
imali altrui 5C non correggere fe 5C co 
fortare altrui diben uiuere 6C egh' tene 
re mala uita-Onde a qfto tale dice dio 
Quar tu enarras iuftitias meas 6C aiTu 
mis teftamentu meù g os tuù : tu uero 
odifti disciplina proiecifti fermonem 
meu retrorfum . Si uidebas furem cur 
rebas cum eo 8C cu adulteris portioné 
tua ponebas-Os tuiì habundauit mali 
tia SC lingua tua conclnabat dolos- Se 
dens aduerfus fratré tuii loquebaris SC 
aduerfum filium matris tue ponebas 
fcandalù. Per lequali parole no uuole 
dire altro fe no che quello che e/rio £C 
non difpofto aferuire a dio:no de bbe 
prefumere dipredicare lafanfta SC cele 



{le dottrina SC leggeiperoche in ueritì 
non ficonuiene che cofi nobile dodfri 
na fiporti SC tega in uafello imondo« a 
zi ficóuiene che aportar ilnome dixpo 
SC predicarlo alle genti fia uafello elee 
to ÒC gratiofo come fu fan Paulo del q 
le difle xpo ad A nania-Vas ele&ionis 
eft mihi ifte ut portet nomen meuj co 
ram gétibus SC regibus SC filiis ifdrael 
Et go egli co buona confcientia fiuàta 
ua ÒC dice che no era ardito dipredicar 
adaltri qllo che idio g-lui no opera(fe 
Nella parte feconda dico che ben pdi> 
care SCmalfare e cofa che nuoce molto 
allachiefa didio fiche gche aquefti co 
tali lauerita non e creduta come già e/ 
decto<SC fi g lofcandolo che dano del/ 
la loro mala uita SC fi gel? idio fotìrae 
loro illume della uerita o almeno non 
hàno baldanza dipdicare arditamente 
ne diriprédere- fiche g giufto giudicio 
no polTono fare frutto nel popolo» go 
che come dice ìlpuerbio chi non arde 
non Icende-SC come dice fan Gregorio 
Infiamare non può leparole lequali fi 
£>ferifcono con cuore freddo- Et go ari 
che dice che più uale apredicare lacon 
fcientia del fanfto amore che lafciétia 
dello exercitato SC fodhle fermone- Ec 
cofi dice che non gioua ladolceza del/ 
la lingua fe non ficódifce co fapore di 
uita-Et go foli quegli didio fanno par 
laredolccméte iquali lamano con tue/ 
tol cuore SC co tutta lamente-Et anche 
dice qgli lacui uita e difpregiata lafua 
predicanone non e accepta-Hor fopra 
ciò affai dire fipotrebbe ma parmi che 
debba badare quello che difopra affai 
diffufamence nedetto;maximamente 



jxhe quefto tutto di ueggisiro £ con 
rinua fperiétia cice che lamala uita di 
quegli che fono pofti g ccnfigliare SC 
giudicare altrui molto guafta laehiefa 
didio come fimoftra g lepredette 5Cal 
tre molte cofiderationi delle quali glo 
meglio più non pcedo:fe non che co/ 
chiudo che come dice fantto Hieroni 
mo-Di due cofe imgfetìe molto e me 
glio hauere fantta ruttici ta cf) eloqué 
tia peccatrice poche come anche dice 
feo crregoriO'Lipegiori huomi delmó 
do fono qgli che peccào co più feienx 
tia- Et aqfto feguita neceflanaméte la 
terza cofa che ^pponemo cioè che ìdio 
lha molto per male- Et certo aitai gran 
ragione ha idio dhaucre per nimici q/ 
fìi falfi predicatori rperoche connetta 
cofa elicgli per faluare lanime uenilTe 
amorre SC accio come fuoi coaiuta tori 
Scompagni habia eletti ipredicatori 
non fo che maggiore dàno SCdifonore 
glipofla eflere fatto che lanime redem 
pte del fangue fuo quefta che ledeeno 
aiutare diferuinoSCmcniro g mala uia 
per loexemplo della lor uita peruerfa 
alla quale come già e /detto più figua 
ta che alle parole-Scgno diqfìo odio e 
maximaméte lagrande guerra che egli 
hebbe femp co phanfei SC molti guai 
che impctraua SCmàdaua SCpregaua lo 
ro perche no haueano fe non paiole SC 
non fa£h' come difopra e detto- Onde 
infigura dicio anche leggiamo nel euà 
geho chegli maladiffe unaibore fico g 
che no uerono fe non foglie SC no fruc 
to-onde incotanente fi fecco- Et pero à 
che difle che ogni arbor che no fa fruc 
to buono fu tagliato 6C mejtfò alfueco 



cioè quello che ha parole SC uifte 6Cno 
fatti dibuce opere fia precifo dal col/ 
legio de fantti del giardino del paradi 
fo SC meffo alfuocco codàpnati Ma co 
me dicono fantto Giouàni boccadoro 
SC fantto Auguftino troppo firiputào 
edànati amaggiore pena SC dàno cfTeie 
priuati della uifione diuina SC della co 
pagnia de fantti che defleie mcffi alfo 
co- Jngànati adunqj fon quegli iquali 
non hauendo fufficiete anzi contraria 
uita fi credono adio piacer per loro pa 
rolcSCprcdicationi-fiche qui fi uirifica 
qllo £ueibio che dice che acui no pia 
ce logiullaie no piace lccanzone-fiche 
ficócliinde che lapredicatione adio no 
piace dicolui lacui uita gli difpiace-Et 
po xpo fingularmente amuni gliapo/ 
itoli iquali douea mandare aprcdicarc 
che fiftudiaffonodidare buono exem 
pio di fe allegenti dicendo-Luceat lux 
ueftra coram hominibus-ut uideant o 
pera ueftra bona SC glonficent patrem 
ueftrumSCcetera • Lopere dille non 
parole non glipanni SC lcuifìc difuoii 
anzi qfti cotali ehiamee lupi rapaci SC 
amoni che cene guardaffino dicendo- 
Attendine a falfis prophetis qui ucni/ 
unt ad uos in ueftimétis ouium intrin 
fecus autem funt lupi rapaces- Et pero 
poi fugiugre- A fruttibus eoriì cogno 
feetis eos< Da frutti dille cioè dalloge 
fantte non da fiori SCdalle frondi del/ 
le parole SC delle uifte- Et cofi coment 
dado diffe che lopere chegli faceua nel 
nome del padre fuo rédeuono teftimo 
nanza diluì- Et pero fe non doueuano 
credere alle parole almeno credeflìno 
allopcre- Come adunq; egli àchc diflc 



poco gioua«fe lhuo guadagnale rucco 
ilmondo predichando fe fidampnafle 
mal uiuédo-Altre molte affai cofe dir 
(ipotrebbono amoftrare che dineceiTi 
ta alpredicare {inchiede buona uita fi 
che non guafti colmale exemplo quel 
bene che feminato co labuona lingua- 
Ma bafti qfto poco haucre dedto mge 
nerale di qfta maceria ma parmi che 1 
pardculare portiamo dire che a predi/ 
cacori del euàgelio di xpo fi richieggo 
no fingularméte pouertade Schumi!/ 
rade peroche cocio fia cofa che glihab 
bino apdicare generalmente 5C pnnci/ 
palméte cótro allamore delle richezzc 
daglihuomini come fece xpo conuien 
fi che nedieno exemplo come fece egli 
ti come ìfegno dicedo- Beati pauperes 
fpiritu 5C oEt anche Difcite a me quia 
mitis fum ÒC humilis corde SC c-Et an/ 
che no e ilferuo maggiore chelfignore 
fuo:ne ilmelfo maggiore chel fignore 
fuo ÒC anche pero diife-Qui mihi mi/ 
niftrat me fequatur ÒCoEt anche quan 
do hebbe loro lauato ipiedi dilTe-Exe/ 
plum enim dedi uobis ut quéamodu} 
ego feci ita ÒC uos faciatis-Maximamé 
te lapouerta firichiede accio :goche co 
ciofiacofa che come difle xpo lefpine 
delle riccheze affbgono ilfeme dellepa 
role didio ÒC diftruggono laméce ÒCpu 
gono co lefollecitudinc ÒCdelitie che a 
cioconfeguitano-non potfono ipredi 
catori occupati in riccheze ne g fe in/ 
tedere ne adaltrui feminare il uerbo di 
dio-Et pero xpo pricipale ÒC fommo p 
dicatore:ele(Tc pouertade ÒCcomendol 
la: SClamore delle riccheze biafimo-Et 
cofi poi fan Piero g fe ÒC per glialtri a 



poftoli fi uanro òC diffe-Eece nos relin 
quimus omniaòcfecuti fumus te-Et co 
fi poi glialtri fandti iloro ordini fódo 
noimpouertapfeda-Horcome hogi 
quefta pouerta fia ifbandita 6C odiata 
troppo haremo adire ÒCpiu apiàgereòC 
pero plomeglio ne tacioEt chofi dico 
che lhumilca e necertaria alpredicator 
ÒC quanto allontelledo ÒC quàto allef/ 
fe&o-Quanto allontellefto che firico 
nofea feruo in utile pero che idio fan/ 
za predicatori può conuertire ogni ge 
te fiche come e dedto luano fifatica la 
lingua del predicatore fe idio no lauo 
ra nel cuore-Et quanto alleffedo ÒC gli 
adi cioè che ilpredicatore fugga Iclo/ 
de ÒC glihonori iquali neglialtri bufi/ 
mare gliconuiene ÒC dia in ogni fuo ac 
to ÒC tegno exemplo dhumilta òC dipa 
tientia ÒC difofferenza difatiche ÒC del 
le lingue de detraftoriòCde lodatori co 
me difopra e deftorcome feciono xpo 
ÒCgliapoftoliòC glialtri pfedh fandi* 
Maximaméte firichiede humilitade i 
cioche nullo pfummaklufare quedo u 
fido fe idio o altri per idio no nel con 
ftrigne ÒC non loelegge: perciò che q/ 
fto e proprio ufficio di dio come difo/ 
praedefto chegh folo può dare fapié 
tia-Et pero egli diffe agliapoftoli uno 
e/ilmaeftro uoftro ilquale e/ in cielo- 
Onde trouiamo che Chrifto eleiTe gli 
apofioli aquefto ufficio ÒC cofi riprefe 
glipharifei iquali uoleuano eflere chia 
mati maeftri-Et fe lhuomo e/da dio o 
da huomo accio eletto non debba pre 
fummere diricenerlo fe no fifente pur 
gato dogni uitio-come leggiamo che I 
£aia ilquald Gproferfe apdicare iprima 



Vate 




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fifcntf purgate le labbra eia langelo co 
cerco fuoco-Hor ueggio che fopraccio 
troppo direi fio miltéderti acómédare 
lapouerca SC humilita di xpo ÒCabiafi/ 
mare lapópa òC lauaritia di moiri fuoi 
ferui SC falli predicatori • Et go lafcian 
dogli algiudicio di dio torniamo apar 
lare come proponemo adaltre cofe cf> 
firichieggono apotere predicare- Et di 
co che adegnamente predicare firichie 
de ÒC e/ neceflano nella feconda parte 
y^tk foffificiéte fciétia fiche pogniamo che 
^K'uvik cerne dice fcó Auguftmo molti fatti 
fìeflìno 6C fuflìno perfetti nel diferto 
quantunque idioti :pur nientedimeno 
a predicatori ÒC ainfegnare adaltrui fa 
bilogno che lhuomo -fia di fufficienre 
fcientiaòcfappia ripiehendeie ÒCcon 
uincere gherrori- Et perho xpo riprefe 
ipharifci ÒC difle- Voi errate perche no 
fapete le fcripture ÒC icomandaméti di 
dio- Et pero fin Paulo amonifce timo 
theo aftudiare ÒC dice che ftudiaflc nel 
le diuine Jedlioni ÒC cofi faceua egli co 
me fimcftra perlefue epiftole-Iior co 
fi ifàftì dottori accio ci inducono cioè 
diftudiare ÒC dileggere ÒC dimparare le 
fcripture : fiche fia lhucmo difcepolo 
inanzi che maeftro«Imgho che chi no 
uuolc imprima effere difcepolo della 
uerita e. bifogno che diuenti maeftro 
derrore Onde molto offendono indo 
molti prefuntuofi fraticelli ÒC feminel 
le che fo no rozi ÒC idioti prefùmono 
diparlare ÒC predicare delle fcripture 
fantte non irendono come dice fan/ 
Pagolo quellochc diconcòCaffermano 
ÒCpero pergiuro giudicio didio molti 
necadono i grandi errori nictedimeno 



come difopra e detto xpo e loprincipa 
le maeftro :fi che fanza grande fciétia 
può illuminare ipredicatori ÒCgliudi/ 
tori ÒC fare gran frutto nel popolo per 
huominirozi-Onde pero ilpfalmifta 
dice*Dcminus dabit uerbum euàgeli/ 
zantibus uirtute multa«Siche come di 
ce fantto Agoftino xpo e ilprincipale 
feminatore Ónde dice poi c!> xpo di/ 
ce che e egli lofeminatore hor che cifo 
no io -Sono certo cofano diquefto fe/ 
minatore a me egli fidegna diporre ql 
lo che io a uoi predicando fpargo-No 
attendete adùque alla uilta del cofano 
ma alla degnita del feme ÒC alla beni/ 
gnita del feminatore» Cofi anche fan/ 
Paulo dice che folo idio può fare fru/ 
ttificare lofeme del uerbo fuo-Et pero 
dice»Ego plantaui apollo rigauit deus 
auteincrementu dedit • Et go conchiu 
de:ne chi piata ne chi inacqua fa ilfru 
tto ma folo idio co lafua uirtu- Et que 
fio e^uero,6C<orporalméte òC fpiritual 
m^nte-Comc anche lochio ÒC lacofa o 
bietta non bafta aformare lauirtu uifi 
ua fanza laluce delfole mediate òC ope 
rante/cofi niuno intelletto quàtunqg 
forale bafta apotcre cóprehendere la/ 
uerita diurna fanza laluce della grati* 
cooperante ÒC difponéte-Et quefto mo 
ftra ilpfalmifta quando dice ■ In lumi 
ne tuo uidebimus lume* Per lequali tu 
tte cofe ficóchiude che pognamoche 
lhuomo fidebbaftudiare dimpararle 
fantte fcripture non debba pero crede 
re che fanza diuina ÒC fingulare gratia 
poiTa i fe ne 1 altrui fare frutto ne dare 
nericeuerelume diucrafeientia Ciche 
folo Chnfto può aprire lotelletto am 




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tender lefcripturetcome fece agliapo 
ftoli- Et di quefto affai anche e^dedo 
difopra nelcapitolo quando comend^ 
mo loratione moftrando che oràdo fi 
impara più che leggendo :òC nelcapiro 

10 dotte moftramo che dobbiamo lau 
dare idio nefandi perche cegli dette j> 
maeftri ò( dodori- Et perho uoglio co 
chiudere che come dice fando Augu 
ftino- llpredicatore impria debba effe 
re oratore che dicitore- Et pone exem/ 
pio della Regina Hefter che douédo 
pregare ilRe per falute temporale del 
tuo popolo prego idio che ledefle fer/ 
mone gratiofo: molto più adunque di 
ce che quefto debba fare chi uuole par 
lare per precurare lauera falute dellani 
me-Et cofi faceua Chnfto ÒC cofi fan/ 
do Paulo come fi moftra in molte fue 
epiftole nelle quali amaeftràdo altrui 
della patiencia/O daltra uirtufempre 
inanzi poneua o:fugiugneua laragio/ 
ne pregando idio che quella tale uirtu 
concedelfe- Onde eoe difopra ditti par 
landò della oratione (èmpre pregaua 
idio che defle ÒC mandaiTe pace : luce : 
carità : forteza ÒC altre gratie delle qua 

11 egli predicando confortaua legenti . 
Et che idio folo dia ÒC poiTa dare lume 
ÒC gra fptìale:ÒC fàza lui ogni dodrina 
cifia inutile ÒC obfcura moftraci i figu 
ra nellexodo doue fidice che douendo 
idio dare laleggie difeefe infulmote in 
fumo ÒC fuoco • Laqual chofa dice fan 
do gregorio cifigura ÒC moftra che du 
na medefima leggie predichatione ÒC 
fcriptura luno nacciecha ÒC riceue fu/ 
mo cioè errore ÒC tenebre :ÒC laltro neri 
ceuelume ÒC fuoco difpirito fando:£i 



che qui fiuxrifica quello che dice lapo 
ftolo cioè che lalettera uccide ÒC lofpi 
rito da uita* Lalettera che cimoftra cB 
non de peccare fe non fintede con gra 
ria difpirito efi da uita fiuccide cioè la 
nimarperho che da aconofeere ilpecca 
to:ma non da gratia diguardarfene:ÒC 
perho lafa crefeere non minuire: pero 
che chi pecca più faputamente fempre 
pecca più graueméte come moftra fan 
do Gregorio exponedo quella parola 
delpfalmo cioè in cathedra peftilentie 
non fedit-Onde dice che chathedra e/ 
luogho dimacftro * Et come alle turbe 
affittenti fono prelati quelli che fiedo 
no in chathedra- Cofi ipeccati loro tra 
fcédono ipeccati de popoli rozi che Ce 
gono più dabafTo-Hor diqfto affai fi/ 
potrebbe direrma bafti qfto poco che 
dedo ne-Che pcerto dobbiamo tene/ 
re che gli pegiori huomini del mondo 
fono ligrandi litterati fanza confeien/ 
tia- Et perho filamenta fando Bernar 
do òC dice«Oime oime che molti cerca 
no feientia ÒC pochi cófcientiatòC mol 
ti fanno molte cofe ÒC pochi fanno òC 
conofeono loro medefimi-Per lequali 
tutte cofe uoglio conchiudere che po^ 
gnamo che apredicare firichiega forti 
ciente feientia tnientedimeno più e^ne 
ceffaria lafanda ÒC deuota confcienua 
ÒC che più lume fida ÒC riceue orando 
che predicàdo come difopra e/moftra 
to comodando loratione per gli exem 
pli di fando Antonio 6^ daltri molti 
femplici liquali più gente conuernro/ 
no p lafandita della uita che per fotti 
glieza difeietia- Onde pho fando Au 
guftino nel principio della fua conuer 



(ione udendo legrande uirtu di fantto 
Antonio loqualc aquelli di era paffa / 
to diquefta uita 5C faceua molti mira/ 
coli incomincio apiàgnere SCdifTe-Sur 
Vj ^ gùt indotti fiC celum rapiut K nos cu$ 
dottrinis noftris in infernum demer/ 
gimur- Aquefto fa anche molto leexé 
pio che pone fantto Gregorio nel dia 
lago che quello fantto Equitio di uale 
ria ilquale eflèndo femphee diferiptu 
re nientedimeno andaua predicando : 
8C molto frutto faceua-Et efledo dicio 
riprefocome quefto officio prefumef 
fe difare rconciofufTecofa che dal papa 
no glifuflfe cómeflò • Rifpofe che una 
notte in uifione gliaparue un bel gio/ 
uane 6C toccogli lelabra con uno ferro 
medicinale fiC difTcgli i Efci fuori &C ua 
predicando 5C poi djfparue-Et da quel 
la hora inanzi fifenti fi pieno diferuo 
re che g nullo modo didio fipoteua ta 
cere-Et faccendolo ilpapa citare afuge 
fìione dicerti cherici inuidiofi p ripre 
henderlo diquefto ardire fu dadio gra 
uemente riprefo in uifione : 6C coman 
dogli eh no fene impacciale 8C lafciol 
lo pdicare in pace-Hor cofì daltri mol 
ti fitruoua 5C narra in uita patrum che 
quantunque femplici idio glifece fuffi 
ciéti apredicare- Ma perche come dice 
fcó Hieronymo ipriuilegi dipochi no 
fanno leggie comune pur dico che ade 
gnamente predicare firichiede fufficié 
te fciétia àcfingulare auttoritade fiC uo 
catione di dio/O/difuo uicario- 

f[ Come adegnamente predicare firi 
chiede diritta ìntenrionc- Cap-xxym. 



T r Aterca cofaefc firichiede adegna 
AJ mente predicare fie diritta intetio 
nercice che femplicemente j> dio 6C j> 
procurare lafalute de proximi {> chari 
ta lhuomo predichi non per uanaglo 
ria o/per auaritia O/per altre non buo 
ne ragioni come fanno molti dequali 
difopra e/detto che fono adulteri del 
uerbo didio cioè che nullo fpargano g 
guadagnare bi generare figluoli fpiri/ 
tuali a dio: ma per guadagnare danari 
o/per uanagloria & per altre cagioni. 
Onde perho come fantto Paulo dice 
quelli tali contendono infieme dipre 
dicare 6C fanone molte brighc-Laquar 
ta cofa che firichiede apredicare fie g 
fetta diferetione cioè chel predicatore 
fecretamente penfi quello che ha adir 
fiC acuì K come acquando ti ogni altra 
circunftàtia perlaquale meglio poffa 
fare quel frutto che intende nelli udì 
tori- Debba dico prima penfare quel/ 
lo che debba dire:cioe che debba pro> 
poncr lecofe utile 6C neceflfarie alle fot 
tili 6C curiofe feguitando ql detto che 
dice idio per Ifaia cioc-Ego deus tuus 
docens te utilia- Et cerne fece Salomo 
ne dicédo: che penfo da ftenerfi da ui 
no per ìftudiare fiC penfare quello che 
fufle utile a figluoli deglihuomini - Et 
diquefto ciamunifce fantto Augufti 
no 6C dicc-Studi ilpredicatore adire co 
fe buone JC giufte K. fantte che fia udi 
to fiC intefo uolentierirma quefto ere/ 
da poter fare più tofto per diuote ora/ 
tioni che per fottilita difcrmoni- 6C pc 
ro anche dice che debba guatare più a 
dire buone fen t cric che acóporrc curio 



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Ci fermoni: ghoche certo fcgno dibuo 
ni SC fan&i ingegni fie nelle fcripcure 
guatare più aliontelleclo SCallafcncé 
ria che alla compoficione delle parole 
Mirabile cerco e quefta pazia dimoici 
dicicori che fiperdono leparole SC lice 
po ftudiando didire pure cofe curiofe 
SC non utili » Ec qfto e/ fegno cheglino 
incedono più deffere reputaci faui che 
difare utili tade agliuditori-Conciofia 
cofa adunque chelpredicacore debbe 1 
tendere adaprire SCpurgare ilcuore del 
peccatore qlle parole debba ufareche 
accio più uagliono- Onde perho ancf> 
dice fan&o Auguftino- Che migioua 
lachiaue delloro fia comefTa no pofTo 
aprire: &C che nuoce quella dellegno fe 
quello che io uoglio pofTo co ella apri 
re*Hor cofi uoglio dire che per qualu 
que parole io poffo entrare alcuor del 
peccatore quello debbo ufare SC no le 
fottili SC uane-Et in quefto ficóchiude 
quello che nelfecondo luogo anche e/ 
propofto difopra : cioè efi debba guar 
dare ilpredicatore laqualita degli udi/ 
tori SC cofi fidebba formare ìlfcrmone 
de predicatori - Onde come dice falò/ 
mone- Con perfona religiofa fidebbe 
trattare difanclitaSC con huomini ro 
zi SC agricole lechofe più grofle-exern 
pio dicio cidice xpo loquale alleturbe 
parlami parabole SC per fimiglianza 
ÒC adifcepoli infecreto dicofe più fotti 
liSCcelefte-Cofi anche gli peccatori/ 
confortaua a penitentia SC parlaua del 
la mifericordia p confortargli ■ Iphari 
fei perche erano obftinati SC fuperbi/ 
riprehédeua SCmandaua lor guai» Cofi 
Cui Paulo dice aqugli di corintho che 



come aparuoli daua loro laéte cice Ieg 
gieri dodlria SCnó cibo faldo cioè altra 
dottrina perche no erano capaci • Ma 
la fapiécia cioè lecofe alce parlaua fra/ 
perfetti SC più intendati . Hor fopra / 
ciofeo Gregorio molto difFufamcnce 
parlaua nel paftorale dicédo che gran 
dedifcretioneficouùne che habbiail 
predicatore peroche altrimenti ficon/ 
uiene che parli auechi altrimenti :agio 
uani altrimenti : afemine altrimenti : 
amafehi altrimenti : anobili 5C nehi SC 
potéri altrimcti auili SC deiedle pfone • 
Et cofi pone 6C annumera molte dirle/ 
rentie gradi SC fiati SC conditioni dipcr 
fone lequali ilpredicatore debba gua/ 
tare quando uuole parlare • Ma inciO' 
dice che maggior difTiculta quàdogli 
conuiene parlare incomune amolca gè* 
te fra laquale fono huomini di diuerfe 
conditioni SC ftati • Si che in uno me/ 
defimo fermone comuneméte atutti 
piacere no può • Come etiàdio leggia 
mo di xpo che alcuni diceuano buono 
SC alcuni diceuano anzi e/rio SC feduv 
ttore ■ Ec cofi adiuene a fau Paulo SC 
ad altri iloro compagni SC feguaci co/ 
me già e/detto - Et pero dico che elp/ 
dica tore guardando adio SC no curan/ 
dofi fe piace o difpiace dipredicare la 
uerita SC imprima riprendere SC extir/ 
pare euitii SC poi cómendare leuirtu- 
Et quefta forma SC regola moftro idio 
che uoglia fitenga quando difTe a Tcre 
mia fuo propheta SC predicatore- Ecce 
confh tui te fup gentes SCregna ut euel 
lasSCdeftruasSCdifperdas ÒC difTipcs 
SC edifices SC pràtes-Cio uuol dire dice 
Caf&ano ifuegliSCdiftrugiSCdifpcrdiSC 



I 

a 
a 
/ 

e 

i 

il 
✓ 



àilTipi euitii imprima 5C poi edifichi SC 
pianti cioè Ieuircu lodàdo-Et indo che 
dice ìfuegli SCdiftruggi moftra che ilp 
dicacore cfc debbe meder ilcolrello 6C 
lafcura del uerbo didio ifino alle radi 
ci de cuori de peccaci àCextirpagli altu/ 
fto moftrido laloro uiltade SCilloro g 
icolo 5Cnó plafeiare per compiacere co 
me feciono anticaméte molti falfi prò 
pheti ÒCapoftoli come fitruoua pia feri 
ptura Jlpdicatore adùq5 debbe eaglia/ 
re 5C intendere ipeccati 6C no palpare 6C 
lafciareEtpoe(To leremia diceua poi 
Pofuit os meù dns quafi gladnì acuti! 
4C c« Et cofi di Helya ppheta pelle efu 
gràde nphenditore fidice:furrexit He 
ìias qfi ignis SCc-Hor cofi fectono xpo 
& giouàni baptifta 6C glialtri fri come 
difopra e de<flo«Per qfto nfpecfìo àche 
dirte idio a leremia-Si feparauens. pie 
tiofù a uili qfi os meu eris cioè uuole 
dire dice uno feo- Se tu pdicando mo/ 
Uri ladifferéria della cofa uile cioè del 
peccato ÒCdel bene uano del modo alla 
pretiofa cioè albene della gratia ÒCdel/ 
la gloria tu farai bocca mia cioè tu ta/ 
fomigli ame laqual cofa fo SCcofi dico 
Horìòpra ciò troppo farebbe prolixa 
materia a determinare p fingulo ledi/ 
uerfe qlita delle gfone lequali ilpdica 
tore debbe cofiderare &po inforna co 
chiudendo dico che ilpdicatore debbe 
guardare lutilita SClanicifta del uditof 
& fe egli e trifto cofortarlo 8( fegli e pi 
grò follicitarlo fegli e troppo baldazo 
fo Jpaurirlo Kcoh comporti alle ma/ 
li qlitaSCdifpofitioni degli auditori co 
Ù p unaltro rifpefto dico che come di 
ce feo Girolamo fecondo lematerie fi/ 



debbe formare ilfermone uerbigfafe 
occorre cafo dipdicare amorti maxia/ 
mete ìcafiSCmodi dolorofi debbafiprc 
dicare cótro alpiàto fupfluo 6C coforta 
re gliauditori apatiétia che ciconuiene 
hauere ne flagelli &C ne giudicii didio: 
cofi fe fipredica della palTióe di xpo fi 
debba predicare co dolore :fe della afee 
fione debbefi pdicare-có allegrezafiCge 
neralméte aogni materia ilpredicatore 
debbe cófermare ilcuor fuo&laliguaSC 
ilmodo delpferire eoe cida exéplo xpo 
ilqle alcuna uolta gridaua alcuna uolta 
moftraua ira 5C turba tione ÒCancora dol 
ceza SCletiti a fecódo diuerfe materie 4C 
cagioni fecódo cfc uoleua o cófortare o 
fpauécar gliauditori ma qualunqj mo 
doSCiqualunq? uoce fipdichi pure allu 
tile degli auditori fidebba guardare co 
me decto e/« Et pero fidabba parlare fi 
chiaro 6C aperto che fintendapero che 
come dice feo Ambrofio meglio e che 
cintendino efempliei che no e cB cico 
mendino gligramatici- Et Senecha go 
anche dice che lapredicatione che inte 
de amoftrare lauerita debbe eflfcre Ico 
pofta&féplice no che dilefti ma cft gio 
ui fi come allìfermo lhuomo fouiene 
no afuo piacer ma afua utilità cofi al/ 
peccatore fideono dire parole purgati 
uc&Cutili no curiofe&Ciutili 6Cp qfto nf 
pedo no fidebbe ucrgognar ilpredica / 
tor diripeter fpeftb una medeòma féte 
tia qndo uede cf> e molto utile óCnecef 
faria X dicio cidàno exéplo xpo 5C feo 
paulo iqh più uolte ila medefia fététia 
ripeteuào SCfpefTb predica uano eoe tro 
uiano che difTe crifto:ricordateui del/ 
fermoe chio già diflì cioè cB ilferuo no 

Ki 



Kos* 




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Pai. E.6.2.7 



debba effere maggiore che ilfuo Cfgno/ 
re ròCcofi biafimàdo lericheze apharifei 
più uolce ripete una medefima (enten 
ria ÒC i altri cafi affai- Et cofi fcó Paulo 
moftra nella piftola ad philippenfes: 
doue parlàdo di molti falfi apoftoli fi 
gliamonifce ÒC dice - Multi ambulant: 
quos fepe dicebà uobis nunc autem ÒC 
flens dico inimicos crucis xpi ÒC c « Ec 
cofi fece i molte altre epiftole afTai « Et 
cofi trouiamo cB feo AuguftinoòC feo 
GregorioòC altri dottori duna medefi/ 
ma materia più uolteòC 1 più libri ÒC in 
più luoghi pdicorono ÒCfcripfono co/ 
me fimoftra maximamente nel dialo/ 
gho di fcó Gregorio nel qle molte co/ 
le ÒC exépli pone liquali haueua impri 
ma ÒC dedi ÒC fcripti inaltri luoghiòC li 
bri- Ma contro aquefto fanno moiri fu 
perbi ÒC uani predicatori iquali g mo/ 
ftrarCi molto fottìi i ÒC gradi faui fiuer 
gognerebbono diripctere una loro pre 
dica quàtunqj utili ÒC go fiftudiano di 
dire cofe nuoueòC fingulari quàtunque 
nó fieno utiliòC maximaméte fifdegna 
no dipdicare exépliòC miracoli de (adi 
dicendo che fono cofe dafaciulliòCdafe 
mine no penfando che amutare ecuori 
de peccatori qfte cofe fono più utili an 
• zi etiàdio molti g moftrare che pur da 
loro habbinoòC truouino lafciétia ÒC le 
fottiglieze no uogliono allegare inomi 
de fei lecui fententie predicano ÒCetià/ 
dio molti fifdegnerebbono dire ql che 
hauertino udito dire aunaltro o pdica 
re-Eti quefto peccono non folamente 
idicitori ma etiàdio gliauditori IciocS 
come già difopra e de&o uogliono udì 
re cofe nuoue 4C dile&euole più c5 uti 



If -Ec go come dice yfaia diciano apre/ 
dicatori loquimini nobis placéria cioè 
parlateci anoftro piacere- Cótro a qfti 
tali dice fcó Auguftinoremiferi huo/ 
miniiqìihàno auile lecofeurilileqlc 
giudicano ÒCgodono dudire nouitade: 
parmi che fieno fimili aqlli che pur uo 
leflino màgiareòCmai no fatiarfi -Cioè 
uuol dire che come fine del magiare ÒC 
fatiffare allapetitoòC cacciare latame ÒC 
pndere cibo più allui utileòC necefTario 
cofi gche lado&rina e cibo dellaia del 
huomoqlla che glie più utile acrefeee 
igratia cerchareòC ftudiare dudire - Co 
me adunq$ peccato ÒCgra pazia alafciar 
ecibi utili ÒCfani ÒCpndere ecótrarii per 
che più dilettano cofi ÒC molto più e/ 
uolere pure dire ÒC udire dottrine curi 
ofe lafdando lutili quantunque amare 
ÒC afpere cipaino perche cidàno ÒC me/ 
dono paura- Hora affai potremo dire 
per moftrare lediuerfe itentione ÒCftol 
titie de dottori : g abreuiarle conchiit 
dendo quefto capitolo dico cB fantto 
Bernardo le diferiue in quattro ÒC dice 
cofi • Sono alcuni che ftudiano per fa 
pere ÒC aquefto ftudio e/curiofita • Al 
cuni per effere faputi cioè nominati ÒC 
laudati ÒC a quefto none/altro fenon 
uanita • Alcuni per guadagnare ÒC que 
fto non e^ altro fe nó cupidità- Alcuni 
g ogare ÒC g fare ogare ÒC qfto e canta- 
Aqfto aduq$ come dice fcó Auguftino 
debba itéder loftudio ÒCladottrina ciò 
e edificare carità didio ÒC del pximo fi 
che chi nó guata aqfto fine ne bene Ite 
de ne bene ifegnarepuo lafcà fcriptura 
ÒC qfto trae delle parole di fan Paulo il 
qle dice ogni dottrina da dio e fpirata 



cidebba eiTere utile cofégnareSC riphen 
j. k der ÒCordinare lamica delhuomo« Ét go 
anche diceua«unicuiq$ dar manifefta/ 
rio fpirtus ad militate SC e Et go ancf> 
•jwW* diccua che più tofto uoleua dire cique 
fci e parole co intendimento che dieci mila 
,c «'« 3*J£* che no fintendeifrno- Sopra laquale pa 
^uìàuÀ rola dice un feo che inforna SC pricipal 
méte cinqjparole cioè dque cofeSC ma 
rene debba direSC toccare ìlpredicatore 
cioè qllo che e dacredere come fono gli 
articoli della fede SC qlche e/da obfer/ 
uare come fono icomadamenti equali 
cilodono leuirtu ScbiafimanoSCuitano 
iuitii-Queiio che e dafperare come fo 
Aitila n0 2 P mi1 degiuftirqllo che e datemere 
JjUtc. / come fono ecorméci depeccatoriSCqllo 
V ^ che e dafeguitare come e loexemplo di 
xpo SC de fci-Et fuor diquefte cinq$ co 
1 / , fe cioè che ilpdicatore dice: dice male 
jf^.^iC efee fuori dello ftato fuo - Senecha 
L etiàdio SC feo Gregorio aiti migliano il 
pdicatore almedico poche come lime/ 
dico debbe Itendere principalméte afa 
nare lainfermira delcorpo g qualiique 
miglior modoSC rimedio che può o co 
unguca o co ferro SC icio debbe obfer/ 
uare certo tépo SC modo«Cofi ilpdica/ 
tore g qualùque parole meglio può o 
afpre o dolci debba attendere dicurare 
leìfirmita dcllanimo SCacoferuare lafa 
nita dellanime fpuale- Aitai altre mol 
te cofe dire Gpotrebbono fopra quefta 
materia maximamére come ilpredica/ 
tore debbe predicare breue SC chiaro SC 
utile ma g no elTere troppo prolixo ba 
Ìli g hora qllo che e decito ne pcedenti 
capitoli nequali mipare che 1 foma fia 
moftratochealpdicatorc {inchiede fi 



«fh'tadiuica maximamfee humilitaSC 
pouerta SC fufTiciente feienria SC fince/ 
ra SC grande diferetione inpéfare SC di 
feernere tempo luogho SC modo SC pa 
role perle quali meglio polTa fare fui/ 
do negli auditoriSCche debbe predica 
re con femore SC adi SC modi conueni 
enti alla materia della quale lui parla: 
SC alli auditori agliquah parla come di 
tu<£te quefte cofe cidettono exemplo 
chrifto SC ìlbaptifta SC fando Paulo SC 
glialtri apoftoli SCpropheti SC fàéri do 
dori SC predicatori :liquali per direlax 
uentanonficurorono dimorte ne di/ 



tormenti • 



Del frutto di correggere SC riprehc 
dere epeccati SC imprima come e/com 
mendabile ÒC de fuoi impediméu: Ca 
pitolo • xxix« 

HOra feguita diuederc del fru> 
Ho che fipuo fare con lingua 
in reprehendere SC correggere 1 peccato 
ri . Che pogniamo che difopra fia da 
do che elprcdicatore debba riprehen/ 
dere iuitii SC euitiofi : nientedimeno io 
uoglio qui parlare più Gngularmentc 
della fraterna correptione allaquale tu 
d:i tenuti fono maximamente eprelar 
ti SC padri carnali SC fpirituali-Hor di 
co aduque che a quefta opera iu prima 
riduce lafca fcriptura laquale ipiu luo 
ghi qfto cicoGgha comàda ÒC richiede 
ma delle molte cofeSCfcripcure diciano 
diqfte poche SClapna e qlla parola già 
qle difle xpo a fan Piero eoe fcriue feo 
matheo cioè fc pecca Ite cioè te fapédo 
ilfratel tuo ua SC corregil date SC lui ife 
cieco CQÙ fa paulo ci amoifce fcriuédo 

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Or 



aquelli digalaria 5C dice- Se trouare al/ 
cuno poccupaco in alcuno dit etto uoi 
che iiace Ipirituali corregetelo-Et aqlli 
di Telalonica dice:correggece glinqui 
eri:£Cloecclefiaitico dice-òehai figluo 
li cioè carnali o fpirituali amaci ti agli 
ÒC riphédigli méere elle fono fanciulli 
SC corregi ìifigluolo piccholo fi cB poi 
crelcédo no induri òC non cicreda lidie 
tu non lia cagione della lua mala uica« 
Ec aqili de Glielo dice fcó Paulo- lSu/ 
tricate ìuoltri figluoli in Ica diiciplina 
ÒC correpcione aidjo-Lafecóda cola cB 
accio ridice fono hexépli. Et ìlprir.ci/ 
pale c/qllo di xpon^uaie per zelo del 
lo honore didio cruccio atlcempio gli 
auari uendicoriòC cóperatoriÓC guco 
acerra lemenle ÒC ìbanchi della loro pe 
cunia dicédo:ieuare cogliete ogni cola 
c.uinciòC non face lacala del padre mio 
cala dimercacàcia Et unalcra uolca laca 
fa mia e cioè elit re dt bbe cala dorano 
ne ÒC uoi ihauece fatta lpiloncha di la 
droni-Ec cofi quali g cutti ìuàgeli leg/ 
giamo che egli afpniGmaméce riphen 
deua ÒC minacciaua f pelle uolce iphari 
fei 5C eciàdio gliapoltoii de lor diletti- 
Cofi leggiamo nel Exodo che Moyfe 
duramete riprefe Aron ÒCgliaitri iudei 
della ydolatria icioche haueano fatto 
un uicello doro ÒC adoratolo g idio« Ec 
no lolaméte gliripfe ma etiàdio co cer 
ta gente più zelante del honore di dio 
molti nuccife . Ec cofi potremo porre 
exépli dalcn molti ìquali g ze.o didio 
no folaméte ripfono ma eciàdio ucci/ 
fono certi tranfgrelTon del popolo di* 
dio leftorie dequaii qui mitacio: gche 
noie potrei dire breueméte-Laterza co 



fa che accio cinduce eylutilica cB fegui 
ta della fcà ÒC difereta correpcione . Ec 
dice che lafatta correpcione la cornare 
lhuomo al£enno«EcqÌio fimoftraper 
qlla parola de puerbn cioè lauerga ÒC 
lacorrepcione dona iapiencia-Ec go an 
che dice melgio e lamaifefta concpcio 
ne che lamore nafcolo«Ec àche dice mi 
ghori fono lefèrice cioè leparole nphe 
fiue dichi ama che fraudoléti baci cioè 
elufinghi del nimicoEc anche dice chi 
corregge lhuomo hara più cofto lafua 
gracia le glie fauio cB qllo che longan 
na g lufinghotòCleccleliaftico dice me 
glio e ellef còrepto dal fauio che eiferc 
igànato g lufinghi dagli liolti - Onde 
aqlta opera uolédoci icicare fcó Augii 
(lino dice cofi - Non ogni huomo che 
gdona e amicome ogni huomo cB cor 
regge e/ nimico • Onde meglio e ✓ mo 
ftrado feuerica amàdo che inoltrare £e 
uerica igànàdo-Come più ucilméce fo 
trae lhuomo ilpane allaffamaco £eegli 
geffer ficuro dhauef c5 màgiare lafua 
laiufhcia cB no glileda fe go ne debbe 
diuécare peggi ore- Ec cofi chi lega ìlfrc 
nacicoòCchi fueglia loifermo che ha io 
no di morce quàcunq$ glimoleftì: pur 
moftracB ghami. h or cofi uuoldire 
che pogniamo che riphédendo glinfèr 
mi fpirituali:aql puntto difpiacciono 
loro no dobbiamo go lafciare diriphé 
dergliòCdipugergli pur che incèdiamo 
dinducergli afanita fpiiale Ec go pone 
exéplo delfignor òCcreacor ÒCdice-Hor 
chi può più amar che colui che afe- Et 
niécedimeno fpeiTo cicorregge ÒC nphe 
deòCminaccia:onde go dice nelapocali 
pù -Io colui che amo corrggoòCcaftigo 



Ner- 



eo 



■m 



tifi** 



fa 



Laquarra cofa cf> cidebba Tritate aeor/ 
reggere SCriprchendere ilproximo fie/ 
ìlgram male che efee 6C procede g non 
correggere come cifimoftra per moki 
decli & exempli della fcriptura fancla 
& anche per lacontinua experientia- 
Onde filege nelprimo libi o de Re che 
idio difle che giudicherebbe dursmen 
te Hely facerdote 5C cofi fece perche fa 
peua che efua figluoli che erano facer 
doti fiportauano male iniquamente SC 
non giicorrerte afpramence ceire doue 
ua • Onde poi egli ÒC efigliuoli perg tu 
(lo giudicio di Dio morirono di mala 
morte- Narrafi anche nelterzo libio de 
Re che Adonia figliuolo di Dauid fi 
leuo per fuperbia contro alpadre 5C co 
tre arrateili SCuclcua ufui pare lafigno 
ria 5C Dauid loriprtfe • Onde idio nel 
giudicio che non gli uenne fafto dire/ 
gnarc- Ma regno poi Salamene òefece 
lo uccidere poi per laprcdeAa chagio/ 
re - Siche fe ìlpadre lhaueffi imprima 
corre pto òC riprefo 6C impedito diquel 
la pielLmptione non farebbe ftato uc 
cifo ■ Hor cefi narra fando Gregorio 
dun fanciullo dicinque ar ni che prefe 
in ufo di befìemmiare idio g ogni pie 
cola cagione. Et perche ilpadre non lo 
ripreferperche troppo teneramente lo 
amaua • Hauendolo egli un giorno in 
collo perche era languido uedendo uc 
nireidemoni per fe fififtrinfe alcollo 
del padre SC diffe aiutami padre aiuta/ 
mi che efaracini neri miuoglicno pi/ 
gliare- Et in quefto beftemmio idio 6C 
adiroffi 6C ledemonia neportorono la 
nima allo inferno • Hor per cfìo uuol 
dire fcó Gregorio che g lacolpa de pa 



dri J( de rectori che no correggono ilo 
ro figluoli 2C fubditi & cómefli: molti 
ne gdono lanima&Cilcorpo-Et aquefto 
itcndiméto dice lo ecclcliaftico del pa 
dre impio filamentoso ìfigliuoli pero 
che g lui fono i tormento- Et a qlto fa 
molto uno exemplo che fi leggie cioè 
duno giouanc che per che ìlpadre non 
lo riprefe quàdo era fanciullo auezotfi 
afurare òc malfareronde poi comprefo 
in furto fu giudicato alle forche-Et me 
nandolo lafamiglia alla giufìina qllo 
domando che uoleua uedere ìlpadre : 
& ucnédo ìlpadre pregollo che gli def 
fi lafua benedizione 5C chel baciaffe ì 
bocca SC gdonatfegli*Ec acofìandofi il 
padre per cofi fare quello gli afferro lo 
rechio codenti fiC no lolafcio l fino che 
ghelhebbe ftrappato ■ Et domandato 
poi gche hauefle cofi fatto : rifpofe g 
che per lui fo quefta morte che fe egli 
mhaue(Ti corepto quàdo ero fanciullo 
no farei hora ipiccato- Hor cofi pctre 
mo dire molti altri exempli - Ma qfto 
fiuede tanto tucìo di g experiétia che 
aitai e/chiaro fiche g certo lanegligcn 
tia del correggere: molti nefa perire fi 
cl:e g certo e uero qllo che e/ decìo ne 
^uerbii che dice- Chi no corregge odi 
a ilfigluolo fuo ma quello che lama fi 
lamaeftra 6C riprehende-Et anche dice 
ilfadullo ilquale e lafciato fecondo la 
fua uolonta confonde ftC uitupeta la/ 
fua madre 6C lofuo padre- Etpcedeque 
fta negligétia diriphédere ftC dicorregc 
re gdiuerfecagioni.che alcuna uolta p 
cede g una idifcreta SC ftolta humilita 
laquale come dice feo Auguflino no 
ficonuiene a prelato ne are&ore-Et pe 

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Pai. E.6.2.7 



ro dice nella regola parlando aprelarf. 
Quàdo lanecelTica della difciplina no 
richiede :6C cóftrignc didire parole du 
re 5C afpre eciamdio fe uipare dhauere 
palTato ìlmodo non ficonuiene perho 
che nedomandiace perdono a fubditi: 
fiche perla troppa humilica non fiper 
da laudonta dello officio- Ec pero fan 
dìo Paulo amonifce Timocheo òcdice 
parla riprehendi co ogni imperio cioè 
arditamente St athimoteo dice- Argue 
obfecra increpa ÒC ce«Lafeconda cola/ 
che impcdifce lariprehenùone fie pau 
ra difcandalizare altrui» Ma qfta pau/ 
ra e/ftolta SC ingiufta perho che come 
dicono gli fandi-Lauerita della dodri 
na ÒCdella ìuftina non fidebbe lafciare 
per nullo fcandolo: fiche come dice fa 
do Auguftino meglio e/che fifcanda 
lezi 6C turbi chi uuoie che lauenta fila 
fa- Di quefto cida exemplo Chrifto/ 
ilquale udendo dire agliapoftoli che i 
pharifei fifcandalezauano dicerte fue 
parole no iene curo : ma difle lafciate 
gli fcandalezare eglifono ciechi 6C gui 
da de ciechi • Ogni pianta laqualenon 
pianta ìlpadre mio ria heradicata-On/ 
de cócioiia cofa che quafi neiTuno uo 
glia ertere riprefo anzi fenefcandalezi 
chi per qfto tacerti SC no riprehendeffe 
no farebbe feno concedere ÒC pmetter 
cmali< Siche etiàdio quegli che ftudia 
no deffere buoni diuenterebbono rei : 
uedendoche del male neffuno furte ri 
prefo ne punito«Et perho per rifpedo 
del ben comune non dobbiamo cura/ 
re dello fcandolo particulare delloftol 
to che no uuole eiTer correpto - Auen/ 
glia che etiàdio perlo peccatore mede/ 



fimo fa deffere riprefo 5C punito fi che 
almeno g paura figuardi SC no difeor/ 
ra amali SC caggia poi alla fentenria dì 
dio- Onde perho dice Salamone che a 
lhuomo che co dura ceruice difpregia \ ó ta- 
cili lo correggie:foprauerra morte re/ 
pentina 5C farà mala fine- Et altre mol 
te parole fitruouano SC pongano perla 
fanda fcriptura per lequali crudelilfi^ 
me fententie minaccia idio dimàdare: 

0 truouaG che mando a quegli liquali 
hanno in odio lecorreptioni 6C icorre/ 
ptori-Et pero come dice fando Grego 
rio efaui SC egiufti huomini riputano 
agràde gratia deflfer correpti ÒC riprefi i 
quella uita deloro difetti ficfi idio poi 
non gli habbia acorregiere nellaltra ui 
ta«Et perho diceua- Io per me folo co/ 
lui uoglio SC reputo per amico ilquale 
inanzi algiudicio imiei difedi megli/ 
ha purgati SC correpti- Bene e/uero cB 

1 quefto cafo cioè dello fcadolo debbe 
lhuomo edere molto cauto SC difereto 
cioè che quando ìldifedo e/piccolo SC 
quel chel comifTe e^altudo mal difpo 
fto fiche e/peggio ilgrandc fcandolo/ 
che feguita delcorreggiere eh no e ilbe 
ne delriprehendere e/meglio che alte/ 
po lhuomo tacia - Onde folo iddio in 
quefto fado può efler buono maeftro 
tante fono lecircunftantie che fono da 
penfare nella correptione fiche I fom/ 
ma come dice feo Auguftino o tacédo 
o riprehendendo lhuomo debba iten/ 
dere alla correptione del peccatore no 
alla cófuGoneo /almeno guatare albe 
comune de glialtri come dedo e-Sicf> 
quello comàdaméto di xpo p loquale 
dice che lhuomo debba correggere il/ 



3, 



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Pai. E.6.2.7 



nt 



proxtmo in fecreto innanzi che lacufi 
fidebbe inrendere molto difcretaméte 
pero che non apartiene a ogni huomo 
rjprehendtre ogni altrui difetto ÒC an/ 
che e meglio alcunauolta accufarlo cF> 
amunirlo aparte cioè quàdo ficrede cB 
quello che ha fallico non per uerita fi/ 
rimanerti del male: pogniamo che ciò 
promefteffi per paura deiTere accufato 
Onde come detto e folo idio può infe 
gmare acorreggere difcretaméte òcfcm 
pre alla chanca comune fidebba guar/ 
dare» Ma di quelle chofe che abene cor 
reggere firichiegono diréne alcune nel 
fcquétecapiculo- Laterza cofa che im/ 
pedifce la correptione fie timore mon 
ciano ÒC humano/Cice diperdere ebeni 
& gh honori delmondo O/lauita- Ccn 
troalqualeaiTai e/detto difopramon 
fìrando che ìlpredicatore no debba te 
r ere eciamdio lamorte per dire laueri 
ta:come monftramo che fece xpo 5C il 
batifta ÒC Helya del quale fidice nello 
ccclefiaftico elle mai no temette prin/ 
cipe ne tyranno-Onde diluì leggiamo 
nel quarto libro de Re che arditamen 
te nprefe Achab Re pcftimo di Ifrael 
loquale glidiceua che egli conturbaua 
ilpopolo ÒC ditfegli. Non fono io quel 
lo che conturbo ripopolo :anzi loccn/ 
turbi tu òC ilpadre tuo . Hor cofi potre 
mo porre exemplo di molti altri prò/ 
pheti òC fantti equali per riprehendere 
etyràni ÒC prelati rei: furono crudelmé 
te uccifi p diuerfe mortiXaquarta co/ 
**tetu fa che ipedifce la correptione :fie una 
létezza ÒC tepidita di mente» Come ad 
uenne a Hely facerdote del quale difo 
pra dicemo che idio loriprouoper che 



\ evi 



non corrette afpramente ifigluoli ini/ 
qui «Hor cofi aduiene oggi amolti pa/ 
dn ÒC rettori carnali òcfpirituali.Onde 
idio gligiudicha fpeiTe nolte in quefta 
uita òC nellaltra « Ma quefta lenteza ÒC 
tepidica comunemente uiene daldifor * 
dinato amore che quefti tali pongono 
ne figliuoli ÒC in quegli che hàno acor 
reggiere< Et perho gli fanno diuentare 
triftì fecondo quello prouerbio che di 
ce che lamadre piatola fa elfigluolo ri 
gnofO'Laquinta ÒC lafefta cofa che im 
pedifconolacorreptionetfifonotrop : M/cuKr^- : \ 
pa crudeltà òCtroppa indifcretione ma 
di quefta diremo nel fequente capito/ 
lo- Lafeptima e /ira ÒCodio perche que < t C t & 
fti tali nprehendono afurore ÒC co im 
properii : fiche guaftono non raconcia 
no • Onde perho dice ne prouerbi » In 
bocca dello ftolto e/uerga di fuperbia 
Et anche lofpirito che leggiermente fi 
cruccia chi può foftenerc- Diquefta ta 
le correptione maliuola dice lecclefia/ 
ftico e/una correptione médace i boc 
ca delcontumeliofo-Onde perho e/de 
dio mendace :perche fotto protefto di 
correggere figuafta òC uitupera altrui 
Et generalmente iltroppo amore di fe 
proprio maximamente dinon perdere 
lefignorie ÒC gliufficii impedifce mol/ 
ti che non fardifeono diriprehendere 
quegli equali glipofono nellufficio ÒC 
che togliere glie! poiTono- 

([ Del modo ÒC delordine che firichic 
de aben fare lacorreptione ÒC in prima 
della charita ÒC della compaflìone che 
f ir k hiede- Capitolo-xxx» 




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a; 



HOra feguica diuedere delmodo ct> 
dobbiamo cenere in correggerei 
diqlle cofe che accio {inchieggono -Et 
dico che imprima alcorreggere debba 
^cedere da a more fandìo ÒC fpintuale 
iiche quelli liquali più teneramente a 
mano più debbono correggere fegui/ 
tando xpo ilquale dice nel apocalypfi 
Io quegli che amo correggo ÒC galtigo 
Per laqual parola anche ficonchiude : 
che e mal fegno che lhuomo in quella 
uita no fia da dio correpcone flagella/ 
to: peroche come dice lcó Augultino 
nulla cofa e/piu felice che lafehcita de 
peccatori g laquale crefce lacolpa 5C ri 
ierbafi amaggior pena- Et pero aqfto 1 
rendimento cófortando fan Paulo cer 
ti tribolati dice-Se fiate fuori della di/ 
fciplina defiagellididio fegno ecf) elli 
no ua gfua legiptimi figluoli òcheredi 
Et pero come dice fcó Auguftino non 
dobbiamo temere defler flagellati :ma 
delTer defiderati pero che cine excepto 
delnumero deflagelli e/excepto delnu 
mero defigliuoli • Hora fopracio affai 
potremo dire a monftrare che idio per 
charita lifuoi eletti corregie &C gaftiga 
ogni figliuolo loquale riceue. Ma non 
apartienc ppriaméte aqfta noftra ma/ 
rena fenó in quefto putto che dico cB 
noi percarita nó g odio dobbiamo ino 
ftri proximi correggere riprehédere SC 
aculaie fecódo che alla loicfalute fpi 
rituale fa bifogno o almeno g rifpetto 
delben comune«Q uefto cimoftra idio 
per yfaia quàdo dice:Egredietur uirga 
de radice yelTe-Onde yelTe e iterptrato 
incendio. Vuole adùque dire che da ra 
dice damore acefo difuoco dicaritadc 



ba ^cedere Iauerga della correptione: 
Et quefto e contro amolti liquali con/ 
icendio dodio&CdiraSC no damore cor 
reggono: fiche non riphendono fenon 
qgli liquali hàno in odio-Onde feguiV 
ta che quelli cofi correpti&Cripfi nó ne 
megliorono àzi nepegiorono Scftudia 
no difar uédetta nó dimigliorar uitar 
Diqfto amunifce anche fan paulo que 
gli diteiTolinicaSC dice per un peccator 
che haueuono acorreggere. Nó fiate 6C 
nó uimoftrate amari cótrallui ma cor 
regetelo eòe fratello • Et generalmente 
quello che ha acorregere glialtrui difè 
tti debba elTer fcó SC gfetto come dice 
fcó Paulo del uefeouo acuì fapartiene 
dicorreggere che finchiede che fia in/ 
rephenfibile- Onde 6C go dice fcó Gre 
gorio « Mondo 1 fe dauitii elTer debba 
qllo ilquale uuol correggere glialtrui: 
PerocE) lochio lordo laltrui machia he 
non uederòC lamano lorda laltrui mac j\< H 
chia ben nó netta- Hor diquefto aflai 
dir fipotrebbe ma badi quello che ne 
detto difopra moftrando cheilpredi/ 
catore ilquale debba riprendere linai 
debba e (Ter difàtta uita-Hcrcofi dico 
che molto più qfto ficouicne a chi ha 
ariphédereSCapunire fecondo ql detto 
della fcriptura:Diligite iuftitiam qui 
ludica tis terra- C he guerita grande tn# 
conueniétia e/che qgli chelono rei 8C 
pef&mi pfumono dipunircàC diriphen 
dere ipeccati altrui-Onde pero leggiào 
che uedédo unphilofopho menare ain 
pichare un ladro dacerti peflimi uficia Cr< fi * 
li fofpiro &C difle- Oime cf> emaggiori 
ladri menon ilminorealpichare- Aque 
fto fa anche molto loexcmplo ilquale 



m 



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; ; 



pone feo Auguftino nellibro' della ci/ 
pea didio SCdice che alexàdro iperado 
re fe pigliare un ladrone dimare cB ha 
ueua nome dionide- Alquale elfédogli 
menato inanzi icomincio adire moka 
uillania SC dilTegl i- Hor gche peilimo 
ladrone citempefti limare- Allhora co 
lui arditaméte rifpofe allui SC diffe per 
quello che tu tempefti tudlo ilmondo 
cioè per più hauere- Ma perche tu fai 
quefto co gran namlioSCexercito fe de 
do imperadorerma io perche rubo SC 
furo co un piccholo legno fono dedo 
ladro-Siche fe tu fufTì prefo folo con/ 
uno farefli giudicato ladro :SC fe io fuf 
fi ubidito digràde exercito come tu fa 
reideéto iperadore- Siche fe io fono la 
dro tu fe uie maggiore SCpeggiore:per 
che rubi SC imboli più ingroilo che no 
fo ioSC leleggi lequali io fuggo tu per/ 
fegui ti- Dallaltro lato me excufa Jafor 
tuna che io ho incontro SC te accufa la 
fortuna che tiride che tu fe riccho&Cpo 
téce SC io pouero SC mendico-Siche me 
iduce afurare latroppa pouerra SC te la 
fuperbia SC laifatiaoile auaritia che fe 
lafortuna miGriuoltaffi SC non mifuffi 
cofi crudele :io mitéperrei difurar- Ma 
tu quàto lafortuna tifa meglio pcggior 
diuéti-Lecui parele elgrande ardire co 
fiderando Alexandro SC fétendofi per 
uerira riprehendere SC con uincere che 
egli era maggiore ladrone diluì : tem/ 
perofTi SC recollì leparole infollazo SC 
diflegli-Inuerita che io prouerro fe la/ 
miglior fortuna rifa diuentare miglior 
fiche hoggimai non fipolla imputare 
afortuna fe fallaffi ma fi alla ppria ma 
li ria Et allhora lofece fcriuerc aif uo fol 



do SC fecelo difua famigli a -Sic he qllo 
hauendo lefpefe larghe non andò più 
furando-Hor qui aliai potremo paria/ 
re contro alli fuperbi SCcrudeli piati SC 
redori iquali diquel bene che coman/ 
dano nulla nefanno SC elmale che me/ 
tano cómeftono hberamente- Siche fi 
uerifica quel defto di Natino philofo 
pho elquale diffe che leleggie detyrà/ 
ni fono fimili alla tela deiragnatclocB 
fe uichade una mofcha rimane prefa: 
ma uno uccello groffo lafiaccha tufta 
SC non e/prefo-Hor cofi uuol dire che 
epiccholi peccatori fono puniti dogni 
tranfgreffione:ma egrofli rompono SC 
guaftono tufta laleggJcSCnó e chi glie 
ne riphenda anzi che peggio e fono lo 
dati del male fecondo quel dedro del/ 
pfalmifta- Laudatur peccator i defidc 
rii* anime fue SC iniquus benedici tur: 
Ma come dice fan Paulo no fugiràno 
qucfti corali dalgiufto giudico didio 
loquale come dice laicriptura de prela 
ti farà duriamo iudicio-Etpero anche 
dice rlipotéti riccueràno più potéri tor 
menti-Et pero quefti cocali iniqui giù 
dici SCpunitori lafciando algiufto giù/ 
dicio didio SC tornado a parlare diquel 
lo che incominciamo conchiudo che 
la correptionc fidebbe fare cocarita cB 
chi e pofto iniftato dicorreggere SC da 
nphendere debba elTer tale che no glifi 
polla rimproucrare chegli faccia pegio 
Come trouiamo che dille xpo a phari 
fei liquali riphédeuano gliapoftoli cf> 
non filauauano lemani fpello fecódo 
lordinationi SC lufanze loro-Onde dif/ 
fe loro : Hor uoi perche trapaliate eco 
mandameti didio perle uoftre traditio 




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ni cioè uuol dire « Se pure fufli dife&o 
di no lauarfi iemani come ttoi due pur 
molto peggio e^ trapalare icomàdamé 
ti didio - Q^uafi dica no apartiene adu 
che a uoi che fiate maggiori peccatori 
nprehendere iminori- Anche lacorre/ 
pcionc fidebbe fare con cópalTione go 
che come dice fcó Gregono:laucra m 
ftitu e/con cópallioncSC lafalfa có in* 
degnacione SC anche dice-Non può ri/ 
leture chi giace piìrato feegli no fipie 
glia ÒC ichina g cópa. iioncbt fcó Au/ 
gufano dice dua nomi fono huomoSC 
peccatore corregiioSC nprehédiEt cofi 
amunifce fcó Paulo qllidi Galatia 5C 
dice- Se trouate alcuno preoccupato in 
alcuno deliclo uoi che fiate fpiriruali 
corretetelo có dolceza:òC cófideri eia/ 
lchuno lemedetimo che può elTere té/ 
ptaco Et anche dice- Chi ita guardi che 
nó caggi-Exéplo diqfta pietà pone fcó 
ber nardo diì icó padre ìlqle udendo di 
re che uno romito era tornato alfecolo 
Lominao apii ò ere ÒC difie-Egli hoggi 
SC io domani : quali dica fe 1010 nó mi 
tiene cofi cadrei io come e caduto egli- 
Lt godue ìlplalmifta : Corripiet me 
iuftus i mifencordia SC krepabit me: 
oleum aiìt peccatoris nó inpiguet ca/ 
pud meù-Cioe uuol dire che egli ama 
ua chi loriprehédelTi có dolceza SCnon 
uoleua eflere lufingaco ne uinto dallo 
adulatore- Et go anche dice- Suguenit 
nunfuetudoxcornpiemur - Et quefto 
e peroche come dice Seneca g natura e 
cótumace lanimo dellhuomo SC difpo 
(io alcontrario diqllo che glie coman/ 
dato dche più tofto fipiegha g amore 
die per forza .Et go leggiamo che (an 



Piero SC fati Paulo neloro amonimén 
SC riprehcdiméti ufauano qfto uocabo 
lorobfecro SC nó precipio cioè có dola 
lufinghi non con minacci Iduceuono 
efubditi a bene- Siche p rudle qftepa/ 
roleuoglio dire che dobbiamo epecca 
tori correggiere có dolceza SC non con 
pacione fappiendo che come dice fan 
Gregorio nó fu mai buono chi non fa 
comportare lino :SC che come dice fan 
Piero ìdio fa ÒC uuole glihuomini pia 
tofi liberare da ogni téptatione SC cofi / f 
g cótrario glihuomini crudeliSC fpiata 
ti idio lafcia cadere laidaméte fi che fi 
rieonofehino. Hor di quefta materia: 
cioè come icrudeli idio giudicluSClafci 
aitai exépli potremo qui porre ma de/ 
molti batti dicótarne qui brieueméte. 
Vno ilqle pone Cafliano negli iflituti 
de fei padri -Hora dice che un giouanc ^ 
laidamente réptato andò auno molto 
anticho romito gclie ilcófolalfi SC con 
figliaiTe- Ma quello come inexperto SC 
ftolto fi lofgomcto SC fiaceho dk< ndo 
che nó era degno di quello habito poi 
cf> fi laide tépeanoni filafciaua uenne 
Onde quello come dlfgato g le fue pa 
role fimoffe SC tornaua alfecolo g pec/ 
care SC fornire cócupifcentia-Ma come 
piacque adio andàdo lui uerfo lacipta 
SC fuggendo dei diferto fcontrofli con 
labate Apollo ìlquale era molto difere 
tiilimo-llquale uedédolocome ifmar/ 
rito fugire figli fiparo kótro come ma 
dre piatofa SC lueifrgandodallui laca/ 
gione dello fuopartimcto : cófortollo 
molto SC preghollo die g fuo amore ri 
maneilì alquanti di nel diferto *Et con 
fcntédogli ql giouanc ; iabate Apollo 



Hot* 



andò I Geme con lui uerfo lacella di ql 
folitario ìlquale lhaucua fgométato ÒC 
ftando difuori pregho idio molro fer/ 
uenteméte che coglierti iatentatione a 
quel giouane ÒC deiTila aql uechio- La/ 
cui preghiera idio piatofo exaudendo 
per mille che ildiauolo téptatfì quel ro 
mito uechio ÒC infegnoòC g certeza del 
la téptatione uidde labace Apollo uno 
faracino nerirtìmo cioè ìldemonio i ql 
la fpetie i fui redo della cella ÒCpareua 
gli che gircarti dentro certi lanciotti ìfo 
cati-Ec intendendo g quefto fegno che 
qllo romito era temptato ftaua ÒC afpe 
ftaua ìlfine-Et ecco fubitaméce che ài 
romito no potendo foftenere latépta/ 
tione ufci della cella ÒC tornaua altcco/ 
lo g peccare- Alquale paràdofi icontro 
labate Apollo lomotteggio ÒCditfe- Do 
Ueuai uechio doueuai uechio allhora 
quello uedédofi cóprefo ÒCcófTelTando 
lafua mala intécione Libate Apollo lo 
prouerbio cortefe méte ÒCditfegli-Hor 
ua ritorna alla tua cella ÒCio pregherro 
idio che ticogha qfta téptatione- Ma fa 
pi che ilgiufto idio telapermeffa gche 
fgomentaftì ÒCfpauétaftì quefto gioua 
ne che uéne a te g configlio:ondericO' 
gnofci latua fragilità ÒC fappia hauere 
cópartione agiouani téptati-Et cofi pre 
ghando g ciafchuno gliaiuto ÒC fece g 
feuarargii neldiferto-Hora per quefto 
fiC altri che fitruouono uoglio conchi u 
dere che egiuftì ÒC gfe&i huomini deb 
bono con dolceza foportare edifeéh ÒC 
letéptatione de proximi ÒC non exafpe 
rargli ÒCdifperargli come cicófiglia lco 
Paulo dicendo ad Corinthios dobbia 
mo noi più fermi ÒCperfe&i foportare 



lainfirmita degli I fermi fpirituali ÒCno 
piacere a noi come cinfcgna xpo clqua 
le no folamcnte foporto g cópailione 
ma porto per paffione ipeccati noftri i 
fulla croce- Voglio adunche dire che il 
zelo della iuftitia fidebbe tépcrare con 
mifericordia come cimoftra xpo incio 
che poi che hebbe detto- Beati qui efu 
nunt ÒCfmunt ìuftitiam cioè g fcó ze* 
lo fugiugne beati mifericordes ÒC c-So 
pra laqual parola dice una chiofa « Lu 
me delia ìuititia e mifericordia ÒC zelo 
di ìuftitia fanza mifericordia e/furorc 
ftolto òC come ciecho faettatoce ìlqua/ 
le credédo ferire ÒC uccidere una beftia 
uccide lhuomo • Hor coft molti uolen 
do o credendo ferire ÒC correggere ìlui 
tio dellhuomotuccidono lamma del/- 
peccatore con la faetta della lingua np 
henfiua ÒCmordente- Anche che lacor 
reptione fidebba fire con compadrone 
moftra idio quando dice g yfaia uolé/ 
do percuotere ìlpopolo degiudei g cer 
ti peccati- Hcu contolabor de hoftibus 
meis ÒCmdicabor ÒC c- Ecco che có afte 
éto dipiatofo padre ÒCpiange ÒCgcuote 
ÒC coli leggiamo che xpo piante fopra 
lacipta di yerufalé laquale doueua giù 
dicare già tua fcognofcéza fiche g que 
fto uuole cóchiudere che laiuftitia no 
fidebba lafciare ma dcbbefi fare con co 
pa (Tione ÒCpietade-Et go dice fco Gre/ 
gono che xpo lafcio cofi laidaméte ca 
dere ilprincipe degli apoftoli Piero g 
che egli fapeffi hauere mifencordia de 
peccatori fopra equali lofece principe 
ÒC rettore- Et go anche dice cf> ladeftna 
ftione del fcó zelo debbe ardere nello 
oleo della mifericordia • Et per certo 




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diterminano efci che chi no fa riceue/ 
re lacorrepcione no lafcia fare • Ec pofi 
conuerrebbe amolci prelati del tépo di 
hoggi che fulTmo deporti ÒC humiliati 
come filegge dicerti monachi che ha/ 
uendo uno prelaro idifcreco ÒC crudele 
lodifpofono ÒC fecionlo pcerto tempo 
ftarecome fubdito ÒCtrattorólo molto 
afpramente ÒC poi redimitogli lufficio 
glidilTonO'Hor ecco fe ftato un pocho 
alla fcuola della difciplina penfa ÒC co 
fiderà come debbi trattare glifubditi 
dolcemente fe non anche prouerrai lo 
ftato de fubdiri fiche p quello uoglio 
dire che eprelati no deobono efiere cru 
deli:ma manfueti ÒC humih ÒCtrattare 
cfubdi ti come uorrebbono efferetra/ 
ttati eglino fe fuflfino fotto fignore fe 
códo quel detto della fcriptura che di 
ceutellige que funt proximi ex te ipfo 
& qllo altro di Iob:uifitis fpecié tuam 
no peccabis pie quali parole no uuole 
dire altro fe nó che penfando lhuomo 
fe e inalcrui tratti ghaltri come uorreb 
be efTere trattato egli- Di qfta materia 
parlando Senecha dice euitiiòCedifetti 
della anima fono datrattare come lein 
firmica del corpo cioè con più leggieri 
medicaméto ÒC rimedio che fare fipuo- 
Et feo Ambrofio dice più gioua lami/ 
te 6C dolce correptione che laturbuléta 
accufatione pero che qlla induce auen 
gognia ÒCconpunttioneòCquella inde/ 
gnatione ÒC difperatione-Et po dice cB 
lacorreptionefidebbe fare co traquilli 
tade non con ira po che come dice ilfa 
uio lira ipedifce lanimo che no può ue 
dere lauerita-Et po anchedice fcó laco 
poche lira del Imomo no adopa iufti 



tia Idio cioè che pògniamo che giudi/ 
chi giufto pur no giudica giuftaméce : 
poche gi udica p animo ÒC per uédetta 
ma idio come dice lafcriptura giudica 
co tranquilhta«Et po chi ha acorregere 
ÒC riprehédere debba efTere mafucto ÒC 
ifegno dicio gligiudici quando debbo 
no dare alcuna fentétia fiuuole laragio 
ne che ladieno afedere-Onde leggiano 
di Diogene philofopho cheeiTcdo offe 
fo dal feruo fuo figlidiiTe-Se non fufle 
che fono turbato io farei dite uédetta 
fiche come diiTe Valerio : manzi uolfe 
lafciare lauédetta quàtunq$ giufta che 
farla co ira temédo dino excedere ilmo 
Hor cofi dico ficouiene fare cioè tace 
re ÒC nó riprehédere ne correggere qua 
do lhuomo fifente turbato o quàdo fé 
te turbato quello che ha offefo po che 
allhora no riceuerebbebene lacorrepri 
onerexemplo dicio habbiano 1 quella 
Abigayl della quale fidice 1 primo re/ 
gum che uolendo riprehendere Nabal 
fuo marito pche haucua turbatoòCpro 
uocato dauid:uedédolo furiofoòCcbro 
findugio ifino alla mattina che hauef 
fi ifmaltito iluino-Et allhota loriprefè 
òC fecelo cognofeéte ÒC poi anche colla 
fua humile ÒC difereta locutione ricoci 
lio Dauid turbato- Hor qui farebbe af 
fai copiofa materia aparlarc del picolo 
del ira ÒC del bene della manfuetudine 
ma perche neparlai più picnamere nel 
libro che io feci della patiétia baftì qui 
quel poco che detto ne in brieue p mo 
ftrare quello che lacorreptione fideb/ 
be fare con dolceza òC fanza idegnatio 
ne- 

([" Anchora come a ben correggere & 



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richiede grade diferetione SC modeftia 
SC zelo ordinato -Capi «xxxi- 
HTT in fóma polliamo dire che agiti 
^1 ftaméte correggere {inchiede fom 
ma diferetione cioè che debba penfare 
chi uuolqcorreggere SCriphédere altrui 
Iodato SClacoditione fua SCanche di co 
lui ilqìe e dariprehédere SCcofi penfare 
icio tempo SCluogo SCmodo SCcagione 
SCpenfare laquàtitaàCqlita delle parole 
che dire glicouiene: fiche uolendo cor 
reggere ÒCraccociare no guadi- Et pero 
come dedro e folo idio può qfto uficio 
bene ìfegniare- Siche ciafcugpche ha a 
reggere SC correggere altrui debbecon 
Salamone domàdare da dio fapientia 
colla qle po(Ta degnamete ÒC giuftamé 
te giudicare - Maximaméte e/bifogno 
gràde diferetione Iciochealcua uolta fi 
còuiene che lacorreptrone fifaccia ì pu 
blico SCalcuna ì fecreto fecondo laqìi/ 
la.delle colpe» Onde qlla parola che dif 
le xpo cioè- Si pecca uerit l te frater tu/ 
uà argue cu inter te SCipfum folii : finte 
de delle colpe occulte ma delle publice 
ftdebbe fare publica correptione come 
dice feo Paulo a Timotheo cioè pecca 
ti corà omnibus argue ut cetcri timore 
habeant tfiche g ilbene comune non fi 
debbe curare ilpaflore della uergogna 
duno che per fanare come uegiamo tu 
&o elcorpo fafligge & punge alcuno 
mébro particulare- Et go dice feo Yfi 
dero emanifeft i peccati no fono da pur 
g w co occulta correptione anzi fideb 
he fare i publico : fiche lacorreptione 
delluno fia eméda SC fatiffatione degli 
altri-Debbefi ancora confiderare lolla 
to della perfona che debbe elTere corre 



pta cioè che fe egli e/anticho SC ì flato 
di degnita cóuienfegli parlare più dol 
cernete fecondo che cicófiglia fcó Pau 
lo dicendo a Timotheo- Seniore ne in 
crepaueris fed obfecra ut patré-Bene e 
uero che fe lacolpa furti molto inorma 
puolTegli SCdebbafegli parlare con più 
ìfdegno come fece Daniello a quello 
rio facerdote SC giudice elqualeuoleua 
ingiù ftamen te giudicare Sufanna*On 
deghdiiTe Inueteratedierù maloruSCc- 
Et cofi xpo ephanfei SC facerdoti gche 
erono obftinati ne mali SC erano igàna 
tori delle genti fempre riphendeua co 
molta aufterira minacciandogli SC ma 
ladiccdogli SC iprecando loro più guai 
fiche in certi cali ficcnuicne moftrarc 
gràde modeftia come cifegna feo Pau 
lo dicédo- Seruii dei oportet eiTe patic 
rem cu modeftia SC correptione SC c -SC 
alcuna uolta ficouicne dimoftrare gra 
de zelo SC accenderfi contro cpeccatori 
come fece xpo qndo caccio emercatan 
ti del tépio che gitto arerrajeméfe SCco 
gràde femore caccio cmercatàti fuori • 
Onde allora edifcepoli itefono elTef g 
lui fcripta qlla paroladel pfalmo:zclua 
domus tue comedit me SCacofi acceder 
fi contro a fimoniaci SCcacciarli con fu 
ror- Induce fcó bernardo papa eugenio 
SC dice . Accédafi ilzelo tuo cotro qfta 
peftilétia attéde lituo maeftro xpo che 
no aparechfa lorechie audir leloro feu 
fe ma ilflagello daferire ma lacagione 
no tace dicédo che della cafa del padre 
fuo haueuano faéla fpilóca di ladroni 
Temino SC uergognifi qfti malade&i 
del uolto tuo turbato uededofi più dif 
poftoarifiutarcSCgittarelapecunia cfS 




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ariauerla SCgeneralmere come richiede 
laqualita de delinquati fidebbe fare la 
reprehéfione poche ueggiamo cB fono 
alcuni difi nobile cuore che meglio SC 
più tofto ficorreggono co lieui parole 
che co afpcre SC g cótrario fono alcuni 
quafi obftinati fiche e bifogno che qfi 
tìiuomo gligcuota con pungete parole 
come deéto e che fece xpo a pharifei SC 
come fcó Scephano dicendo a giudei 
Dura ceruice SC in circucifis cordibus 
Vos femg fpiritui fcó refiftitis SC c-Et 
go dice fcó Auguftino che come emi 
gliori fono qgli che correggono g dol 
ceza cofi fono molto più ì numero que 
gli che fimuouono ÒC mutófi pure con 
paura- Et go dice fcó Yfiderotchi con 
dolce parole non fi può correggere più 
afpramente e/ danphenderlo come fe 
códo lacura di medicina ueggiamo cf> 
có dolore e bifogno che fi taglino lemé 
bra che g altro leggier modo curare no 
fipoffono SC cofi come nó fana elcieco 
có qllo rimedio che fana elcalcagno 5C 
una certa cofa a una ifirmita gioua SC a 
una altra nuoce SCcome uno leggieri fi 
biliare ecauagli mitiga ÒC dileda SC eca 
ni prouoca: cofi una medefima corre/ 
ptione ha diuerfi effecli fecondo laqli 
ta di qgli che gliriceuono - Et go come 
dedo e i qfto ado fingularee/daricor 
rere a dio gche lui folo può infegnare « 
Et quanto e ilzelo g ilquale lhuomo fi 
debbe muouere acorregger moftra fcó 
Bernardo SC dice: iltuo zelo e/che ifor 
mi lauerita SC ifiàmi lacarita fermi cer 
ta fcientia re&^a lacófcientia fia feruèV 
te SC circulpedo gfeuerante SC inuinci 
bile«Ec qfto dille uedédo come dice lo 



ajtoflolo » Molti hano zelo di dio ma 
nó fecondo fciétia cioè idifcreto-Que 
fti fono qgli che uolgarmcte fichiama 
no huomini beftiah SCfanza capo cioè 
có rabbia di fiera uolendo diuorare no 
correggere epeccatori fiche uitugando 
gli SC nó amonendogli fimoftrono ni 
mici SC quanto e 1 loro euacuàno ilgiu 
dicio di dio goche uolendo ogni dife* 
do qui punire nulla uogliono riferua 
re al futuro giudicio nó confi derando 
che come xpo diffe ilpadre ha cómefTo 
ogni giudicio a xpo-Nó dico pero che 
quegli che fono in fuo luogo nó debbi 
no giudicare punire SC correggere dif/ 
cretamente ma nó finalmente fi come >; ^ 
fcripto c/ quegli debbono dare luogo ^ h 
al timore dello altixTimo fignore-Que 
fti pare che habbino luficio del diauo 
lo cioè che pureditormétare SCdaflig 
gere SC di loro bocca non efee altra co* 
fa fe non quella crudele parola de giù 
dei cioè : crucifigge crucifiggeSC fimi 
le altre parole fiche laloro peiTima lui 
gua e/ come coltello in mano duno fu 
riofo • Onde etiamdio ephilofophi co 
nobbono che lacorreptione fidebbe fa 
re con dolceza : onde etiamdio Tullio Pf^x 
dice • Dognintorno fono dapuntellare 
SC foftenere quegli che fono difpofti a 
cadere SC cofi fono danzare fe fono ca 
duti SCdafafciare SC medicare fono que 
gli che fono feriti SC percoffi SC non da 
cófondere SC fare disperare per nuouc 
ferite di correptione crudele . Et come 
dice beato Dyonifio : eciechi dellani/ 
ma come quegli del corpo fono dagiu 
dicare SC non dafFarne altro fenó kap 
pare SC cader* Queftx che hanno cofi 



furi ofo 5C acccfo zelo fono ùmili aque 
A gii che uogliono rachonciare lepadelle 
ueclue accioche j> racchonciare uno j> 
tugio pcuotono col martello&Crópono 
ludo itorno cofi qftì p corregger uno 
piccholo difedo cégono Ù crudele mo 
do che fàno cadere i maggiori - Come 
adunqs leuafclla materiali no fidebbo 
no raccenciare co magli :cofi lamine 
che fono uafella fpuali no fidebbono 
rachonciare pure co gcolTedi battiture 
-gCdi iprogii-Q uefti correptori fono fi 
mi li a uno ftolto del qle fidicfc-amodo 
di fauola efi uolédo uccidere lamofcha 
laqleuedeua in capo duno fuo amico 
uolendola gcuotere col coltello uccife 
lamico- Hor cofi molti fotto pteft o di 
correggere uno piccholo difetto dàno 
tali colpi di ligua taglière cS uccidono 
lanima di chi comifle ìldifedo- Que^ 
fti anche fotto protetto di dare medici 
na dàno ueleno 5C come gigari paflado 
j> laturba molti necoculchano ÒC fàno 
tìifertare lanime grauide de fri pponi 
meri p lapflfura delle graui reprehéfiO 
tìi ^are che I Belzebù pricipe de demo 
nii caccino edemonii cioè per cacciare 
uno piccholo difedo fanno cadere nel 
maggiore accioche exafpando troppo 
qgli che hàno fallato glifàno cadere in 
odio SCi altri mali afTai fiche peggio e^ 
lerrore di poi che qllo di prima- Molto 
certo debbono attendere emedici fpua 
li lexemplo de medici corporali indo 
che molto temono efi laloro medicina 
g laqle itendono dare fanita no uccida 
molto anche e dafare della crudele giù 
ftiria di molti che p non allentare uno 
|)Ocho iluigore della giuftiria fono dif 



podi fare perire tudo-Ma quefìo zelo 
fpelTe uolte uiene da uana SC fuperbaSC 
paza gloria &C accioche per fariirepu/ 
taregiufti percuotono igiuftamcnteòC 
etiamdioepropinqui fi gliuoli per pie 
choli difedi - Come leggiamo di mol 
ti antichi romani^C tyramni che p mo 
ftrarfi molto terribili SC crudeli uccifo 
noetiadio efigliuoli 5C epropinqui pa 
renti perpiccholi difedi -Hora aliai 
dire fipotrebbe amoftrareche efapien 
ti huomini equali riprehendono a mo 
do di dodi medici lìpurghono emali 
homori equali guaftono ebuoni SC ax 
modo de faui 5C buoni ortolani ìfuel^ 
ghono ellolglio ÒClamala herba che 
non guadino labuona fementa-Et per 
certo dobbiamo tenere 5C credere che 
chi non fa perdonare ÒC diffimulare fe 
cretamence non fa ne può punire giù/ 
ftamente- Ma come dedo e/ folo idio 
può qfto bene infegniare ipero che du 
ra 5C difficile cofa e tenere elmezzo fri 
elzelo accefo ÒClacompafTione fiche co 
me lacolpa e/ilzelo indifereto cofi no 
minore e laremifffone 6C lanegligentia 
onde pero dice fcó Bernardo- ISó cruc 
ciarfi di quello che ficonuiene cruccia 
re SC non riprehendere t/ colpa 5C cofi 
turbarfi più che non ficonuiene e< pec 
caro ma pure comuneméte più foffen> 
de per remiflìone 6C negligentia che g 
zelo • Anzi del zelo di dio non cirefta 
quafi méte fiche male cambio gliren/ 
diamo icioche egli reputa fado a fe \t 
igiurie cB riceuiamo noi come moftra 
qndodifTea SaulorSaulo Saulopche 
mipfeguiti efTendo tu gfiofo i cielo 5C 
noi lelue igiurie no curiamo: ondego 

lù 



Si 




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3ice fco Hieronymo - Hor ceco che ca 
bio rendeuano al nro fignore yBu che 
muédo alle fua fpefe no deliriamo del 
le fue Igiurie: conciofiacofa che cudo 
di ueggiamo che uatfalli ÒC fubditi de 
tyràni del mondo fimeftono in gdere 
lanima ÒC elcorpo g uendicare lemgiu 
rie di qfti loro fignori - Etfcó Ambro 
fio dice:lenationi degli aduecfarii no/ 
ftrigfeguitiamocóodio iplacabileòC 
a inimici di dio porgiano lamano beni 
gna cioè facciano loro honore- Chi e/ 
adunche uero feruo di dio ÒC figliuolo 
ha g nimicho enimici di dio ÒC g ami 
cho gliamici come moftra chehaueua 
Dauid dicédo • Non ne qui oderunt ce 
dne odio oderà ÒCfug inimicos tuos ta 
befcebà òCanche iniquos odio habui ÒC 
c -Hor g qfto uoglio dire cB qfta negh* 
gétia ÒCtepidita e fegno di nulla o poca 
carità di dio- Cofi anche polliamo dir 
cB e molto dano de fubditi gche no fo 
no correpti i qfto giudicio humano fie 
no poi più grauemece giudicati nel giù 
diciodiuinoondego fco Auguftmo 
nella regola piando della correptione 
fraterna ÒC come etiàdio li riligiofi deb 
bonoaccufarelunolaltrocon a&o di 
charitadice-Non uigiudicate maliuoli 
ma manifeftate locculta colpa del fra/ 
te accioche no crcfcha ÒC corropa glial 
tri anzi alloro fiate maliuoli ÒC rei fe il 
fratello uoftro ilqle accufando potete 
corregger tacédo lafciate gire- Et pone 
tale firnigliàza cioè che fe ilpximo ha 
uelTi una occulta ferita SC piagha la qle 
£ uergognia no uolefli moftrare al me 
dico ÒC lafciaififi manzi morire: gride 
mifericordia farebbe chi glielefacelfe 



moftrare g forza ficS fuffe curato ÒC ci 
parte:6C crudele cofa farebbe atacere ÒC 
no farne motto peroche i quefto cafo 
e/lhuomo reo della morte del £XÌmo 
fecondo qlla fencentia che dice che chi 
può foccorrere a chi e A gicoio di mor 
te ÒC ndghfoccorre fipuo due che lhab 
bia uccifo • Hor per qfto exéplo uuole 
argométare ÒC conchiudere che molto 
più e peccato no manifèftare ÒC curare 
accufando o riphendendo epeccaci de 
pximi equali ÒC fe ÒC altri iduchono * 
morte esterna- Et coli g molti altri nf* 
pecti ÒC fimiglianze pofiiamo dire che 
qfta negligerla dicorreggere e rea ÒC gi 
colofa indo che ìlprelato rimefTo ÒC ne 
gligece e/come nocchiero ÒC redlore di 
naue dormigliofo al tempo di tempe* 
ftade ÒC come fpeculatore ciecho ÒC ba 
ditore muto - Et pero ìlprelato cofi ri* 
meiToe/ ÒCdefcripro afumigliato&dz 
pinétoì forma di uno figniore dormi 
gliofo ilquale dormendo infilila cathe 
dra agomitello filafeia cadere ilbafto* 
ne della fua propria mano- Et cofi an* 
chorae/ comparato ÒC aflìmigliato al 
lo agricola contadino pigro locui pò* 
dere ÒC campo rimane inculto 6C gene 
ra pure ortiche ÒC fpine òCcofi come di 
fopradicemo de predicatori fono que 
fti prelati come cani muti che non pof 
fono latrare ne abbaiare ÒC non ficura 
no ne apprezono che elupi infernali ÒC 
maladeéii diuorino legreggie alloro co 
mefTe - Hora per quefto & altre fimi* 
glianzeòC parole affai pone ÒCra conta 
lafcriptura ilpeccato de padn ÒCprelati 
ftolti ÒC negligati equali uedédo anega 
r ifubditi nelle acque delle delicatéze o 



Ufo* 



cadere nel fuocho delle concupikemie 
taciono òCno gridano ÒC no gli corrego 
no non p tirargli per ecapegli cioè per 
no riprendergli un pocho 8C p non co 
triftargli-Ma in fóma qfto e/dapenfar 
che chi ha affare qfto offitio no debbe 
prefùmere difuo fenno o bontà poche 
g uerita come detto e mutare 5C corre/ 
gerclhuomo e/ppriooffitio di dio fi 
che come dice loecclefiaftico: nefTuno 
può correggere cui egli difpregia perle 
predelle cole anche fimoftra chi bene 
guarda laftoltitia ÒC lapuerfita di qgli 
eqli odiano chi gliriprehide poche co 
me e detto mutano ìlgiudicio humào 
nel diuino ÒC etterno 5C po dice lafcri/ 
ptura chi odia lenphéfioni morra cioè 
di morte di colpa òCdi morte eccerna ÒC 
po abene riccuere lacorrepcione di dio 
«degli huornini molto ciammonifce 
idio perla fcriptura onde dice ilpfalmi 
fta • Aprché dice difciplinà neqndo ira 
fcat dns ÒC o ÒC Salamone dice,- Difci 
plina dni fili mi ne abiicias ÒC feo Pau 
Io In difciplinà pfeuerate òcSalamone 
anche- Chi ama ladifciplina e fauio ÒC 
chi odia lacorreptione e/ftolto cioè g 
che come e/detto Idura ne mah òC poi 
ua alliferno ÒClecclefiaftico dice: lhuo 
mo prudéte no mormora qndo e corre 
pto òC ne puerbii fidice Riprehendi el 
fauio SCamerattirma lhuomo peftiléce 
lha p male ÒC loecclefiaftico dice ìlpec 
catore fuggie lacorreptione ÒC afua uo 
Iota cercha coperattione cioè uuole di 
re che fe excufa dicédo che tale utile fa 
qllo o peggio :ÒC cofi ne puerbii fidice 
più gioua lamicha correpcione al pru/ 
dece che ceto piaghe allo ftolco poche 



epuerfi difficilmente ficorreggono- Al 
tre moire parole ÒCexempli pone lafcri 
ptura per iiqli ficochiude lutili tadelU 
correpcione òC da parte di chi lafa 6C di 
chi lariceue ÒC cofi ilpeccato ÒC ìlperico 
lo di chi no ficura dicorreggere le può 
ÒC di qgli che della difciplinà ÒC della 
correpcione fiturba òCpeggiora ÒClepre 
dette tutte cofe bafti hauere detto del 
frutto della lingua che fare fipuo uer/ 
foilpximo- 

([ Del frutto della conffeffione de pec 
cati òC Iprima di due fpetie di cóffeffio 
ni rephéfibile cioè di qgli che Gfcufa/ 
no ÒC che fidifperono « Capi tu • xxxii 
(^f Eguica hora diuedere del terzo fru 
\7j tto della lingua cioè della conffef 
fione del peccaco g laqle facciano fru/ 
tto p rifpettodi noi accioche cóffefian 
do ìlpeccaco torniamo a pace ÒC a gri/ 
tia con dio come etto idio moftra per 
yfaia quando dice- Creaui fruttum la 
biorum pacem cioè uuole dire che per 
lhumile conffelTione laquale facciamo 
cólenoftre labbra feguita frutto dipa 
ce cioè che ilpeccacore p quello modo 
fa pace con dio lui laudando ÒC fc accu 
fando « Onde po alla Magdalena gcfc 
pubicamente piangendo nel conuiro 
moftro che era peccatrice di (Te xpo ua 
de in pace « Quefto anchora mof ira il 
pfalmifta qndo dice :iufti tia òCpax ob 
fculate fùt : dice et) poiché lhuomo fa 
di fe giuftitia accufando fe merita ha/ 
uere pace con dio- Et cofi anche perho 
dice « Vericas de terra orca ed ÒC iufh/ 
eia de celo profpexit - Qio uuole dire 
che poi che lhuomo ìlqle e detto terra 
contfeda lauerita corro a fe de fua mali 

lui 



m 



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Lagiuftitia di dio logiuftificha goche 
come dice fco Yfidero :incontanente 
che lhuomo fitcomincia accufarerinco 
mincia eflère giufto SC grande patte di 
giufticia e/cognofcere SC conffeiTare la 
fua igiuftitia ficB caco luhomo (la fug 
gecco alla diuina uircu quanco pfe fiue 
de infermo SCpeccatore.Quefto anche 
cinfegna Yfaia quando dice- Narra cu 
iniquitares cuas uc iuftificeris:g lequa 
li parole chiaramente ficonchiude che 
lhuomo accufando SCnarràdo lefua ini 
quicade diuenca giuftificato- Ma qui e 
daconfiderare propriamente parlando 
che laconfeflione fidebbe fare g modo 
daccufa cioè che lhuomo concependo 
odio contro afe Iquanto peccatore fac 
cuG dinàzi aluicano di dio come lhuo 
ino che ha odio córro elproximo filac 
cufa Sedicene male- Et fecondo quefto 
rifpecto dice fco Auguftino contfertìo 
ne e accufarionecon exacra&ione di fe 
medefimo cioè che lhuomo fe biafimi 
6C difpiaccia in quanto peccatore fiche 
porta dir col pfalmifta:iniquitaté odio 
habui SC abhominatus fum « Et perho 
a quefto intendiméto dice fco Augu/ 
ftino che penitentia certa no fa fe non 
odio del peccato con amore di dio :per 
lequali rude parole uoglio conchiude 
re che non ogni cóffeilione e a dio acce 
pta SC utile alconfitéte- Alla quale cofa 
meglio potrei moftrare : pongho SC fo 
diftinchone di diuerfe fpetie di coffef 
fione -Et dico che e alcuna conffelTione 
reprehenfibile SC alcuna comendabile- 
* 7 Lareprehcfibile 6C inutile ha fette fpe, 
tiecioe conffefltoneco excufatione SC 
confFertìone con dcfperatione SC conffe 



iTionefalfafanzaintenrione di corre/ 
ptione SCconffelIione fforzata per eoa/ 
ftione SC conffelTione con fuperbiaSC 
elacione SC conffeiTione co ypoenfia SC 
derifioneSCcóffeiTionecon iffacciamé 
co SC diflolucione-Ec dico alcuna coffef 
fione rea con excufatione cioè di que 
gli che no potendo negare ilpeccaco lo 
minuifchono quanto pofTono SC excu 
fano o per exemplo daltri peccatori c5 
hàno fafto quello- SC peggio non pen/ 
fando che come dice fco Ambrofio la 
moltitudine de peccati non excufa go 
ilpeccatore o che peggio e retorquono 
lacolpa in dio dicendo o che labelleza 
o la infirmita o altre cagioni o oportu 
nita che idio diede loro glifece peccare 
fiche g quefto modo ognuno farebbe 
excufato SC pure idio e accufato cócio 
fia cofa che gli dia SC profperita SC ad/ 
uerfita SC per tu<flo itenda che nediué/- 
riamo buoni SC no rei» Aquefto modo 
fiexcuforono eprimi parenti ci Oe fono 
Adam SC Eua : dicendo Adam adiola 
femina che midefti g compagnia min 
dufTc amangiare ìlpomo uietato : SC la 
femina dicendo ilterpente minganno 
quafi dicono a dio lacolpa e/ tua che a 
quefto cimedlefti.Hor cofi noi nati di 
loro quefto loro uitio feguitando ex/ 
cufiamo lenoftre colpe SCimponianlle 
a dio dicendo che laifirmita o altra ad 
uerfita o téptatione che lui cipermette 
cifa peccare no penfando che lui come 
dice lafcriptura cigmcdte forte tempra 
cione SC bactaglie accioche in effe uin 
ciamo K uincendo uita etrerna meritia 
mo:go che come dice fco lacobo: bea 
co e quello che bene porta latempcauo 



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ne pero che poi che fia prouato hara k 
coroni della uira come porremo puar 
per lafcriptura fcà che efan&i rudi per 
uarie teptationi prouaci uititono ÒCme 
riroronolecrerna corona-Come leggia 
mo di xpo & di fco Paulo maximamé 
te equali da mano mancha ÒC damano 
ricca cioè per infamia ÒCbuona fama ÒC 
per profperica ÒC g aduerfica feppono 
paflare Inocentemcnte fiche per uenta 
haucndo noi òC loexemplo ÒC lauica di 
xpo nelle noflre cempca rioni nefTnuo 
fipuo excufare dicadere in peccato po 
che come dice fco Ieronymo debile e/ 
lancicho nimico elquale non può uin/ 
cere fe no chi uuole effere uinco che co 
me dice fco Giouàni boccha doromul 
lo può eflfcre oflfefo cice quanto allani 
ma le non date medefimo - Ma come 
dice fco Gregorio- Vficaco uicio delhu 
manageneratione e/ Scadendo pecca 
re 5C negando ilpeccato ÒC poi cioè pure 
e conuindo excufando elmulnplicare 
ÒC cofi contro aqueftì iquali ritorquo/ 
no lacolpa in dio dice fco Hieronymo 
o prophana temeritade o fóma pazia 
Iodio della feientia di doppia ignoran 
tia condànate cioè che no fappia che fi 
fare ne fappia che ficómendare cioè cB 
habbia comandato cofa la quale obfer 
uare non fipofTa fiche pquefto modo 
iponete lainiquitade al giudo ÒC lacru 
delta alpiatofo laqual cofa pur fofpica 
ree/fomofacrilegiochi haueiTi fado 
non per darci falute ma per darci pena 
Moftrafi anche che quella excufatio, 
ne cioè non pocerfi guardare dal pecca 
to e falfo in ciò che quelli medefimi fa 
ftengono da certi peccati per paura o g 



uergogna humana-Onde molto più fi 
douerrebbonoòCpotrebbono abftene 
re per uergogna ÒC per reucrétia di dio 
elquale uede tud:o ÒC per timore della 
fua giufta fententia laquale dogni pec 
cato uuole uendeda ÒC dalla quale nef 
funo può appellare ronde pero egli giù 
ftamente filamenta per Malachia prò 
pheta ÒC dice-Se io fono padre doue e 
lhonore mio ÒC fe io fono fignor doue 
el timore mio: quafi dica io no truouo 
chi mhabbia riuerentia ne chi mitema 
ma pogniamo che alcuclo ÒC per cerco 
fia uero che lhuomo non fipolTa abile 
nere dal peccaco none/peroexcufaco 
peroche poi che uoluncanamente file 
gho inprima òC cadde ÒC per giuda feri 
rentia di dio fafto feruo del peccato co 
me diiTe xpo Ciche ildiauolo ìlmena co 
me uuole di uitio in uicio-Et pero dice 
fco Gregorio che quiui lhuomo g pf o 
pria uolunta inpnma cadde poi edam 
contro afua uolunta ricadde- Dicio an 
che parlando fco Giouanni boccha do 
ro pone exemplo de fubdiciequali be/ 
ne tipoifono fare ÒC porre alcuno re ÒC 
fignore fopra capo ma non lopo(Tono 
poi diporre afua polla- Hor cofi uuole 
dire eh lhuomo fipuo ben Cottomele 
re aldiauolo peccando ma non fi può li 
berare afua pofta- Et perche idio uolé 
rieri libera ÒC aiuta chi grida allui non 
e excufato ilpeccatore iperoche no gri 
da adio che lotragha di tanto pericolo 
come grida chiedédo aiuto ne pericoli 
corporali fiche altucto ÒC per ogni mo 
do ilpeccatore non ha nulla buona ex 
cufatione- Et pero uoglio conchiudere 
che laconffeflione che fi fa con excufa 




Veti! 



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'tione idio reproba 8C non accepta • Per 
contrario adunque chi fiuuole degna 
mente coffeffare Gdebbe accufare qua 
to può H imputare lacolpa non a idio 
ne alproximo ne asfptatore ma pure al 
la iraòCnegligétia fua ficfr femp dica pu 
re lacolpa fua ÒC non dalcrui 1 qnto fa 
re fipofTa fiche mai non dica tale perfo 
na mirurbo o inuito lamore o p altro 
modo mifece peccare: ma fempre dica 
io come ipatiente ÒC fragile ho male fa 
puro portare letentatione ÒC fono cadu 
to per mia colpa - Onde fcó Anfelmo 
dice che lacóffeflìone fidebbe fare con 
exaggerationeciocragrauare elpecca/ 
to ÒC biaGmarlo quanto fipuo co ogni 
circùftantia di tempo òC di modo ÒC di 
luogho ÒC di fcandolo che ufcito nefia 
ÒC per ogni altra uia quanto più fipuo 
dicendoli ÒC conffeflandofi peccatore 
degno dogni male • Et che cofi fare fi/ 
debba afimoffcra per quella parola cf> 
fu detfta a Iob cioè che chi fuffe bene 
pentuto direbbe:peccaui:ÒC ueramen/ 
te peccaui ÒC non ho tanto male quan/ 
to io fono degno ■ Sopra laquale paro 
la dice fcó Gregorio che chi firiputa ÒC 
lamenta deffere flagellato ÒC tribolato 
più che non ha meritato non intende 
bene che cofa e/peccato • Et pero Da/ 
uid conofeendo ÒC raggrauando ilfuo 
peccato diceua « Ecce in flagella para/ 
tus fum ÒC dolor meus i cófpe&u meo 
femper - Anche come conofceffc ÒC ra/ 
grauafTì ìlfuo peccato moftro quando 
fece quel pfalmo - Miferere mei deus 
ÒC c-Doue più ÒC più uolte ripete lafua 
colpa dicendo - Secundum multimeli 
nem miferationum tuarù dele iniqui/ 



tacerti meam SC poi- Amplius laua me 
ab iniquitate mea ÒCa peccato meomu 
da me 6C poi foggiugne ÒC diccTibi fo 
li peccaui òC malum coram te feci ÒC c « 
Cofi fece qùello figliolo prodigho di 
cendo al padre pater peccaui in echini 
ÒC coram te ÒC iam non fum dignus uo 
cari filius tuus ÒC e- Cofi anche faceua 
fco Paulo ìlquale ilfuo peccato quan^ 
tunche per ignorantia fad:o molto ra* 
graua dicendo - Io fu blaffémo ÒC con 
tumeliofo ÒC pfeguitatore della chiefa 
di dio onde non fono degno die(fere 
chiamato apoftolo ■ Et po anche dice 
xpo you uennein quefto mondo afal 
uare epeccatori elprimo de quali cioc 
maggiore io fono • Et certo quefto no 
era ìluero che lui fuflì elmaggiore pec 
catore peroche come deétoe/peccho 
g ignorantia ÒC non p malitia-Ma nien 
te dimeno p profonda humilita odio 
del peccato reputaua ilfuo peccato ma 
giorc che non era liche come ci uperbi 
Griputano migliori che non fono - Et 
pero come dice fco Gregorio abuona 
mente fapartiene di conofeere lacolpa 
etiamdio quiui doue non e/- Et cofi g 
contrario portiamo dire che amala me 
te fapartiene non conofcerla graue co 
me e/o negarla o minuirla àzi etiàdio 
quegli cfc tono pétuti uorrtbbono qua 
do fanza fcàdolo far fipotelTi efr ognu 
no glieonofeerti qllo cS fono ÒC anche 
P peggio come de&o habbiamo di fco 
Paulo che cofi publicaua ÒC accufauafi 
g peggiore che non era fiche come di 
ce fcó Gregorio quello che uuole mal 
fare ÒC non uuole effere riprefo ÒC non 
uuole che fifappia: moftxache egli 



amapiufechelaueritalaqleno uuole 
che fidica ne conofea contro afe - Et g 
contrario dice feo Bernardo che chi j> 
uerita e/ humile uuole effere reputato 
uile 5C no humile • Et percome dedo 
e faccufacon odio di fe come lhuomo 
co odio raconta leingiurie riceuute da 
altrui g fare conofcereòC reputare per 
rio quello che ha offefo • Onde contro 
aquello che difende ìlpeccato 6C excu/ 
fa dice feo Auguftino efi idio dice- Tu 
fefadodefenforedeltuo peccato co/ 
me uuoi che idio tenehberi - Onde ac 
ciò che egli reneliberi 5C fia perdonato 
re tu £ia accufatore - Et non folamente 
quefto excufare o/ nafeondere ìlpecca 
to e/grande iniquità ma pofliano dire 
che e grande ftoltitia peroche cocio fia 
cofa che idio ueghatudo come fóma 
fapientia SC uoglia perdonare tudo co 
mefomamifcricordia grande paziae 
celare lacolpa o in tudo o in parte poi 
che excufandola tacédo cicrefeie ÒC ac/ 
cufàdolafiamoabfoluticome pognia 
mo exéplo fe uno hauefTì adare auno 
altro mille fiorini ÒC uoleiTigliele gdo 
nare pur che egli glieleconffefTafli grà^ 
de pazia farebbe non uolergli coflefTar 
per eftere libero di quel debito 6C uole 
re più torto tacédo rimanere debitore . 
Onde fopra quella parola del pfalmo 
Iniuftitiam meà non abfcondi 5C ancf> 
Dixi confitebor aduerfume liuftitià 
mei dno SC tu remififti iniquitaté pec 
cati meùdice feo Auguftino felhuo/ 
mo faccufa idio lofeufa : fiC fe lacolpa 
conofee idio laifeonofee cioè perdona 
fiCquefto anche moftra Salamone qua 
do dice • Qui abfcondit federa fua no 



dirigetur : quiautConffeflus fuerit SC 
derelmquentea mifericordiam confe 
quetur- Onde pen£ando quefto Iob di 
ceua -Non parca ori meo dimidam ad 
uerfum me eloqum meu loquar i ama 
ritudine anime mee SC c » Sopra lequa 
li parole dice fcó Auguftino che idio 
dice perdoniamo al peccatore poi che 
non fiperdona egli ÒCexcufiamolo poi 
che lui faccufa-Et fopra quella altra pa 
rola del pfalmifta per laquale priegha 
fiC dice : Auerte faciem tua a peccans 
meis-Dice una chiofa che idio dice:le 
uuoi o/ huomo che io tiuolti lafaccia 
mia da tua peccati : hora laguarda tu 
con uergognia&C dolore 5C non uolcar 
mai tu lafaccia tua- Quefti tah equali 
nafeondono ilpeccato atfomiglia feo 
Gregorio al riccio 6C alla teftugine in 
che come quegli comprefi medono el 
capo dentro cofi quefti quan tunche co 
prefi nel peccato pure louoghonoceU 
re SC giuftificarCì - Ma non e/quefta la 
uia : anzi come fu dedo a Boetio chi 
afpeda lacura del medico e/ bifogno 
chefcuopralaferita-Onde per grande 
gfedione gridaua Iob che no celaua el 
tuo peccato qndo diceua> Si abfcondi 
quafi homo peccatum meù ÒC celaui 1 
Onu meo iniquitaté meà humerus me 
us a iundura fua cadat ÒCc-Per lequaii 
parole giura che non celaua lafua ì&i 
quita ma conffeifaua 6C anchora cotró 
aquello ilquale nafeonde ìlpccato dice 
Hofea prophetatabfconditu eft pecca 
tu eius dolori della parturiére glifopra 
uerràno Hor uegho che troppo £areb/ 
be prolixa materia fenuere cloche dire 
fipotrebbe abiafimare lexcuf adone de 



peccati 8C acomendare laccufaeione SC 
pero abreuiando uoglio dire che g nef 
iiinomodo lacolpa fidebbe excufare 
ne diminuire ma raggrauare 6C accufa 
re fe uogliamo confeguieare mifericor 
dia • Ec queffco pocho bafti hauere de/ 
éto qurconcro laexcufacione del pecca 
to maximamenre perche nel preceden 
te libro cioè da peccaci della lingua fe 
ci capiculo proprio SC fingulare della 
defenfione ÒC excufacione del peccaco 
SC anche difocco nel fequence capiculo 
direno più pienaméce della uircu òCdel 
la necertlea della conffertione reprehen 
fibile SC co defperacione come Fu quel 
la di Oy n SCquella di Giuda che dille 
peccaui cradens fanguinem iuftum SC 
poi Gdifpero ÒC impichofli per lagola 
laqle cofa come dice fcó Hieronymo 
più difpiaqs a dio che ìlcradimenco 6£ 
lauendica che fece di xpo « Per conrra 
rio adunche lauera.conflfeffìone debba 
effere facfla con fede 6C fperanza dhaue 
mifericordia. Ec pero dice fcó Ambro 
fio che mai non fece degna penicencia 
chi non fpero riceuere indulgencia • Ec 
fcó Hieronymo dice poi che lafcripcu 
ra dice che lecce uolce cade elgiufto in 
uno giorno ÒCanche firilieua 5Ccóchiu 
deG che non perde SCnon lafcia detfere 
giufto chi per penicencia fempre corna 
Hor qui farebbe copiofa maceria par/ 
lare conerò ladifperacione 6C moftrare 
come idio perdona uolencieri ÒC tudto 
a cudti 6C fempre • Ec pero indugia apu 
nirci per darci fpacio di penicécia « Ma 
perche farebbe quefta croppo prolixa 
maceria ÒC io in parce difopra nho de/ 
fto parlando della oracione cioè come 



dobbiamo orare con fidanza iperoche 
idio e più acconcio adare che noi ance 
uere 5C ha maggiore uoglia difarci mi 
fericordia che noi diriceuerla * Nó mi 
ftendo qui dirne più fe no che in fom 
ma dobbiamo cenere SCcredere cf> idio 
come fómaméce buono fommamence 
ha in odio ogni male - Ec pero e uolun 
tario corglierlo 5C perdonarlo pure che 
lhuomo loriconofca ÒC accuGfi-Ecque 
fto fimoftra ÒCpruoua pergli dedi de 
propheci ÒCper ededri SC exempli dello 
euangelio per equali di(Te SCmoftro cf> 
egli era uenuco achiamare non egi ufti 
ma epeccacori a penicencia SC che uole 
ua mifecicordia più che alerò facnficio 
SC uenne come paftore acercharelape/ 
cora ifmarrica SCariceuere co mifericor 
dia Macheo SC Zacheo SC Ladulcera SC 
Lapeccacrice SC Lodifcepolo che Ione 
gho SC Loladrone della Croce SC in fó 
ma dille che era uenuco aporre lauica 
per redempcione del peccaco • Onde g 
quella fua morce maximamence cofor 
ta ogni difperaco comare apenicenciar 
SC pero dice fcó Bernardo • Quale pec 
caco e fi a morce che nó ficogha per la 
morce di xpo • Gridono echioui:grida 
no leferice SC per laferica del fiancho fi 
moftra lamorcedel cuore • Onde pen 
fando cale rimedio SC rale medicina g 
neifuna malignica SCgraueza di pecca 
to mipofTo difperare SC pero anche di/ 
ce • Ecco pogniamo che io habbia có/ 
meiTo grande peccaco : turberaiTene la 
confeiencia cioè p contricione : ma no 
^perturberà cioè p djfgarione ipoclie 
miricordero delle ferice del fignòr mio 
elquale come die* fcó Giouanni ciha 



tanto amato che cilia lauato clal pecca 
to noftro nel fangue fuo- Hor cofi fco 
Auguftino parlando a idio padre dice 
Ragioneuolmente o Signore mio e^ 
tuéta lafperanza mia nel tuo unigeni/ 
to g me crucifixo ilquale fiede alla tua 
mano diritta SC priegoti g noi altrimé 
ti midifpererei gche tanti SC figràdi fo 
no emici langori ma molto e/maggio 
re latua medicina xpo benedetto pio 
cui làgore fiamo Canati SC già cui mor 
te fiamo reconciliati - Hor cofi potrei 
mo dire che laiuto della Regina della 
mifericordi i SC degli altri fancli ange 
li tucìi eqli come difopra e/defto idio 
ciha dati per aduocati SCfaiTi pregare g 
noi cidebbe confortare a penitentia òC 
toglie ogni triftfttà SC difperatione ma 
d/cjfte cofe porre excmplo per fingu/ 
lononinidiftendofeno che conchm 
do che fomaméte ha idio per male da 
chi bene in lui no ìfpera come moftra 
quando dice nello Apocahpfi alli ri> 
midi 5C crudeli :fia parte ftagno di fuo 
co « Et molto ha per bene da chi in lui 
fpera come moftra quàdo dice per eh 
pfalmifta.Quonià in me fperauit libe 
rabo eu : SCeripiaeu SC glonficabo eù 
K c « Et qfto poco da detto cótro alla 
difperatione- 

([ Di cinque altre fpetfe di conffefTio 
ni reprehéfibih - Capitulo • xxx Hi ■ 
•TT rAterzaconffertionereprehenfibi/ 
JU Ice fitta SC falfa fanza pentimen/ 
to SC fanza Itentione di correptione-Ec 
tale fu laconffelTione di Pharaone Re 
di cgypto elquale fentedo lepiaghe da 
dio come finarra nel Exodo perche te 



neuailfuo popolo contro lafua uolun 
ta mandaua Moyfe che nera capitano 
SC pretendeua edere pentuto SCdiceua: 
peccaui priega idio che cefi! lapiagha 
SC io tilafeiero menare ilfuo popolo co 
me uuoi ma poi eh alpriego di Moyfe 
lapiaga cetfaua SC lui tornaua in quel/ 
la prima dureza SC non uoleua lafciare 
ilpopolo di dio SC cofi fece più uolre i 
diuerfe piaghe « Onde pero allultimo 
idio Idegnato della fua falfita SC fittio 
ne logiudico SC induro SC cbftinato SC 
anego nel mare rofTocon molta gente* 
Hor cofi hogi aduienc amolti kioche 
effendo infermi SC tribolati pare che di 
uentino humili SC pentuti :ma fe lapia 
glia SC laifermita celTa diuentono pegx 
giori che prima fiche poi g giudo giti 
dicio di dio penfeono come Pharaone 
fubi tamente muoiono come difle xpo 
a giudei ne peccati loro- Onde di quex 
dotale fitto dice loecclefiaftico « Eft 
qui nequit fe humiliat SCinterioraeius 
piena funt dolo • Ciò uuole dire chi fi 
humilia aingàno SC co falfa intentione 
Di quefli tali affai exempli porre fipo 
trebbono di molti che fono periti per 
quefto ìgàno* Ma tanto quello fiuede 
g continua experiétia che no ciuoglio 
più perdere parole. Per contrario adii/ 
che lauera conffeiTione debba eiTerc co 
contritione SC intentione di correprio 
ne percioche come dice fco Yfidcro. 
Ilnfore SC non penitente e/ quello che 
pure uuole quello di che dice che fipé 
te SC ficonffeifa SC come dice fco Piero 
Quefto e come cane che ri torna aluo 
mito SC come troia che poi che e laua/ 
ta : Onuolca nel loto SC nella puza di 



CI 



{'tot/ut**- 




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Pai. E.6.2.7 



prima ■ Hor qui farebbe molta" copio 
fa materia aparlare conrro aquefta fai 
fita « Ma perche lamarena e/ dolorofa 
SCciafcunolapuouederetud-odi dna 
ramence o in fe o in altrui « Siche qua 
G nefTuno ficonffefTa ccn itentione ài/ 
più non peccare tfimcncpafTo qui brie 
uemente lafciando qfti falfi 5C fieli co 
fitenti al giudicio di xpo ilquale a tu/ 
&i epeccacori che egli abfolueua non 
daua altra penirentia fe no che 'diceua 
Va SC non uolere peccare più - Et pero 
dice feo Hieronymo cB no penfa idio 
quello che lhuomo fuma quello che 
eflere uuole «Ma pure quefto tanto mi 
pare neceffario di dire di quefto ricade 
re ftudiofamete I peccato cheKjuefti ta 
li fono tenuti quando ficonffeflbno di 
dire apertaméte che loro fono ricaduti 
SC quante uolte SC fe aftudio o g fragi/ 
lita fiche elconffeifore polTa conofeere 
laquanrita SCqualita della loro malitia 
SC iporre có degna penitétia come ueg 
giamo fecondo elcorpo che altra cura 
fa bifogno a chi ricade I infermità che 
a chi iprima cadde» Et come fecondo il 
giudicio SC laleggie fecolar^piu graue 
pena SC condànagionc merira chi ha ri 
ceuuta SC pmeffi pace doppo laprima 
ofFefa anche offende chi gligdono che 
non merita per laprima offefa • Et cofi 
ueggiamo per continua experiétia che 
cale huomo c/acconcio SC difpofto ag 
donare una giuria che lafeconda SC ter 

O m ~m" 

za uolta non può ne o uuole perdonar 
maximaméte quando e offefo da colui 
alquale iprima perdono • Grande adu 
chee/lapotentiadidio elquale fpefTo 
perdona : SC grande iuerita e/ lanofoa 



feonofecntia cofi ffacciatamente offen 
dcre elnoftropiatofo padre idio- On 
de di quefti tali parlando feo Paulo di 
ce che da capo crudfiggono xpo cioè 
perche ricadendo ne peccati perequali 
xpo uolfe elTere crucififfo SC perche xu 
pucano polluto cioè lordo SC uile ilfan 
gue di xpo nello quale fono fanéhfìca 
ti SC lauati poi che fi ìfpeffo ffilordono 
Lamifericordia adunche di dio come 
dice feo Paulo per elquale ciafpeóta SC 
uolentieri ciperdona cidebbe effere ca 
gione SC argumento di uero pentime» 
to SC non di ricadimentO' Et pero dice 
feo Profpero lapatientia di dio uera g 
laquale dispregiato SC negato pure per 
dona cidebba inducere acompuntione 
SC pentimento no con ricadiméto- Ori 
de 1 uerita giufta cofa e/che quelli che 
male ufano quefta mifericordia facciV 
no mala finercome g molti exempli fi 
truoua dimolti:SC per continua experi 
entia fpelTo ueggiamo SC prouiamo«Ec 
qfto tanto bafti hauere dedo della ter 
ria fpecie della reprehenfibile cofeiTio 
nercioe diquelli che ficonfefTono ama 
litia fanza pentimento SC proponimi 
ro dipiu non peccare - Laquarta fpecie 
diconfeflìone riprehenfibile fie g for# 
za SC coazione rcome tutto di ueggia/ 
mo nelgiudicio fecolare che molti ma 
landrini SC infami porti allacorda SC al 
tormento fono conftre<£h diconfeflare 
lacolpa quàtunq* occulta :aquefto ma 
do leggiamo in yofue che ancor copre 
fo g tòrte dhauer rubate certe cofe del 
la preda della cipta di Gericho quàdo 
ilpopolo di dio laprefe: laquale cofa a 
tutu era uietata per comandamento di 



Iofue diconfeflare clfurto-Ondc poi fu 
lapidato • Hor cofi hogi moiri nelgiu/ 
diciodelfecolo 5C delle religioni fono 
conftrettidiconfefTare lacolpa occulta 
Et pero che non fanno con carità ÒC con 
tritione non ne meritano abfolutione: 
ma dannatione- Alle predefte cofè dua 
fpetie diconfeffione fipuo conueneuol 
mente adadare laconfeflione dicerti in 
fermi equali quafi conftredi per paura 
dimorte o/indodh per paura diuergo/ 
gnia 5C delmale parere delle genti per 
non parere paterini o/comefono mol 
ti SC molte nelle religione che hanno g 
comandamento diconfeflarfi acerti té/ 
pi pur ficonfeflanotma non dicuore af 
fai fono dolenti deflère dicio cóftreéli. 
Onde quanto apreflo didio non fono 
abfoluti pero che non fono contriti ne 
pentuni onde dalcuno filegge & truoua 
che nelpunto della morte lìconfeflb ÒC 
pianfe ÒC parue pentuto :ÒC poi dopo la 
morte apparue ÒC difle che era dannato 
pero cheelfuo pianto fu più pertenere/ 
za diuederfi morire ÒC dilafciVire ebeni 
equali lui amaua che peraltra buona in 
tentione-Etpero fcó Auguftino mol/ 
to biafima ÒC pone in dubbio laconfef 
fione che fifa alpunto della morte pero 
dice che allhora lhuomo no lafcia ipec 
catirma ipeccati lafciono lui cioè gche 
non gli può fare-Et pero allega lafcrip 
tura che dice uiuo ÒC fano ticonfelTa- 
Onde diquefto chi findugia alla|mor/ 
te dice . Chi findugia a confeffarfi nel/ 
lo articulo della morte fegli neui ficu/ 
ro io none fono bé ficuro tpenitétia da 
re glipoflbrma non ficurta • Quefti an 
che comunemente parlando Cogliono 



fare laconfefTione diminuta cicé non 
direiltudo confiderando che comedi 
ce fan&o Auguftino grande infelicità 
e/dicolui che tudlo buono uolere pace 
amezo che chi uno peccano tace dmiu/ 
noe/abfoluto-Hor queftotucto diue 
giamo inmolti ufurai ÒC altri auan che 
alpunto della morte promettono diren 
dere ÒC poi fe campono non ne uoglio/ 
no far nulla:Etcofi molti che hanno 
guerra aquel punto dicono che perdo/ 
nano:ma poi fe fcampano uogliono fa 
re uendeéìa< Per contrario adumque la 
confezione del xpiano debba eflere fa/ 
fta fpontaneamente intera per rendere 
honore adio elquale come dice fanfto 
Auguftino intanto lhonoriamo inqua 
to ciacufiamo biafi mando lanoft ra ini 
quita ÒC laudando lafua bontà che eia 
foftenuti . Come adumque difopra e/ 
decto debbafi lhuomo confefTare con 
odio dife òCcon amore di dio - Et tale fu 
lapenitentia della magdalena alla qua/ 
le difle xpo-Remittutur ci peccata mul 
ta quoniam dilexit multum- Sopra la/ 
quale parola dice fàdo Gregorio- Che 
diremo noi che fia ìlpeccato fe non ru/ 
gine:ÒC che lamore fe non faoco-Tan/ 
toadùquepiuficonfuma larugine del 
peccato quanto ilcuore delpecatore ar 
de dimaggiore amore- Lacjnta fpetie di 
confeflione reprehenfibile fie con fug/, 
bia ÒC elatione-Et tale fu quella di Saul 
Re difrael elquale hauendo difubidi 
to a famuel potefice elqle glihaueua co 
màdato che uccidefle certi paganiòtillo 
ro beftiame ÒC egli gauaritia haueua ri/ 
ferbato il re uiuo p farlo ricoperare- ue 
dédo cfì goSamuel idegnato lopriuaua 

mi 



della degni ca reale dalla parte didioòC 
riprehendeualo ÒC minacciaualo mol 
to-Et egli poi che febbe affai excufaco 
uedendo che niuna excufacione gliua/ 
leua fi fi humilio fictmamenteòC difTe- 
Ben peccai: ma tudìauia tipriego che 
tu non mi uicupentma honori dinanzi 
alpopolo- Ecco adunque che bencofef 
fo ilpecca torma non uoleuo foftenere 
ne difonore ne pena-hor cofi hogi mol 
ti ficonfeiTano:ma no neuogliono fare 
ne riceuere alcuna perutéda fiche fe ad 
uiene che dopo laconfefTione fieno pe/ 
intendati o tributati dadio o da prelati 
filamentano fortemente ÒCreputanfi in 
gànatiòCgrauati daprelati equali gliduf 
fono acóteffare-Per contrario adunque 
come già e/deélo lacófefTione uera deb 
ba eiTere contanta contntione ÒC difpia 
cere delmale Cornelio che lhuomo non 
firipud mai tato punitoòCmbulato qua 
to egli e degno - Et tale fu laconfeilione 
di Dauid ilquale eiledo nprefo da Na 
thàpropheta daparte didio dello adul 
terio 5C dello micidio cogràde cótrido 
ne diffe peccaui-òC Tempre come glidif 
fe nelpfalmo fu aparecchiato aogni fla 
gello didio-Onde poi peldecto peccato 
eiTédo come idio gmilfe dalproprio fi/ 
gliuolo cacciato delreame ÒC g altri mo 
di affai tribulato mai none mormoro: 
ma femp fahumilio dicédo che anche 
era degniodipeggio-Et pero dicefalo 
Gregorio che lapena propriaméte da a 
cognofeere fe g uerita riconofeiamo la 
colpa fiche uuol dire che chi non mor 
mora della pena ficTra moftra che xico/ 
nofea lacolpa comeffa -ÒC cofi potremo 
porre exempli daltri molti equali hora 



mipafTognonefTere troppo prolixo» 
Et inuenta molto fono ingannati que/ 
fti tali che confeffano lacolpa ÒC no ne 
uogliono fentire lapena peroche cocio 
fiacofa che come dice fcó Gregorio do 
polonipotenteòCgiuftoidio niuna co 
fa fanza pena pattare poffa fiche e biV 
fognio che o lhuomo fipunifea facceli 
do degnia penitentia o idio loflagelli 1 
quefta uita o nellaltra mal cambio fan 
no difuggire lapena prefente laquale e 
brieue ÒC lieue ÒC utile a andare aquella 
dellaltra laquale e edlerna ÒCgrauiilima 
òCiutile:fiche feldànato piagnelTe ràdo 
che facefle li mare di lachryme no può 
pero ufeire dello inferno- Et cótro aque 
gli che l'ingannano dicendo che uoglio 
no innanzi fare lapenitentia in pur/ 
ghatoriO'dice feo Auguftino che quel 
la pena excetto che non e /edlerna exce 
de mirabilmente ogni pena i quefta ui 
ta daqualunque martire o altro tnbula 
to-Et queftoe/giufta cofa pero che di 
qua lapena adopera peruirtu della cari 
taòC della padentia co laquale fipadfee 
ma impurgatorio lhuomo ue per forza 
ÒC per neceffita- Auegnia che quefti tali 
eqli ficredono hauere purgatorio fpefy 
fe uolce ne uàno pure allo inferno pero 
che fuggendo lapenitentia ÒC ìdugiado 
alla fine muoiono p giudo giudici© di 
dio neloro peccati fanza degnia contri 
rione come per molti exempli fitruo/ 
ua dimolti equali lafcio per non dire 
troppo - Ma perle predette rude cofe 
uoglio conchiudere che eluero pentu/ 
to no fuggerma ama lapena- Et quefto 
fi moftra fando giouanni bocca doro 
quàdo dice laperfe&a penitentia cóftri 



gne ilpcccacore diuolentieri foflenere 
ogni pena onde fe inguriato SC grauaco 
anche ingiugne fe e/exafperato nfpon 
dedolcefee/puocato tace nelfuo cuo 
re e/contririone nella bocca cofeitone 
iC nella opera e/perfetta humilita SC fa 
diffattione-Et pero anche dice ^che dif 
ferencia e daluero alfalfo •penitente fie 
che quello peruerita fipenteo compre 
fo o non co prefo nelfallo piagne loffie 
fa didio SC egli contento dogni fua pe/ 
N òi * na SC uergogna- Ma quello che e/fitto 

penitente piagnie più lafua pena SC uer 
gognia quando e/confeffo che laingiu 
ria didio SC lofcandolo delproximo fi 
che p uerita aquefto modo pochi fono 
eben pentuti - Onde pero fihméta idio 
£ Ieremia propheta SC dice» Non e/chi 
faccia penitentia delpeccato fuo 5C dica 
o che ho io fatto- Cioè uuol dire non e 
chil biafimi 6C pianga quanto debba • 
Et g qfto rifpetto dice feo Auguftino 
piutofto truouo chi fcriue innocentia 
che chi faccia debita SC códegna penité 
tia-Pcrleqli tutte parole uoglio cóchiu 
dere che a degna penitentia ficonuiene 
& richiede che ilpeccatore più fidolga 
della igiuria didio cB dipena o diuergo 
gnia che egli habbia o afpetti delfuo 
peccato fiche pogniamo che ìlfuro o il 
micidiale fia menato a morte per lafua 
colpa debba nientedimeno più piagne 
re pche ha offefo idio pche egli ne con 
dodo amorte SC dogni pena debba effe 
re contento fi pamore della diuina giù 
ftitiaSCG fperando che v quefta prefen 
te elTere liberato della futura ti dirittu 
ra ladiuina mifericordia come habbia 
moexéplodelbuono ladrone ilqleper 



che ficonfelTo SC riconobbefi peccatore 
SC dirte che giuftamete patiua qlla ero/ 
ce t fu dalpiatofo xpo giuftificato SC fai 
uato- Nella fexta parte dico chee/con 
feilione con ypocrefia SC denfione cioè 
dimolti equali non riputandofi pecca/ 
tori nientedimeno fappiendoche fcrip 
to e/chelgiufto nelpnncipio e/accufa/ 
tore dife medefimo fi facufano SCcófcf 
fano fpefTo p efTere riputati fatti SC giù 
fti o dal confefTore o da altra gente che 
louede confe(Tare« Quefti altutto fono 
cótrarii alla uera cofelfione pero che co 
me difopra e detto lhuomo fidebba co 
feiTare con odio dife intendendoSC uo/ 
lendo dispiacere SC no piacere SC no ef / 
fere lodati : ma biafimati delfallo loro 
SC quefti fanno tutto ìlcótrario cioè cf> 
fibiafimano p efTere reputati SC lodati. 
Quefti come dice fcó Gregorio fico/ 
nofchono indo che fe altri gliriprehen 
de SC dice che fono peccatori fifene tur 
bano SC;fcufàfi SC rimbrottono qlli che 
gli riprehendono fiche come dice feo 
Bernardo quello cf> da fe fpptaneamé 
tecófefTonononuogliono nepoifono 
patientemente udire daglialtrnper con 
trario adunque iluero penitente fideb/ 
ba confelTare co humilta fi pfetta SC co 
tato amore diuerita cl5 uogha che ogni 
huomo locognofea p quello che eglie 
fiche in patiétia porta fegli ode daltrui 
quello che egli ha confettato jjfua fpo 
tanea uolunta« Tale fu lacofeiìione del 
publicano ilquale ftàdo dalunga SC no 
efTendo ardito dileuare gliochi acielo 
oroe SC diiTe • Propitius efto domine 
mihi peccatori: SC egli non nfpofe ne/ 
contradiiTe alfarifeo elquale nediceua 



m 11 




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Firenze. 

Pai. E.6.2.7 



) 



male ringratiando idio che no era pec 
cacore come egli» Ma come di(Te xpoq 
fto publicào fu giuftificaco SC fllfarifeo 
reprobato « Xpo adunque ilquale e/ue 
rica SC ha inodio ogni ypocrefia SC fidi 
one come leggiamo che egli dolce mé/ 
te riceueua epublicani epeccatori SC ma 
giaua SC conuerfaua con loro SC Tempre 
nprehendeua efanfei SC mandaua loro 
guai perche erano falG SC fidi SC fuper 
bi SC mai non uolfe con loro ne criegua 
ne pace- Et pero dice feo Auguftino cB 
più piace adio lhumilta nelle male ope 
re che lafuperbia nelle buone opere» Et 
qfto affai chiaraméte moftra xpo qua/ 
do diffe che fpublicài SC lemeretrice ci/ 
oe i quanto humilita precederanno ifi 
gliuoli cioè quegli che debbono elTcre 
figluoli come erano efarifei nel regno 
delcielo pero che in cielo no può entra 
re niuno fuperbotSC come dice Iob nel 
confpefto didio no può uenire ne copa 
rire niuno ypocrito - Grande inuerita e 
qftaderifione SCfchernoche queftifà 
no didio SC deconfeffori kio che elTi co 
fèifano peccatori geffere reputati SC re/ 
putandofi giudi « Ma quella derifione 
torna inloro dannaticne poi che della 
confezione laquale e/rimedio SC medi 
cina contro apeccati diuentono peggio 
ri faccendofi beffe di qfto fandhitìmo 
facramento - Et pero dice Iob che fimu 
latori SC callidi puocano lira didio - So 
pra laqual parola dice fcó Gregorio cf> 
auengha che ogni peccatore meriti lira 
didio pur quefti tali più loprouocào fi 
che uuoldire che idio quafi non fipuo 
cotenere che nongli pericoli SC percuo/ 
taafi grande difpe&o Grecha lalorofi 



dhoneSCypoerefia-Hcrcofi porremo 
qui anche dire che per altre diuerfe ma 
le intcntione fimacula SC uicupera que 
fto facramento della confezione SC in 
gannafi idio SC dannafi lhuomo come 
fanno maximamente molte maladedte 
femmine lequali focto protefto dicon 
feflarfi richiedono fpeffo certi preti SC 
confeffori equali male amano intende 
do più tofto dilordare fe SC loro dima/ 
le amore che dilauarfi cófeifandofi co 
dolore- Ma perche quefta materia e lor 
daSClaida lafciando quefte tale algiudi 
ciò didio più dicio dire nómi curo-hor 
cofi molti altri fecohn SC religiofi igà 
nano idio SC prelati cófeffandofi alloro 
fpeffo per giuftificarfi più che per pccu 
farfi SC g hauere labro gratia onde fic / 
no promifTì acerti uffici SC honoriequa 
li epfi defiderano * Nelia fettima par 
te dico che una confezione coniffaccia 
méto SC diffolud:ione cioè dcquegli eq 
li eloro mali publicaméce uanno dieen 
do SC plubicando come difperati uantà 
dofi demali elle hàno facti laqualcofa 
e/congràde difonore didio peroche pa 
re che rimpruouerino légune che fadte 
glihanno SC no fene potuto utndicare. 
Onde contro aqfto tale dice leclefiafti 
corno dire peccai che male nho-Efappì 
chelaltiffìmo e/patiente retnbuitore. 
Cioè uuol dire nontiuantare SC nonti 
credere rimanere impunito peroche ci 
giufto idio quanro più indugia più da 
graue fen tenda: fiche impollibile cofa 
e/che ìquefta uita o nellaltra no fia pu 
nito-Et pero dice fanfto Auguftino le 
taméte pcede ladiuina feueritarmapoi 
ricópefalodugiogdare magiore botto 



I 



Simile fententia dice fco Gregorio ex 
ponendo qlpfalmo deus iudex iuftus 
forcis ÒC paciens nunquid irafeieur per 
fingulos dies 5C c-Et cofi fcó Bernardo 
fiC altri molci idedti dequali qui no feri 
uo per fuggire prolixita ÒC perche qfto 
chi ben mira ueggiamo cudro di per ex 
perientia che quelli co£i fcialacquati ÒC 
ìffacciati peccatori ìdio gligudica dima 
la morte: fiche come dice lafcnptura- 
Illufores ipfe deluder • Cioè uuol dire 
che idio fifara beffe diquegli che fi fan 
no beffe diluì fra quali molto principa 
li fono quelli fuergognati che, fi cófef 
fono àzi fiuantano delmale che hanno 
faélo quafi fchernédo ÒC dendédo idio 
che no fe potuto diloro uendicare . On 
de pero molto dilor filamcta g Yfaia 
propheta dicendo peccatum fuum qua 
fi fogdoma predicauerunt ne abfcóde 
runt-Et inuerita quella cofefhone anzi 
denfione e/molto uituperola icio chel 
mifero peccatore Quanta di quello che 
fidouerrebbe uergognare ficB come di 
ce nellibro demaccabei lagloria delpec 
catoree/ ftercoòC uerminicioe dicofe 
puzolenti òC brutte- Onde aquofte tale 
dice idio per Ieremia £pheta tu hai fa 
&o frote dimeretrice ÒC no tife uoluto 
uergognare. Cofi anche portiamo dire 
che queflogloriarfi depeccati ÒC uàtar 
fi e/con grande fcadolo deproximi pe 
ro che come dice fcó Grgeorio glhuo/ 
mini più fimuouono ÒC aibene òC alma 
le pergli exépli che perle parole . Onde 
quegli che fi lodano depeccati fono ca 
gione che altri uicaggia fono tenuti co 
me principali ditudh que peccati equa 
li per loro cxemploòC detto commeiCi 



fono Jtercontrario adunque Iachiefa or 
dino chella confeflione fifaccia i fegre 
to per non dare fcandolo aproximi • Ec 
pero ìlfacerdote loquale ode laconfeffi 
one e/tenuto ditenere fegreto qllochc 
ode Ital modo; che per niuno fegno ne 
afto riueh lopeccato udito ÒC chi córro 
ario fa e/ reputato dalla chiefa peggio 
che paterino- Et quello poco baili dha 
uere de&o delle diuerfe fpetie t della co 
feifione buone 6C rie j. Perlequali tutte 
predette colè Ci con chiude che lauera 
confeltione debbe effere (incera ÒC aper 
ta conacufarione 6C : fanza excufatione: 
ÒC debbe efTere fedele ÒC cóifperanza di 
iemiflione fanza difperatione ÒC debbe 
eflére con intentione di perfetta emen 
da ÒC correzione ÒC debba efTere uolun 
tana fàza idugio ÒC coattatione ÒC deb' 
beeflèrefàtiffatoriaòC humiLe fàza eia 
none ÒC debba ertere pura fanza corrop 
ta intentione ÒC debba elfere fecreta la 
za ìaclantia òC publicatione » 

Comefingularmente abenconfefy 
f arfi fiirichiede grande uergogna ÒC con 
tritione- Cap • xxxv • 

perche fingularmente lauergo/ Vtlf i 
gniaòClacontritione lafaualereòC 
faza effa laconfef&one e quafi una fauo 
la òC una corteccia fanza midolla-Di q/ 
fta fantta uergogna ÒC contritione ho* 
ra alfine in quello capitolo-, alcune au* 
tori ta di fatti fugiungo Onde della uer ) { <st+ 
gogna fantta parlàdo Origene dice co 
li-prima opera difalute Gè guardarfi di 
fare cofa degna di confeltione :ma fare 
pure tali opere che idio leuoglia uede 
re : ma pure per che chome huomini 

miti 




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Pai. E.6.2.7 



alcuna uolea pecchiamo-Lafecoda ope 
ra e/ cofa che ci e/nece(Taria Gè uergo/ 
gniarci SC calare gliochi - Ec fco Ierony 
mo dice che fperanza difalute fie quan 
do dopo clpeccato feghuica uergognia 
Et fcó Gregorio parlando della uergo/ 
gnia 2tlla madalena dice cofi- Maria ma 
dalena per che Guergogniaua delle ma 
chic della fua lordura corfe allauarG al 
la foncana della mifericordia oche mol 
to fi uergogniaua diucderfì lorda den/ 
tro non ficuro della uergognia difuori 
fiche non lafcio per uergognia diuemV 
re apiangere nelconuito infra cancan ca 
gence- Perlaqual cofa fimoftra che co/ 
me dice fco Auguftino lauergogna no 
debba fignorcggiare Ù che faccia cacere 
ina defcriuere ÓC feguire laconfeflìone- 
Eccome dice'fcó Bernardo gran pazia 
c/di non uergegniarfi dicadere SC dilor 
darfi peccàdo 5C uergogniarfi dirileuar 
fi confettando- £c cócro aquefto fanno 
moki &C molce che fuggono deffere co/ 
nofciuci ÒC uanno aconfelTarG dilungi 
SC confeiTanfi fi uelace&coperce che no 
ficonofcono oche peggio&Cdicono ipec 
caci ingenerale fàza (coprire lecircuftà 
rie uergogno£c fi che fe uengono acon 
feiTarfi con dieci peccaci neuanno coun 
dia peroche e/ peccaco morcale ano co 
fertarfi inceramence 5C dimezare 6C ero/ 
ore lacófefTione come dice fco Bernar 
do:Ma diquefta incegrica della confef 
fione direno difocco più pienamence • 
Conerò aquefti corali parla fco Augu 
ftino nelhbro che fece della penicencia 
JiCdice^Voicheperuoinon uifforzace 
peccare per uoi «elfi 5C in uoi uiuergo/ 
gniace peroche lauergognia e/gran par 



teSCcagione della remi(fione«Onde per 
che lauergognia e/gràde pena cenami 
te dobbiamo cenere che chi fiuergogna 
per xpo e/degno della mifcricordia di 
xpo-Onde non ordino xpo ilfagramen 
ro della confezione peche egli non fap 
pia ipeccaci noftri fanza noftra confef 
fioe: ma ordinollo perche noi ciuergo 
gniaifimo ÒCper lauergognia mifericor 
dia mcricaflìmo: Siche per quefto fi co 
chiude che quegli che fuggono deiTerc 
conofeiuci non fono ben pentuci 5C ab 
foluci- Aquefti coeali farebbe dapredx 
care SCmoftrare che fegli cernono lauer 
gogmapreféce bene douerrebbono più 
temere lafurura pero che in quello giù 
dicio ogni cofa òC colpa fia nuda SC ap/ 
ta atu&i come moftra iddio quàdodi 
ce alpeccacore per Naun propheca io ri 
uelero lecua uergognie nella faccia tua 
SCmoftcrro allegenri lanudica cua-Ec le 
remia propheca conerò aquefti cali di/ 
ce efieno confufi uehemencemence pe 
ro che no péfano dello obbrobrio fem 
picerno che mai non uerra meno- Qua 
to e deldolore dobbiamo fapere che co 
ciofia cofa come dice fco Gregorio lo/ 
dolore procede dallo amore: u che ran 
to duole lhuomo della cofa pduca qua 
to lamaua poffeduca-Conchiudefi che 
concio fia cofa che fecodo ordine dica 
rica più dobbiamo amare iddio c5 noi 
ftefli o qualunque alerà creacura SC do/ 
po iddio più laima che elcorpo o alerà 
qualunque cofa più dobbiamo piange 
re 5C dolere dhauere perduco idio 5C la/ 
nima noftra peccàdo che dinullo alerò 
danno Onde pero fcó Auguftino biafi 
mando 5C deridendo lodolore elpianto 



che fifa 4C moftra per lamore corpora/ 
le degli amici SC deparéti dice cofi- Ho 
ra hai tu pietà o nulla o fede o/xpiano 
eh piangi elcorpo ode fe partita laia &C 
no piangi lanima onde e/parti to idio • 
Et poi fubgiugne- Veramente e/quella 
che non fi teme cioè partimcnto didio 
dellanima «Et gche molti fifeufano cf> 
hàno elcapo duro ÒC non poiTono pian 
gere fuggiugne 5C dice • Sappia che col 
pabil mente e/duro&Cduramente colpa 
bile colui eh piagne òcUchryma lamor 
te del parente fuo K non piagne lamor 
te dellanima fua- Perle qli parole uuole 
cóchiudere che ìldolore della cótritióe 
debbe excedere ogni altro dolore tem/ 
porale fiC corporale-Onde p uerita qfto 
dolore non tipuo porre fimiglieza per 
fe&arma tu&auia fene pongono alai/ 
ne fimihtudine:come e/del dolore del 
la morte dello unigenito & come e/del 
dolore delparco- Quanto alprimo dice 
leremia alpeccatore luéiù unigeniti fac 
nbi amarum plantum- Quanto alfeco 
do dice ilpfalmifta ibi cioè nelcuore co 
trito dolores ut parturientis-Sopra al/ 
laquale parola dice feo Gregorio cB co 
uenientemente lodolore delparto in pe 
ro che come nelparto fimette fuori co/ 
dolore quello che Ci concepette co amo 
re«Cofi ilpeccatore contrito getta fuo/ 
ri perla confefTione quello che male co 
cepette condileéìo 6C conamore- Et fo/ 
pra aqlla parola delpfalmifta p laqua/ 
le dice cibabis nos pane lachrymarum 
Kpotum dabis nobis i lachrymis 1 me 
fura-dice che ciò uuol dire che fecondo 
lamifura della colpa bL deldanno deb/ 
baelTerelamifuraòClaquahca deidolo 



re 6C delpiato:bene e/ uero che qfta pa 
rola polfiamo intendere SC confiderare 
che quefto pianto ÒC dolore non confu 
ma :ma nutrica lanima 5C diletta come 
ileorpo fi nutrica delmangiare &C delbe 
re:che fe quefto no fulTe ogniuno mor 
rebbe 6C fi confumerebbe inquefto pia 
to<Ma come dec&o e/lomifericordio/ 
fo idio mefcola tata dolceza difperàza 
dhauere mifericordia 6C della pace che 
lanima fene fente fare ÒCriceuere co dio 
che più fidilefta piangendo per contri 
tione che non fa mangiando o beendo 
corporalmente - Onde pero dice fàfto 
Gregorio che poi che per lunga amari 
radine didolore larugginedelpeccato e 
purgata nafee 5C uiene nellanima una 
fidàza dhauere pace 5C mifericordia la 
quale mirabilmente laconforta & dile 
d:a- Et quefto affai chiaramente lopfal 
mifta uuole moftrare quàdo dice - Se/ 
cundum multitudinem dolorum meo 
rum in corde meo confolationes tue le 
tificaucrunt animarn meà-Et coli Ezec 
chia Re come narra Ifaia poi che heb/ 
be pianto ilfuo peccato fentendofi da/ 
dio exaudito diffe :Ecce in pace amari/ 
tudo mea amanffima 6C c-Hor di qua 
fta materia affai altre autorità potre/ 
mo porre 5Cexporre:ma chi ilfente per 
experientia fanza altra fcriptura ne cer 
to 6C chi non lofence no melo credereb 
be leggiermente p lefcripture:peroche 
duracofa pare adire che pianto fia dile 
éto« Et pero accio prouare altre fcriptu 
re non mipare dallegare : ma parmi da 
pregare che idio lofaccia prouare òefen 
tire a chi no lha prouato SC no locrcde- 
Et in quefto dolore principalmente co 



Gfte lauirtu ÒC Iefficacia della penitétia 
difuora fubitamence furono giuftifica 
ti -Ecpcrqueftadicefcó IeronymocB 
apodio non caco uale mifura diccmpo 
cioè dilungo répo fare penicécia quàco 
mifura didolore ne abftinencia caco di 
cibi quanco mortificacione deuiti ÒC de 
defiderii equali fimomficào colcoltel/ 

10 deldolore • Di quefta maceria moki 
exépli fipongono 6C cruouano in uica 
pacrum ÒC inaltre leggende di Taifi me 
recrice ÒC di fcà pelagia defta marghari 
ca ÒC di maria degipto ÒC delle alcre me 
rccnceòC dimoici micidi/liòC ladroni iq 

11 òC lequali fubicamence per dolorofo 
pianco della fan<5ta concncione furono 
lauati ÒC modi ÒC giuftificaci come mo 
fìra Dauid quando dice- Afperges me 
domine yfopo cioè damaritudine mun 
dabor lauabis me cioè dilachryme òcfu 
per niuemdealbabor«Ee pero anche di 
ce- Cor contricum 6C humiliacum deus 
non defpicies ÒC c- Ma diqfta uircu del 
la contnrione òC della penicencia dire/ 
mo difofto più pienamence- Ec quefto 
dolore debba effere uniuerfale cioè do 
gnipeccacomorrale come ilpfalmifta 
molerà quando dice- lauabo perfingu/ 
las no&es cioè perfinguli peccaci leftu 
meum lachrymis meis ftracum meura 
rigabo-Ec anche quàdo dice exicus aq/ 
rum deduxerunc oculi mei quia no cu 
ftodierunc legem tua- Ec Icremia quan 
do dice diuifiones aquari! deduxerunc 
oculi mei-Perlequali cufte parole no fi 
uuoie cóchiudere altro fe no che lhuo/ 
mo abbondantemente ÒC fingularmen 
te debba piagnere ognipeccaco graue 
fiC ciafcuno fecondo ilfuo grado come 



ueggiamo fecondo ilmondo che lhuo 
mo ogni fua morte ÒC altro male fecon 
do la fua graueza ÒC danno che glipare 
riceuere-Ec quefto e/ conerò amolti ÒC 
molte che alcuni peccaci uergognofi òC 
che tornino loro adifonore piangono: 
ma dicerti alcri che fono maggiori non 
folaméce no Gdolgono come e/ dhaue 
re hauuci cerei hononóCcerci uffici dha 
uere fadle cerse uendede oricoperce cer 
te loro uergognie o delTere campaci di 
cerei danni quancunque grandi ÒC gra/ 
ui ÒCfpergiuri omicidi o malefici ÒC per 
alcri qualunque modi ÒC quàcunque da 
ni o fcandoli altrui commetti fieno- Ec 
pero e molco neceilario aciafeuno dipe 
fare ÒC dipefare ÒC aogni predicacore di 
fegnare ÒC dimoftrare lagraueza ÒC la 
differaia depeccaci fiche ciafeunofipia 
ga fecocta ilgrado ÒC ilpefo fuo- Che g 
cerco dobbiamo tenere cf5 comuneme 
te parlando ipeccaci fpiricuali come fu 
perbia ÒC inuidiaòC alcri fimili fono ma 
gibri che ecorporali- Et quefto chiara /• 
méte uuole moftrare feo Gregorio qua 
do parla delpeccatoòC delcadimento di 
Dauid dice che g cerco molco maggior 
peccato e/eciamdio laocculca fuperbia 
elicila manifefta luxuria-Ec pero uuole 
ccnchiudere che idio lolafcio cadere! 
luxuria gcurarlo della fuperbia ÒC que/ 
fto uuole dire efr curo ilmaggiore uicio 
colminore-Eccofifco Auguftinodicc 
che afuperbie/utile accadere in alai/ 
nopubhco peccacoòC laido peccaco g 
loquale Gdifpiaccono 1 quali prima pia 
cendofi più adio difpiaccono • Ec pone 
dicio exemplo di feo Piero ÒC dice che 
f co Piero meglio 0 difpiacque quando 



9 
1 

e 
C 



cadde che non piacque jquando prefun 
Te cioè che finputo • Et pero uuol dire 
cB xpo lolafcarte cadere nelpeccato del 
la negatione perche firicognofcerte ÒC 
agliaìcri peccatori piecade fapere hauef 
fe-Hor quefto fia detto diribalzorma 
non fanza grande cagione pero che uo 
glio cóchiudere che pochi tono quegli 
che fidolgono ÒC piangono dogni pec/ 
caco fecondo lagraueza ÒC ilgrado dica 
feuno- Debba anche lodolore della co/ 
tneione excedere lodolore dedàni mon 
dani inquantita peroche dedanni 6Cma 
li fecondo ilmondo non fipuo ne deb/ 
be fempre dolere perche confumereb/ 
be ìlcorpoòClanimaòC molti nefono già 
morti - Ma quefto dolore quanto lhuo 
mo più crefee incognofcimentoòC amo 
re più crefee fecondo quel detto di Sa 
lomone elquale diceche accui crefcie 
fcientia crefee dolore :come ueggiamo 
pur fecondo ilmondo che ilfanciulloK 
loftolto che non cognofeeifono no pia 
gono:ma ridédo demali- Et qfto uuole 
moftrare xpo quando piangédo fopra 
ierufalem dilTe-Se tu cognofcertutupià 
gerefticomefoio-Perlequali tutte co 
le uoglio conchiudere che chi bene co 
nofcelTe ÒC penfafle che cofa e/ dàno ÒC 
hauere offefo ÒC pduto idio fempre ne 
plagerebbe ÒC harebbe dolore come ha 
ueua ìlpfalmifta ilquale diceua • Ecce 1 
flagella paratus fum ÒC dolor meus in 
confpettu meo femper-Et quefto dolo 
re Gipuo continuare perche come detto 
ecidio uimefcola tanta dolceza che no 
confuma:ma conforta ilcorpoòC lani/ 
ma- Non dice pero che lhuomo debba 
ne porta fempre dolere:madicochefé 



pre quanto piuprefee ìamore didio più 
ghdebba lafua inguria difpiacere fiche 
percerto dobbiamo tenere che quante 
uolce lhuomo firecha amemona ìlfuo 
peccato con piacere ÒC diletto fempre 
nuouamence pecca mortalmente • Et j> 
quefto nfpetto come già dirti dice feo 
Auguftino che penitentia certa non fa 
fe non odio delpeccato cóamoie didio 
Cioè uuol dire che lhuomo { perlogran 
de amore didio uieneòCcirefce iodio del 
peccato-Et pergh predetti rifpetti que 
Ito dolore fichiama cotritione peroche 
pare che fia quafi un magio che ropa 
ÒC minuzi ìlcuore òC un coltello che ta/ 
glia minuto come moftra Joel prophe 
ta quado dice feindite corda ueltra ÒC c 
Cioè (tracciate ecuori ÒC nó eueftimeii 
ti Et po fcó Auguftino uolcndo expor 
re quefto uocabolo penitentia dice che 
penitétia e/odio delpeccato ÒC e una ué 
detta dellhuomo cótro a fe ftciTo che 
punifee 5C piagne limale cómeiTo-On/ 
de penitente fidice che uiene .adire pc/ 
na tenere fiche jquello peruerita rfipuo 
dire che fa penitenza loqualc fempre fi 
duolejdhaucre contro adio fatto offefa 
della uirtu dellaquale penitentia parla 
do feo Iohàni bocca doro idice che nul 
la cofa cofi conuince ÒC reconciha lani 
ma adio come le lachryme lequali prò 
cedono daldolore delpeccato ÒC dello 
amore della uirtu- Et fcó Y fiderò dice 
che contritione e/undolore affunto uo 
luutariamente pergli peccati cópropo 
nimento dipiu non peccare ilquale do 
lore dice che purga lanima come lame 
dicina amara ìlcorpo ÒC allumina ÒC di 
fchiarailcuorecome locollirio glioo 




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Pai. E.6.2.7 



chi infermi ÒC pacifica ÒCfana lanimaòC 
toglie ogni difeso» Ec perquefto rifpe 
Ao di/Te un fco padre che più glipiace 
ua lhuomodopo ilpeccato ben penice/ 
te che huomo che ne peccato ne penice 
tia non cognofcefle-auenga che quefto 
detto fia cracco diquella parola dixpo 
perlaquale di(Te che gaudio e/agli àge 
li dicielo duno peccacore che faccia pe 
nicencia più che dinouàncanoue giuiti 
che non hanno bifognio dipenitentia« 
Perlaqle parola uuol dire xpo che più 
glipiace uno peccatore ben penitéce cB 
uno tiepido ÒC negligente giufto-Eo aq 
fto modo finccnde quel prouerbio di 
Salomone gloquale dice che e/meglio 
lainiquita diluirò che labota della mu 
liere-Intendendo per quefto uocabolo 
uir lhuomo loquale ualentemence do/ 
po ilpeccato relurge ÒC lamuliere laper 
Iona molle ÒCtiepida nella fua giuftitia 
Diquefto dolore parlando fcó Bernar 
do dice che debba efTere acerbo penfan 
do cB habbiào offefo ilpiiftimo redép 
core elquale delfuo preciofo fanguc ci 
lauo ÒC ricompero ÒC noi àche tutto di 
locrucifigiamo dacapo cioè ricadendo 
nepeccati perliquali lui leuare fu cruc 
fixo^Perlequali tutte cofe uoglio con/ 
chiudere che come dice fco Gregorio 
lauoce della conditone e bifognio che 
ildolore apra ÒC inuoui- Et quefto e/co 
tto alquanti equali epeccati loro narra 
no ridédo ÒC fanza dolore come fe nar/ 
radino altre nouelle-Et pero come dice 
fcó Auguftino c/bifognio cB lhuomo 
moftri contro a fe in quefto atto della 
confefl&one molti grandi crudelita ficS 
giudicato dafe no £ia poi giudicato da 



dio-Er pero cofiglia ÒC dice cofi-Saglia 
lhuomo cotro ale ifullo tribunale cioè 
infulla cathedra della mente fua ÒC co/ 
ftituifca fe dinanzi afe come dinàzi au 
naltro giudice- Et cofi conftituito ÒC or 
dinato ìlgiudicio facciafi inanzi lacogi 
catione ÒC accufi lacofcientia renda late 
ftimonanza lotimore leghi ÒC ildolore 
quafi come carnefice ÒC giufticiere ÒC g 
cuota ÒC tagli fiche delcuore ferito ÒCco 
trito efce quafi junfangue delpenitente 
cioè dolorofe lachryme delpeccatore 
confitente- Et allultimo fidia fencentia 
che fia priuato atempo della participi 
rione delcorpo ÒCdel fangue di xpo:fi/ 
che poi recociliato j degnamente lopof 
fa prehendere:pero che comunicare in 
peccato mortale come già difopra dice 
mo e^demaggiori peccati delmodo-Ec 
dijCheòCdiquàte cofe lhuomo debba do 
lere cinfegnaòCmoftra fco Auguftino 
ÒC dice COU- Confideri lhuomo laquali 
ta delfuo peccato inluogo ÒC tempo ÒC 
nella perfeueràtiaòC nelle multiplice ex 
cufatioe deluitio òC dogliafi ilpeccato/ 
renonfolamente che pecco maetiam 
dio che diuirtu fipriuoe » Et cofi fidol 
ga dello fcadolo cB ha dato alproximo 
perlo fuo exemplo ÒC nella; tnftitia che 
die abuoniòCG dello exéplo che die arei 
perloqualegliconfermoenel maleoue 
glicondulTe-Et fco Yfidero dice lamari 
tudine della penitentia fa Mima lifuoi 
fatti ÒC mali fottilmente penfare ÒC àcB 
lofa recogitare ebenifici didio equali di 
fpregioe ÒC inducelo apianto<Ondo per 
certo mal fegno e/cognofcere lacolpaòC 
non dolerfene peroche come dice fatto 
Bernardo ilmembro che non fentedo 



lorc c fegno che e Cecco òclonfcrmo che 
non ficonofce e^ipeiTimoòC pericololo 
ftato-Infóma adunque uoglio dire che 
| ^ t\ ìlpeccaro debba hauere doppio piato 

cioè delmale che comifTe co lofcadolo 
che nefeie ÒC delbenc ìlquale lafcioe cB 
era tenuto difare: fiche folo quello fa 
degnia penitécia ìlquale fi piagne lima 
le commeiTo che altutto dicermina di 
mai più non cómettere- Diquefta córri 
none ÒC computionc molto propriamé 
te parla fcó Gregorio exponendo quel 
la parola di Job per laquale dice confa 
bulabor cum amaritudine anime mee- 
Sopra laquale parola dice che lamari/ 
tudinc della contrmone alla mente uer 
gognofa dcllhuomo importunamente 
limpruoucra hor cbenifici riceuuti hor 
emali comcffi cioè che ìdio ggraria le^ 
creoeòCdotoe diragioneòC chiamollo 
difingulare uocatione ÒC egli uolcdo ui 
uere come beftia perdette-laimmagire 
fua ÒC no uolfe feguitare lafua uoce ne 
correggerà per fua flageli-Et poi dopo 
molte cofe cóchiude che lamaritudwe 
della anima ha incuore contrito una li 
gua laquale loriprehende & taglia per 
mirabile modo-lnfomma adunque uo 
glio dire che come dice feo Iohàni boc 
ca doro niuno rimedio fi truoua tale af 
fanarelanima inferma come continua 
centrinone depeccati: ne niuno cor 
fi grande incitamento auirtu come la* 
recordatione depreteriti peccati - Et go 
fubgiugne 6C dice • Ricordati adunque 
o huomo delpeccato tuo ÒC uergognati 
nelcofpetto dello idio tuo-òcHorigene 
dice che quanto più Gamo contriti tan 
to più fifpengono ÒC relaxano ipeccati 



noflri-Et cofi feo Ambruogio parlàdo 
dello efetto della computione dice che 
lhuomo cotnto ciò che ode o uede giù 
dica che fia detto ÒC fatto contro ale g 
lifuoi peccatiòC pargli che ogniuno lo/ 
debba gurdare ÒC notare come pelTimo 
peccatore^Et pero conchiude che que/ 
gli che no fentono quefto dolore lono 
quafi difperati ÒC coli quiui e/fenamé 
to didolore òefegnio diuita- Altri diuer 
fi detti difantti potremo qui porre aco 
mendare ìlpianto della conrntione le* 
quali lafcio per non elTere troppo prò* 
hxo fiche per quegli che fono detti òC 
per quegli che io lafcio uoglio conchm 
dere che lacontritione fola abfolue pur 
ga ÒC illumina ÒC pacifica lanima ÒC Lin 
za eiTa ogni cófeffcone e/uana ÒC ùàtw 
tile- 

d Ditre altre buone coditioni che deb 
bd hauere laconfeffione cioè che debbe 
effere frequente ÒC accelerata ÒC intera* 
Capitulo- xxxv- 
¥^ Ora refla diuedere ditre altre buò 
f -ne conditioni che debba hauere la 
confezione lacontritione cioè che deb 
ba elTere fatta frequenteméte cioè fj.ef " . Jtnw Ih &s*fi> 
fo debbafi fare tofto ÒC fanza indugio: 
ÒC debba elTere intera ÒC fanza diminuì 
rione fiche non folamente tutti epecca 
ti :ma etiamdio tutte lecircuftanrie gra» 
ui fidicono apertamente - Dico prima 
clie debba efTere frequéte cioè che ihuo 
mo fpeflfo ficófeifi-che cócioÙacofa cB 
pochi fieno quegli che ben ficonfelTa/ 
no fecondo elmedo difopra detto cice 
coquello dolore ÒC cóquella uergogna 
che ficonuiene ÒC fecondo lecircufìan/ 
tic che difetto direno :moko e utile co 



. 0 




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fetfarfi apiu 4C più uolce acioche alme/ 
no infra lemoltc uolrc alcuna nefia ben 
fa&a 6C anche gche come dice fcó Au/ 
guftino quanto più SC apiu lhuomo g 
luo difedtoòC per farli uergognia fi con 
feiTa più ficonfeguita 5C menta ladiui/ 
na mifericordia < bene e/uero che ique 
fto cafo firichiede grà difcrecione cioè 
che lhuomo no troppo firiuolti pelcuo 
re 6C per labocca epeccati difoneftì fi g 
guardia dife che non uifi diledh &C fi g 
lo confefTore che non ne cagia imperi/ 
colo -Et pero per quefto rifpedo &Cper 
altri molti che come dice lco Augufti 
no delpeccatore elquale cerca miferi/ 
cordia elegere facerdote àCconfefTore di 
fanfta ulta elquale fappia legare 6C fcio 
re SC habia fufficiéte audtorita fiche po 
gnamo che fecódo un dedlo JC una ufà 
za comune lhuomo fidebba confeffare 
alproprio facerdote pur niente dimeno 
quando uede che elfuo facerdote no ha 
uita ne fàctìta fufficiéte debba dallui o 
dalmagiore proccurare licétia diconfef 
farfi da altri confeitori fufficienti - Et g 
chediqueftaauftorita lhuomo alcuna 
uolta puoSC fuole dubitare buonoòCuti 
le che dichiari 6C alcuna uolta almeno 
i cafo dinecefTira dimorte SC dipericolo 
fi confefli generalmente daperfona che 
per certo lopoffa abfoluere laquale ait 
ftorita perlaignorantia defacerdoti par 
rochiali lachiefe ha conceduto acerti re 
ligiofi'Chefenoiuegiamo che lhuo/ 
mo perle infermità delcorpo cerca mi/ 
gliori medici che può molto più debba 
fare quefto perla infermità dellanima 
ancB perche fpefTo lhuomo cade tofto 
Cìdebba confortare fiche ilpeccaco non 



gli ìuechi adofTaEt pero feguita come 
difopra proponemo laconfeflìone deb 
ba effere fa èia tofto fanza iudugio • Ec 
quefto polliamo dire che c/per quatro 
ragioni- Laprima fie pero che felpecca/ 
to muechia SC tofto non fichaccia inco 
tanente come dice feo Gregorio tira 6C 
induce allaltro fiche multiplicati epec/ 
cati lacouerfione e/piu dificile«Che co 
ciò fia cofa che peccare fia dadio allun 
garfi ÓCfia lordarfiòC dimal pefo caricar 
li conchiudefi che quanto lhuomo più 
nelpeccato perfeuera &C dimora tato e/ 
più graue 5C dificile ilritornare &C dipo 
lare ilpefo 5C lauare lacofciétia delle fo 
zure inuechiate-Et pero dice idio per le 
remia acerti peccatori - Come non può 
loeriopio nero mutare lapelle fua ÒC lo 
leopardo lauarieta della pelle fua*Cofi 
uoi no potrete imprehendere affare be/ 
ne hauendo imprefo lufo delmale . Ec 
qfto itendimento dice un philofopho 
che dificilmente firicidono cuitii equa 
li crefeono con noi- Anzi come dice Sa 
lomonelimpio poichee/uenutofiCca 
duto Iprofódo demali fidifpregia idio 
8C fe ftetfo ÒC faccialo òcfaccia fiche que 
fti tali uiuono :ÒC muoiono difperati • 
Lafeconda ragione perche lhuomo fi/ 
debba tofto confeflare fi e/perche ftan 
do in peccato fi fiperde ogni bene *che 
fa&C fare potrebbe pero che niuno bene 
gliuale a merito diuita edema laquale 
cofa no e/piccol danno pero che come 
dice feo Auguftino non fi uiue unirne 
te ìquefto tempo fe non per guadagna 
re merito per loquale fiuiua inedlerno 
fanza tépo pogniamo adùque che lhuo 
mo altre uolte non facefle peccato pur 



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per no far bene e degnio della dannano 
ne go che come diiTe xpo ogni albero 
che non fa frutto buono fia tagliato &C 
meffo alfuoco- Laterza cofa che debba 
iducereaconfeffarfifie maximamente 
hkertitudine dellhora della merce che 
cocio fia cofa ct5 come diffe xpo noi no 
Capiamo ildi nellhora dobbiamo come 
egli cicofjglia ftare femp apparecchiaci 
fiche lamorce no cicoglia in male ftato 
& meni aliamone feconda-Er pero dice 
feo Auguftinoche ftoltacofaeuiuere 
iqllo ftaco nelquale Ihuomo no uolffe 
morire-Er pero àche dice no debba cura 
re Ihuomo ìlqle per neceffica dtbbe pur 
morire come ÒC quàdo muoia :ma mo/ 
redo doue neuada iicf5 uuol dire efi de b 
ba fi ben uiuerc che lamorte locolga in 
buono ftaco pero che come dille Icó p 
fpero no e darepucare mala morte qua 
do buona uica pcede- Hor diquefta ma 
teria affai audroricadi 5C exempli pocre 
mo porre amoftrare laftolcitia di qgli 
che u promettono lunga uica SCaqucfta 
fpcràza ftàno nelpeccato SCpoi lamorte 
glicoglie iprouiG fiche come diffe Ezes 
chia Re quàdo Yfaia glidiffe da parte 
di dio che doueua morire -Latela della 
ulta tua fpeffe uolte e fuccifa g morte I 
fullordine cioè métre Ihuomo ipone 6C 
crefeie corporalmente :ma pche qfto tu 
&o di fiuede g experiétia no mi excédo 
altre cofe fenuere p qfto puare-Laquar 
ta cofa che debba inducere atofto cófef 
farli fieapéfarecB lagratia comunemé 
te uié meno alla morte a qgli equali la/ 
difpregiào métre che uiuono«Onde po 
diffe feo Gregorio che qfta fentétia ma 
da idio alpeccacore cice che nó firicor/ 



da dife fteffo morédo poi che di dio no 
fi uolfe ricordare ne colui accordare ui 
uédo-Mirabil ftoltitia iuerira e qfta fez 
minare opere degne diraòC credere ricor 
re gratia ÒCandare arieto òefugire da dio 
&Ciun pùco credere fi effer giutoòCtorna 
to- Bifognio e adùq che come dice feo 
Paulo Ihuomo ricolga diqllo che femi 
na 5C chi fifa beffe di dio cioè che nollo 
uuole udire idionó ode lui quàdo egli 
morédo grida allui-Et qfto moftra egli 
chiaraméte quàdo dice ne puerbi :Io ui 
chimaiSCuoi mirifiutafti&io ftefi lcma 
niSCuoi no miguardaftirdifpgafti ogni 
mio cófiglio SC ogni mio ripi t hédimé/ 
to:6C pero io mifaro beffe di uoi quàdo 
uoi gnderrete a me nelpùto della mor/ 
re ÒC della repentina calamita- Diquefta 
materia affai exempli potremo porre a Z/tMI* 
moftrare come idio giudica quelli tali- 
Ma demolti alcuni molto a breuiato ne 
pogo-Come e qllo che narra fcó Grego 
rio di Grifario padre dù fuo monacho 
che haueua nome Maximo-quefto dice 
pche nó ficófcffo altépo difanita infer/ 
màdo poi fubitaméte ragrauo 5C fétédo 
fi quafi obduratogndaua adedto Maxi 
mo fuo figluolo che uera uenuto g con 
fortarlo SC diceua Maximo corri Maxi 
mo riceuimi nella fede tua-Et in quefto 
uedendo edemoni che egli uoleuano ra 
pire lanima in comincio a impaurire 
ÒC uoltarfi hora almuro hora fotto el/ 
copertoio hor dallun lato hor dallo al/ 
rro-Et uedendo che idemoni pur louo/ 
leuanoprehendere incomincio agrida 
re JC dire-O in dugio infino adomene 
O indugio infino adomane « Et coli 
gridando egli rendette lanima agli de/ 

ni 




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moni fiche come dice qui feo Gregorio 
perche egli non exaudi ne udì idio che 
lhaueua molto cépo chiamato idio no 
uolfe udire lui nedargli idugio che egli 
adomandaua«Cofi narra fcó Beda dun 
caualiere delre danglia-Ilquale effondo 
infermo ilrelomfito ÒC conforto a con 
fertarfi-Etrifpondendo quello che non 
fifentiua graue ÒC che ben credeua ci/ 
pare fiche non fiuoleua cofefTare allho 
ra fubitamente ragrauo ÒC fentiflì obfti 
nato-Et ciò uedendoil re anche louifito 
ÒC confortollo che pur ficonfeflafe. Al/ 
quale egli nfpofe che era troppo tardi 
SC che egli non fipoceua pcntere ÒC difle 
gli come moltitudine didcmoni gliero 
no dintorno ÒC fegauollo cominciando 
dalcapo-Infegno della qual cofa che la 
furte uera ftando un poco grido ÒC dille 
horfonoalcuore:ÒC cofi dicendo nàdo 
con quelli demoni a chi feruiro haueua 
Legefi anche dun grande auochato che 
infermando SC non curando dicófeffar/ 
fi tofto fubitamente ragrauo ÒC entro i 
fantafia cioè mfarnetico ÒC faccendo ifi 
gluoli uenire ilprete che loconfefTaffeòC 
comunicale ilprete parcdogli come era 
fuori difenno non gli uoleua dare ìlcor 
po di xpo- Allhora efigliuoli uolédo fa 
re tornare infe fi lochiamauono ÒC dice 
uano che adorafleSC riceuelTe ilfignore 
Aquali egli rifpefe cofi alieno- Veggia 
£i per ragione fe io lodebbo preludere* 
Et reputandoti efighuoli uituperatife 
egli cofi monde fanza penitentia pure 
lomoleftauano ÒC fcrollauano dicendo 
che pure er* ragionouole che egli lopre 
hédefTe* Della moleftia dequali quegli 
attediato gridò òC dirtelo appello dai 



queftamanifeftagrauezache mifateòC 
cofi appellàdo mori ÒC ilprete torno col 
corpo dixpo adrieto-Siche qfto mifero 
ilqle haueua forfè allecorti fpeflò apel/ 
lato in dàno altrui apello allhora i fuo 
danno* Altri molti cxépli diquefta ma 
teria fitruouano iquali lafcio per no ef 
fere troppo prolixo ÒC perche quefto tu 
dio di fiuede per expenétia cioè che chi 
mal uiue mal muore SC che chi fifabef 
fe di dio mentre che uiue idio fifa beffe 
dilui mentre che muore:cioe che no gli 
da gratia diben penterfi ÒC dipoterfi co 
feflare-Comeaduénede Sau delquale 
dice fcó Paulo che non trouo luogo di 
penitentia pogniamo che co lachryme 
ladomandalTe-Perlcquali tu#e cofe ci^ 
conforta fcó Paulo ariceuereòCadoman 
dare lagratia didio mctre che tépo qua 
do dice horramur uos ne iuacuum gra 
tiam dei recipiatis ÒC-c-Et pero fubgiu/ 
gnc-Ecce nunc tempus acceptabile ecce 
nunc dies falucis ÒC-oEt pero anche di/ 
ce dum tempus habemus operemur bo 
num.Fa anche gran pazia chi findugia 
aconfelTare pero che perde ilmerito del 
la uergognia ÒC della confef&one laqua 
le non e piccola ÒC ilcófiglio ÒC ilfru&o 
della oratione delconfeiToro che debba 
pregare per lui ÒC almeno come difopra 
e/declo no potédo fare lapenitétia code 
gnia l qfta uita ne ua afarla nellaltra la 
qle ifmifurataméte e più graue àcf5 che 
allamorte lhuoo no fipofla bé cofeiTare 
moftra feo Ieronymo ÒC dice-qn lhuo/ 
mo e grauato didolori difermita non 
può qti daltro pefare peroche quiui ua 
laitctione doue e ildolore ÒC come dice 
feo Auguftino iqlpùto ildolore aflige 



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ilcimore della morte fpauenta lamore 
della moglie SC defigluoli follecita tC 
fpcifeuoltecótendono della roba achi 
debbe rimanere- Edemoni loconbatto/ 
no SC inducono a difperatione k fiche di 
fiale cofa e che lhuomo peccatore in ql 
punto ÒCI quel cafobcfipolTa ricorreg 
gere pétere ÒCcofeiTare: fiche trillo achi 
aquel punto {indugia- Et pogniamo cr> 
dakhuni fi truoui cfì idio die loro buo 
na fOBi come fu alladrone della croce 
altri fnóki non e/pero quello darrcca / 
reinexéplo comune :pero che come di 
ce fco Ieronymo ipreuilegi depochi no 
fànó legge comune - Molte altre cole di 
re fipotiebbono amoftrare ilgicolo di' 
quello indugio còme maximamence e 
ilpericolo deldimécicare epeccati equa ✓ 
li tù<fli chiaramente fiamo tenutidico 
feffare SCildiauolo fépre aql puro rrtaxi 
maméte ciproccura di torre (Illa mrtno 
ria ÒC dura cofa e l qllo bneue & amaro 
pùto ricordarfi diru&i emali antichi 5C 
potergli ben confettare- Ma auenga che 
tufti eprede<fri pericoli non fuffono pu 
re fconucneuole cofa SC iniqua e/no ì ìf 
pondcre SCnó tornare albenignio figno 
re noftro elquale cofi follecitamente ci 
chiama SCbenigniarnente afpe&a-lacui 
benignità come dicfc fanfto Paulo più 
cidebba inducerc a penitentia che niu/ 
na altra paura O/fperanzà- Et pero dice 
£c5 Gregorio doueremo almeno uergo 
gniarci della benignità delfignore che 
ci chiama pogniamo che lagiuftitia te/ 
mere non uolef&mo laquale cotàto ma 
giore improbità fidifpregia quàtoegli 
nedendofi pur dispregiare anche pur ci 
chiama-Ec quello poco badi haucre de 



do a moftrate che laconfélTione fideb/ 
ba fare felinamente: &C fanza indugio- 
Onde pogniamo che lachiefa ordini pc 
negligenti che almeno una uolca lanno 
lhuomo ficófelli 6C comunichi no fi ex 
elude go che chi nha bifògrrio più fpef 
fo non fi debba confeffare più fpeflb fi 
che uoglio dire che alp^ricólo 5C alla in 
fermita delpeccato e a iouenire più to/ 
fio che apencolo difuoco o daqualùqj 
infermità- Per lequali parole fi conchiu 
de che molto fanno amie quegli che no 
folamente ecorpi lora:ma etiadio lebe 
die proccurano ditello far curare gche 
non pegiorinoòCdiracconciare leuaia K 
lemaifen tie perche troppo non figuafti 
no5Cdifouenire allanirna in ferma no fi 
curano anzi indugiono tato che poi co 
me dedo e/ ben fouenire no lopoflono 
fi che perecrto e uero qllo che dice Se/ 
neca cioè che niuna cofa é/.alhuomo 
pm mie che fe medefimo-Et quello m* 
defimo uuole moftrare fan&o Augu/ 
(lino quàdo ri preludendo ^peccatore 
che non fi uuole lauare ÒCmondare con 
feffàdo dice cofi*Qual cofa e o huomò 
che tu non uoglia hauerfc buona tnulla 
certo cioè che uuoi hauere buone calze 
buone fcarpétte buon pane buon uinq» 
Ma folo lauka uuoi hauere ria -Et pero 
fubgiugne priegoti inanzi ponilauita 
tua alla calza tua-onde pero fubgiiigné 
grà carità e quella che uuG4(haittete bup 
ne cofeòCtu uuoi elTere ù rio «SicB uuoi 
dire che offrii altra cofa aCmafleritia dir 
dia lhuomo di tollo lauare iCraccóciarc 
faluo che lanimaòCp qftorifpeftoàche» 
riprefe folo ipJiarifei eqh loriprehéde^ 
uào che haueua curato, ùa ifermailfabx 



n u 




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toSC diffe loro quale e/diuoi non caua I 
continente ilbue SC Ialino feglie caduco 
nella folla eldi delfabaco SCpero cochiu 
de che molto più egli doueua curare ql 
la inuafata SCnon indugiare quantunqj 
fufTefabato-Perlequali tufte cofeuo* 
gliocochiudereche lhuomo e/tenuto 
igrauc peccato più tofto che può fe for 
fe già non indugiale g hauerepiuido 
neo confertbrc in cafo che allhora haue 
re no lo poteili eflendo allhora niente/ 
dimeno pertu&o difpofto a confettar 
fi più tolto che cóuenientemente fi po 
teife- Allultimo diquefto capitulo dico 
che laconfeltione debba etfere intera fi 
che amalitia no fidiuida a diuerfi facer 
doti:maaunofolofidicono tudi epec 
cati in quàto fare SC ricordare fipuo dal 
peccatore -Et diqfto mipare che £ia de/ 
ito difopra moftrando che ilpeccatore 
non fidebba excufare:ma accufare con 
odio dife come filaméta lhuomo dichi 
lha offefo ragrauàdo loffefa contuse le 
, > orcunftantie che può -Et quanto e/del 
le cireunftantie delpeccato fcó Toma/ 
fo dottore dice che fono odio cioè che 
ilpeccatore debba dire chi egli e quanto 
alfuo ftato che ha fadto SC lagraueza SC 
fpetie delpeccato: in che luogo :8Cquale 
aiuco:perche :quàte uolte:come:SCquà 
do«Et diquefte fi pongono dua tali uer 
fi- Quis quid ubi quibus auxiliis. Cur 
quotiés quo modo quàdo-Quibus ob/ 
fernet anima medicamia dado ciò uuol 
dire che ìlmedico della ànima cioè ìlfa 
cerdotedebbaiueftigare ilpeccatore di 
dirj? chi egli e/cioe quàto alfuo ftato fe 
e/chenco o /laico SC in che grado diche 
ricato 6Cduficio:peroche come dice feo 



Gregorio ilgrado dello ftato ragraua il 
peccato- Siche magior peccato e limale 
in uno religiofo che in uno fecolare-Ec 
coÙ nepeccati carnali pegio fa fe pecca 
lauirgme o lamantata cB lalibera femi 
na SC comune. Et cofi per ogni altro mo 
do lhuomo debba ragrauare ìlfuo pec/ 
cato dichino elfuo ftato O/quanto allu 
ficio o/quanto allordine o/quanto alia 
feientia SC g ogni altro modo - Lafccon 
da circunftantia fie che debba dire chia 
ro SCaperto SCfpecificare ilpeccato I par 
ticulare fiche non bafta dire io ho pec/ 
cato inluxuria o io ho daltrui o io ho g 
coito ilproximo: ma couegli direilgra 
do SC lafpetie delpeccato cioè quanto a 
peccati carnali debba dire fe fe opera di 
iogdomia SCcofi deghaltri-Et cofi fe of 
fefe ilproximo debba diie 1 che cafo fu 
loffefa fecondo laqualica dello offefoSC 
laquatita SC laquali ta dclmale che ghfe 
ce&C cofi fe ha dello altrui debba due fe 
lha p giuoco o p furto o per rapina o g 
efi modoSCcofi dogni altro peccato deb 
ba dire chiaroSCapto limale có ogni ma 
le fcàdolo che nula o ufeire ne potè SC 
che egli ItefeSCdefidero cF> nufciileSC co 
fi debba dire laqlita della pfona offefa 
laqle offefe colaqle pecco ciò efe e piato 
o cherico o paréte o 1 che grado eilato 
SCcofi p ogni modo cf> può ragrauare il 
peccatoSClafua colpa- Laterza circùftà/ 
tia e ubi cioè delluogo perocB ogni pec 
cato e più graue fado ìpublicq di^ìnfe 
creto pio fcàdolo c5 ne può ufeire o/fe 
guireSCcofi e magior fadto iluogo ùcxo 
che i luogo comue gefi e SCpare cpnicf 
fo copiu baidàzaSCcópiu difpe&o didip 
6C diqfto affai e detìo difopsa qn paria 



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mo delluogo della oratione cioè come 
fidebba hauere ireuerétia eltépio di dio 
Et pero xpo molta indegniatione mo/ 
ftro contro aquegli che ucndcuano ÒC 
comperauano neltempio dicendo- Do / 
mus mea domus orationis uocabitur 
uos antem feciftis illam fpeluncam la/ 
cronum òC-c «Siche percerto laluxuriaòC 
rapinaòCogni altra uanitaòCcolpa e/piu 
graue fe ficommedle I luogo diputato 
alferuigio didio che in altro luogo- La / 
quarta circuftàtia fie cioè che debba di 
re ilpeccatore fe perfornire ilfuo peccai 
to cercoe o hebbe aiuto daltruiòCdaquà 
ti ÒC daquali come ueggiamo che gfare 
una uédefta Ih uomo cerca molti cópa/ 
gni per aiutoSCcofi g fornire una luxu/ 
ria lhuomo nembaftia altre perfone di 
mezo:ÒC cofi afare una pda ÒCaltri mali 
lhuomo cerca ÒC proccura cópagniÒCe 
cagione dimolti peccati altrui equali di 
rimbalzo fono fuoi gche ne fu cagione 
Et quefti fichiamono peccati alieni de/ 
quali Dauid domàda mifcricordia dice 
do ab alienis parce feruo tuo - Et intéde 
qui peccati alieni quegli che fono com 
mefli g fuo maloexemplo O/perfuo in 
duciméto fiche fono ÒCdiquegli che gli 
comifTonoòC diquegli che furono cagio 
ne che fi comettelTino-Laquinta circu/ 
ftatia e/ilgche òC quefta fingularmente 
e/daconfiderare pero che altra colpa e/ 
peccare per paura o permalitiaòCaltra g 
ignorantia ÒC fragilità come altro pecca 
to e/furare g pouerta che g fola rabbia 
dicupidita ÒC cofi magiore colpa e/per 
cuotereòC ferire lhuomo dalqualenoe 
oflfefo che no e ripercuotere quàdo e of 
fefo-Ec cofi deglialtri peccati ÒC carna/ 



li ÒC fpirituali fingularmcte fidebba pe 
fare lacagione iperoche tanto lacolpa e 
magiore quàto lacagione fu minore-La 
fexta circuftantia fie quotiens cioè qua 
te uolte come uegiamo pur per noi che 
più habbiamo g male delfere offefi più 
uolte che una uolta fiche dico cB elpec 
catore debba dire 5C recaffi amemona 
quanto egli può quante uolte e/caduto 
6C ricaduto ipeccato ÒC maximaméte fe 
ha ro&a 6C fallita lapenitentia impofta 
o fe e ricaduto in peccato mortale inàzi 
che lapenitentia fia fornita peroche al/ 
lhora lafua pcnitcntia e/uana ÒC conuie 
gli ridire epeccati dacapo • Et diquefto 
guarda che difopra aliai e/decìo ÒC mo 
ftrato che quefti che ricaggiono tu&o 
di nepeccati crucifigono xpoòC fono co 
me cani che ritornano aluomito-Et pe/ 
ro xpo apecca tori che egli abfolueua òC 
non daua altra pcnitentia fe non che di 
ceua ua ÒC no uolere peccare più- Lafep 
tima circuftantia fie in che modo:cioe 
che debba dire imodi depeccati carnali 
quantunque laidi :ÒCcofi deglialtri inge 
gni ÒC dellaltre malitie che ufo in mal 
guadagnare o inoffendere altrui- Et fe g 
colte elpximo debba dire ìlmodo cioè 
fel percolTe piano O/forte O/conferro o 
conlegnio òC fe neluifo O/diricto ÒC co/ 
fi deglialtri peccati-Lottaua circùftan/ 
tia fie delquando- Et quefta ha dua co/ 
fiderationi laprima fie che debba dire 
fe pecco indi ÒC tempo feftiuo O/in té/ 
po ditempefta imperoche quefto e/fe/ 
gnio dipiu difperatione come dicemo 
delluogo :laltra confideratione fie che 
debba dire quàdo cioè fe ìlpeccato e ué 
chio o nouello ÒC quàto tépo ueftato òC 

niu 




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Firenze. 

Pai. E.6.2.7 



perfeuerato pero che quato più tempo 
ue dimorato peggio e/maximamente 
fe inquel mezzo e/ftato infermo o inai 
ero pencolo peroche quefto e fegnio di 
più difperato peccatore « Hor coli p tu 
cte lepredette cofe ÒC altre circunftàtie 
che lhuomo può delfuo peccato confef 
fando mgrauare ÒC piagnereòCcódegnia 
penitenua fodiffare-Et dicofi interamé 
te ÒC apertamente confelTarfi ciamoni/ 
fee elpfalmifta quando dice - Effundite 
coram ilio corda ueftra-Ooe uuol dire 
fpargereÒC uerfare tutti epeccati delcuo 
re dinàzi adio-òC notabilméte dice ecuo 
ri adare aintendere che come dille xpo 
dalcuore procedono tutti glialtri mali 
inlingua òC inopera-Et pero chi fiuuole 
ben confettare imprima debbe guarda 
re ÒC cófeffare ipeccati ÒC defideri rei del 
cuore òC poi quegli della lingua pcrocf> 
come dille xpo per labódantia delcuo 
re parla lalingua:poi debba confe£fare 
lopere òCpoi ipeccati della ommiflìone 
cioè debeni lafciati peroche come già e 
detto pur perlo no benfare elhuomo de 
gno della etterna dànatione-Diquefto 
coli fpargere ÒC aprire ilcuore per cófef 
Cione anche ciconfiglia Ieremia quan/ 
do dice intrenis allanima peccatrice- 
funde ficut aquam cor tuum ierufalem 
ut falua fias- Et notabilméte dice come 
acqua peroche come uegiamo quando 
lhuomo uerfa ìluafello.dellacqua no ui 
rimane ne reliquia ne colore ne odore 
ne fapore:onde uegiamo per contrario 
che molti uerfano ilcuore come fiuerfa 
iluafellodellolio- Cioè che ritengono 
certe reliquieòC non dicono tutto come 
uegiamo che ìluafcllo dello olio quan 



tunque fiuerfi pure rimane unto con al 
cune gocciole. Alcuni pare che uerGno 
ilcuore come fiuerfa ìluafello dellatte 
cioè che anche nceuono certe male mV 
fte ÒC ufanze come uegiamo che nel ua 
fello dellatte rimane alciio colore qua 
do fiuerfa- Alcuni uerfono ilcuore co/ 
me fiuerfa xluafello deluino nelqle an/ 
che rimane lodore-Et cofi anche ìnmol 
ti pare che rimanga nella memoria lo/ 
dorè depeccati equali douerrebbono 
hauere in abominatione come haueua 
ilpfalmifta dicendo iniquitatem odio 
habuiòCabominatus lum- Alcuni louer 
fano come fiuerfa elmele cioè che ancB 
rimane neluafello alcuno dolzore -ÒCco 
fi in molti altri e/dolce lamemoria de^ 
peccati laquale come detto e/douerreb 
be effere amanilima-Et quefto baili ha 
uere detto delle coditioni che Ù richie/ 
gono acioche lanoftra confeilione Già 
accepta a dioòCa noi utile- 
([ Della commédationcòC efficacia del 
la confezione- Cap- xxxvi- 

hOra feguita diuedere della cornine 
datione della confezione quando 
perlopredetto modo legittimamente e 
fatta* Et dico che quatro fono quelle co 
fe ÒC conGderationi che celemoftrano 
commendabile - Et laprima fie lautori 
ta ÒC labonta delfigluolo didio laquale 
laiftitui òCordino-Onde auéga che idio 
innsinzi elfuo aduenimento mearne cer 
ti altri beni hauefle ordinati ÒC fatti or 
dinare ÒC comandare perii fanttiòcferui 
fuoi pur pare che in fegnio dipiu Gngii 
lare bene riferuaiTe quefto a ordinare x 
fino che egli imperfona ueniiTe a incar 
nare«Onde peruenta quefto (acramen/ 



co e/una delle proprie grane ÒC excelen 
ti che ciarecho elfigliuolo didio elqua 
le uenne pieno digratia ÒC diuerita«Et q 
fto fimoitra incioche nella uechia leg 
ge no era abfoluto:ma giudicato cB chi 
confelTaua ilpeccaco commefTo-Ma ho 
ra fecondo elgiudicio della chiefa Ique 
fto tempo delia plenitudine della gra/ 
tia ordinoe logratiofo figluolo di dio 
che pienaméte fulle abfoluto chi elfuo 
peccato fedelmente ÒC puramente con/ 
teffaife-Molto adunque e dhauere in re 
uerentia quella gratia laquale ilgratio/ 
fo figluolo didio cireco ÒC ordinoe - Ec 
pero grande iniquità e anfiutarla ÓC ma 
le ufarla come fanno molti equali con 
felTare non fiuogliono o/uero che abal 
danza dipocerfi confefTare nepeccati g 
feuerano o ricaggiano fpeffo òC ftudio/ 
famente fiche deirimedio ordinato aui 
ta ÒClaiute incorrono in morte ÒC edxr/ 
na dànatione-Et che xpo ordinaife qfì o 
farcaméco uuole prouare fcó Augufti 
no perla audtorita che die xpo agbapo 
ftoii quando apparendo loro dopo la/ 
rcfurredione forfioe loro ncluifo ÒC dif 
fe riceuece lofpjrito fcó ÒC habbiate au/ 
fiorita diperdonare ÒC ritenere ipeccati 
ÒCio infino ahora o abfoluto chi uoi ab 
foluerete òC per leghato chi uoi leghere 
te» Et per quefto rifpe&o anche promif 
fe a fcó piero innanzi lapaitione laudo 
rita dello abfoluere ÒC diiTegli- Tibi da 
bo claues regni celorum ÒC quodeuque 
ligaueris fuper terram erit ligatum ÒCin 
celis òC quodeuque folueris fuper terrà 
erit folutum ÒCin celis-Et fa fcó Augu/ 
ftinotaleargumentoòC diceche cócio 
Gacofa che glapoftoli non poterono 



uedere ne fapere ipeccati altrui maxi/ 
manière quegli delcuore fe dalloro ftef 
fi per ucra confezione non gliudilTino- 
Conchiudefi che xpo intefe che epec/ 
catori eloro peccati confclTairinoriiche 
gliapoftoli òC poi glialtri loro fucccf/ 
fori abfoluere glipoirào-òCpero poi glia 
portoli diqueftaconfefTione parlano òC 
predicào onde dice fcó Ioàni nella fua 
epiftola-Se noi cófefliamo ipeccati no 
uri fedele ÒC giufto ecidio che cegli per 
donera-Et fcó Iacopo dice-Conf itemi/ 
ni alterutrum peccata ueftra ÒC-c-Et fcó 
Paulo dice- ore concilio fit adfalurem- 
Ma pogniamo cB altra certa pruoua no 
fenetroualTe nientedimeno poi chela 
fàfta chiefa laquale firegge ÒC guida g/ 
lofpirito £andto quefto tiene ÒC quello 
comàda dobbiamo ciò fedelmente ere/ 
dere ÒC humilmente ubidire ÒC non prc 
fummere ÒC cercare altra pruoua - Et 
to dice fcó Ambruogio non temere o/ 
huomo dicommettere lituo fenfo aque 
gli fanclj aquali idio commifle ÒC con/ 
cedette elfuo féfo-Cio uuol dire che co 
me dice fcó Piero ìfanéh huomini fon 
datori della chiefa parlano ÒC ferirono 
come furono dadio ìfpiran dobbiamo 
loro credere quello che ridicono defa/ 
di defacramenti dixpo ■ Siche altufto 
uoglio cóchiudere che quefto facramé 
co della confeiTione e/cómendabile per 
che fu daxpo imprima ordinato ÒC poi 
dagliapoftoli più dichiarato ÒC coli da 
fanfta chiefa ordinato comandato ÒCal 
tenticato-Lafeconda cofa che cimoftra 
commendabile quefta fanftacófeifio/ 
ne fie lagràde mifericordia che fifa nel 
la fua cortC'iiche chi filete orauato dal 



la giuftiria può apcllare a quefta corte 
SC e bifognio che lagiuftitia taci&C lami 
fericordia uinca perochc come dice fco 
Iacopo lamifericordia foprafta algiu/ 
dicio- Siche come dice elpfalmifta -le/ 
mifericordie didio excedono cudle lo/ 
pere fua:Et incio maximamente e com 
médabilepelmodo che fiprocede inef 
fa cioè che in quefta corte licrede alreo 
di fe medefimo ÒC e/ tenuto elgiudice 
cioè ilfaccrdote dicredergli ÒCperfe ÒCcó 
tro afe fanza altri teftimoni&fanza exa 
minatione 5C fanza mettere elreo ator^ 
méti come fi fa elreo infra giudicii feco 
do elmondo- Anche inquefto giudicio 
e conftituito giudice no angelo ne fan/ 
&o :ma huomo terrenoSC compagnoSC 
fratello delreo elquale faccufa fiche cp 
fti confiderando lapropria fragilità 5C 
quiui àche ha bifognio della mifericor 
dia kuoglia £C ftudi difare alpeccatore 
elquale legli confe(Ta 5C per quefto nf / 
petto c(To xpo uerra a giudicare glihuo 
mini informa dhuomo 6C cofegni della 
padione laquale per noi riceue perdare 
FidanzaSC certeza che egli come huomo 
noftro fratello ÒC noftro redéptore non 
fia crudeleÒC ingiufto:ma più tofto giù 
fto giudice. Anche fimoftra lademétia 
diquefto giudicio incio che non uifidà 
no fc no fentétie dabfolutione pognia 
mo che fiponga alcuna penitétia g mo 
do dimedicinaòC per prouare fe elpecca 
tore e/ben contrito 5Cpentuto»Onde pe 
ro xpo elquale cognofceua ecuori non 
daua apeccatori altra penitentia fe non 
che diceua- Va ÒC no peccare piu-Ma di 
quefto benificio della abfolutione non 
miftendo a più parlare perche aquefto 



Griferifce qllo che difopra e de&o qua 
do pariamo delbenificio della conuer/ 
fione 5C giuftificatione doue e/moftra 
ro che ìdio hbera lhuomo abfouédolo 
ÒCconuertendolo dalpericolofo legame 
ÒC dapericolofa infermità ÒCgrauedan 
natione anzi non folamente libera: dai 
lira fua:ma rédegli lagratia 5C fallo ido 
neo apotere meritare uita edlerna fiche 
pare che idio fahumili alpeccatore ÒC 
habbia fi grà uoglia di fare pace co lui 
che uolétieri ogni ingiuria gliperdona 
perche cofi piccola parola come e adire 
mia colpa metfere perdonami • Et pero 
fopra qlla parola laquale difTe Dauid 
aNatham propheta elquale loriprehé 
deua deifalio cómefTo cioè cf> dille pcc 
caui dice (co Auguftino-Obrieue uer/ 
bo peccaui 0/ tre fillabc che aprirono la 
porta delparadifo • Et con gran reueren 
ria dobbiamo qui penfare che non tan 
co fahumilio Dauid a dio:ma idio ada 
uid incio che uedédolo idio duro 6C no 
tornare ÒC dire fua colpa glimàdo aNa 
than propheta arichiedere pace ÒC raco 
togli ebenifici fafti filamento delfallo 
commeiTo ÒC promiflegli anche magio 
ri benifici fe egli tornare òCpentere fiuo 
le(Te« Per laquale cofi ifmifurata beni 
gnita Dauid compunto con gran con/ 
tntione difTe lapredefta parola peccaui 
Quefto tutto di uegiamo ì noi cioè cti 
ftando noi duri ÒC non tornando apeni 
tentia ilpiatofo idio pur cinui ta ÒCrichi 
ede condiuerfe promefTe ÒC condiuerfi 
benifici ÒC con minacele ÒC con punture 
fiche inuerita gran uillania e/recufare 
cofi nobile ÒCutile pace che eie proferta 
per cofi legier cofa come dire peccaui- 



h4b~\ 



Et qui fi forma Iaquarta cofa Stagione 
che amoftracómendabilelafan&'aco 
feflìonecioelalegerezadi quefto rime 
medio perloquale cofi leggermente file 
ua cofi gran pericolo SC male cioè ilpec 
cato ilquale cxcede ognialtro male che 
inuerita chi ben péfaffe ilpericolo SC dà 
no che fa ilpeccato che toglie pace fani 
ta SClibera ogni falute SC percórrano rie 
ne iguerra in infermità SC feruitu SC poi 
manda alla edema dannatone ogni pe 
na SC morte téporale douerrebbe fofte/ 
nere per eflerc libero • Quanto adùque 
magiormente fidebba clpeccatore hu/ 
miliare adire fua colpa òefare qualunqs 
penitentia per edere libero datanta mi 
leria<exemplo5cfigura dicio habbiamo 
in quelle Naman lebrofo principe del 
redifiria delquale Gnarra nelquartoli 
brodeReche Elifeo propheta glidifle 
che fe uoleua eifere mondato gh conue 
niua lauarfi iepte uolte nelfmme gior/ 
dano-Et ifdegnandofi egli dicio dicédo 
che lacque delle fua contrade erao mol 
IO migliore figlidifTono eferui fuoi- Pa 
dre fe grà cofa taueiTe dedo ilprophera 
fi ladoueui fare per guariroQuàto adii 
que magiormente debbi farequeftaco 
fi legieri. Aquali quegli credendo andò 
SClauofli SC fu mondataQuefta figura 
exponendo un fanfto dice che per Na 
mafilebrofo finroide ilpeccatore pero 
che lalebra fpirituale e/molto peggio/ 
re che lacorporale&Cpiu abhomineuole 
fiche diparte lhuomo dalla cpgregatio 
ne defedeli SC più che non fa lalebra del 
la conuerfione della gente dice poi che 
giordano uiene adire fiume digiudicio 
p digiudicante perloquale {intende lo* 



giudicio della cofeffione nella quale al 
lhora lhuomo filaua fepte uolte quan/ 
do confefla accufandofi difepte peccati 
mortali- Siche uuole conchiudere che 
molto più che Naman fono dariprehé 
derc quegli equali per efTere mondi dal 
lalebra della colpa non upgliono fottp 
metterfi algiudicio et allauato della co 
felTione-Laquarta cola che cimoftra co 
mendabile laconfellione fie lafua gran 
de efficacia SC uirtu indo che uiuificaSC 
facrifica pacifica SCgiuftifica ilpeccato/ 
re SCfa molti altri beni come imparte di 
fopraemoftrato-Maqui niétedimeno 
alcune cofe brieue ne fogiugo-Dico pri 
ma che perla confezione lhuomo mor 
to ipeccato mortale toma aiuta digra/ 
ria-Et quefto fimoftra per quella paro/ 
la deprouerbi plaquale fidice- Venaui 
te os iufti:os autem impiorù operit ini 
quitatem-Per laquale parola chiarame 
te fimoftra che chi apre labocca anno* 
minare ìlueleno delpeccato e/inconti> 
nente libero dalla morte SCtprna auita: 
ma lhuomo impio coprendo SC feufen 
do ilpeccato rimàe pur morto- Onde fo 
pra aqlla parola delpfalmo non urgeac 
fuper me puceus os fuum dice feo A*W 
guftino • Se tu non uuoi che ilpozo del 
labbitfo tranghiotta.SC chiuda labocca 
che ufeire no ne porti hpr apri tu ligia 
labocca per confcflTione-Et cofi expone 
feo Gregorio quella parola di Ipb cioè 
faluabit te de ore angufto IatiiTime.cio 
uuol dire che aprehédo tu labocca aco 
felTare idio ritira della bocca dello ifer 
noSCdellupo fernale» Et cf> per lodiauo 
fi impedisca laconfelTione moftraCf g 
quella'parola deluangelo glaquale fidi 



.Itti • 



tot* 



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ce che ildemonio faceua muco uno nel 
quale era- Onde poi fubgiugnc- Cu eie 
cilfet demonium locucus eft mutus-So 
pra laqual parola dice una chiofa che il 
demonio lega lalingua che lhuomo no 
fi confelfoMa quando idio per fua uùv 
cu locaccia lhuomo può a pnre labocca 
a cófeirarfi- Anche g lacófeltione lhuo 
mofifcarichidimal pefo chiaramente 
fimoftra per continua experientia l ciò 
che quando lhuomo e/ben confetto tu 
do gli pare effcreallegerito.Qnde a que 
ito pelò deporre ci coforra feo Piero di 
cendo deponences omne pondus ÒC cir 
cùftans nos peccatum 5C«c- Et diqucfto 
pelo filamenti elpfalmifta dicédo • Ini 
quitates meè fug grelfe fune capur me 
um ÒC licut onus graue grauate fune fu 
per me«Grande adunque e quefta uirtu 
laquale tifearica dilì mal uinculo fiche 
liberiòCfpcdiri portiamo correre g lauia 
didio-Nella terza parre dico che pacifi 
ca lhuomo con dioòC cófeco medefimo 
laqual pace dice Yfaia lipio hauere no 
può- Et diquefto efedo aliai e/parlato 
difopra nelprincipio diquefto tramato 
della confélfione fopra a quella parola 
laquale dice idio creaui frudiì labioru 
pacem ÒC-c-Nella quarta parte dico che 
purifica come fimoftra per quella paro 
la che dice.Omnia inconfeftone lauan 
tur.Et quello mdftraàche elpfalmifta 
quando dice* ConfeiTio ÒC pulcritudo x 
confpedu eius ÒGo Sopra laqual paro 
la dice una chiòfa che tanto piace à dio 
Ultimile confeffione che lampuca come 
fhnocentia ÒC belleza fpiritualé-Et aque 
fto intendimelo dice fcó Gregorio non 
meno maraviglia e/lhumilta d^Ha con 



fefTìone che igran fadi ÒC adi delle uir 
tu-Ec quefto ficochiude-Laquinta cofa 
che cela rende ÒC fa conmendabile cioè 
che giuft jfica SC fa gratiofo come affai 
difopra e dedo fiche difigluolo dira fa 
figluold digratia òCdelnimico fa amico 
cofi anche pofTiamadire che per ftacon 
fef&one lhuomo rinuigorifee ÒC ilnimi 
co indebolifce ÒC perde laforza ÒC lauda 
eia deltentare-Et quefto moftra fcó le/ 
ronymo dicendo laporétiaÒClauirtu dei 
nimico fiperde per ianoftra cofeflionc 
come eltraditore perde labaldanza qua 
do eltradiméto e (coperto lequali rude 
cofe confidente no ci debbe parere gra 
ue di confelfarci ÒC difare penitétia che 
fe come dice feo AuguftinoòC noi loue 
giamo per continua ÒCaperta experiétia 
lhuomo per campare morte corporale 
laquale allunino no può fugire filafcia 
purgare incendere SC tagliare ÒCafligerc 
m molti modi molto certo più tolto q 
fto dobiamo fare per campare lamorte 
edema ÒC hauerc iauita imortale 6C pa 
ce con dio ÒC lacompagnia defandii 
paradifo laconceda idio mifericordio/ 
fo qui uiuit ÒC regnat per infinita fecula 
f ecu lor u m- A me n- 

([ Dimolti exempli che ci W>ftrao la 
uirtu ÒClefficacia della contritione ÒCdel 
la confélfione. Cap- xxxvii- 

Erta hora allutimo diquefto tra/ 
dato delfrudo delia confefl* ©ne 
pórre ÒCfcriucre certi exempli per liqua 
li fipruoui ÒC moftri laneceitta ÒC ihti/ 
tilita della contritione 6C della cònfef/ 
fione fiche quello che dedo difopra j> 
autoritadi ficonfermi pergli exempli • 
Et dimolti pogniamo gliTrafcripti moJ 



to autentichi come de&i 5C fripti da au 
tentichi religiofi SCfandh precedenti co 
me fimoftra pelatolo diciafcuno-Nar/ 
ra feo Cefario che morendofi un gran/ 
de theologo che hebbe nome maeftro 
Thomafo uide ildiauolp nelcanto del 
la cameraTuaicotro alquale egli come 
fcó huomo prehendendo baldàza fi lo 
{congiuro -che glidicelfe qual cofa ÒC ac 
to dexpiani ghera più contrario 6C più 
glinoceua- Aiquale ildemonio per dna 
na uirtu conftre&o rifpofe ÒCdilTemm 
na cofa e che tato cinuoca 8C tolga ogni 
noftra uirtu come lhumile confelfionc 
che quando lhuomo e A peccato morra 
- le tuéte lefua membra &C potentie fono 
legare JC anoi feruire obligate :ma inco 
tinente che ìlpcccatore ficonfeila e/ab/ 
foluto &C libero a poter fare ogni bene- 
Dopo lequali parole ilprededo mae/ 
ftro Thomafo confidàdofi perche era 
bene confelTato faccendofi beffe delni/ 
mico rende lanima impace alcreatore • 
Narra àchc ilprededto Cefario che uno 
notoòCifame fornicatore elTendo richic 
fto auno fynodo 5C cóciho temédo egli 
delfuo fallo elTere accufato ÒCuitupera 
to confelTofi interamente alfuo facci do 
te-Et parédo aquello facerdote che egli 
fufle ben confelTato 4C pcntuto fi glidif 
feche Scuramente potcua negare ìlde/ 
fto peccato SC prehendere ilferro caldo 
come fufaua difare allhora quàdo lhuo 
mo fiuoleua excufare fiCgiuftificare dal 
cuno fallo:6C cofi quello fece iC negan/ 
do lacolpa neprefe ilferro caldo 6C niu/ 
no male nefenti fiche per allhora capo 
delgiudicio&C deluituperio ilqualete/ 
meua éC riguardollo xdio K ricopcr/ 



fe per lauirru della confezione buona* 
Ma poi ìlmifero ricadendo nella piede 
èia colpa auenne che dopo alquàti gior 
ni gliconuenne paltare una certa acqua 
conalcri fuoi amici infu uno legniedto- 
Et andando cofi per lacqua uno dique/ 
fti fuoi amici glidilTe-Molto mimaraui 
glio che elTendo lituo peccato affai pu 
blico tu lonegafTi&C ilferro caldo no tife 
ce male. Allhora quello forridédo ttaù 
fe lamào nella acquaie diffegli cofi<Ko 
mi nuoce ilferro caldo fe no quàco que 
fta acqua fredda -Et allhora incontinen 
te lacqua a modo diferro caldo giincefc 
fiC arfe lamano fiche tracndola della ac 
qua tufta ardeua-g laqualcofa ìlgiufto 
giudicio di dio uolfe» moflrare come 
egli per mifericordia locampo c*ai ferro 
caldo ardente elTendo egli cófcllo 6C pc 
nitrente- Cofi poi perche n5_cogni c bbe 
ilbéificio ricadde nella colpa giuftamé 
te lofe ardere ncllacqua fredda: fiche la 
feio lapelleòCilbuccio arfonellacqua fre 
da per loquale exemplo affai chiarame 
te fi dimoftra lauirtu della confelTione 
ÒC ìlgicolo nelricadere nelpeccato • Nar 
ra anchora andando certi peregrini 5C 
palTando un certo braccio dimare fubi/ 
tamente fileuo fi gran tempefta che al/ 
tu<fto parue loro; didouere perire- allho 
ra uno diloro molto compunto fiuolfe 
SCdilTe- C^edo certamente che j> gli mia 
peccati grandi 6C laidi fia leuata quefta 
tempefta SC pero uipriego che uoi udia 
te lamia confefTione fe idio forfè pque 
fto cirendelTe bonaccia- Et dàdogli que 
gli altri audientia comincio aconfèffar 
fi 6C dilTe tali 6C tàcfh peccati che fu uno 
horrcre audire-Et incontinente elbeni/ 



I gnio idio die loro bonaccia- Et peruené 

do alporco idio traiTe Ci della lor memo 
ria epeccaci dicolui che niuno mai più 
fenericordone ebbonlo piuindifpe&o 
Ecco adunqs che per lauirtu della cófef 
fione certo latempeftaòC quello niente 
t) f dimeno rimafe có buona fama-Narra à 

che che ùo pouero cherico in qlla cipta 
che fichiama atrebaeto in fràcia indulfe 
uno orafo che andarte acafafuadicen/ 
do che uera uenuto un mercatàte cB uo 
leua comperare diuerfe uafella doro ÒC 
dariéto ÒC molte altre goie pretiofe • Al 
quale quello credendo dicio guadagnia 
re fi uandorma pur dirte iprima alla fa 
miglia doue egli andaua ÒC porco feco 
moke uafella ÒC goie pretiole - llquale 
quello cherico malade&o uedendo io/ 
lo fi luccife infiemc cóuna lua fuora di 
membro ÒC gitto neluiuaio òC tolfonfi 
quelle uafella «Ec non cornando lorafo 
quegli della famiglia andorono aca£a 
del dedìo cherico per domandarloòCcer 
cario- Ec negàdo ìkhenco cf> quello no 
uera ftaco ìparenci dello orafo andora/ 
no per luficiale della corte ÒC menorolo 
acafa delchenco-Et uenendo egli ÒC tro 
uando fegni difangue ÒC leuafeila dello 
rafo fi pfono ìlchericoÒC laforella ÒCgiu 
dicorongli eHiere arfi- Allhora qlla gio/ 
uaneeffédocofi giudicata torno alcuo 
re ÒC conforto ilfratello fuo ÒC diife-Ec/ 
co g te fo quefta morte hor tipriego cf> 
ciconfertiano ÒC torniano apenitentia fi 
che almeno campiano lamorte eélerna 
poi che della temporale capare no pof/ 
liamo-lecui parole dispregiando ilche/ 
rico 6C rimanendo obftinato quella hu 
railmente ÒC con degnia cotritionc Geo 



fefTo-Eteflendo poi legati infiemeau/ 
no ftipice ÒC mefli alfuoco elmifero che 
rico inconemente arfe:ma quella gioua 
ne per uirtu della confezione da dio co 
feruata no potè ardere auéga che ardefx 
fe eukoli coquali era legata- llquale mi 
racolo lagence uedendo tu repucaca ino 
eente ÒC libera conofeendo ìlbenificio 
diefli aferuire adio ÒC fini lauica mgran 
fantìita-Ecco adunque che per ìhumile 
confefEione quefta campo lamorce cem 
porale ÒClefterna&ilmifero cherico che 
lafpregio peri dimorce téporaleòCeder/ 
na-Narra anchora che in Barbantia era 
uno indemoniato llquale rimprouera/ 
ua achiunche gliueniffe 5 nàzi ogni pec 
caco non confetto llquale ungrande pec 
cacore uolendo uedere ÒC cernendo che 
egli non louituperafTe uolendoui pur à 
dare fi ficonfeflo m prima ima pur non 
lafcioben lauolonca delncadere in pec ^ 
caco- Ma incontinente che egli giùfe dì 
nanzi laquello in uafaco ìldemonio lo/ 
moccegio ÒCdirte- Amico uieni qua mol 
to fe bene ìfciauraco-Et incominciando 
gli ariprouerare ogni fuo peccato fi lo/ 
confufe molto allhora que Ho partendo 
fi triftoòCuergognofo ritorno alfacerdo 
te ÒCdicendo quello che incontrato glie 
ra fi ficonfeflò dacapo confermo propo 
nimento di mai più non peccare-Et cor/ 
nando allo indemoniato alcuni che ue/ 
rano prefenti ÒC fapeuono quello che in 
contrato era fidilTono allo inuafato-hcr 
ecco lamico cuo-Ecrifpondendo quello 
che niuno conofceua fi dirtono quefto 
e quello elquale poco e/che rimprouera 
fti candì peccaci- Ec ìldemonio nfpofe- 
Io dicoftui non fo nuiuno male ÒC mai 




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Firenze. 

Pai. E.6.2.7 



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niuno peccato glirimprouerai-onde ifti 
mando che ildemonio imprima hauef/ 
fementitoòCcheallhora dicerte iluero 
hebbono colui inreuerencia come buo/ 
no 4 ÒC fandto Ciche rimafe fanza infamia 
Ecco adumqs come perquefto firnoftra 
lauirtu della uera confeflìone elperico/ 
lo elmale della fi&ione ÒC falfa intentio 
ne-Narra ancora che peccando un prete 
colla donna| duno caualiere quello uené 
ione in fofpe&o meno ilprete auno in 
dcmoniaro ilquale riuelaua ipcccati di/ 
chi andaua allui - Ma temendo ilprete 
dertere uituperato fubiramente mentre 
che andaua entro inuna ftalla ÒC confef 
fofTi dal fante delcaualicre non poten/ 
do ricorrere adaltro prete-Et non fapen 
do ìlfante che penitentia dare gli douef 
fi glidifle • Quella penitentia che uoi 
imporrcfti aunaltro infimile cafo fate 
per uoi ÒC andando poi elchaualiere al/ 
lo indemoniato domandollo ileaualie/ 
re fe fapeflfe nulla diquel prete rifpofeòC 
dirte Jo non fo nulla diquefto fignore- 
Et poi dirte inlingua tedefea laquale ih 
caualiere non intendeua:ma ilprete nel 
la ftalk figiuftifico uolfe dire perlaco 
fettone che fece nella ftalla . Laqual pa 
rola ilprete udendo ÒC penfando che il/ 
benignio ìdio hauea cofi ricoperta la/ 
fua uergognia conofeente di tanto be 
nificiolafcioilmondoaltudo ÒC fecefi 
monaco diceftella ÒC diuéto buouo huo 
mo-Della uirtu anchora della confetfib 
ne narra Iacopo da uetriaco uno tale ex 
empio ÒC dice cofi- Vno peccatore cari/ 
co digraui peccati ÒC dimoiri fi infermo 
amorce onde temendo ildemonio che 




egli non fi confertalfe figli aparue infor 

ma diprete 2C indurtelo che egli fi con/ 

fefTartealquale quello credendo confef 

forti diligentemente congrande contri/ 

rione. Et fada laconfeifione fi glidiiTe 

quel diauolo che glipareua prete quefti 

tua peccati fono fi grauiòclaidi che ame 

pare che mai più non gli debbi confef/ 

fare per non darne fcandolo achi gliu/ 

dirte fiche tibafti che io tafoluo- Et do/ 

po quefte parole morendofi quegli uen 

nono perlamma fua dalun lato glxango * ^ 

li dallo altro lato idemoni ÒC dicédo gli 

angoli che quella anima era loro percf> 

era ben confertato ÒC idemoni contafta 

uano dicendo che quella cofertione no 

ualeua perche non era fadta alegiptimo 

facerdote ima ildemonio in quella fpe/ 

rie- Aquali gliangoli nfpofono che pur 

ualeua impero che egli ficredefte con/ 

fertarfi alfacerdote ÒC fu ben pentuto fi 

che longanno delnimico non gli debba 

nuocere poi che egli hebbe labuona fe/ 

de-Ma poi elfignore ditermino ÒC ditti/ 

ni quefta quiftione ÒC diffmi che quella 

anima rornarte alcorpo ÒCconfeflafifi al 

legittimo facerdote ÒC cofi fu- Che quel 

lo rifuciro ÒC confertorti diligenremen/ 

te:ÒC poi fini impace. Ecco adumq3 che 

per quefto firnoftra che fola laintentio 

ne buona fa ualere laconfertione:fiche 

lamalitia del captiuo facerdote non ci 

nuoceEr per gli prede&i exempli chia / 

ramente firnoftra che fola lacontritio/ 

ne ÒC lantentione del non ricadere fa ua 

lere laconfeiTione - Et quefto firnoftra 

anche per uno tale excmplo ilquale , » 

narra ilpredefto Cefario ÒC dice cofi* 



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Che uno giouane canonico di Parigi 
molto gran peccatore uenendo amorte 
confeftoiTi molto diligente mente SCco 
municofli SC moftroili alTai contrito • 
Ma poi dopo lamorte apparue aun fuo 
famiglio SCdifle che era dannato perche 
quantunqj {ìconfe^aiTe SC hauefle prò/ 
meiTodipiu no ricadere nientedimeno 
non haueua fermo proponimento fiche 
ilcuore pur glidiceua diritornare apec/ 
cari fe egli campafle-Moftrafi ancora la 
gran uirtu della confezione indo che il 
diauolo molto fiftudia dimpedirla co/ 
me Gmoftra per mol ti exépli-iEt fragli 
altri e^quefto che narra Cefario cioè efi 
una ui ila dicolognia della magna una 
concubina dun facerdote ilquale per in 
ganno delnimico fera impacciato&Ccofi 
morto £anza confeilìone fpauentata SC 
compunta per quella coli horribil mor 
te delprete entro affare penitétia in uno 
certo monifteno laquale ìldemonio uo 
lendo impedirepiu uolte lappariua ifor 
ma dhuomo che ella amafle ÒCconfegni 
SC parole damore lainuitaua SC foliecita 
ua apeccare confecoSC chiamandola g 
nome diceua* Bonaclide confentimi io 
rifarò grande SC potente donna alquale 
quella come ben pentuta non contente 
do ne nfpondendo fifacea ilfegno della 
croce SC afpergeuafi della acqua benede 
da-Et allhora ildemonio un poco G cef 
faua:ma incontinente ritornaua < Onde 
e(Tendoconfigliatache quando euenif 
fedicefTeauemaria'ÒC ritornando quel 
lo SC della diceua aue maria SCallhora al 
tudto fidileguaua come fc fufle percof/ 
fo dauna laetta:ma non labbàdono go 
altu#o«Onde ella lamemàdofene acer/ 



te (anfte perfone fu cófigliata che fi co 
fcitalfe anche bene alfuo remore SC pno 
re generalmente pero che ildemonio di 
ciò dolendofi figli apparue nella uia SC 
domandolla doue andaua* Alquale ella 
arditamente nfpofe uommi a cófeflare 
per confondere ÒC uituperare me SC te- 
Allhora quello lapregaua SCdiceua prie 
goti non ui andare ritorna adritto-Ét el 
la pure andàdo rifpofeSCdillc-Tu mhai 
fpelTo fafto noia SC uergogna fiche io 
pure andrò a confelfarmi per accufarti 
SC uituperarti della noia che mi fai -Et 
non potendola ildemonio ritrarre ne lu 
fingare ne per minacele Ù gliàdaua drie 
to uolandole fopra ileapo amodo duno 
nibbioòCcofi andò in fino alluogo della 
confezione- Ma incontinente che quel/ 
la aperfe labocca aconfeffarfi quello gri 
dando SC uolando fiparti SCmai non tor 
no a moleftarla-Moftra ancora laumu 
SC lanecelTita della confelTione in ciò cB 
trouiamo che efTendo molti morti fan/ 
za confezione fono ftati nfucitati da 
certi fandi loro diuoti fiche fifieno po 
turi confettare SC poi fono paifariimpa 
ce: fiche per lacofeifione hàno campata 
ladannatione- Ancora che per laconfèf/ 
fione lhuomo fia libero daldiauolom 
quefta uita SC nellaltra moftrali per ra/ 
le exemplo* Narra anchora ilpredefto 
Cefario che in una uilla dicolognia efy 
fendo uno uillano in fermo amorte pa^ 
reuagli uedere fopra ileapo fuo un faifo 
gràde pendente molto ardete ìlqualegli 
gittauafigra fiamma che gridauahor 
nbilmente per quel calore dicendo che 
ql fallo lokideua-ode uenédo jlprere co 
feflbili no ceffo go ql caldo allhora egli 



dilTe ilprete hor pé£a fc tu mai togliefti 
omuraftiniunapretra indanno altrui> 
Allhora quello péfando firicordoòC dif 
fe come per fare più largo iifuo campo 
haueua tra£mutato untermine nelcam 
po deluicino- Allhora dicédo ilprete cB 
quella colpa patiua quella pena ÒC peg/ 
gio harebbe Te no facette racconciare il 
termine come prima quello cópuntofì 
confetto^ fodiffece ÒC cofi fu libero da 
quefta orribile uiùone. Ecco adunq$ co 
me làcxjrifedione accio che habbia^efec 
to debba ettere intera ÒC fatiffa&oriag 
fc&amente- Anche perche lacófettionc 
quàtunqs tarda fefifa có córri tiorabuo 
na moftrafi g tale exemplo- Narrati nel 
le cronache depontefici che filueftro pa 
pa fecondo in quello nome ìlquale im 
prima fu monaco fece homagio: aldia* 
uolo eflendo monaco 6C ìldiauolo glip 
mitte dimolto exaltallo-Et cofi fece ÒC 
diegli tanta feientia cB fu maeftro Dot 
cone ImperadoreòCdiRuberco Re difrà 
cia«Et poi anche tiro procuro che fu fa/ 
do arauefeouo diremi ÒC poi dirauéna 
SC poi papa- Et dimàdado ìldiauolo qua 
to tempo doueua uiueie in quel papato 
rifpofe che no morebbe inùno che non 
dicefle meda in Ierufalem dellaqual pa 
tola fu molto lieto poche altutto hauea 
propofto di no andare in Ierufalé- On/ 
de auenne poi che g laquarcGma fequé 
te celebrare metta in una chiefa diro ma 
laqual fichiamaua ierufalé:marglrnó 
lofapeuaòC dicédo lametta fenria loftre 
pito degli demoni ÒC cognobbe che era 
ingànato che doueua quiui morire* On 
de copunto tomo alcuore fuo ÒCuenne 
intanta contritione che publicamete co 



felTo ifu^gran peccati JC comando che 
gli fufTmo taghate lemani ÒC epiedi Stia 
hnguaòCtudte quelle membra colle qua 
li haueua facìo lacnficio aldiauolo K 
poi cofi croco fuife pofto in £u uno car/ 
ro ÒC ibuoi lorirattino doue uolettino òC 
idiogmettette-Et come piacque almife 
ricordiofo idio ìbuoi limarono alla chi 
efa di feo Giouàni laterano- Et qui fufe 
poltoòCinfegnoòC argomento che egli 
hauette riceuuta mifencordia feguiton 
ne quefto miracolo che quando elpapa 
doueua morire lotta delfepulcro fa cea* 
no tumulto ÒC ilfepulcro iudaua ÒC que- 
fto duro gran tempo-Ecco adunqsche 
per lagran contrinonertialette lacótettio 
ne quantunqj tarda- Anchora amoftra/ 
re lauirtu della contritione narra Ccfa/- 
rio un tale exemplo dice che predicane 
do un facordote incerto luogo delle pe 
ne dello inferno una femmache era già 
ftata concubina dunprere :molto dicio 
impaurita ÒC compunta pubhcaméte lo 
dimando òC ditte mettere hor che fi farà 
delle concubiue depreti-Et quello rifpo 
fe allei uedendola lemplice:che debbo 
no ettere arfe in inferno • Onde ella iteri 
dendo inun forno ardenre:undi trouati 
dofi fola uedendo un forno accefo frué 
tro dentro ÒC incontinente fu arfa-Et in 
continente per labocca delforno fu -ue/ 
dura ufeire damolti una colomba mol> 
to bella ÒC biancha ÒC uolare acielo-Del 
la qual uifione ftupefaétì» quegli che la 
uidono corfono alforno-Et trouàdo co 
(lei aria fi nela trattonoòCcome micidia 
le dife ftetta laforterrorono inun luogo 
uile fuori dffagraro« Ma idio, mife^cor 
diofo uolendo lui a tuSti moftrare 

où 



che ella era faluaca ÒC che non come di/ 
fperaca:macomepencucaòC ben contri 
ta ÒC credendo che quello facerdote che 
predico lhauefle detto che poiché era 
Itaca concubina diprece entraife nelfor/ 
no fe faluare fiuoletfe ÒC ueramence per 
quefta obediencia era faluacarpiu notti 
fe apparire fopra alla fua fepulcura gran 
di luminaria fiche per quefto fegno ÒCg 
quello altro che lanima fua fu ueduta 
ufeire delforno in fpetie dicolomba :fu 
rono ceni legenci che ella g lagran cócri 
tione era faluata ÒC no dannata* Anzi tà 
ta c/lauirtu della contritione che etiam 
dio fanza confezione uale qjjado Jhuo 
mo cófeifare no fi potefTc come fipruo/ 
ua g moki exépli.Et infraglialtri.e/quc 
fto ìlquale narra Ccfario- Hor dice che 
uno federato aparigi hauendo molti ÒC 
laidi peccaci andò g confelTarfi alpriore 
di fcó Vittore ÒC ponédofegli apiedi tà 
ta contritionejglmenne che incomincia 
do apiàgere fmgluotci òCfofpiroòCg niu 
no modo glipoce dire alcuno peccato s 
Onde tornando acafa per ifcriuere ipec/ 
cati come quel priore loconfigho ÒC poi 
che glihebbe fcriptiòCritorno per dargli 
fcripti alpriore poi che galero modo p 
ferire no gli poteua:ÒC legendo ilpriore 
quegli peccati fchpti paruongh fi gran 
di ÒC fi laidi che dilicentia deldetto gio 
uanenandopexhauerne configlìocol/ 
labbate fuo-Et cofi fece òC pòrco lacedo 
la doue erano fcripti que peccati ÒC po/ 
kla in mano dello abbate che gli legciTe 
ÒCaprédo labbate lacarta nulla uitrouo- 
Onde dilTeaquel priore che uuotuche 
io lega m quefta carta che no ce fcripto 
nulla-Er guardando ilpriore la carta AC 



uedendo che cofi era marauiglioffiòCdif 
fefappiateme(Ter labbate percerto che 
quello fcolare fcripfe difua mano ifuoi 
peccati in quefta carta ÒC io glileffr- Ma 
ueggo che per uirtu della fua gran con/ 
ràinoneilmifericordiofo idio ghha caf 
fati ÒC perdonati SC cofi rendette lacarta 
algiouane ÒCconfortollo molto delqual 
benificio quello conofeente muto laui/ 
tafuainmegho^Similequafi exemplo 
fitruoua nella leggenda di fcó Bafiho 
doue fidice che hauédo una dona fcrip 
ti efua peccati inuna carta per confelfar 
gli a fcó Bafiho quella gliele difTeòCpre 
gado per lei trouoglicaflati excettoun 
molto grande ÒClaido<Et piàgendo quel 
la òCdicendogh che cofi glipoteua impe 
trare mifericordia diquello come degli 
altri quello fifeufo dicendo che non era 
ditanto merito ÒC confìgliolla che àdaf 
feauno fcó romito ìlquale fichiamaua 
Effrem alquale quella andò aldiferto ÒC 
moftrogh lacarta ÒCdiffegli quello che 
incontrato gliera v AUhora quello non 
parendogli eitdrc.di tato merito che aiu 
care lapote&fiJeidiflé ua ÒC ritorna pur 
a fcó BaCilio ÒC ua infretta che egli e/in 
cafo dimorte. Et tornando quella mol/ 
to dolorofafcontroflì col corpo di fcó 
Bafilio che fiporraua alla fepultura* AI 
lhora quella in comincio agridare ÒC di 
re adalta uocealgiudicio didio ne rendo 
rai ragione Bafiho che potendomiaiu* 
tare mimandafti adaltrui»Et fubitamEn 
te con .grande fede ÒC centrinone git/ 
to lacarta doue era fcripto ilpeccato in 
fulcataletto doue era Bafiho morto il/ 
quale poi per uenendo icherici alluo/ 
go della fepoltura: ÒC prehendendo 



ÒC apralo trouorono uota ÒC fanza fcrip 
tura ÒC conobono che per lafandhca di/ 
baGlio ÒC per lacótririone di quella pec 
catrice quel fuo peccato ghera perdona 
to-Similequafiexemplo habiamoiui 
ta patrum duna giouane peccatrice cioè 
che udendo un £uo fratello carnale che 
era romito nellermo lafua mala uita < 
Venne g conuertillal aquel luogo doue 
ella era- Alquale quella ufeendo dicafa 
uennegli in contro cóftre&a g latenere 
za camale«Et rifpodendo quella dellaui 
ta che tencua feufotti quanto poteua di 
cedo che morto ilpadre egli no ettendo 
ui fu ìfuiaca-Et pero ìfegnio che ella uo 
leua tenere altra uita òC far penitétia Sii 
gli ditte- Ecco io tono aparecchiata a fa 
re ciò che tu comandi pur che tu mene/ 
menicórcco-AHhora quello molto ral- 
legrandoli Icdittc-Hor ua ÒC torna in ca 
fa ÒC piglia letua cofe ÒC uienne-Et riuol 
tàdofi quella g ritornare in cafa Cubica 
mente gli eneuenne uno horroreòC uno 
fchifo SC dille alfratello no mi patifce il 
cuore dentrarui priegoti menemeni co^ 
fi ÒC rimanga ogni cofa che Ilio di mal 
guadagno- Allhora quello contento la 
meno cofi fcalza ÒC igonnellctta- Et poi 
che furono inalquàtouedendo quegli 
uenire p laiftrada certi romiti ÒC temen 
do che non logiudicattino fe louedeffo 
no coquella gouane no Capendo che fuf 
fe fua firochia fi ledi (Te priegoti uieni 
dineto ame tando dilunge che paia cJ> 
tu no fia meco ÒC quella cofi fe-Ec uené 
dogli drieto cornicio apenfare ÒCi dire i 
fe medefima-Ecco che ìlmio fra tei car/ 
naie fiuergognia diuenir meco p che fo 
no peccatrice. Hor che adunq$ debbi cu 



dire idio che micreafti ÒC ricóperafti cf> 
tho canco offe fo- Et penfando cefi ucne 
le fi gran cótricione che ìlcuore leciepo 
ÒC cadde morta-ÒC palTati che furono ip 
detti romiti ÒC uedendo che quella noi 
lo feguicatia in maginof& che fuffi ter/ 
nata adneto alprimo ftato:ma pur uo/ 
lcndone fapere lauerita torno adneto g 
rirrouarla-òC andando cercando ÒC dima 
dando uidela caduta morta in fra laftra 
daòClafolTa«Et ìmaginandofi chefuile 
dannata gche non era confettata co grà 
fuo dolore lafciolla quiui ÒC fotterroiia 
in quella fotta-Et tornando poi aldilciv 
co cógran dolore ditte quefte cofe a que 
fantti padri* Allhora que fatti padri lo 
cófortorono che non fi difperatte della 
falute fua poi che fimofle cóiui afar pe 
nicentia pogniamo che no peruenitte ÒC 
montteinfra uia-òCperuna copattione 
pregorono òcfeciono pregare idio che ri 
uelatte loro quello che fulTe della detta 
anima-ÒC in cótmente fu nudato auno 
diloro molto puro che per lauircu della 
contritione grande per laquale lecrepo 
ilcuore Subitamente nera ita impararti/ 
fo fanza alerà pena dipurga torio. Hor 
cofi dico che g quefto fimoftra che fo/ 
la laconcntione bafta abfolute quando 
alhuomoe/impedita òCnonha tempo 
di confettarti. Narra àchora Cefano cB 
una donna per forte tentatione delnimi 
co cadde impeccato conuno fuo figlino 
lo fiche più uolte concepette ÒC hebbe> 
ne uno figluolo«Et uedendofi cofi cadu 
ca ÒC confufa uenne in canea concrinone 
che con quello figluolonato in collo 
uenne publicaméte di nàzi alpapa inno 
cenno ÒC agli cardinali con gran pianti 

oui 



JC finghiozi confcflo quefto fuo pecca/ 
tO'Laconnnone della quale udendo il 
papaprouarefe fuffeuera filecomàdo 
che illequente di glicompariffe i nanzi 
in quello habito &C modo che ella anda 
ua apeccare colfigluolo • Onde ella hu/ 
milmence ubidendogli comparigli elfe 
quence di dinanzi incamicia come ella 
Cifoleua leuare ÓC àdare alfigliuolo qua 
do latétationc laumceua »Lacui cofi for 
te centrinone péfando ilpapa fi labfol 
ue pianamente ài diftele ìlpcccato tuo e 
perdonato laqual parola udédo un car/ 
dinaie fi nemormoro no parendogli cft 
ilpapa haueflè bc giudicato « Allhòra il 
papa giidiffe fe io o mal giudicato ildia 
uolo mentri adoffo 5Cfe ho ben giudica 
co entri ate che ne mormori- Dopo iaql 
parola incontinente ìldiauolo entro in 
quello cardinale ÒCdinàzi alle genti cir 
cunftàte lotormento crudelmente fiche 
per quefto fegnio ìlmifericordiofo idio 
moftro che g lagran cócricione dicolei 
rilalTaua SC gdonaua ìlpeccato fuo-Nar 
ra anchora che in Anglia un cherico ni 
potedun uefeouo amando una figluo/ 
k dun giudeo tanto lafollecito che ella 
gliconcede $C riceuello lanocte dopo il* 
uenerdi feo & aduedédofi dicio ìlpadre 
della giouane corfe alloro SC uedendo 
coftuiòCcognofcendocheera ilnipote 
deluefcouo rattenefi per paura :ma co 
mincio agridareòC dire«Che fai mal xpi 
ano che fai hor doue e/lafede tua«Se io 
non temerti per paura ÒCreuerentia del/ 
uefeouo io tucciderei • Et dopo qfte pa 
role locaccio uia uituperofaméte. Et do 
uendo poi lamattina quefto cherico dir 
lapiftolaallamefla laquale diccua ilue 



feouo uergogniandofi di comedere ufi 
ciò adaltrui pur £iparo:ma con gran ti/ 
more rimordendogli lacofcientia dico/ 
fi federato peccato ìlquale ancora cófef 
fato non haueua ■ Et ftando cofi al/ 
lo altare coluefeouo ecco uenire ìlpadre 
della giouane con molti altri giudei per 
lamentarfi aluefcouodiquelto fatìo» 
Della ql cofa ìlcherico auedendofi mol 
to temendo deiTere uituperatocofnpa 
lefe ritorno alcuore fuoòcbotofli adioSC 
diiTe-Priegoti meiTere liberami in que/ 
fta hora 6C io tipromedo che di quefto 
peccato faro degnia fadiffadione&mai 
più no ti óffendero-Et dopo quefto ajpf 
fimandofi igiudei per parlare aluefco/ 
uo iluefcouo fimarauiglio- della lor uc 
nuta maximamente in od di ÒC penfaua 
perchè parlare gliuoleflino« Et cornicia 
do quegli a aprire labocca per parlare g 
di uina uirtu diuentorono muti SC nulli 
poteuano dire fiche uedendogh iluefco 
uo tener labocca aperta &C nulla dire in 
maginoiTi che e fuiTino uenuti per farfi 
beffe degli eclefiaftici facramenti 6C go 
ghfece cacciare uituperofamenre Jlqua 
le miracolo & beneficio quel cherico ri 
penfando &C uolendo e/Tere cognofeen/ 
te manifefto 6C cófeffo elfuo peccato al 
uefeouo 5C poi rifiutando ìlmódo in tu 
do entro nellordine diceftella & dmen 
co fcó huomo«Et poi quella giouane q/ 
fte cofe udédo torno alla fede &C riceuec 
te ìlbattefimoòCdiuento fàda religiofa* 
Della uirtu anchora della contri rione . 
Narra Iacopo da uitriaco un tale exem 
pio ÒC dice che una giouane peccaua col 
padre difoneftamente. Della qual cofa 
auedendofi lamadre fi nela riprefe & af 




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Pai. E.6.2.7 



flifife molto- Onde quella Idegniata lue 
cife-Ecqueflo fappiendo allhora ìlpa/ 
dre piglio grande odio colei. Onde quel 
la difponendo affogare ilpadre conuno 
primaccio che glipofe i fulla bocca qua 
do dormi ua ÒC fugiòCdiuéto publica me 
retrice.Hora auennedopo molto tépo 
che predicando un religiofo molto grà 
cofe della mifericordia didio eflèndoui 
ella prefente uenne in gran compuntio 
ne ÒC andando allui ÒC cófefToifi ditudi 
efuoi peccati ÒC diffe che poi che lamife 
ricordici di dio era cofii grande nonfidif 
perauarmaafpeélaua dipoterli faluare 
ÒC pero loprego lemponeffe quella peni 
tentia che gliparefle-Ma penfando quel 
lo lagraueza de fua peccati ÒC non fap/ 
piendo che penitenza ledouefle dare co 
• fi fubitamente ÒC uolédo fopra accio pé 
fare li glidifle- Afpecta priegoti infmo 
che io ho predicato dopo nona 6C allho 
ra ridarò che penitentia debbi fare p ia 
qual parola quella temédo glidifle-Oi/ 
me che io uego che uoi uidifperate del 
la mia falute- Alla quale qllo benigna/ 
mente rifpofe & dille Jo nonmene dif/ 
pero:ma uoglio che ìnluogo dipemten 
ria tuafpecli infmo che io haro predica 
to dopo nona come thodedto. Et parte 
doli quella cótan&a contritione che gli 
uenne che diuidendofegli ìlcuore p grà 
dolore cadde morta.òC effédo ciò annun 
nato aldedo predicatore fu molto timi 
do ÒC dolorofo ÒC fece fare molte orario 
ne per lei. Et orado egli p lei uenne una 
boce dacielo che diife-Non fa bifognio 
che preghiate per lei imperoche ella e/i 
cielo falua ÒC beara-ÒC per quefto fxi ere 
duro ÒC conofeiuto che per lacótritione 



fuflfe fubitaméte faluata < Della uirtu an 
che della córritione narra ìldedo Cefa 
rio un tale cxemplo ÒC dice che un mo/ 
co di quegli di (co Bernardo eiTédo già 
prete lafcio labito ÒC lordine ÒC proccu/ 
ro ÒC fu faélo facerdote duna chiefa- Et 
quiui duna concubina che prefe genero 
ÒC hebbefigluoli ÒC figluolcòC dopo lun 
go tépo andando fcó Bernardo aun cer 
to luogo per quella cótrada fu cafo che 
gliconuenne albergare incafa deldedo 
prete òC fcó Bernardo incontinente ileo 
noberma quello no conobbe lui. Et la/ 
madrina eflfendo già ito il prece alla chie 
fa fcó Bernardo uolendofi partire ÒC no 
louedendo chiama un fuo fanciullo el/ 
quale era mutole :ma egli nó lofapeua 
ÒCdiegli certa ìbafeiata che andafle adi/ 
re alpadre-ÒC andàdo quel fanciullo che 
era mutolo diffe alpadre con chiara òC 
aperta lingua làbafeiata di fcó Bernaiv 
do ÒC udéds ilpadre parlare cornicio ala 
chrymarc per allegrcza ÒC felo più uolte 
reperere lambafciata che egli glidiceua 
per fapere percerro fe egli poteua parla 
re òC domàdolo quello che kbbate glia 
ueiTe fa&o onde egli cofi pai laua- fct ri 
fpondédo ilfanciulo chenóglihaueua 
fadto altro fe non che glihaucua deta ql 
la imbafciata che egli portalTe «Ilpadre 
cognofeendo rimiracelo fu molto com 
punto ÒCuenne allo abbateòC con molte 
lachryme figli gitto apiedi òCdomàdo 
gli mifericordia ÒC grana dipoter toma 
re allordine confeco- Et rifpódcndo feo 
Bernardo che afpedafle infino che egli 
tornaiTe quiui quando hauefle fado o 
fornito elfuo camino allhora nelmeiv 
rebbe feco quello rifpofe Meffere io te/ 



mo che io non muoia in quefto mezo- 
Alquale fcó Bernardo rifpofe ÒC diffe- 
Se in quefta uolonra ÒC cótritione muo 
ri quanto a pretto adio farai monaco- ÒC 
coli andando lo lafcio ÒC cornando che 
era morto ÒC fepolto fece aprire ìlfepol/ 
ero ÒC ditte a quegli che fimarauigliauo 
no dicio che uoleuauedere fe egli era o 
pareua monaco o cherico«Ec dicédo icB 
rici che lhaueuono fepulto chenco:poi 
che laterra fu fcauata fu trouato in tàfu 
ra ÒC ìnhabito amodo 1 dimonaco • Er g 
quefto fegnio uolle idio moftrare che 
labuona uolonca ÒC coltrinone idio re/ 
puca per facto&ella fola falua- Hora di 
quefta materia attai exempli òC infiniti 
potremo porre ÒC dire ÒCfcriuere cioè co 
me idio per lafua larga mifericordia uo 
lentieri perdona apeccatori quantunqs 
rei fe pur alla fine fipcntono-Malafcian 
done molti per no edere troppo proli/ 
xo pur quefto demolti notabili f ubgiù 
go ìlqual « Narra ìlpredefto Cefario ÒC 
dice- Che uno giouane nipote dun uef/ 
couo entro nellordine diceftella-Et qua 
tunqs poi da quel uefeouo fuffe ido&o 
aufeire dellordine perche troppo lama/ 
ua nò gli confenci :ma per feuero-Er do 
po certo tépo fu facflo prete- Ma poi uin 
to dalnimico apoftato ÒCdiuenne ladro 
ne anzi capitano ÒC principe fra loro g 
che era molto ualéte-Et dopo molti ma 
li che fece auenne cf> auna battaglia cB 
fidaua aun cartello fu percotto ÒC ferito 
amorte- òC effendo pregato da fuoi ami/ 
ci che ficonfettatte rifpofe - Hor che mi 
gouerebbe hconfettione dopo tantiòcfi 
fa&i SC fceleraci mali- Et rifpondendo q 
gli che magior era lamifericordia didio 



che efua mali ÒCmalitiafua ÒCacófenti 
di confeffarfi contanta contritione ÒCco 
tanfto pianto ÒCfinghiozi che apena po 
te finire laconfettione-Onde no poten/ 
do pe^ran finghiozi ben proferire ogni 
cofa ditte conun grà feruore padre io ho 
più peccati che non e/larenadelmare. 

10 fono ftato ladrone micidiale di mol 
ti huomini ÒC fi crudele che uolédo eco 
pagni alcuna uolta gdonare- Io mai no 
uolfi hauere mifericordia anzi lemogle 
JC lefigluole altrui fforzai ÒC uituperai 
ÒC altri infiniti mali ho commetti equa 

11 tanti ÒC tali mali quel prete udédo co 
me ftolto ÒC crudele gliditte- Tanta e/la 
iniquità tua che non fe degnio dauere 
mifericordia- Alquale egli da diocófor 
tato ditte-Mettere io fono cherico ÒC fo 
che'idio dice per Ezechiel propheta che 
aqualunqs ora lhuomo torna allui non 
fincordera più ditufte lefua prime ini/ 
quita-Et pero uipriego che mimpognia 
te alcuna penitétia pero che io pur ìfpe 
ro dhauere mifericordia- bC, rifponden/ 
do ilprete che egli loriputaua dannato 
ÒC nonfapeua che penicentia glidouctte 
dare ÒC quello ditte-Io mela eleggo cioè 
che eleggo diftare dumila ani impurga 
tono fiche io poi riceua mifericordia « 
Ma pure ilprete non lo uolfe abfoluere 
ne dargli ileorpo di xpo-Ma almeno al 
priego delde&o infermo fcripfeinuna 
cedola lauita fua rea ÒC portolla alprede 
ftc uefeouo fuo par ere- Et dopo qùefte 
cofe quello mori ÒC fu portato alpurga 
torio- Et ilprete porro aluefcouo lacedò 
la fcripta della uita dilui- Laquale iluef 
couo legendo pianfe molto ÒCditte-Mai 
non amai tanto huomo quanto coftui. 



Ec pero come lamai uiuo cofi iluoglio 
amare morto- Onde incontinente coma 
do &C ordino che intudto quello anno fi 
diceffino mefTeSC faceflino orationiSC 
alrri beni per lanima fua percuòto ilfuó 
uefcouado-Et finito lanno molto pahV 
do 5C magro figli apparue 6C ringratia/ 
tolo molto dicendo che p le molte mef 
fe 5C altri beni che glihaueua fadh ÒC fac 
ti fare per lui idio fcemaua della (uà pe 
nitentiadiftarein purgatorio annimil 
le& diffe che fe cofi faceflì laltro anno 
farebbe libero altuftoòC cofi difparue- 
Alla quale uifione dando fede ìlucfco 
no anche fece icfe fare ìlfecódo anno co 
meilprimoorationi SCdire meifeplui 
6C infine dello anno dicendo iluefcouo 
lultima me(Ta p lanima fua fi gliappar 
ue ueftito dibella cocholla & colla fac/ 
eia molto chiara ÒC diffcgli-Idio timeri 
ti ibeni equali per me hai faéli SCdefti 
che g latua follecitudine liberato mhai 
in dua ani della pena che io doueuo fo/ 
ftenere in dua migliaia danni in purga/ 
torio-Et ecco che neuo in paradifo & co 
fi difparue eluefeouo rimafe molto con 
Colato ÒC lieto della fua falute-Hor cofi 
narra duno altro monaco che ufciSCapo 
ftato più uolte didiuerfi ordini bi torna 
do alfecolo diuento fcelerati(Timo8Cpef 
fimo iogni male-Ma poi dopo certo té/ 
poifpìrandoidio torno alcuore fuoK 
riprefe lhabito diceftella delquale ordì/ 
ne lultima uolta era ufeito fiC uenne 
in tanta contritione ÒCpianroche ogniu 
no fene marauigliaua SCatufti daua exc 
pio di perfe&iflìma penitentia •& dopo 
certo tempo ifermàdo amorte fecechia 
mare labbate 5C efrari ftediffe loro-Rcuc 



rendi padri- Io peccatoreSC penitente ui 
priego cf5 fiate mia teftimoni apprefoa 
dio della mia lincerà confezione AC ue/ 
ra penitétia 6C io prome&o adio 5C auoi 
che fe idio mi prolunga lauita niuna fa 
ticha ne pena mi fia graue fi fono pen/ 
tutoSCconrnto Etdopo quefte parole 
rendette lanima adio 6C furo ueduti gli 
angeli portare incielo lanima fua - Hor 
diquefta materia tutto ìliibro diuita pa 
trum e, pieno cioè dimoiti che eran pef 
fimi 5C diuentorono buoni per lafantta 
contritione. Et pero baftino qui pochi 
exépli che poftì habbiamo permoftra/ 
re lauirtu della perfetta contiitione-K I 
quefto fia fatto 6C finito illibro 5C iltra 
ttato delfrutto della ligua- Deo gratias 
Amen- 



([ Explicit liberSCtra&atus fruttuu bo 
narum linguarum-Deo gratias* Amen. 

([TmprelTo infircze appreso afantta 
maria maggiore per Ser Lorenzo mor 
gianiòC Giouani di Piero tedefeo dama 
ganza- Adi quatro di feptembre* 
MCCCCLXXXXIIL 



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figura 
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fermare 
laprocedc 
lanimico 
c 

demaggiori 
ma perche 
che rutto 
d 

pare che 
teria amoftrarc 
laexcellenria 
e 

pare che 
hor qui 
gliordini 
come anche 
f 

Ihora della 

fiCpero 

pagare 

s 

piti 

hor coli 
purgato 



FINIS* 



h 

placiuo 
cofa che 
caua uolétieri 

i 

no6C 
dadio 
G curaua 

K 
diflipi 
cidebba 
laquarta 

1 

richiede 
furiofa 
cadere 

m 
Iofue 

gneilpcccaro 
limile 

n 

per non 
ilcimore 
modelluogo 
o 

fiiuno 
difTe 

4C aprendo 




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